martedì, ottobre 20, 2009

Petrolio: deboli segni di ripresa


Ecco gli ultimi dati sulla produzione petrolifera mondiale a opera di Rembrandt Koppelaar e dei suoi collaboratori (link al rapporto completo). Vediamo una certa tendenza alla ripresa produttiva, per il momento ancora molto debole. Non è escluso che la ripresa possa portare a un nuovo picco, l'anno prossimo ma, in ogni caso, la tendenza alla stasi produttiva rimane confermata. Siamo piatti ormai da cinque anni buoni.

La ripresa produttiva va di pari passo con la ripresa economica, anche quella molto debole, e con la risalita dei prezzi; al momento intorno agli 80 dollari al barile. Il tutto somiglia sempre di più al caso storico della produzione di olio di balena, che ho discusso in un post su "The Oil Drum". Dal confronto, avevo dedotto che il picco petrolifero sarebbe stato accompagnato da forti oscillazioni di prezzi che, in effetti, stiamo vedendo


L'economia è la produzione petrolifera sono cose strettamente legate fra di loro. Se l'economia dovesse tornare ai livelli produttivi di un anno e mezzo fa, probabilmente vedremo un nuovo picco dei prezzi petroliferi che si farà carico di causare un nuovo crollo.

Da notare, comunque, che quando si parla di "peak oil" ci si riferisce alla produzione totale mondiale. Ma quello che conta non è quello che viene prodotto ma quello che arriva ai paesi industrializzati. Qui, continua la tendenza nettissima dei paesi produttori a consumare di più e a esportare di meno. Il picco del consumo nei paesi OCSE (i paesi "ricchi") è arrivato da un pezzo. E' stato nel 2005, circa.


La discesa è già iniziata da un pezzo. E, se guardate bene, si sta facendo sempre più ripida.

7 commenti:

Toufic ha detto...

Eppure i prezzi alla pompa sono in aumento ...

Ugo Bardi ha detto...

Eh, beh, Toufic, in qualche modo la riduzione dei consumi si deve manifestare. Io credo che - perlomeno in parte - i gestori tentino di compensare la riduzione delle vendite con l'aumento dei prezzi.

Anonimo ha detto...

Vabbé, la compensazione dei gestori é un'ipotesi, però é innegabile che il petrolio costi quasi 80 $/b.
Semmai é discutibile l'adeguamento lampo dei prezzi alla pompa.
Ecco, magari la frenesia della compensazione del calo delle vendite qualcosa c'entra in questo aumento dei prezzi di benzina e gasolio.
Nel frattempo l'aumento del costo del barile saluta la perdurante fase toro delle borse, ormai intimamente intrecciati.
Avanti così verso il prossimo crollo delle borse!

Paolo B.

Anonimo ha detto...

Durante la prima fase delle crisi lo hanno tenuto basso per favorire i consumi, poi è stato intorno
ai 70$ per vedere le reazioni del mercato e quindi è ricominciata la corsa verso i 100$. Ravvisando forse una ripresa, il raggiungimento del picco o per ammortizzare i mancati guadagni
del passaggio futuro ad una economia con meno fonti fossili. C'è già chi chiede finanziamenti la riduzione del consumo di petrolio. Tutti segnali evidenti che qualcosa di grosso è "in progress". La bottiglia per quanto si possa essere ottimisti è mezza vuota.

Anonimo ha detto...

Non mi stupisce troppo che la produzione sia scesa, dal momento che veniva remunerata poco (post crollo); molto più preoccupante che non fosse esplosa quando veniva remunerata una follia (ante crollo).

gio

Francesco Ganz..etti ha detto...

..A naso la dinamica crisi-ripresina è sensata, ma essendo gli all liquids in plateau da almeno 4 anni, visti i dati di consumo dei paesi produttori non occidentali, e visti sopratutto gli ultimi dati Cantarell e Mare del Nord, non credo che abbiamo davanti più di 3-4 anni di tale dinamiche...Lei prof. Bardi che ne pensa ?

Anonimo ha detto...

Petrolio è ai massimi da un anno abbondante con oro e argento siamo ai rekord di sempre, leggevo un articolo giorni fa in cui si giustificava questi rialzi con una tendenza generale alla fuga dalle valute ($ in primis)per rifugiarsi in asset reali in (preoccupata) attesa di un'ondata inflattiva planetaria, insomma se tutto sale non è in definitiva perchè c'è scarsità di prodotto (leggasi peak-oil)