martedì, settembre 18, 2007

ASPO-6: La riscossa dei catastrofisti!


Immagine da ASPO-6; a sinistra nella foto Debbie Cook, ex sindaco di Huntington Beach, California. A destra, Rob Hopkins, noto per la sua iniziativa did "Transition Town"


Si è conclusa la seconda giornata del convegno ASPO-6 a Cork, in Irlanda. E' apparsa oggi quella che è la seconda anima di ASPO, quella più proiettata nel futuro e più interessata ai valori umani che ai glaciali dati di riserve e produzione.

Ha riassunto bene questa giornata Debbie Cook, brava e preparatissima californiana (ci deve essere qualcosa di buono nel fatto nel chiamarsi "Debbie".....). Ha detto "Non abbiamo un problema di tecnologia; abbiamo un problema di adattamento".

Infatti, è proprio quello il punto: la tecnologia per sostituire il petrolio esiste, è solo che ci rifiutiamo di accettarla. Ha parlato a lungo Eddie O'Connor di "Airtricity" delineando un progetto che ha chiamato "supernetwork" in cui gli aerogeneratori irlandesi, quelli britannici, e quelli francesi verrebbero legati insieme in una rete elettrica comune in grado di compensare le variazioni di vento su un'area molto vasta. Irlanda e Gran Bretagna sono benedette da venti in abbondanza, ma non hanno fatto nulla per sfruttare questo ben di Dio che gli arriva. Le ragioni sono le solite: un po' di inerzia, un po' di comitati, un po' di burocrazia. Messe le tre cose insieme, non si riesce a fare niente. O' Connor ha fatto vedere la mappa di una zona dell'Irlanda, dove le regolamentazioni governative proibivano di mettere impianti eolici esattamente in tutti i posti dove c'è vento.

Cosa ci passa per la testa per fare scemenze del genere? Alla domanda ha risposto Nate Hagens, che scrive regolarmente su "the Oil Drum" con un approccio estremamente originale: la psicologia del peak-oil. Hagens ha fatto un esame a tutto campo di come funziona la mente umana; in sostanza siamo programmati per funzionare secondo un meccanismo che agli economisti è noto come "discounting the future", ovvero siamo abituati a pensare che il futuro valga meno del presente. Per alcuni di noi, questa tendenza è meno pronunciata, per altri è addirittura patologica. Ma, alla fine dei conti, non faremo niente a proposito del futuro finché il futuro non ci verrà addosso come un TIR che viaggia sull'autostrada.

Su questo punto, James Schlesinger è stato ampiamente citato per alcune delle sue frasi fulminanti, tipo "gli esseri umani funzionano soltanto in due modalità operative: compiacenza o panico". E, in effetti, la transizione fra compiacenza e panico è quello che stiamo vedendo. Chi è allo stadio della compiacenza si crogiola con le non-soluzioni, come il carbone, le sabbie bituminose, e cose del genere. Quando arriva la vera crisi di panico, molti saltano a piè pari sulla zattera del nucleare, sperando che non affondi.

In effetti, ad ASPO-6 c'è stato un dibattito estremamente interessante sull'energia nucleare; dove ha parlato un fisico dell'ETH di Zurigo, Michael Dittmar. Su certi punti la sua esposizione mi è parsa un po' superficiale, ma l'interessante è che ha esaminato criticamente gli stessi punti che mi hanno sempre lasciato perplesso sulla questione nucleare; ovvero principalmente la disponibilità di combustibile; soprattutto uranio. Ha detto più o meno le stesse cose che ho detto io più di una volta, ovvero che nonostante la presenza di riserve teoriche anche ampie, non c'è modo di aumentare la produzione di uranio ai livelli che sarebbero necessari per fronteggiare la crisi petrolifera.

Dittmar ha anche fatto un calcolo che mi è parso totalmente demolitivo su quella che è l'ultima cartuccia dei sostenitori dell'estrazione di uranio dall'acqua di mare. Se i suoi conti sono giusti, non c'è proprio speranza di farlo diventare un processo pratico, cosa che del resto spiegherebbe perché nessuno lo fa, neanche Saddam Hussein che cercava uranio disperatamente.

La posizione di Dittmar ha causato le ire di quelli che sono già alla fase di panico; che hanno reagito come dei bambini ai quali è stato rotto il giocattolo. Jeremy Leggett, che era chairman della sessione; ha avuto qualche difficoltà a controllare la discussione. Dato che alcuni di questi erano membri di ASPO; Kjell Aleklett si è sentito in dovere di intervenire dicendo che ASPO non è nè a favore nè contro l'energia nucleare.

