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martedì, luglio 03, 2012

Dall'università di Harvard un nuovo report sull'energia con ipotesi insensate


Da The Oil Drum del 1 luglio 2012, post originale di David Summers, traduzione di Francesco Aliprandi

La serie di post OGPSS [1] degli ultimi mesi si è occupata di analizzare in modo realistico (per quanto possibile) la produzione di greggio con un'enfasi maggiore su quanto accade negli Stati Uniti e in Russia, così come in Arabia Saudita, l'attuale oggetto dei miei articoli settimanali. Un post precedente approfondiva un report decisamente ottimistico di Citigroup [2], spiegando i motivi per i quali in realtà è poco ragionevole prevedere un grosso aumento della produzione negli USA durante questo decennio. 
Da quel momento, dopo una rassegna della produzione in Russia, vari post hanno mostrato i motivi per i quali l'attuale primato russo nella produzione di greggio è probabilmente destinato a terminare presto per poi declinare, dal momento che i nuovi giacimenti messi in produzione dalle compagnie petrolifere non tengono il passo con l'esaurimento di quelli già esistenti. 
L'Arabia Saudita, come sto spiegando nei post in pubblicazione, difficilmente aumenterà la produzione molto oltre i 10 mbd [3], poiché Ghawar, il giacimento responsabile della maggior percentuale di petrolio saudita estratto, si sta lentamente esaurendo, anche se continuerà a produrre in futuro a livelli inferiori. In definitiva al momento non ci sono prove che per la fine del decennio gli attuali primi tre produttori di petrolio avranno complessivamente una produzione paragonabile a quella attuale.
Ma ecco che arriva un nuovo studio da Harvard [4] nel quale si afferma coraggiosamente che sono tutte sciocchezze - che nel 2020 la produzione globale raggiungerà i 110.6 mbd e che le preoccupazioni che affliggono la maggior parte di noi qui su The Oil Drum (tra l'altro) non sono che parti della nostra fantasia.

Illustrazione 1: Crescita prevista nella produzione mondiale di petrolio fino alla fine del decennio (Maugeri, Leonardo. "Oil: The Next Revolution" Discussion Paper 2012-10, Belfer Center for Science and International Affairs, Harvard Kennedy School, June 2012.)

giovedì, giugno 28, 2012

il petrolio c'è. Ma quanta fatica ci costa?


Di Ugo Bardi

Abbiamo visto ultimamente una serie di commenti sulla stampa e sul web che sostengono che il problema del picco del petrolio non esiste più e non esisterà mai (o perlomeno per tempi molto lunghi). Questo tipo di atteggiamento ricompare costantemente ogni volta che vediamo un abbassamento dei prezzi del petrolio - come è successo nelle ultime settimane.

Sembra in effetti che la memoria storica degli operatori e dei politici non vada oltre qualche mese quando si tratta di prezzi. In realtà, il problema è molto più complesso e non si risolve semplicemente dando un'occhiata ai listini dei prezzi petroliferi. 

Il problema non è la disponibilità di petrolio, ma il costo di estrazione in termini di energia, che diventa sempre più alto. Le nuove tecnologie, molto decantate ultimamente, aiutano ad alleviare il problema ma non lo possono risolvere alla radice. Le cose non sono molto cambiate negli ultimi anni e l'articolo che segue, (di quattro anni fa) è ancora perfettamente attuale nel descrivere i differenti punti di vista fra "abbondantisti" e "catastrofisti".

martedì, ottobre 20, 2009

Petrolio: deboli segni di ripresa


Ecco gli ultimi dati sulla produzione petrolifera mondiale a opera di Rembrandt Koppelaar e dei suoi collaboratori (link al rapporto completo). Vediamo una certa tendenza alla ripresa produttiva, per il momento ancora molto debole. Non è escluso che la ripresa possa portare a un nuovo picco, l'anno prossimo ma, in ogni caso, la tendenza alla stasi produttiva rimane confermata. Siamo piatti ormai da cinque anni buoni.

La ripresa produttiva va di pari passo con la ripresa economica, anche quella molto debole, e con la risalita dei prezzi; al momento intorno agli 80 dollari al barile. Il tutto somiglia sempre di più al caso storico della produzione di olio di balena, che ho discusso in un post su "The Oil Drum". Dal confronto, avevo dedotto che il picco petrolifero sarebbe stato accompagnato da forti oscillazioni di prezzi che, in effetti, stiamo vedendo


L'economia è la produzione petrolifera sono cose strettamente legate fra di loro. Se l'economia dovesse tornare ai livelli produttivi di un anno e mezzo fa, probabilmente vedremo un nuovo picco dei prezzi petroliferi che si farà carico di causare un nuovo crollo.

