domenica, giugno 07, 2009

Una cosa chiamata politica



Tempo di elezioni. Comunali, provinciali, europee.

Una cosa curiosa, la politica; si sente davvero di tutto un po'. In un piccolo Comune di poche centinaia di anime, un aspirante consigliere mi confidava che stava cercando di recuperare voti all'ultimo momento con sms alle conoscenze personali; i motivi di fidelizzazione erano legati a servizi marginali di "aiuto", quali sgombero neve e cose del genere.
A livello più ampio, come grandi Comuni e Province, troviamo gli slogan: "NO agli immigrati"; "SI alle centrali nucleari" ; "VOGLIAMO più infrastrutture"; "NO agli inceneritori" ; "MANTENIAMO i posti nelle attuali industrie" e via dicendo.

La strutturazione in partiti, come suggerisce il nome, genera una partizione sull'insieme delle persone che si occupano di politica; ciascun gruppo (o classe, o categoria) propone programmi, che dovrebbero avere un certo grado di differenziazione (altrimenti cade il senso dell'esistenza di più partiti). Nei fatti, però, è sempre di meno così. Si cercano serbatoi di voti sulla base di motti ad effetto, come quelli citati sopra, che facciano leva su sensazioni; per il resto, la differenziazione sta diventando sempre più sfumata. Ad esempio, un po' tutti parlano di crisi e di ambiente, ma più per effetto moda; pochissimi o nessuno trattano in modo più scientifico l'imminente rischio di stallo dei sistemi complessi, e la politica si riduce a "scienza della constatazione".
Approvvigionamenti energetici e minerari, biologici e alimentari, cementificazione, demografia e migrazioni, clima: sono tutti aspetti che assumono un significato quando sono studiati simultaneamente; tuttavia, soprattutto a livello locale, nessuno ha la percezione o il coraggio necessari per proporre azioni che in qualche modo parrebbero ostacolare il mito della crescita.

La progressiva integrazione cui stiamo assistendo dimostra che ci sono processi spontanei, naturali, che lentamente e in ragione della sostanza scientifica sottostante riescono ad andare contro le forzose divisioni inventate dall'Uomo. Una cosa analoga sta succedendo nella classicissima bipartizione pubblico/privato: i confini diventano sempre più sfumati, come insegna il caso di General Motors e di molti gruppi bancari statunitensi.

La politica non dovrebbe ridursi ad essere la strenua difesa di interessi di una parte contro le altre, ma dovrebbe ergersi ad arte dello studio dei sistemi complessi su basi scientifiche, e delle decisioni migliori per garantire la stabilità dei sistemi.

Sarò sicuramente un idealista, ma il mondo politico non dovrebbe essere popolato da persone che smaniano di permanerci per mezzo secolo e anche più. Qualche dubbio sui reali obiettivi di tanta bramosia è lecito che venga; non si deduce nulla ma si induce molto.

Teoricamente, e indicativamente, il periodo "buono" per dare un contributo al bene comune dovrebbe essere la fascia che va dai 40-45 ai 60-65 anni, periodo un cui non si è troppo "giovani" ed inesperti, ma nemmeno "anziani" da rischiare di essere refrattari alle rapide evoluzioni che la transizione energetica sta richiedendo. E' un discorso di massima, è chiaro che ogni persona è un caso a sè e il valore aggiunto che può dare permette di andare anche oltre questa forcella.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Scusi ma lei pensa che in un paese dove va di moda il "gioco delle scatole" possa esserci un numero sufficientemente alto di persone (e quindi elettori) in grado di capire il concetto di "sistema complesso"?

Walter

Pippolillo ha detto...

Guarda caso Obama ha 49 anni, è nel pieno del vigore intellettuale e gli americani gli anno dato fiducia.
Eclatanti le sue prese di posizione nel discorso all'Università del Cairo.
Obama guarda avanti almeno di 10 anni, infatti aveva dichiarato che voleva investire sulle fonti energetiche alternative e sul risparmio energetico in modo da togliere gli USA dalla dipendenza dal petrolio entro 10 anni.
Mediamente i nostri politici invece guardano a 5 anni, il loro mandato elettorale, devono accontentare i loro elettori facendo qualsiasi cosa, anche contro il buon senso.
Scusate se parlo sempre di situazioni locali ma sono quelle che conosco meglio, emblematico la gestione della Regione Piemonte.
E' schizofrenica.
Da un lato forse siamo la Regione italiana che più sta puntando sul risparmio energetico e sul fotovoltaico.
Dall'altra si approvano progetti come la tangenziale EST o la creazione di edifici in una splendida pianura per costruire centro commerciale, parco divertimenti, cinema multisale, rotonde, svincoli ecc. alle falde del Castello di Masino.
Come spiegare ai nostri amministratori che la festa è finita?

maria.heibel ha detto...

Una cosa chiamata politica

http://web.mclink.it/ME3643/Edito09/elezionieuropee.html

Leonardo ha detto...

Un commento tra il serio e il faceto:

se continuate così dovrete cambiare nome al blog

"Risorse, Economia, Ambiente e Politica"

:-)

Frank Galvagno ha detto...

Caro Walter
mi rendo conto che il concetto di sistema complesso sia molto difficile da far passare a una moltitudine di persone interessate per lo più alle scatolate, calcio, veline e entertainment in genere.

Credimi, stiamo per vedere anche il picco dell'entertainment :-)

Gianni Comoretto ha detto...

A me gli slogan politici fan perdere fiducia nel sistema democratico. A scanso di equivoci, sono convinto che tutte le alternative siano peggiori, ma cascano le braccia se questo è il meglio.

Gli slogan che si citano qui sono già quelli più pieni di significato. Di solito ci si limita a cose tipo "XXX per un futuro migliore" "YYY non ti abbandona" "Scegli l'Italia, vota ZZZ". Cioè slogan che non dicono rigorosamente NULLA.

E tante faccie. Abbiamo una capacità innata di leggere le facce, capire se l'interlocutore ci vuole imbrogliare. Ma è una capacità evoluta in gruppi di decine di persone, tra cui è difficile ci sia chi "mente con la faccia", il venditore di auto usate con la stretta di mano che ispira fiducia ed entusiasmo. E nessuno ammette di essere vulnerabile, la faccia da bravo ragazzo, da serio professionista, e perché no da donna simpatica ed energica sappiamo riconoscerla. O no?

I programmi? Si' ci sono. Di solito abbastanza generici, con poche ricette semplici, ma almeno sai se si vogliono centrali nucleari o rinnovabili, strade o ferrovie. Comunque chi li legge?

Phitio ha detto...

Il nostro è un chiaro problema di ritorni decrescenti della complessità.
Non abbiamo una generazione in grado di gestire la complessificazione crescente, quindi la situazione sta involvendo. Populismo, incapacità di autoriforma, immobilismo e declino sono nel nostro futuro. Qua e la' come sempre, a macchia di leopardo, ci sarà quacosa di buono, ma la media è grigia, grigissima.

Io redo che i prossimi 10 anni sarà un andazzo di questo genere, fino all'inevitabile rottura strutturale, che potrebbe arrivare più presto che tardi.

Molto spesso le rotture strutturali non portano a qualcosa di buono o migliore, ma sono l'inevitabile cambiamento, che arriva comunque, anche se non invitato o addirtittura scacciato con tutte le forze.

Io vedo un grosso crack strutturale entro 3 anni da adesso, quando la seconda e più forte ondata di crisi globale colpirà le economie, dopo una stentatissima e molto propagandata ripresina.

Saluti