Fra le altre cose, questo è il primo incontro ASPO in cui si parla seriamente di trazione elettrica a batterie. Nonostante che avessi cercato l'anno scorso a Pisa di suscitare interesse nell'argomento presentandomi in sella al mio motorino elettrico, la cosa era rimasta aliena ai discorsi degli speakers. Qui, ne hanno parlato almeno in tre; in tutti i casi con una certa perplessità, ma è chiaro che l'idea sta cominciando a sfondare. Tutti questi hanno detto che la propulsione a idrogeno non è una buona idea.

Per finire, una cosa che mi ha fatto molto piacere: nel discorso di chiusura, il ministro Eamon Ryan ha citato ASPO-5 a Pisa e la presentazione di Dennis Meadows sui "Limiti dello Sviluppo" della quale ha detto di essere stato molto impressionato. Era esattamente quello che avevo in mente quando ho invitato Meadows

Il convegno ASPO-6 è ufficialmente chiuso, ma continuano le riunioni di gruppi ristretti. Domani dovremmo decidere la città della prossima riunione, dovrebbe essere Barcellona. Vedremo



....

26 commenti:

Mario ha detto...

Sul nucleare, più che la disponibilità di uranio, mi lascia perplesso la questione della sicurezza (dell'impianto, della gestione delle scorie, attacchi terroristici, proliferazione delle armi nucleari).
In particolare non mi è chiaro come si possano fare valutazioni sia economiche sia di rischio quando è noto che buona parte delle scorie radioattive rimangono tali per molte migliaia di anni.

Leonardo Berlen ha detto...

Che reazione ha avuto Legget, non è un solarista convinto?

Ugo Bardi ha detto...

Leggett non ama il nucleare e lo ha detto pubblicamente più di una volta. Qui ha dovuto troncare un dibattito che si stava facendo decisamente troppo acceso ma, come chairman della sessione, giustamente non ha preso posizione.

A proposito della gestione delle scorie, è vero, il problema esiste ed è grave. Personalmente, però, credo che quando verrà il momento del panico generalizzato, la gente si offrirà di tenere il plutonio nel cassetto del comodino, pur di avere luce e riscaldamento....

ariafritta ha detto...

Ah. Era parso anche a me che Leggett si fosse incavolato... Avevo interpretato male il "mantenere la calma"...

Mario ha detto...

In una situazione di panico generalizzato, può succedere di tutto. Ciò non toglie che, volendo ora fare una scelta tra le diverse opzioni possibili (nucleare, rinnovabili, mix, ecc.), si debbano fare delle considerazioni economiche e di sicurezza e su questo tema le posizioni del mondo scientifico sono spesso antitetiche. Per i non addetti ai lavori è difficile capire che strada conviene prendere (semmai questa cosa si possa effettivamente stabilire con un sufficiente grado di affidabilità).

Anonimo ha detto...

Sono quello che parlava dell'Appennino qualche post fa.

Pensando alle vostre citazioni riguardanti il panico, mi è venuta in menta (chissà perché) l'attuale corsa al recupero delle case isolate e il parallelo proliferare delle recinzioni sui monti dell'entroterra genovese. Ovviamente non tutti possono comprare, recuperare e recintare aree dal km2 in su, per cui credo che si tratti di un fenomeno d'élite, anche se pare che questa élite sia piuttosto numerosa (del resto, una piccola percentuale applicata ad un numero enorme dà comunque numeri elevati).

C'è chi sta tentando di prepararsi una scialuppa a spese di tutti gli altri? Domanda legittima, no?

Anonimo ha detto...

"Dittmar ha anche fatto un calcolo che mi è parso totalmente demolitivo su quella che è l'ultima cartuccia dei sostenitori dell'estrazione di uranio dall'acqua di mare."

Per curiosità: il calcolo in questione come era impostato? Quali erano i parametri considerati? Sono o sraranno disponibili i testi degli interventi?

grazie

fausto

Anonimo ha detto...