Da notare, comunque, che quando si parla di "peak oil" ci si riferisce alla produzione totale mondiale. Ma quello che conta non è quello che viene prodotto ma quello che arriva ai paesi industrializzati. Qui, continua la tendenza nettissima dei paesi produttori a consumare di più e a esportare di meno. Il picco del consumo nei paesi OCSE (i paesi "ricchi") è arrivato da un pezzo. E' stato nel 2005, circa.


La discesa è già iniziata da un pezzo. E, se guardate bene, si sta facendo sempre più ripida.

martedì, novembre 04, 2008

I picchisti sono in crisi?



Continua a girare per internet e sulla stampa l'opinione che l'abbassamento dei prezzi del petrolio avrebbe in qualche modo confutato la teoria del picco e che i picchisti sarebbero in crisi. A un messaggio su questo tono ricevuto sulla lista NTE, ha risposto brillantemente Massimo Ippolito con questo testo che vi proponiamo



Da un Peak Oiler impenitente
di Massimo Ippolito

Il peak oil è stato nel 2005, ripeto nel 2005, Il recente “overshoot” di prezzo ha confermato la data del picco sostanziale che ha drasticamente modificato il funzionamento del sistema mondo.

Cito Tremonti che dal suo osservatorio se né accorto benché egli non faccia collegamenti forti con il petrolio e l'energia come noi di ASPO: "la crisi economica internazionale non è solo recessione ma è una rottura nella linea di sviluppo".

Ma l’ASPO usando una lente di lettura principalmente energetica sulla evoluzione economica aveva previsto tempestivamente e correttamente il problema mentre gli economisti sono rimasti generalmente sorpresi e spiazzati dagli eventi.

Ora si vede un breve plateau di produzione del petrolio, sostenuto artificialmente dai prezzi stellari, ma anche questo era stato previsto da ASPO, poiché si è entrati nella zona di feedback prezzi/domanda che si manterrà in dinamica senza più raggiungere delle saturazioni (come i limiti imposti dall'OPEC) e questo fino alla fine. Quindi non saremo mai più in grado di capire se l'ammanco di produzione dipenderà, in prima istanza, dalla diminuzione di domanda o dalla produzione declinante.

Finora lo scenario di ASPO è ampiamente confermato e se cè qualcosa che mette in crisi i peak oilers è di non essere riusciti a comunicare sufficientemente la gravità della situazione, da parecchi anni c'è una diapositiva nella presentazione del sito ASPO Italia che mostra le vacche grasse e poi, dopo il picco, le vacche magre....

Il prezzo del petrolio oltre i 60$ (2005) al barile è insostenibile dalle economie dello sviluppo e della crescita, potrà esserci nuovamente sviluppo o crescita solo se il prezzo scendesse circa sotto i 40$ (2005) al barile.

L'unico interesse nello stabilire una data esatta per il peak oil, lo è per i modellisti, in modo da poter agganciare temporalmente i modelli matematici di previsione che altrimenti si potevano muovere avanti o indietro nel tempo di decadi.

Dai modelli comunque si ricava che 3 o 4 anni dopo il picco inizia la recessione, che dopo circa 8 anni avviene quello che chiamo il picco della sofferenza e che dopo 10 - 12 anni abbiamo il picco della popolazione, il tutto è inevitabile come la morte, poiché sono modelli spietatamente robusti che coinvolgono funzioni di grado 1+n che non lasciano scampo anche al variare lineare di qualche improbabile riserva energetica aggiuntiva. Il lavoro del Club di Roma ha essenzialmente fatto capire questo meccanismo.

Molti di noi hanno drammaticamente capito il reale significato dei dati, delle cifre e delle variabili coinvolte nei modelli, Luca Pardi ci ha descritto molto bene la sensazione, come un pugno nello stomaco, provocatogli da un semplice numero ovvero la percentuale globale di massa animale selvatica rispetto a quella umana e domestica, io sono stato particolarmente sconvolto dal grafico della popolazione che mi dice che gli olocausti del passato sembreranno delle innocenti goliardie rispetto a ciò a cui stiamo andando incontro a breve.

