venerdì, settembre 14, 2007

Fallaci intervista Yamani

Ricorre in questi giorni il primo anniversario della morte di Oriana Fallaci. C'è stata qualche celebrazione e qualche discussione; il che mi ha fatto venire in mente una nota che avevo scritto qualche tempo fa quando mi era capitata in mano per caso la veccchia intervista che la Fallaci aveva fatto a Ahmed Zaki Yamani negli anni '70. L'ho ritrovata e mi sembra una buona occasione per passarvela. Eccola qui.






Fallaci intervista Yamani: trenta anni dopo

Di Ugo Bardi - Settembre 2007
www.aspoitalia.blogspot.com

Circa trenta anni fa, Oriana Fallaci intervistava l'allora Ministro del Petrolio dell'Arabia Saudita, lo sceicco Ahmed Zaki Yamani. Il testo dell'intervista apparve sui giornali e lo si può trovare oggi nel libro "intervista con la storia" (BUR 2001). E' un testo interessante perché ripropone gli elementi che hanno caratterizzato il dibattito da allora fino ad oggi. Da una parte, l'interpretazione "politica" della crisi, come dovuta a un complotto, in questo caso interpretata dalla Fallaci. Dall'altra parte l'interpretazione pragmatica della crisi, come dovuta all'impossibilità della produzione di soddisfare la domanda, in questo caso interpretata da Yamani. Purtroppo, il testo dell'intervista non si trova su internet, ma provo a riassumervelo con qualche commento da parte mia.

Questa con Yamani è soltanto una delle molte interviste che Oriana Fallaci aveva ottenuto dai vari potenti della terra (fra di loro Henri Kissinger) degli anni 1970. In qualche modo, essere intervistati da lei era qualcosa che i potenti dell'epoca apprezzavano, o forse non riuscivano a evitare. Secondo quanto la Fallaci stessa ci racconta, Ahmed Yamani ci ha pensato sopra parecchio prima di accettare di essere intervistato. Alla fine, però, ha invitato la Fallaci a casa sua a Gedda, l'ha ricevuta con grande cortesia, ospitata, e le ha fatto conoscere sua moglie Taman e le sue figlie.

Da quello che scrive, non sembra che la Fallaci sia stata particolarmente grata a Yamani per queste cose. Anzi, il testo della sua intervista è tutta una serie di offese contro di lui. Lo definisce, per esempio, "L'uomo che può riportarci ai tempi in cui si viaggiava a cavallo, che può far chiudere le le nostre fabbriche, far fallire le nostre banche..." . L'antipatia della Fallaci verso Yamani è evidentissima e si manifesta in domande e commenti tipo "volevate il denaro e l'avete avuto, rovinandoci"; lo accusa di ricatto, di volersi comprare una bomba atomica, di essere "diabolico" e cose del genere. Più tardi, la Fallaci avrebbe accusato Yamani anche di aver tentato di sedurla, un' accusa che però non appare nell'intervista.

Ma non è tanto questione di offese o accuse. Quello che colpisce di questa intervista è il fatto che la Fallaci non si è minimamente preparata sull'argomento "petrolio" e non è in grado di fare domande che non siano semplicemente basate sulle varie leggende del tempo (le stesse di oggi). Per dare un'idea del tono della faccenda, stile tipo cronaca rosa da rotocalco, ecco alcune delle domande che la Fallaci ha posto a Yamani

Volevate il denaro e l'avete avuto: rovinandoci. Ma dove finiscono quelle migliaia di miliardi? Dove? Io vedo molti orologi d'oro nelle vostre vetrine e accendini d'oro, anelli d'oro, vedo grosse automobili per le vostre strade, ma non vedo case, non vedo vere città.

Più avanti, sostterrà a proposito dei petrodollari.

"sappiamo bene che gli emiri se ne servono per comprare water-closet d'oro"

A un certo punto, ritira fuori addirittura la famosa leggenda che

"in Arabia Saudita si scava per cercare acqua e si trovava petrolio."


Per tutta l'intervista, la Fallaci gira intorno al concetto che gli Arabi complottavano contro l'Occidente usando il petrolio come arma. Più volte cerca di fare ammettere a Yamani che, si, esiste un complotto contro l'occidente per rovinarci e per instaurare la dittatura islamica mondiale. Se possibile, vorrebbe fargli ammettere che è proprio lui, Ahmed Zaki Yamani, il capo del complotto. A parziale discolpa della Fallaci, va detto che in Occidente in quegli anni quasi tutti credevano che la crisi degli anni '70 avesse origini politiche. Oggi, vediamo chiaramente dai dati che la crisi fu causata invece dal picco di produzione degli Stati Uniti che ebbe luogo nel 1970. Ma la veemenza con cui la Fallaci attacca Yamani nell'intervista non sembra basarsi su nessun dato o nessun riferimento preciso. La Fallaci, semplicemente, riversa su Yamani tutte le leggende che si leggevano sulla stampa a quell'epoca.

Yamani, da parte sua, ribatte sempre senza perdere le staffe. E' chiaro da quello che la Fallaci ci racconta che la considerava come una specie di bomba a orologeria, da trattare con cautela e con i guanti. Ci deve essere voluta veramente molta pazienza per Yamani per rispondere alla serie di domande che gli sono arrivate: molte erano semplicemente sciocche, alcune offensive e altre indiscrete come quella sulle sensazioni che aveva provato assistendo all'esecuzione dell'assassino del re Feisal. Ma Yamani è sempre cortese e risponde senza mai schivare la domanda anche se in cuor suo deve essersi domandato più di una volta chi glie lo aveva fatto fare. La Fallaci, invece di apprezzare, lo accusa in risposta dicendo che "si era proibita la spontaneità".