Tutti riconoscono che la disponibilità di combustibili fossili a costi ridicoli ha finora tenuto fuori mercato il solare e fortemente limitato la diffusione dell'eolico, delle biomasse, della geotermia, ecc.
Vorrei ricordare che una circostanza analoga, la disponibilità di uranio a prezzi ancora più stracciati, ha fatto sì che la gente se ne fregasse di investire nei reattori autofertilizzanti e nello sviluppo del ciclo del torio. Il nucleare è tutt'altro che pulito e pieno di problemi di difficile soluzione , questo è fuor di dubbio. Ma basterebbe utilizzare alcune tecnologie, in gran parte già esistenti, per renderlo almeno una fonte rinnovabile.

Anonimo ha detto...

Aspettando la fusione...

Anonimo ha detto...

La fusione, sempre che maturi in un tempo ragionevole, è piuttosto probabile che ci ripresenti i soliti problemi di produzione scorie, proliferazione di armi nucleari e quant'altro. Se il vantaggio sta solo nell'essere una fonte rinnovabile, allora tanto vale costruire dei reattori autofertilizzanti. Per ora restano nettamente antieconomici, ma prima o poi il costo esponenzialmente crescente dell'uranio comincerà ad avere un suo peso.

Ugo Bardi ha detto...

Dittmar ha fatto vedere un calcolo in cui faceva vedere che per fornire abbastanza uranio estratto dall'acqua di mare per una sola centrale ci voleva un flusso d'acqua corrisponente a circa cinque volte quello del fiume Reno. E' un calcolo che vorrei verificare con calma, ma mi e' parso giusto.

Ugo Bardi ha detto...

Scialuppa di salvataggio conuna casetta recintata sulle montagne? Credo che molta gente abbia questa idea in mente. Per me e' un errore clamoroso. Uno rischia di trovarsi isolato in mezzo alle montagne, senza mezzi di trasporto, senza medicinali, senza beni essenziali, insomma un disastro... Nel futuro la scelta potrebbe essere fra esseredentro lazona verde o fuori della zona verde e poco piu'

Anonimo ha detto...

Ugo, il mio riferimento non era alla casetta in sé, ma ai terreni. Sono i terreni a venir recintati. Porzioni molto, molto ampie di terreni boschivi e/o prativi. Zone nelle quali l'acqua bevibile è disponibile per flusso e non per pompaggio, nelle quali puoi liberare qualche decina di capre e un paio di vacche, nelle quali puoi coltivare efficacemente quel che ti serve, nelle quali puoi scaldarti d'inverno senza neppure abbattere un albero (a meno che a tutti venga la stessa idea). In quelle circostanze, i mezzi di trasporto non servono.

In Genova città, anche con le farmacie stipate di farmaci, tutto ciò è impossibile.

Rimane comunque un progetto fallimentare, perché la ventina di chilometri che separa l'entroterra dalla massa brulicante è facilmente percorribile a piedi nell'arco di mezza giornata, e le razzie alle case "isolate" sono già cominciate (oggi le chiamano "rapine in villa") anche se per ora le ragioni sono tutto sommato poco motivanti: non c'è ancora fame. In prospettiva futura, chi ha finirà per essere espropriato, a meno che faccia parte della cricca dei "soliti noti" e si faccia difendere a suon di fucilate e piantonamenti dell'esercito. E' tutto molto triste, anche perché è un copione già in replica.

Ma forse sto solo delirando. :)

Anonimo ha detto...

Lo speriamo tutti...

Sandro kensan ha detto...

Leggo sempre con interesse il suo blog e vorrei parlare di un argomento OT che riguarda le previsioni di Campbell e che non ho mai visto citare sui vari siti dell'ASPO.

http://sepwww.stanford.edu/sep/jon/world-oil.dir/lynch/worldoil.html

Ho letto infatti che la previsione del picco è stata più volte spostata. Quel che si afferma in questa analisi è che il metodo campbell non funziona in quanto sottostima costantemente la data del peak oil. Se il testo è veritiero e mi pare di si l'economista Lynch pone una questione di metodo errato, nel senso che il metodo campbell da solo una valutazione inferiore della data del peak oil.

Comunque chiedo se il testo e altri testi che si trovano su wikipedia sono veri e cioè se Campbell sbaglia costantemente le date sul picco e chiedo come mai non se ne discute su questo blog o sul sito ASPO-italia.

Ugo Bardi ha detto...

Caro Sandro

David Lynch è un tizio che si è fatto una carriera e una notorietà principalmente criticando Campbell, senza mai aver avuto un'idea sua - probabilmente in tutta la sua vita. Tutto il suo sapere si esplicita nel voler dimostrare che le predizioni - non solo quelle di Campbell - tendono a spostarsi in avanti nel tempo.

