sabato, settembre 15, 2007

Conviene investire sul fotovoltaico?


I pannelli della casa di Ugo Bardi visti da Fiesole



Conviene investire sul fotovoltaico?
Di Ugo Bardi - 16 Settembre 2007
www.aspoitalia.blocspot.com


Dopo lunghe vicissitudini e arrabbiature varie causate dalla terrificante burocrazia del "bel paese", finalmente il mio impianto fotovoltaico funziona ormai da un paio di settimane. Non vi immaginate la sensazione che da: poter dire di essere un produttore e non più un consumatore (termine che, incidentalmente, ho sempre considerato offensivo). Poter accendere un condizionatore d'aria, una lavatrice o un computer sapendo che l'energia che sto consumando mi viene a costo assolutamente zero per me e per l'ambiente. Lo stesso ricaricare le batterie del mio motorino elettrico e sapere che dopo viaggio assolutamente gratis - a spese del sole!

Ma questa mia sensazione non sembra essere condivisa da tutti. Mi dicono gli installatori che il mercato del fotovoltaico è completamente fermo mentre tutti cercano di capire se è veramente conveniente oppure no investire sui pannelli fotovoltaici. In effetti, investire sui pannelli fotovoltaici non è una spesa da poco. Si parla di cifre intorno ai 15 mila euro per un impianto domestico per una famiglia. E' il costo di un'automobile media, e prima di buttarsi si capisce che la gente ci vuole pensare sopra. Siccome, poi, si parla di impianti la cui durata è di 25-30 anni (come minimo) dobbiamo raffigurarci il futuro come sarà fra venti e trent'anni e non è facile azzeccarci a meno che uno non si ritenga dotato di poteri divinatori soprannaturali. A parte questa possibilità, come possiamo fare a prendere una decisione ragionevole?

Terenzio Longobardi ha pubblicato alcuni eccellenti articoli sul sito www. aspoitalia.net dove esamina la convenienza dei pannelli fotovoltaici utilizzando tecniche che si definiscono come "matematica attuariale". Si tratta di calcolare la resa dell'investimento tenendo conto dell'inflazione e del tasso di sconto, ovvero tenendo conto del fatto che il capitale che è stato investito nell'impianto fotovoltaico avrebbe potuto essere investito in qualche altra cosa. Pertanto, il capitale si sarebbe rivalutato mentre, al contrario, i pannelli col tempo si deprezzano, sia pure lentamente.

La conclusione di Terenzio Longobardi è che l'investimento sul fotovoltaico conviene se si può accedere al cosiddetto "conto energia", ovvero alle tariffe incentivanti che il governo da per vent'anni ai proprietari degli impianti. Secondo l'analisi di Longobardi non è che ci si possano aspettare grandi guadagni: su tempi lunghi, il rientro dell'investimento è ragionevolmente sicuro in certi casi, ma non in tutti. Certamente, messa in questi termini, la cosa non appare entusiasmante.

Ma, il concetto è più complicato di così. Senza nulla togliere alla bontà del lavoro di Longobardi, il fatto è che la matematica attuariale è poco adatta a stimare il valore di investimenti che si presume avranno una durata di qualche decennio. Ci sono troppe incertezze: che valore dare all'inflazione su questi tempi così lunghi? Come scartare la possibilità di crisi improvvise? Come gestire la possibilità di cambiamenti importanti nella situazione?

Ci vogliono altri metodi per fare queste stime. Un metodo del genere esiste e si chiama "Pianificazione per Scenario" (scenario planning). Non vi aspettate miracoli, nessuno può prevedere il futuro. Ma se si riesce a pensare in termini di scenario planning, perlomeno si può evitare di essere presi di sorpresa dal futuro.

Il principio dello scenario planning ha le sue origini nella scienza militare. Dal tempo del maestro Sun e della sua "Arte della Guerra" i militari hanno sempre avuto bisogno di prevedere che cosa il nemico avrebbe fatto. Ovviamente, non è mai possibile prevedere in modo esatto quello che succederà sul campo di battaglia, ma quello che si può fare è cercare di esaminare tutte le possibilità che ha e prevedere una risposta a ognuna di esse. Ogni possibile linea di attacco è uno "scenario". Farsi trovare impreparati in battaglia è il modo di perderla, una cosa che già diceva Sun Tzu ai suoi tempi.

