mercoledì, marzo 02, 2011

Quanto ci costa l'incentivazione delle rinnovabili

In questi giorni sta facendo molto scalpore l’affermazione del Ministro dello Sviluppo Economico, Romani, che per giustificare il molto contestato provvedimento di revisione dei meccanismi incentivanti, ha affermato che l’incentivazione delle fonti rinnovabili sarebbe costata agli italiani 20 miliardi di euro tra il 2009 e il 2010.
In effetti gran parte delle fonti di informazione riportano questa notizia (ad esempio qui), anche se per quest’altra fonte il Ministro avrebbe parlato del periodo 2000 – 2010.

Comunque sia, la sostanza non cambia. Si tratta di affermazioni false e riflettono la volontà del governo di ridurre il sostegno alle rinnovabili e l’intento evidente di trasferire l’onere a carico dei cittadini sul programma previsto di centrali nucleari che, come abbiamo evidenziato più volte, starebbe in piedi economicamente solo con generose sovvenzioni pubbliche.

Ci aiuta a capire la reale entità delle incentivazioni concesse alle rinnovabili questa bella relazione del Senatore Francesco Ferrante a un recente convegno del Kyoto Club, i cui dati sono una conferma di quanto dichiarato dal GSE nell’ultima audizione alla Commissione Industria del Senato.

Nel 2010, gli oneri del sistema a favore delle rinnovabili sono stati di circa 2,7 miliardi, tutti prelevati dalla componente A3 delle bollette elettriche e suddivise per tipo di finanziamento secondo il grafico che allego (per ingrandire cliccarci sopra).
Ferrante poi, mette bene in evidenza il fatto, sottaciuto dal Ministro, che invece ammontano a più di 3 miliardi gli oneri di sistema del tutto impropri, tra cui i finanziamenti del CIP 6 alle cosiddette “assimilate” (fonti fossili mascherate come rinnovabili).

Questo scandalo mi è stato segnalato anche da Leonardo Libero che, al Ministro Romani, contrappone le cifre denunciate dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, che attribuiscono nel periodo 2001 – 2009, un peso degli oneri a carico dei cittadini per le assimilate pari a più di 34 miliardi di euro (2,36 volte superiore a quello delle rinnovabili).

Concludendo, ritengo che una politica di forte incentivazione delle rinnovabili possa essere compatibile con le giuste esigenze di riduzione complessiva degli oneri a carico degli utenti e dei prezzi dell’energia elettrica (in Italia tra i più alti in Europa).

Questo obiettivo può essere raggiunto sia con l’eliminazione degli oneri impropri denunciati nella relazione di Ferrante ma, a mio parere, anche attraverso la riforma degli incentivi alle rinnovabili che preveda:

1) un aumento della quota d’obbligo di produzione rinnovabile da parte dei produttori da fonti fossili, che consentirebbe di risparmiare i costi del GSE per il ritiro obbligatorio dei certificati verdi invenduti sul mercato di queste specifiche transazioni (introducendo però misure efficaci per impedire che i produttori convenzionali trasferiscano surrettiziamente sulle bollette dei consumatori tale onere aggiuntivo);
2) una diversa composizione nei valori dei certificati verdi, finalizzata a sostenere economicamente prevalentemente le installazioni nei siti maggiormente ventosi (superiori a 2000 ore equivalenti di produzione), in modo da massimizzare la produzione eolica nazionale rispetto alle effettive potenzialità;
3) una modifica del conto energia per il fotovoltaico, che preveda un forte sostegno delle installazioni sui terreni agricoli non produttivi.

5 commenti:

Andrea ha detto...

MAH insommma! ancora con questi concetti COMUNISTI!!! Cose come rinnovabili e scuola pubblica sono turpi desideri che la bieca lobby catto-pluto-massonico-comunista, vuole imporre a tutto il paese.
Dobbiamo invece inchinarci al nostro amato Lìder, assieme ai sui fidi consiglieri, che ci guidano verso un futuro radioso !!
( peccato che non abbiano capito che la luce in fondo al tunnel probabilmente non è l'uscita ma un altro treno che ci sta venendo addosso...)

P.S:
Tengo a precisare che il mio è un commento ironico, francamente trovo incredibili come questo "governo" stia facendo tutto le mosse per azzoppare questo "paese".

Un saluto

Andrea

Pippolillo ha detto...

Certo che dopo anni che le associazioni ambientaliste come WWF o Legambiente, che Beppe Grillo, affermino della truffa dei CIP6 ci volesse una ponderosa relazione di un senatore per dire "eh sì, in effetti, stiamo prendendo per il sedere gli italiani"!!!!
Io non ne sarei così compiaciuto.
Avete appena scoperto l'acqua calda e non prodotta col solare termico.
I nostri dipendenti in Parlamento devono migliorare la nostra vita, non perdere tempo a fare ponderose relazioni.

bloggerid ha detto...

Suggerisco un post gemello dal titolo "Quanto NON ci costa l'incentivazione delle rinnovabili". Perche', presi da questi argomenti di attualita' di politica economica, tendiamo a mettere in secondo piano l'aspetto ambientale, e le ricadute economiche negative delle fonti fossili e nucleare. Il post "Quanto NON ci costa l'incentivazione delle rinnovabili" potrebbe analizzare i costi delle esternalita' delle fonti non rinnovabili (inquinamento, spese sanitarie ecc.) ed evidenziare i risparmi indotti dalle rinnovabili (senza contare che le malattie respiratorie cronicizzate o peggio ancora i tumori, non sono soltanto una questione economica!)

Saluti.

roberto ha detto...

si bisognerebbe proprio dirlo quanto ci costa non fare le rinnovabili. quanto ci costera' non essere pronti quando petrolio e uranio non saranno piu' facilmente commerciabili.

sestorasi ha detto...

io provo a ragionare a pari budget di incentivi, o a pari obiettivo.
1) lo stesso obiettivo si ottiene con tanti quattrini in meno quanto più la fiducia degli investitori è alta. L'italia, con le continue modifiche al quadro, sta ficcandosi in un pasticcio come l'Argentina con i suoi BOT (dopo vent'anni ancora nessuno le dà credito, forse dovrebbe corrispondere tassi del 50%!!!). Obiettivamente, il secondo conto energia trattava il PV davvero bene, ed il terzo solo poco meno (lasciate perdere i lobbisti che piangono di mestiere). Ora il terzo è stato abortito al 31 maggio, e il quarto nessuno sa che incentivi darà. Ovvio che tutto si blocchi.
Inoltre, a pari budget, e dato che il PV non riuscirà in nessun caso ad avere gran peso verso gli obiettivi 2020 (17% RES globali), io avrei visto meglio un maggior aiuto al rinnovabile uso termico ed all'efficienza energetica!Il PV lo aiuterei più gradualmente, magari in modo da essere davvero efficace in vista di obiettivi di lungo (2040-2050). Altra faccenda: quando l'obiettivo di 1200MW installati si raggiunge con 2-3 anni di anticipo (già successo), e l'8000MW al 2013 anzichè al 2020, non solo ho conferma che gli incentivi erano alti, ma anche che ho speso un sacco di quattrini per accompagnare tre anni di progressi anzichè sei, e poi altri 2-3 anni anzichè 8!!! ma purtroppo non è con una marcia indietro repentina che le cose si aggiustano: la fiducia è compromessa.