domenica, gennaio 09, 2011

Una previsione realizzata: si aggrava la crisi alimentare


Grafico da "Early Warning" di Stuart Staniford. I prezzi globali dei principali generi alimentari secondo la FAO


Nelle previsioni che avevo fatto per il 2010  avevo detto che "Nei prossimi anni, la crisi alimentare si farà sempre più grave".

Rivedendo poco tempo fa le mie previsioni, mi era parso di essere stato un po' troppo pessimista, dato che alcuni dati della FAO indicavano una lieve riduzione del numero di persone affamate.

In realtà, i dati recenti indicano che, dopo tutto, la situazione è grave come mi aspettavo che fosse: i prezzi dei generi alimentari stanno aumentando inesorabilmente, come ci fa vedere Stuart Staniford sul suo blog.

Evidentemente, la situazione sta peggiorando e i dati sui prezzi ne sono un'indicazione. Non che siamo a un passo dalle carestie bibliche, ma tutto quello che stiamo facendo sembra diretto a crearle, prima o poi: crescita della popolazione, distruzione del suolo fertile, desertificazione causata dal cambiamento climatico, eccetera.

Insomma, la situazione non è per niente buona. Nel mio post sul 2010 dicevo che mi aspettavo:

Nei prossimi anni, la crisi alimentare si farà sempre più grave e, a lungo andare,  porterà a un'inversione di tendenza demografica, ovvero a un picco della popolazione umana sul pianeta. Questo, però, non lo vedremo ancora nel 2010. Vedremo la crisi alimentare colpire molto duramente nei paesi del cosidetto "terzo mondo". Colpirà anche duramente le minoranze (per ora) economicamente svantaggiate dei paesi "ricchi". In paesi come l'Italia non vedremo rivolte alimentari di gente affamata, ma un peggioramento della dieta delle fasce sociali più deboli, questo si.   

Le rivolte alimentari le stiamo già vedendo in Algeria, quanto all'inversione della tendenza alla crescita della popolazione, non ci siamo ancora, ma credo che molto oltre i 7 miliardi non ci arriveremo.


Vedi anche questo post su "Effetto Cassandra"

14 commenti:

markogts ha detto...

Quand'è che gli ecologisti si metteranno a condannare chi fa figli alla stregua di chi guida i SUV?

So, domanda cruda e molto scorretta politicamente, ma un bambino (inteso come consumatore, non come organismo biologico) produrrà nella sua vita quantità di CO2 ben maggiori di quanto l'eventuale comportamento virtuoso dei genitori possa compensare: questi sono i fatti.

Francesco ha detto...

...Salve di nuovo prof Bardi; in effetti avevo letto sul wall street Italia, qualche giorno prima delle rivolte in Nord Africa, che cereali esclusi, tutti gli altri alimentari hanno già superato i prezzi dell'estate 2008...Concordo con lei che in Italia ed in Europa non vedremo scenari biblici, ma fin da ora, secondo me, è necessario lavorare sul piano culturale per rendere accettabbili ed anzi auspicabili una rimodulazione del welfare che tenga più il passo con le modifiche della società italiana : è inutile avere il nonno da 20 anni in dialisi quando a 35 anni si è perso il lavoro e si abita ancora o si torna a casa da mamma ( Scenario familiare tutt'altro che raro di questi tempi ) : rciordiamici della gobba lunga della popolazione occidentale ; credo siarà altresì condizionante privilegiare per legge l'unico fiflgio rispetto al terzo o quarto fratello : se il dibattito e qualcheprovvedimento non inizia adesso, invece di avere una gobba lunga, più o meno ripida in discesa, potremmo avere una profonda incisura nella curva demografica con incapacità di mantenere la complessità della società.

amaryllide ha detto...

"sarà altresì condizionante privilegiare per legge l'unico fiflgio rispetto al terzo o quarto fratello"
1) con la chiesa cattolica che comanda?
2) lo sa che il numero di figli medi per l'equilibrio demografico per ogni donna fertile è 2.1? Se se ne fanno meno di così, la popolazione non solo diminuisce, ma lo fa nel modo peggiore possibile, coi vecchi che continuano ad aumentare (perchè la diminuzione di nuovi nati arriverà tra decenni a colpire la terza età, mentre ha già colpito gli under 40) e i giovani a diminuire, e quindi avremo presto una società composta per la sua maggioranza di anziani invalidi. Lascio a lei la valutazione della sostenibilità, da qualsiasi punto di vista, di una simile società

Francesco ha detto...