Oggi, il concetto di scenario planning si applica anche nel business dove, lo stesso, non è bene trovarsi impreparati di fronte agli eventi. Si tratta di preparare dei "ventagli di scenari" cercando di prepararsi a ogni evenienza. E' un metodo che funziona bene se non gli si chiedono previsioni esatte. Per esempio fu applicato da Pierre Wack della Shell oil per prevedere in anticipo la grande crisi del petrolio degli anni '70.

Vediamo allora di applicare il concetto di scenario planning alla questione se conviene investire sul fotovoltaico. Qui, per fortuna, non abbiamo bisogno di considerare un grande ventaglio di possibilità: dobbiamo solo inquadrare quali fattori influenzeranno la resa dei pannelli nel futuro. Installando dei pannelli, uno diventa un produttore di energia elettrica. La questione è dunque quanto potrà valere l'energia elettrica in un futuro abbastanza remoto, ovvero da qui a venti o trent'anni.

Ci riduciamo dunque a tre soli scenari, ovvero:

1. L'energia elettrica costerà molto meno di oggi
2. L'energia elettrica costerà più o meno come oggi (business as usual, BAU)
3. L'energia elettrica costerà molto di più di oggi

Questi scenari finanziari corrispondono a certe ipotesi abbastana ovvie. L'idea che l'energia elettrica potrebbe costare molto meno di oggi implica che qualcuno inventi qualche aggeggio inaspettato; qualcosa tipo quello che la fusione fredda avrebbe potuto essere se avesse funzionato. Il secondo scenario, che tutto rimanga come oggi - il BAU - implica che l'esaurimento del petrolio e degli altri fossili sia più lento del previsto, che le emissioni di CO2 non causino disastri, e che ci sia una transizione dolce dal petrolio alle rinnovabili oppure al nucleare. In questo secondo caso bisogna anche assumere che le riserve di uranio fissionabile siano molto più ampie di quanto non si sappia oggi. Infine, il terzo scenario è quello che assume che la produzione dei fossili scenda rapidamente e che le rinnovabili arrivino troppo lentamente per fare in tempo a evitare una grave carenza di energia.

Ognuno vedrà la verosimiglianza di questi scenari secondo il suo punto di vista, ma l'idea dello scenario planning non è di sceglierne uno che sia "vero"; è di essere preparati a tutti quanti; tenendo conto ovviamente di una stima di relativa verosimiglianza. Vediamo allora che cosa succederà alla resa economica dei pannelli fotovoltaici nei tre diversi scenari.

- Il miracolo tecnologico. Se qualcuno veramente inventerà una macchina che produce energia a buon mercato e non dal petrolio, ovviamente i pannelli fotovoltaici diventeranno rapidamente altrettanto obsoleti dei mulini a vento olandesi dell'800. In questa ipotesi, il proprietario riceverà comunque gli incentivi governativi e a lungo andare recupererà il proprio investimento, più o meno. E' probabile tuttavia che avrebbe potuto investire i suoi soldi in qualcosa che avrebbe reso molto di più.

- il BAU. Per questo, possiamo riferirci all'articolo di Terenzio Longobardi. Nel complesso, la resa finanziaria dell'impianto sarà accettabile. Se uno l'ha montato quando aveva cinquant'anni, ci si può aspettare che ne tragga un'utile integrazione della pensione.

- Il crollo. Questa è l'ipotesi più preoccupante. La storia della "crisi del petrolio" degli anni 1970, come pure quella di anni più recenti; ci fa vedere come ogni aumento dei costi dell'energia sia strettamente legato all'inflazione. Se pensate che gli aumenti del costo del barile degli ultimi anni non hanno causato inflazione, vuol dire semplicemente che non conoscete i trucchi che si usano oggi per nasconderla. Che ruolo può avere un impianto fotovoltaico in una situazione del genere?

In primo luogo, notate che la "tariffa incentivante" di circa 40 centesimi al kWh prevista dal governo è l'elemento principale che rende conveniente l'impianto nell'ipotesi BAU. Notate anche che la tariffa incentivante NON è una vendita di energia alla rete: è proprio quello che il nome dice, un incentivo alla produzione indipendente dalla frazione di questa che sarà immessa in rete. Questa tariffa non è indicizzata per l'inflazione. Questo vuol dire che, in una situazione come quella che ci possiamo aspettare, prima o poi gli introiti mensili della tariffa non saranno sufficienti nemmeno per un panino col salame.