Ora sono in molti ad eccepire ad ASPO che il picco di tutti i combustibili liquidi non sembra ancora conclamato, come se fossero già in preda al panico e alla ricerca di una speranza.

La storia degli "all liquids" la conosciamo bene infatti i ragionamenti a cui ho aderito sono sempre stati basati sul concetto ancora più olistico di peak energy che include oltre che il petrolio anche il carbone, il gas naturale, il nucleare e le rinnovabili tradizionali, ciò nonostante, il drammatico risultato delle analisi non ha nessuna intenzione di dilazionarsi nel tempo.
Ma lasciatemi dire che a questo punto, la data e l'entità del "peak all liquids", può interessare solo agli astrologi o ai notai del guinness dei primati.

Nel mio lavoro quotidiano di capo tecnologo e progettista, mi sento spesso chiamato a difendere le cose che veramente contano dai costosi o mangia-tempo dettagli di secondaria importanza.

Se si normalizza la curva della disponibilità di energia:

o con le esportazioni effettive dei paesi produttori *
o con la popolazione (la famosa energia pro-capite)
o con l'autoconsumo della produzione energetica
o con il costo energetico della chimera del risparmio energetico **
o con il prezzo (produzione /prezzo) ***
o con gli effetti dei danni al clima (v. rapporto Stern)
o la si integra con il vero effetto e significato del debito, pubblico e non ***;

si può vedere che in ciascuna curva risultante, il picco dell'energia disponibile ce già stato ed è chiaro, lampante ed incolmabile. Gli inevitabili scontri sociali o i conflitti per le risorse sono come un'altra ipoteca di energia che peggiorano le cose, ovvero prima la distruzione di tessuti sociali o infrastrutturali poi il grande disagio delle popolazioni e forse alla fine un faticoso e costoso ripristino.

Se si è interessati alle implicazioni socio-economiche del picco si deve normalizzare la curva di disponibilità pesando e sommando tutti questi elementi contemporaneamente, ed allora ci si rende conto che è ridicolo disquisire ancora di opportunità o meno di un atteggiamento allarmista o catastrofista.

Anzi gli addetti ai lavori consapevoli che oggi si atteggiano da moderati, perchè nel tempo hanno probabilmente subito troppe umiliazioni, oggi diventano più dannosi di coloro che continuano a negare il problema energetico ****.

Quando non c'è l'unanimità di vedute su una questione che dovrebbe essere per sua natura deterministica come l'energia, per capire chi ha ragione basta affrontare il problema con la propria testa e con la calcolatrice, non ci può essere spazio alle opinioni personali o alle speranze.

Per quanto riguarda le nuove fonti rinnovabili, esse venivano considerate da molti voli pindarici per anime belle, sia prima dell'overshoot del prezzo del barile, che durante ed anche dopo, quindi la situazione mediamente è cambiata poco, anche se si è ulteriormente polarizzata tra detrattori e sostenitori. Fortunatamente tra i sostenitori “polarizzati” c'è anche chi è passato decisamente all'azione, e questa è la nostra ultima speranza di poter preservare parte della civiltà della comunità umana.


note

* Noi tutti abitiamo in una sorta di pollaio sovraffollato chiamato Europa e poco ci dovrebbe importare delle maniacali disquisizioni sulla precisione quantitativa e temporale del picco, quando ormai il picco sostanziale è conclamato ed il relativo danno è già avviato.

** Stiamo chiedendo tutti a gran voce di realizzare investimenti per le case passive mentre la gente le sta perdendo a causa dei mutui insostenibili, sembra la storia del pane e le brioches, e le aziende non sono certo messe meglio per poter pensare di ammodernare e razionalizzare energeticamente le produzioni. La cassa integrazione sembra per ora il presidio energeticamente più efficace.

*** Significativa anche perchè molta industria e le società civili hanno reagito ipotecando ulteriormente il futuro con importanti e scomposti investimenti a debito = "future energy claim". Consiglio di seguire il Crash course di Chris Martenson.