Ma, alla fine dei conti, quello che rende interessante l'intervista è che non è veramente la Fallaci a condurla, ma piuttosto Yamani. Nonostante l'impreparazione di chi gli sta facendo le domande, Yamani riesce a dare un quadro completo e organico della situazione petrolifera dell'epoca, che già prefigurava esattamente il mondo di oggi. A quei tempi, l'Arabia Saudita produceva tre milioni e mezzo di barili al giorno, ma Yamani dice che ne avrebbe potuto produrre 11. In effetti l'Arabia Saudita è riuscita a produrne quasi 11, in certi periodi. Yamani aveva perfettamente chiara la strategia che sarebbe stata dell'Arabia Saudita negli anni a venire; quella di "swing producer" ovvero ago della bilancia che avrebbe stabilizzato la produzione e evitato ulteriori crisi nel futuro. Yamani aveva perfettamente inquadrato la situazione petrolifera mondiale come sarebbe stata per almeno tre decenni a venire. La Fallaci non era in grado di apprezzare il valore di quello che le veniva detto, ma leggendo l'intervista, si rimane impressionati dalla chiarezza con la quale Yamani aveva previsto gli eventi dei successivi trent'anni.

Valgono ancora oggi le considerazioni di Yamani? Complessivamente, si, ma non continueranno a essere valide molto a lungo. Oggi, l'Arabia Saudita come ago della bilancia ha di fronte un futuro molto difficile. Si dice che potrà ancora aumentare la produzione, ma si dice anche che i giacimenti attuali hanno raggiunto i loro limiti e che il declino sta per iniziare. Prima o poi, l'Arabia Saudita non potrà più essere l'ago della bilancia che è stata a partire dai tempi di Yamani. L'esaurimento delle risorse è il vero problema e non quello degli "emiri che si comprano i water closet d'oro" come diceva la Fallaci, forse credendoci veramente.

Oriana Fallaci oggi non c'è più. Yamani non è più ministro del petrolio dal 1986, oggi è un anziano signore che vive a Londra e si occupa di studi islamici. Il mondo va avanti, gli eventi di una volta si ripropongono sempre uguali ma in forme sempre diverse. Una cosa cambia, però: di petrolio ce n'è sempre meno.




...

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Questo tuo post mi mette un po di ordine in testa e risponde alle contraddizioni emerse in quanto è stato detto a destra ed a manca recentemente in occasione della sua morte. Significativo, aggiungo inoltre, il rapporto che aveva avuto con Feltri e Farina.
Saluti
Giovanni

Anonimo ha detto...

Era una poverina. Il suo caso dimostra però che la storia non cambia: i giornalisti più "popolari" e "temuti" del momento sono di norma sempre quelli meno preparati, meno indipendenti, e più proclivi verso il potere e il pensiero dominante del momento storico dato (in occidente, ovviamente).

Francesco ha detto...

Al secondo anonimo: io non banalizzerei così la Fallaci.
E non mi schiferei così dell'occidente; altrove è andata (e va) peggio.

Mi continua a sconvolgere però la quantità di persone che vedono sempre e solo cause prime ideologiche a una storia mossa largamente da cause fisiche.

Tra l'altro parlare dell'importanza delle risorse e dei flussi materiali non è mica da marxisti; è una cosa santificata dai classici.

Anonimo ha detto...

A Francesco dal secondo anonimo. E' ovvio che sono le cause fisiche. Cause fisiche sono anche il bisogno di chi ha scelto di intraprendere il percorso di giornalista-intellettuale di essere notato/a, guadagnarsi una posizione sociale, vendere quanti più libri possibili, ottenere una posizione di visibilità e/o di potere. Nulla di banalizzante. Il senso del commento era ovviamente quello. E se siamo in Occidente e parliamo della Fallaci, è inutile andare a scomodare gli altri sistemi. Non significa nulla, nel contesto dato, scrivere che altrove va o andava anche peggio, o cercare di virarla in una polemica spuria su marxismo vs. liberalismo, o altro. Cerchiamo di restare focused, ogni tanto.

Francesco ha detto...

@anonimo2: nessuna "polemica spuria", e ti spiego perché.
C'è stato un malinteso, ed è colpa mia.

La prima parte del mio commento era diretta al tuo, ma la seconda no: riprendeva il post di Bardi (e criticava la Fallaci, among others).

Non cercavo di "cambiare argomento", ho solo (per la fretta) omesso di creare lo stacco.

La parte rivolta a te voleva essere solo un inciso iniziale.

Francesco ha detto...

Quindi la seguente frase non era diretta ai presenti:
"Mi continua a sconvolgere però la quantità di persone che vedono sempre e solo cause prime ideologiche a una storia mossa largamente da cause fisiche."

Il mio accenno al marxismo è quasi un fatto personale: sarà che quando parlo di cause fisiche, di risorse e di limiti strutturali, mi danno spesso del comunista; e la cosa non mi fa piacere, se non altro per amore di verità.

E' vero che dopo la caduta del Muro alcuni hanno sentimenti di rivalsa e preconizzano "il collasso del capitalismo" per via ecologica.
Ma questo è un bell'alibi per molti BAUisti (si può dire?), che trattano perfino l'ASPO secondo queste categorie, e considerano tutta la faccenda delle risorse una montatura.

Insomma, volevo solo dire che questa cosa della virtualizzazione-smaterializzazione dell'economia ha ormai rotto, ed è tempo che torniamo ai fondamentali.
Qualunque sia il nostro orientamento in politica economica.