Questo vuol dire che col fotovoltaico si rischia di rimetterci tutto quello che uno ha speso? Assolutamente no! Ricordatevi che se avete un impianto fotovoltaico siete dei produttori di energia elettrica e il fatto che il vostro prodotto aumenti di prezzo non vi può che fare piacere. In una situazione come quella che ci stiamo prefigurando, ci saranno anche blackout duraturi e generalizzati. Gli impianti fotovoltaici fatti oggi non sono pensati come sistemi anti-blackout, ma possono essere facilmente modificati per diventarlo.

A parte i black-out, nel futuro vendere energia alla rete potrebbe diventare estremamente conveniente. A un consumatore privato l'energia elettrica costa oggi circa 12 c. al kWh mentre se vendete l'energia fotovoltaica alla rete l'ENEL vi ridà 0 centesimi al kWh. Ora, il prezzo del petrolio è aumentato di un fattore 5 negli ultimi 6 anni; quello dell'uranio di oltre un fattore 10. Ci vedete niente di strano che il prezzo dell'energia elettrica aumenti, anche quello, di un fattore 5 o 10 anche quella nei prossimi anni? In questo caso, se l'Enel fa pagare a chi compra - diciamo - 1 euro a kWh (ovvero l'equivalente aggiustato per l'inflazione), difficilmente potrà dare solo 9 c a kWh a chi produce. Ecco allora che il fotovoltaico ritorna conveniente anche senza i 40 c al kWh della tariffa incentivante. Questo senza contare i vantaggi di potersi produrre e utilizzare energia in casa. Comunque vadano i prezzi, in una situazione di scarsità chi produce il bene scarso è sempre in vantaggio.

Quindi, la decisione sulla bontà di un investimento nel fotovoltaico dipende da quanto considerate probabile l'ipotesi 3, ovvero che i prezzi dell'energia aumentino vertiginosamente. Se siete assolutamente sicuri che questo non avverrà e che tutto resterà come è oggi, allora giudicherete poco interessante l'investimento sul fotovoltaico. Ma se, al contrario, avete qualche dubbio che certi scenari detti "catastrofisti" non siano così improbabili come sembrerebbe da quanto si legge sui giornali o si ascolta in TV, allora è chiaro cosa dovete fare.......


Ah.... e per finire, pensate a cosa succederebbe nell'ipotesi del terzo scenario se quei 15 mila euro li aveste investiti in un'automobile!

_________________________________

Una nota per quelli che non hanno un tetto sul quale montare l'impianto: nulla vi vieta di investire sul FV che sta sul tetto di qualcun altro. In effetti ci sono ditte e cooperative che vi propongono esattamente questo su internet. Questo può essere un buon investimento, ma state molto attenti che la resa non sia basata soltanto sulla tariffa incentivante. Come abbiamo detto, questa tariffa non è indicizzata per l'inflazione ed è probabile che fra un certo numero di anni non varrà più niente o quasi. Ci sono in giro proposte che non tengono conto di questo e sono, detto chiaramente, degli imbrogli. Se investite in un impianto fotovoltaico dovete essere certi che ne siete proprietari, almeno per una frazione, o che comunque vi spetta una quota della produzione dello stesso, indipendentemente da come cambiano i prezzi.

Una nota per chi si fa finanziare per l'impianto. State attenti a capire bene su cosa vi impegnate quando qualcuno (una banca per esempio) vi da un finanziamento per montare un impianto FV. Nel piano finanziario ci potrebbe essere scritto che dovete pagare una rata uguale alla tariffa incentivante, ma anche che la rata è indicizzata per l'inflazione. Anche questo è un imbroglio: in tempi molto brevi la tariffa incentivante non vi sarà più sufficiente per pagare il prestito. A questo punto ci rimetterete, anche qui, un sacco di soldi oppure verranno a smontarvi l'impianto e ve lo porteranno via.


...

15 commenti:

Terenzio Longobardi ha detto...