**** Mi hanno segnalato il film The Age of Stupid, mi sembra un titolo molto azzeccato per descrivere la nostra era. http://www.ageofstupid.net/

mercoledì, gennaio 30, 2008

Sheryl Crow sings the Peak




Gasoline (Lyrics: Crow Music: Crow, Trott, Bottrell)


Way back in the year of 2017
The sun was growing hotter
And oil was way beyond its peak
When crazy Hector Johnson broke into a refinery
And the black gold started flowing
Just like Boston tea
Tornando all'anno 2017
Il sole stava diventando piu' caldo
e il petrolio era oltre il suo picco
quando il pazzo Hector Johnson irruppe in una raffineriae
l'oro nero inizio a scorrere
proprio come il te a Boston
It was the summer of the riots
And London sat in sweltering heat
And the gangs of Mini Coopers
Took the battle to the streets
But when the creed was handed down
For no more trucks and no more cars
They threw cans of petrol through the windows at Scotland Yard
Era l'estate delle rivolte
e Londra stava soffocando dal caldo
e la banda delle Mini Coopers
inizio' la battaglia alle strade
ma quando la dottrina fu tramandata
per nessun altro camion e nessun altra automobile
loro gettarono latte di petrolio dalle finestre a Scotland Yard
Gasoline
Will be free, will be free
Gasoline
Will be free, will be free
La benzina sara' gratis
la benzina sara' gratis
When the Mounties stormed the palace of the Saudi family
They held them up for ransom
Without disturbing their high tea
But their getaway was shaky
They stalled in the Riyadh streets
Cause you can't make it very far
When your tank is on empty
Quando i militari assalirono il palazzo della famiglia Saudi
li presero in ostaggio
senza disturbare i loro te raffinati
ma la loro via di fuga era traballante
rimasero bloccati nelle strade di Riyadh
perche' non puoi fare molta strada
quando il tuo serbatoio e' vuoto
The final can of gasoline was loaded on a truck
And driven through the streets of Agra to the palace aquaduct
You see, all the majesty of worship that once adorned these fatal halls
Was just a target to the angry
As they blew up the Taj Mahal
L'ultima latta di benzina fu versata in un camion
che venne condotto attraverso le strade di Agra all'aquedotto del palazzo
vedi, tutte le maesta' oggetto di adorazione che una volta adornavano questi fatali ingressi
erano solo bersaglio della rabbia
non appena fecero saltare il Taj Mahal
Gasoline
Will be free, will be free
Gasoline
Will be free, will be free
La benzina sara' gratis
la benzina sara' gratis
Gary ran a market way down in Tennessee
Where all the farmers got together and talked about this great country
But when the government turned its back on farming
Man, what I hear
They dragged the pumps out of the ground
With a big vintage John Deere
Gary gestiva un negozio dalle parti del Tennessee
dove tutti i fattori si riunivano e parlavano di questo grande paese
ma quando il governo volto' le spalle alle aziende agricole
capperi!, che ho sentito
strapparono le pompe dal terren
con un grosso vecchio John Deere (N.d.T.: e' un marca di escavatori )
I've got soldiers on my payroll
Standing guard on my front drive
Snipers on the roof poised at those
Who don't want me alive
Cause they audited my taxes
My family under threat
Cause I've got a message and a megaphone
And I'll scream it to the death
Avevo messo dei soldati nella mia lista paga
che stavano a far la guardia davanti casa
e cecchini sul tetto pronti a colpire quelli
che non mi volevano vivo
perche' controllavano le mie tasse
la mia famiglia era sotto minaccia
poiche' avevo ricevuto un messaggio e un megafono
e lo avrei urlato fino alla morte
Gasoline
Will be free, will be free
Gasoline
Will be free, will be free
La benzina sara' gratis
la benzina sara' gratis
You got the farms in Argentina
Making fuel from sugar cane
You got the bastards in Washington
Afraid of popping the greed vain
Cause the money's in the pipeline
And pipeline's running dry
And we'll be the last to recognize
Where there's shit there's always flies
Hai ottenuto che le aziende in Argentina
facciano carburante dalla canna da zucchero
Hai ottenuto che i bastardi a Washington
siano impauriti di perdere la vana ingordigia
perche' il denaro e' negli oleodotti
e gli oleodotti si stanno asciugando
e saremo gli ultimi a capire
che dove c'e' la merda ci sono sempre le mosche