Lynch, come molti economisti, non sembra aver chiaro nella sua testa che in tutti le misure esiste un intervallo di confidenza e che il fatto che successive misure spostino il risultato entro questo intervallo non invalida il metodo o il concetto.

Il metodo di Campbell è basato su una somma "bottom up " dei dati dei singoli giacimenti. Variazioni nei dati portano a delle variazioni nella data del picco che, ultimamente, si è spostato al 2010. Fino a due anni fa, era il 2007.

Sono comunque variazioni molto piccole; il picco è piatto su un periodo di un buon decennio, la differenza fra il 2007 e il 2010 in termini di produzione è infinitesimale.

E' un po' la stessa storia del rumore fatto dai negazionisti sulla correzioni di certe misure di temperatura fatte dalla NASA. Una correzione di circa un decimo di grado ha spostato l'anno più caldo negli Stati Uniti dal 2003 al 1930-qualcosa. Ma sono differenze infinitesimali che vengono amplificate da chi ne vuol fare una questione politica

Ugo Bardi ha detto...

A proposito dei terreni di montagna, infatti sarebbero difficilmente difendibili, a meno che uno non si attrezzi con un arsenale di armi e munizioni. TUtto sommato, quella del terreno in montagna mi sembra un opzione poco pratica, sarebbe utile solo nel caso di un collasso veramente totale.

Sandro kensan ha detto...

Grazie per la risposta professore, vorrei fare notare che queste correzioni sono presenti su wikipedia inglese alla voce Colin Campbell:

http://en.wikipedia.org/wiki/Colin_Campbell_%28geologist%29

e pure un articolo su la stampa riporta una serie di date sul peak oil che a dire dell'articolosta sono state fissate da Campbell:

www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200706articoli/22716girata.asp

Mi chiedevo se qualche membro dell'aspo abbia preso in considerazione di smentire queste dicerie con una analisi della serie storica delle forchette del peak oil.

Sandro kensan ha detto...

articolo su la stampa

Ugo Bardi ha detto...

Caro Sandro,

Che io sappia, Campbell ha fatto la sua prima predizione della data del picco nel libro che ha pubblicato nel 1997, dopo che è andato in pensione e ha potuto cominciare a dedicarsi a tempo pieno all'argomento. I punti salienti del libro sono riportati nel suo articolo (e di Jean Laherrere) su "scientific american" del 1998, che trovi a

http://dieoff.com/page140.pdf

Se guardi la figura a p. 81, vedi che in quella pubblicazione il picco era previsto nel 2006 circa. I dati più recenti lo spostano a circa il 2010, ma, come vedi, il picco è largo e bastano piccoli cambiamenti per spostare il punto di massimo.

Non so dove Lynch abbia trovato che Campbell abbia mai parlato di un picco nel 1995, non mi risulta. D'altra parte, se il libro lo ha pubblicato nel 1997, difficilmente avrebbe previsto il picco nel 95. Magari ha scritto qualche cosa prima, ma persino Hubbert in persona, negli anni '70, aveva detto che il picco non sarebbe stato prima del 2000.

Quanto a smentire le varie fesserie che si trovano scritte sulla stampa, è vero, si dovrebbe fare. Ma come fai a correre dietro a tutti gli imbecilli che infestano giornali e internet? (per inciso, a proposito di imbecilli, se cerchi su "energyresources" troverai che Michael Lynch aveva previsto l'anno scorso che il petrolio sarebbe presto tornato sotto i 40 dollari al barile!)

Però c'è un Sandro Kensan in giro che è una persona intelligente e preparata (lo si vede da come ha trattato la questione dell'auto ad aria compressa). Allora, se Kensan fa una ricerca sull'argomento "forchetta delle previsioni".... perché no? Poi la pubblichiamo sul blog o sul sito!

pietro cambi ha detto...

Nell'acqua di mare l'uranio è presente con una concentrazione di 3,34 μg/l.