Innanzitutto ringrazio Ugo per gli elogi, a proposito dei miei articoli sul conto energia. Diciamo che mi sono divertito a costruire un foglio di calcolo excel semplice e di facile utilizzo che consente di simulare con una discreta approssimazione gli effetti dell'incentivazione del fotovoltaico. Ora sto preparando una versione più aggiornata che tiene conto della recente Circolare delle Entrate sulle modalità di tassazione dell'energia prodotta. Per commentare quanto scritto da Ugo, voglio precisare che ho considerato nel mio calcolo anche un effetto "deriva" che tiene conto di un aumento delle tariffe elettriche nei prossimi anni. Naturalmente, si potrebbe verificare anche lo scenario prospettato da Ugo di un aumento molto più consistente connesso all'evoluzione dei costi energetici post picco. Per concludere sinteticamente, ritengo che dal centro-sinistra ci si poteva aspettare qualcosa di più, perchè a mio modesto parere non sono stati fatti grossi passi avanti rispetto al sistema incentivante varato dal precedente governo di centro destra. Comunque, personalmente, se non avessi da pagare il mutuo della casa e del recente intervento di isolamento termico del tetto della mia abitazione, correrei il rischio non trascurabile, ma nemmeno tanto elevato, di investire nel fotovoltaico. La gente fa tranquillamente investimenti a perdere come quelli per l'acquisto di un'automobile, non vedo perchè non si debba scommettere su qualcosa di utile come il fotovoltaico che allo stato delle cose garantisce un sufficiente margine di convenienza economica.

Gianni Comoretto ha detto...

Qualcosa sta cambiando. Sto cercando di installare i pannelli sul mio tetto (penso che essere produttore VICINO a dove vivi possa essere vitale, e mi sono fatto progettare l'impianto con l'inverter accessibile, in modo da poter fare la modifica per rendermi autonomo in caso di black-out).
Abito in un condominio e devo avere l'autorizzazione di tutti i condomini. Tutti mi dicevano che e' un casino, che ti mettono i bastoni nelle ruote. Nel mio caso non e' successo, tutti entusiasti dell'idea. Anche troppo, il problema e' che diversi condomini si sono accodati, e non so se ci sarà spazio per tutti.
Gli altri vorrebbero ma non possono, sono incerti per il grosso investimento, e non vogliono indebitarsi. O magari han 70 anni, e tempi di ritorno di 15-20 anni non sono il massimo.

Francesco ha detto...

Abito in un condominio e mi ero informato per installare un impianto fotovoltaico; ero più che deciso a procedere.
Dopo essermi fatto fare due preventivi ho dovuto cambiare idea.
Costo: 20.000 euro + iva + eventuali spese in corso d'opera. Superficie di tetto occupata: metà di quella utilizzabile da tutti i condomini (cosa che non è stata molto gradita...).
Personalmente ho ripiegato su un sistema solare termico, più piccolo e un po meno costoso.
Non è la stessa cosa, ma almeno ho acqua calda a costo (quasi) zero.

Anonimo ha detto...

Io ci ho creduto e dal 5 luglio ho il mio impianto di 2.8 kWp sul tetto sempre in provincia di Firenze.
Ad oggi ho gia prodotto più di 1000 kWh ed è una grande soddisfazione.
Per contro ora sono alle prese con il riconoscimento della tariffa incentivamante.. con conseguente altra montagna di carte... e tempi che si allungano. Insomma un'altra faticaccia dopo aver lottato con Enel.
Fabrizio

pietro cambi ha detto...