{Grazie a Luca Lombroso e all'anonima traduttrice}


[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno@alice.it. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]

venerdì, gennaio 18, 2008

Il Peak Oil degli Ingegneri



In questi ultimi mesi ho avuto modo di confrontarmi assiduamente sul tema del Peak Oil con un mio amico ingegnere, che stimo molto sia come persona che come tecnico.
In un eccesso di orgoglio, :-) , ammetto di essere fiero di avergli trasmesso delle idee sul Picco che ho a mia volta “assorbito” da Ugo Bardi e dagli altri soci e simpatizzanti ASPO. Credo di avere semplicemente risvegliato in lui dubbi reconditi, e di averlo incuriosito ad approfondire alcune tematiche.
Da “scettico” del Picco (come del resto ero io più di un anno fa) è diventato un ottimo interlocutore per analizzare e discutere cause, effetti, implicazioni, scenari. Nessuno di noi due ha ragione a priori nelle nostre “diatribe”, ma l’approccio costruttivo e non ideologico che le contraddistingue è già un goal.

Qualche giorno fa mi ha passato una rivista che riceve regolarmente, “Il giornale dell’Ingegnere” n. 1 del 15 gennaio 2008, in cui si titola in prima pagina: “Petrolio, minaccioso il conto del ‘peak oil’, il ruolo degli investimenti frena la produzione”. In esso si parte da concetti economici per giustificare razionalmente alcuni fatti oggettivi, sempre di carattere economico. Ad esempio, si ridimensiona il ruolo di eventi climatici e politici nella determinazione del prezzo, di fronte all’immensità della “sete” crescente di greggio.
Si evidenzia come il sistema produttivo non riesce a soddisfare una domanda crescente, e il meccanismo del veloce aumento dei prezzi sia inevitabile.
Si individua nel 2004 l’anno d’oro delle compagnie petrolifere, corrispondente al picco dei profitti. Da allora, il crescente costo degli investimenti ha progressivamente rallentato la velocità di offerta.

Gli elementi citati sono a mio avviso molto importanti, e anche ben espressi; le ragioni profonde del picco, che sono geofisiche e geochimiche, non vengono tuttavia citate esplicitamente. Queste possono essere considerate (superficialmente parlando) scontate, o banali; da chimico (sarò di parte…!), direi che in assenza di una loro costante ricapitolazione c’è il rischio che il “colpo di coda” delle ormai mitiche ragioni politico-belliche domini incontrastato … e che si torni daccapo!

E’ significativo che un Ordine ad alto impatto quale quello degli Ingegneri incominci ad affrontare il tema dal Picco. Da una parte questo conferma la serietà dell’ “affaire”, dall’altra si tratta di un canale di comunicazione capillare e rivolto a settori che non possono permettersi di trascurarne gli impatti, quali ad esempio l’industria manifatturiera e le infrastrutture.

[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno@alice.it. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]

venerdì, gennaio 04, 2008

Guidare o mangiare?


Guidare o mangiare?
Idee e proposte per i piccoli comuni d'Italia

created by David Conti

Gli occhi del mio interlocutore sono come saette. Li vedo muoversi velocemente, scomparire ed apparire dietro lo sbattere compiaciuto delle palpebre, l’espressione viva ed interessata di chi sembra in piena sintonia con i miei ragionamenti. Ecco un grande cenno di approvazione quando il discorso tocca la desertificazione galoppante e gli scompensi nei cicli delle piogge. I “si” che escono dalla sua bocca accompagnano ogni accenno alla necessità di rispettare il protocollo di Kyoto e di aumentare gli investimenti in energie rinnovabili.

Ma poi la fisionomia del mio interlocutore cambia improvvisamente. Gli occhi, prima vivi e attenti, sembrano spegnersi lentamente al primo pronunciare della parola petrolio. La fronte diventa corrucciata quando entra in scena un geologo di nome Hubbert e quando il discorso entra nel vivo di razionamenti di carburante, scaffali dei supermercati vuoti e disoccupazione rampante, immagino che se ci fosse un encefalogramma che misurasse il livello di comprensione e di accettazione di un concetto, questo sarebbe piatto o quasi.

Introdurre il tema del Picco del Petrolio a parenti, amici e conoscenti non è mai semplice. Spesso e volentieri ci si scontra con delle mentalità talmente soggiogate dal quel pensiero unico, che coniuga la crescita economica a tutti i costi con il benessere della persona, che diventa un gioco da ragazzi farsi bollare come pazzi visionari. Ma il “picchista” non si lascia scoraggiare da queste prime, prevedibili, difficoltà. Armato di pazienza certosina, spiega, descrive, illustra, magari partendo da 150 milioni di anni fa quando i primi depositi di alghe adagiati sul fondo di qualche oceano primordiale iniziarono la loro trasformazione in quella sostanza viscosa che girare il mondo fa.