R amarrylde : molte non più giovanissime coppie di figlio non ne hanno neanche uno pur desiderandolo ; aprire il dibattito è necessario adesso ; una società fatta di anziani non autosufficienti non è cmq sostenibile , ameno che non siano incoraggiati a prendersi cura l'uno dell'altro, nei limiti del possibile ; rimodulare il welfare significa togliere a qualcuno per dare a qualcun altro, si spera anche con criteri di produttività sostenibile, oltre che di nuova e divers equità ; se non si teorizza pubblicamente fin d'ora che strategicamente è cosa buona giusta togliere qualcosa qaulcuno per darla a qualcun altro, ma semplicemente si mantengono diritti generazionali fino alla morte più o meno tardiva di chi ha avuto il privilegio di nascere nell'epoca d'oro del light crude, si rischia di non aver alcun welfare fra 15 anni, se le proiezioni di dipsonibilità petrolifera e gli scenari previsionali aggiornati dei limiti dello sviluppo si rivelassero sostanzialmente efficaci : a quel punto, parafrasando una frase napoletana emblematica, " CHI HA AVUTO HA AVUTO HA AVUTO.. CHI HA DATO... SCURDAMMOCE O PASSATO "....

mago ha detto...

se le previsioni danno l'Italia a 10 milioni per il 2100, ammesso che sia ancora possibile viverci, lasciano poco spazio alle speranze di cambiamento, visto che nessuno ha intersse a cambiare il paradigma, almeno fin quando ci sarà benzina nei distributori e cibo nei supermarket.

Arturo Tauro ha detto...

Dell'invecchiamento e della diminuzione della popolazione in Italia e nel vecchio continente non c'è bisogno di preoccuparsene.. con le carestie dei paesi poveri prima e, nel lungo termine, con gli esodi biblici di intere popolazioni costiere dovute all'aumento del livello del mare ce ne sarà di gente da dover ospitare!!

Mauro ha detto...

O.T. (?)
Una volta in condizioni di risorse limitate si praticava il razionamento; oggi con il libero mercato abbiamo picchi di prezzi (prima il petrolio poi il cibo, poi chissa)

Noel ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Noel ha detto...

Eliminando gli alimenti di derivazione animale a favore di quelli vegetali si migliora la propria dieta e si risparmiano, appunto, derrate alimentari (la soia e il mais che va per mangimi sfamerebbe milioni di persone in più) a meno di non pensare che mucche, maiali, polli, pesci d'allevamento non siano "macchine" con un rendimento del 100% tra cibo consumato e cibo "prodotto (che brutto termine).
Non diciamolo mai eh

Mauro ha detto...

@Noel
Il miglioramento dell'efficienza non risolve il problema. (lo sposta solo)
Ad esempio:
Il miglioramento dell'efficienza dei motori ci ha consentito di costruire SUV che consumano + della 500 di mio nonno; il miglioramento delle lampade ci ha consentito di illuminare a giorno il giardino per tutta la notte.
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Tornando al discorso alimentare: se tutti fossimo vegiani (ammesso che sia possibile) vedremmo crescere la popolazione di qualche altro migliardo e ci troveremmo un altra grossa fetta di terreni fertili rubati dal cemento ma poi sarebbe comunque la crisi.
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Ugo Bardi descrive bene il problema, inutile girarci attorno: l'agricoltura "drogata" dal petrolio, da fertilizzanti chimici e da acqua fossile ha prodotto molto! Ma le risorse esauribili si esauriscono (banale eh!) e la produzione crolla.

Noel ha detto...

@Mauro
se gli uomini lo volessero, sarebbe "quasi" possibile. In certe zone dove non cresce manco l'erba e l'unico nutrimento è la pesca sarebbe difficile, ma la percentuale di popolazione sarebbe una minoranza.
Io non ho mai scritto nè pensato che questa sia la soluzione di tutti i mali, magari fosse così. Però aiuta.
Provo a fare un ragionamento molto semplicistico: passando ad una dieta vegetale l'attuale popolazione mondiale risparmierebbe terra, alberi ed energia. Dici che aumenterebbe la popolazione? Non credo.
Non vedo una correlazione tra la sua crescita ed il consumo di carne mentre penso che esista un legame tra la crescita della popolazione e il tasso di descolarizzazione (spero sia un termine corretto), analfabetismo e totale assuefazione alle religioni. Insomma, ignoranza e tanti figli vanno di pari passo. E' il sud povero del mondo che fa tanti figli, non il mondo occidentale dove si mangia carne ogni giorno e a qualsiasi ora.
Anche io credo l'uomo si sia moltiplicato grazie all'energia a basso costo ma non è che se smettessimo TUTTI di mangiare animali raddoppieremmo. Diciamo che le risorse naturali durerebbero un po' di più visto che le foreste vengono disboscate per piantare soia, palme da olio e fare pascoli e anche le emissioni di CO2 sarebbero minori, con buona pace del clima.
Preoccuparsi dell'ambiente e nutrirsi di ciò che è altamente negativo per esso mi pare non abbia molto senso

Noel ha detto...

So per certo comunque che la mia resta un'utopia...

Mauro ha detto...

@Noel
La correlazione non tra consumo di carne e crescita ma tra abbondanza e crescita.
Se si migliorasse l'efficenza di produzione del cibo ci dimenticheremmo dell'importanza del controllo demografico, della defosslizzazione (si dice così?) dell'agricoltura, ecc...
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Come gia detto il miglioramento dell'efficienza dei motori endotermici ci ha consentito di andare + veloci con automobili + grosse e pesanti; paradossalmente non e' servito a ridurre i consumi.

Simone Martini ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.