riprendo il discorso relativo ai veicoli ed alla mobilità sostenibile.
Dimentichiamoci per un attimo che esiste una rete elettrica che ci eroga elettricità ad un costo al kW ragionevole ( passiamo direttamente allo scenario peggiore).
Bene: In questo caso il nostro veicolo elettrico, per un percorso, Assolutamente ragionevole di 8000 km/anno ( anche esagerato in realta') avra' bisogno di circa 1200 kWh di energia.
Ovvero quello che è erogato da circa 6000 euro/ 1 kWp di pannelli fotovoltaici.
In alternativa potrebbe andare, ad esempio,a Gasolio.
In questo caso NELLO SCENARIO MIGLIORE, ovvero di prezzi che restano piu' o meno stabili ( al netto dell'inflazione) per fare 8000 km/anno richiederebbe, considerando il ciclo urbano ed una piccola diesel dell'ultima generazione, almeno 600 euro/anno.
Senza considerare gli ulteriori risparmi relativi all'uso di un veicolo elettrico ( bollo sospeso per cinque anni, assicurazione dimezzata) che potrebbero anche non essere sempre rinnovati/accessibili, risulta evidente che, anche in questo roseo scenario, del tutto improbabile e SENZA considerare l'incentivo, i pannelli fotovoltaici per produrre l'energia necessaria alla macchina ( circa 8 metri quadrati, ovvero un a pensilina sufficiente a coprirla) si ripagherebbero in dieci anni.
SE si prendono in considerazione gli incentivi ( in fondo in uno scenario roseo dovremmo considerare che continueranno ad essere pagati ed avranno ancora un peso) il tempo di recupero si dimezza, ed arriva a cinque anni.
QUINDI, nello scenario economicamente piu' sfavorevole, SE si utilizza un veicolo elettrico alimentato da pannelli fotovoltaici si recupera l'investimento, a bracciometro, in cinque anni.
SE, come invece è realistico, si va veso il raddoppio ( per cominciare) del costo dei carburanti il tempo di recupero dell'investimento comincia a scendere sotto i cinque anni.
Siamo normalmente pronti (la maggior parte degli italiani, lo dicono le statistiche) a spendere 12-15 k euro per una vettura da città, la seconda auto di casa, generalmente.
Se questa auto fosse elettrica con un costo analogo sarebbe possibile retrofittare in modo soddisfacente una vecchia ma tenuta bene Eurozero o euro uno e rientrare, in pochi anni dell'investimento necessario per alimentarla con il fotovoltaico. CI saremmo garantiti almeno un trentennio di copertura rispetto alle bizze del mercato ( e degli uomini).
Sintesi:In tutti gli scenari, questa è una scelta vincente.
Si, si, direte voi: ma ci sono i trasporti pubblici. Verissimo.
Ma capita di stare lontano dagli stessi ed inoltre nessuno garantisce che tali traporti pubblici verranno garantiti, in che forma e misura ed a che prezzi.
inoltre, come sa benissimo chiunque li utilizzi DAVVERO, tali trasporti pubblici sono gia' , molto spesso, saturi. Ci sono margini di miglioramenti ma minori di quanto si creda.
Non reggerebbero, ad esempio, ad unsemplice raddoppio delle persone trasportate ( sempre qualche per cento degli spostamenti totali)
E non ci sono ne i soldi ne il tempo di aumentarne di molto la capacità.
Sopratutto il tempo.
Non ci sono dieci anni di tempo per implementare scelte strategiche funzionali.
IN Italia, sappiamo benissimo, dieci anni costituiscono l'orizzonte temporale MINIMO per fare qualunque cosa.
Insomma le castagne dal fuoco dobbiamo cavarcele da soli, con le nostre scelte autonome.
La prima, che deve essere strategica, secondo me è uscire dalla logica passiva del consumatore e diventare produttori, decidere attivamente della allocazione delle proprie risorse e fare in modo di poter contare su un flusso costante delle stesse.
In questo caso, si vede bene che la scelta riesce naturale.
Chiosa: Non sembra strano spendere un paio di decine di migliaia di euro per ristrutturare la nuova casa, no?
Ed allora perche' deve sembrare strano investire la stessa cifra per garantire a quella casa autosufficienza energetica?


Pietro

Ugo Bardi ha detto...

Pietro, non lasciarlo come un commento che non lo leggono in tanti. Postalo!!!

Anonimo ha detto...

In effetti avevo pensato ad un esperimento simile a quello proposto da Pietro, ma su scala minore.

Mi chiedevo quanto sarebbe comodo ed ECONOMICO retrofittare (che brutta parola) una bicicletta con un motore ausiliario elettrico a bassa potenza e una batteria in grado di garantire una economia di 50-70 km con una velocità massima (coadiuvata dai pedali) di circa 30-40 km/h. Con due batterie, una in carica e l'altra in uso, a giorni alterni, dovrebbe poter essere possibile usare il mezzo per il pendolarismo e le piccole commissioni, con costi di impianto ridotti che però non so calcolare (credo che basterebbe una superficie di pannelli piuttosto piccolina). In più, senza pagare nulla in tasse di possesso e assicurazioni, poiché un "veicolo" simile sarebbe pur sempre una bicicletta.