Posso riscontrare personalmente che, lentamente, il discorso trova terreno fertile per attecchire nelle menti di chi ci è più vicino. Alla fine della “cura Hubbert” la persona vede una bottiglia in pet contenente latte e riconosce il petrolio presente nella struttura del contenitore, nel serbatoio del camion che lo ha portato fino al supermercato, nell’energia che ha fatto funzionare i macchinari che hanno munto la mucca e nei concimi, fertilizzanti e diserbanti usati per produrre i mangimi trangugiati dall’animale. Questo livello di consapevolezza è un primo risultato che, si spera, porterà ad una elaborazione indipendente delle azioni necessarie a rendersi più autonomi dalla schiavitù dell’oro nero.

Dall’ambito familiare alla comunità, la sfida diventa più impegnativa. Da quando qualche anno fa sono stato fulminato sulla via di Houston dalla curva a campana di Hubbert, ho avuto un pensiero fisso, far comprendere a quante più persone possibili le conseguenze potenzialmente devastanti che la mancanza di una fornitura abbondante ed a basso costo di petrolio potrebbe avere sulle nostre esistenze. Mano a mano che leggevo quelli che ormai sono diventati dei veri e propri maître-à-penser del pensiero “picchista” come Kunstler e Heinberg, ecco che la risposta si delineava nella forma di un piccolo comune abitato da meno di 10000 persone.

Se negli anni del boom economico c’è stato un vero e proprio esodo dalla campagna verso la città, un mondo depotenziato vedrà una sempre crescente fetta di popolazione abbandonare la giunga di asfalto per tornare “al paesello”. E a maggior ragione, se la dimensione locale avrà sempre più importanza su quella nazionale, di riflesso lo sarà anche per le istituzioni che saranno preposte a prendere decisioni importanti. Da qui, la mia idea di fare lobby su due fronti: il sociale e l’istituzionale. Gli amministratori locali, se ben consci del picco e delle sue conseguenze, grazie ad un maggiore polso del territorio avranno la capacità di sviluppare politiche adatte a mitigare gli effetti negativi, facendo presa su una popolazione che avrà una infarinatura generale sull’argomento.

“Guidare o Mangiare? Il Picco del Petrolio: il problema mondiale e la soluzione locale” è un documento di 25 pagine, che ha la pretesa abbastanza impegnativa di spiegare alla popolazione ed alle istituzioni il mondo del Petrolio a 360 gradi. Partendo dai processi che lo formano, dalle nazioni che lo producono, per addentrarsi in dettagli tecnici come le tecniche di estrazione e le difficoltà incontrate nella ricerca di nuove fonti, per arrivare infine alle conseguenze negative sull’economia e sull’ordine sociale che la graduale scarsità porterà con se. Nelle pagine finali voglio offrire anche una ricetta su come costruire delle comunità veramente sostenibili, dai più semplici interventi di risparmio energetico, a progetti più ambiziosi di reti elettriche p2p fondate su fonti rinnovabili, dalla costituzione di gruppi di acquisto solidali alla trasformazione di grande parte della forza lavoro in braccianti agricoli.

Nel mio caso specifico, io e la mia famiglia stiamo investendo risorse ed energia nello sviluppo di una casa “a prova di picco” inserita nel contesto della provincia beneventana. Ed il prossimo passo sarà quello di iniziare un dialogo sempre più fitto con le istituzioni locali e la comunità, conscio del fatto che questo territorio, così come gran parte della “piccola” Italia ha tutte le potenzialità e le risorse autoctone per rispondere alle crisi.

Spero che il 2008 sia “l’anno della consapevolezza” e che ASPO ed i suoi soci possano essere la chiave per avviare la trasformazione della nostra società. Diamoci da fare, perché oltre al petrolio, anche il tempo scarseggia.



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domenica, dicembre 02, 2007

Il predica-Picco

Riceviamo da Patrick il link http://it.youtube.com/watch?v=ILKsr8cDeVc a un video di Eugenio Benetazzo, personaggio abbastanza noto nel web, che si definisce sul suo sito "trader professionista e predicatore finanziario".

Ora, il suo stile può piacere o meno, ma non si può negare che abbia una certa comunicatività; nel contempo, senza utilizzare un gergo tecnicissimo, porta l'attenzione su alcune caratteristiche e implicazioni della curva Peak Oil.