Ci vogliono 170 tonnellate di uranio all'anno per mandare avanti una centrale nucleare ( Uranio naturale, da cui si ricavano le 25 tonnellate/anno di uranio arricchito al 4% di U235.
Facendo i due conti vengono numeri astronomici.
Bisogna trattare circa 1600 metri cubi al secondo di acqua di mare.
Che corrispondono in effetti alla portata di un fiume come il Reno.
E questo per UNA SOLA centrale da un gigawatt.
Pompare, semplicemente pompare, quell'acqua su un dislivello di 100 metri richiede la stessa energia prodotta da una centrale di un gigawatt.
Ma qui non si tratta di pompare semplicemente la'cqua ma di sottoporla a sofisticatissimi trattamenti, dall'enorme dispendio energetico.
Si, ma quanto esattamente?
Insomma, se UGO provasse a valutarei costi energetici dei trattamenti concepibili potremmo sfatare e mettere nel museo dei mostri ideolofgico bufaleschi anche questo meme del "ricavare l'uranio dal mare".

Pietro C.

Sandro kensan ha detto...

Ehh prof, non ho tanta voglia :))

comunque vedo di fare qualche cosa su wikipedia in modo che i vari giornalisti che scriveranno sulle previsioni di Campbell avranno informazioni esatte.

So per certo che alcuni giornalisti copiano di sana pianta wikipedia italia, altri presumo la leggano attentamente, quindi è buona cosa mettere informazioni esatte sull'enciclopedia.

Grazie mille prof per le risposte che confermano le sue qualità scientifiche e umane.

Sandro kensan ha detto...

voce di wikipedia

Corretta la voce, mi sono pemesso di lincare e pubblicare anche una sua frase prof, se non lo desidera la tolgo.

Leggendo tra l'altro il commento di Pietro Cambi è interessante notare che il metodo calcolatrice alla mano funziona per tagliare fuori una centrale nucleare a 100 metri d'altezza slm per questioni di EROEI inferiore a 1 certamente.

Ugo Bardi ha detto...

Sandro, quando mi dici "qualità umane" mi viene in mente Fantozzi quando dice "Lei è quasi umano" al megadirettore galattico!

Comunque, suggerirei di rivedere un po' la voce su "wikipedia", così come è scritta la citazione arriva un po' dal cielo - bisognerebbe fare una ricerchina per capire bene a cosa Lynch si riferisce. Non mi sembra troppo il caso in un'enciclopedia di scrivere "non so a cosa Lynch si riferisce....". Magari se ho un momento lo chiedo a Campbell.

Sandro kensan ha detto...

Non credo che sia una voce molto frequentata per cui credo non sarà modificata da alcuno, quindi si può scegliere di lasciare la "voce che cade dal cielo" così com'è fin tanto che non si hanno maggiori info, oppure posso togliere la sua frase lasciando le sole affermazioni di Lynch, oppure...

Comunque wikipedia dice questo:

Critici [modifica]

* Tra i critici di Colin J Campbell vi è senz'altro l'economista Lynch Michael che in un ampio scritto dedicato a Campbell [6] critica le affermazioni del geologo.

Il professor Bardi Ugo di ASPO Italia riguardo queste critiche afferma (vedi commenti dell'articolo: [7]) che "Non so dove Lynch abbia trovato che Campbell abbia mai parlato di un picco nel 1995, non mi risulta. D'altra parte, se il libro lo ha pubblicato nel 1997, difficilmente avrebbe previsto il picco nel 95. Magari ha scritto qualche cosa prima, ma persino Hubbert in persona, negli anni '70, aveva detto che il picco non sarebbe stato prima del 2000.".

* Gli economisti sono in generale critici nei confronti delle teorie del picco del petrolio portati avanti dall'ASPO e dal suo Presidente per il semplice motivo che ritengono il bene energia come lo è il petrolio come sostituibile da un bene non energetico ma che la tecnologia eleva alla classe di bene energetico in caso di crisi mondiale dell'energia. (vedi commenti di [8]).

In pratica si spera che in caso di crisi e di prezzi elevati del greggio arrivi la scoperta del secolo o più scoperte o un generale affinamento della tecnologia che riesca a sostituire il bene petrolio e ne faccia calare il prezzo. Per questo motivo gli economisti come Lynch, Carlo Stagnaro dell'Istituto Bruno Leoni e molti altri avversano le teorie probabilistiche del peak oil in quanto da essa si deducono prezzi del petrolio crescenti fintantoché il greggio rimane una risorsa energetica indispensabile alla nostra economia.
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Ho sicuramente scritto delle inesattezza però nessuno ha scritto di meglio su wikipedia...:) Altri più bravi correggeranno.

Sandro kensan ha detto...

Mi scusi prof, ho letto velocemente il suo commento e non ho afferrato. Tolgo la sua frase. Se ha modo di contattare Campbell sarebbe interessante sapere la sua opinione.