Considerando che il pendolarismo mi costa oggi circa 80 euro al mese solo per il carburante, direi che i tempi di recupero dell'investimento dovrebbero essere minimi, anche considerando un impiego per soli 6-8 mesi l'anno (l'inverno, qui, è un po' freddo e umido, per la bici).

Qualcuno qui ha fatto o gradirebbe fare qualche calcolo per/con me?

redarrow ha detto...

Salve io sono un architetto e per valutare la convenienza di un impianto FV ho scaricato il foglio excel dell'ing. Caffarelli, dopo aver fatto tutte le prove non riesco a valutare quale sia la formula migliore (ipotizzando lo scenario peggiore di netto aumento dell'energia tra 20 anni) tra "vendita energia" o "scambio sul posto", e tenuto conto che questa palazzina sarebbe da affittare..
grazie

Terenzio Longobardi ha detto...

Caro redarrow,
io consiglio lo scambio sul posto.

Terenzio Longobardi

Anonimo ha detto...

Ma dopo 10 anni i fotovoltaici hanno la stessa resa? E dopo 20? Non è che dopo 20 anni mi tocca rifare l'impianto ex-novo spendendo altri 15.000 Euro? Non so se a conti fatti il fotovoltaico sia così conveniente perché mi sa che il materiale sia soggetto ad "usura"....

Investire nel fotovoltaico ha detto...

E' un argomento interessante, non credevo ci fosse un mercato già così sviluppato.

Ho trovato una risorsa utile a questo indirizzo:

http://investire-nel-fotovoltaico.non-mlm.com/

Ho inserito il link comunque, non so se deve essere moderato il commento.. :)

Anonimo ha detto...

Ritengo tutto molto interessante però sul tema della convenienza ho un'opinione molto diversa.
Attualmente il costo di installazioen del FV è esorbitante, fare valutazioni su tempi di ritorno dicirca 10-5 20 anni attualizzando il denaro (Perchè è questo il vero cruccio) secondo me è quasi come cercare i fare centro con una pistola quando il bersaglio è a 700 m.

Non condivido assolutamente l'analisi dell'automobile: 1 utilitaria a gasolio (Per esempio per stare in Italia una Fiat Panda costa sui 10.000€) provata e testata fa mediamente i 20 km./lt = 400 lt. per i famosi 8000 km.
La stessa auto elettrica quanto costa? 25000€!!
QUindi l'extracosto sono circa 15000 €. quanti anni da 400€ risparmiati se energia elettrica autoprodotta di pieno servono solo per equiparare l'investimento della medesima auto? a questo aggiungiamo, ma quanto mi costa l'impianto FV per farmi risparmiare il consumo del gasolio di cui sopra?
Un motore concepito 10 anni prima come risulterà in termini di efficienza confrontato con uno nuovo? non è forse meglio cambiare l'auto tra, per esempio, 5 anni? Ma la persona che aveva 10000€ per l'utilitaria ne ha anche 25000+ circa altri 20000€ per l'impianto FV?)
Qualcuno di voi sa la durata medi adegli accumuli per le auto? un motore diesel dura mediamente 300.000 km se ben trattato quello elettrico?
Aggiungiamo che con l'auto elettrica nessuno può pensare di fare un viaggio da 400 km. oppure andare su un passo alpino pena scendere a spingere l'auto, ovvero dovete comprare l'auto tuttofare "zozzona" in aggiunta al gioiello elettrico... oppure ne prendete una con il doppio motore così da portare in giro una belal zavorra aggiuntiva che in discesa frigge i freni?

Ha un senso fissarsi su una tecnologia solo per dire sono ecologico? (poi mi dicano dove smaltiscono gli accumuli i proprietari di quelle auto oppure quando non puoi farti il pieno di FV quanta energia primaria serve per produrre quella elettrica che accumuli con una resa nazionale del 36%!)

In conclusione vi lascio con un pensiero: E' più ecologista colui che attua misure di risparmio energetico di varia natura o colui che investe pari cifra sul fotovoltaico?

Metan Tecno S.r.l. ha detto...

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Divisione Energia Rinnovabile

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Cell.349.21.27.330
http://www.metantecno.it

Francescopw ha detto...

Salve a tutti, vorrei sapere se conviene investire sulla realizzazione di impianto fotovoltaico di 1000Kwp su un terreno di 10500mq solo per la vendita di energia e non scambio sul posto. Grazie.

Sydney Ethan ha detto...

Ciao!

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