Può sembrare scontato scriverlo qui, ma il Picco del Petrolio non è "di" ASPO. Se ci sono altre persone o associazioni che se ne preoccupano e ne parlano (senza svilirlo o banalizzarlo) è un buon segno. Buona visione.


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giovedì, novembre 29, 2007

Il picco come sistema lineare

Guest post by Antonio Tozzi

Ne La carica dei negazionisti è citata un'affermazione di Michael Lynch: “la teoria del picco petrolifero è il risultato della cattiva applicazione di modelli semplicistici a fenomeni complessi”. In realtà, non occorre alcun modello per dimostrare la necessità del picco. A meno che non si metta in discussione la stessa finitezza della risorsa. Quanto al definire "semplicistici" i modelli utilizzati più di frequente, su questo punto diventa difficile dar torto a Lynch. Al contrario, data la complessità dell'oggetto di studio, può apparire sorprendente che modelli del genere si siano dimostrati utili non solo come strumenti qualitativi o concettuali, ma che siano riusciti a fornire ottime previsioni quantitative.

In sintesi, l'idea che sta dietro a questi modelli è che la produzione del petrolio possa essere considerata come l'uscita di un sistema lineare avente in ingresso i dati sulle scoperte. Le caratteristiche del sistema possono essere "identificate" a partire dei dati conosciuti sulle scoperte e la produzione. Una volta identificato, il sistema può calcolare una curva della produzione molto simile a quella reale a partire dalla curva delle scoperte.Per esempio, per i 48 Stati centrali degli USA si può ottenere il grafico seguente:



















In rosso è mostrata la risposta del sistema, sovrapposta all'istogramma della produzione realmente osservata.

E' interessante vedere che cosa succede se allo stesso sistema, identificato sui dati americani, si manda in ingresso la curva delle scoperte relative al mondo intero. Il grafico che si ottiene in risposta è quello che segue:


















Si nota immediatamente che la produzione calcolata "segue" abbastanza bene quella reale fino al 1970, dopo di che è prevista una produzione notevolmente più alta di quella effettivamente osservata, con un picco nel 1993. Interessante è anche vedere come risponde il sistema se dalla curva delle scoperte mondiali si escludono quelle effettuate in acque profonde:



Anche in questo caso il sistema lineare prevede un picco nel 1993. Si può notare come il profilo della curva calcolata "segua", per quanto in maniera "deformata", il profilo della produzione realmente osservata. Ho disegnato delle frecce colorate per evidenziare i punti che "si corrispondono" nelle due curve. In realtà, entrambi i profili ricalcano quello delle scoperte, mediato su un periodo dell'ordine dei cinque anni.
Concludo con un paio di osservazioni. In primo luogo, come ho appena detto, la curva della produzione non somiglia a quella delle scoperte soltanto nell'aspetto generale, vagamente a campana, ma lo fa anche localmente. Detto in altri termini: buona parte delle oscillazioni nella produzione (fatte salve quelle degli anni d'oro, ruggenti e quant'altro) che in alcuni casi hanno provocato gravi conseguenze economiche, potrebbero essere dovute alla particolare forma della curva delle scoperte piuttosto che ad eventi politico-militari o magari alle decisioni dell'OPEC. In secondo luogo, mentre per i 48 Stati americani il picco della produzione corrisponde proprio a quello delle scoperte, così non è per il mondo intero: al picco delle scoperte corrisponde quel massimo locale, abbastanza pronuciato, toccato nel 1979, ma che è stato poi raggiunto e superato nella metà degli anni '90.


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mercoledì, ottobre 17, 2007

E' colpa nostra!


Se n'è accorta Debora Billi per prima nel suo blog: la colpa per i prezzi alti del petrolio è di ASPO! Debora ha trovato un articolo in un sito finanziario, "Energy Tech Stock" in cui si sostiene che la conferenza ASPO-USA di Houston che si tiene fra poco attirerà l'attenzione sulle teorie di ASPO di carenza petrolifera e quindi farà salire i prezzi.

Si dice "ambasciator non porta pena" ma si sa che è una massima che non vale nella pratica. Pronti a essere impeciati e impiumati? Forse abbiamo qualche speranza che non lo facciano, dato che anche la pece viene dal petrolio: finisce che costa troppo cara :-)




...

lunedì, settembre 17, 2007

ASPO-6 in pieno svolgimento


Foto: Ugo Bardi (a sinistra nella foto) e Charles Hall (a destra) a ASPO6 a Cork. Charlie Hall era anche ad ASPO-5 a Pisa, professore di economia all'università di NewYork, allievo di Georgescu-Roegen, molto attivo nel campo che si chiama "bioeconomia"


Vi scrivo da Cork, in Irlanda, dove si sta svolgendo il sesto congresso dell'associazione ASPO. Io e Giovanni Marocchi siamo a rappresentare ASPO-Italia in un convegno dove la presenza italiana, francamente, non brilla. A parte noi due, c'è un solo altro italiano. Ci sono giornalisti da un po' dappertutto, ma della stampa italiana, zero totale. In Italia, sembra che vediamo il picco del petrolio un po' come il diavolo. Se non lo nominiamo, forse non apparirà....

La prima giornata del convegno è stata molto tecnica, con grandi tabelle e grafici di riserve, produzione, domanda, offerta e le varie regioni petrolifere. Era anche molto serio e molto "mainstream", il catastrofismo è assolutamente bandito da questo tipo di cose. Una giornata intera di questo tipo di cose diventa parecchio pesante ma d'altra parte è qui che si riuniscono i maggiori esperti mondiali su questi argomenti.

Senza andare nei dettagli, vi posso raccontare dell'intervento di James Schlesinger, che è stato il direttore della CIA e segretario alla difesa degli Stati Uniti. Schlesinger non ha portato dati nuovi, ma ha detto parecchie cose interessanti. Ha detto molto male dei politici e avvertito di non aspettarsi niente da loro. Ha detto "il politico ragiona in modo simbolico, in termini di gesti spettacolari. Non è in grado di quantificare le cose". Da qui il suo sostanziale pessimismo sulla capacità dei governi attuali di fare qualcosa di serio riguardo alla crisi climatica e energetica.

Schlesinger ha anche detto che ASPO può "dichiarare vittoria". Quello che era una volta un gruppetto di eretici è diventato ora mainstream. Può darsi, ma non sicuramente in Italia. Questo ha anche generato un commento molto divertente da parte di Kjell Aleklett, presidente di ASPO, che ha detto "Beh, mi fa venire in mente un tizio su una portaerei che aveva dichiarato vittoria troppo presto...."

Un'altra presentazione non tecnica è stata quella di George Lee, un economista che lavora come produttore televisivo. Ha raccontato che il suo recente servizio sul picco del petrolio gli ha causato delle "ferite mentali" (mental scars); mi posso immaginare come certa gente lo ha trattato. Ha detto che la grande maggioranza della gente non solo non sa niente della questione del picco ma che, anche, non ne vuol sentir parlare. Incidentalmente, questo è esattamente quello che avevo sostenuto in una discussione che c'è stata fra i commenti di un post precedente, quello del "ritorno da Norimberga"

Un nota tecnica che vale la pena di commentare è stata la presentazione del prof. Xiangqi Pang (se ho scritto giusto il nome) che ha fatto vedere come i Cinesi abbiano preso molto sul serio ASPO e il picco. Fra le altre cose, ha detto che la Cina è diventata da quest'anno un importatore netto di carbone; cosa che la dice lunga sulle prospettive generali del carbone. Sembra proprio che il carbone non sia destinato a diventare quella manna di abbondanza che alcuni dicono.

Una cosa che ho anche notato è come quasi tutti gli oratori erano preoccupati dell'aumento dei consumi interni dei paesi produttori di petrolio. E' questo fattore che sta causando il declino delle esportazioni da parte dei paesi OPEC e che causa gli aumenti dei prezzi. Anche se la produzione totale è ancora statica o molto leggermente in aumento; il flusso che esce dai paesi produttori è in contrazione. Il consumo nei paesi ricchi è statico, ne consegue che c'è qualcuno che contrae pesantemente i consumi, e questi sono principalmente i paesi poveri. Di questo ha parlato - e lo ha stigmatizzato - David Fleming, l'unico che abbia mostrato un po' di calore umano nella massa di freddi dati e curve.

La situazione è un po' come quella di una barca che affonda. I più deboli finiscono progressivamente a mare, mentre chi è forte si mantiene a galla per un po'. In Italia dove siamo? Con l'acqua alla cintola, o forse già fino al collo.

Domani, seconda giornata di convegno, vi terrò informati.


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