lunedì, agosto 22, 2011

Ma quando arriva l'apocalisse?



Avrete notato che i prezzi del petrolio greggio sono in rapida diminuzione. E' un vero e proprio crollo che, come argomentavo qualche mese fa, sta somigliando moltissimo a quello che era successo nel 2008, quando il prezzo del petrolio si era ridotto di un terzo in pochi mesi, dopo essere arrivato a quasi 150 dollari al barile. Se la situazione continua a evolversi in parallelo a quello che era successo nel 2008, vedremo a breve anche un calo di produzione.

Allora, arriva o non arriva questo famoso picco del petrolio? Sembra che ci sia gente ormai impaziente in proposito.

La situazione è ancora poco chiara. Continua da cinque anni almento il "pianoro produttivo"; va un po' su, va un po' giù, ma non si decide a prendere una direzione ben precisa. Il picco, in effetti, è qualcosa che potremo vedere soltanto "nello specchio retrovisore". Se vedremo nel prossimo futuro calare nettamente la produzione, e se questa tendenza si manterrà per almeno un anno o due, allora potremo riguardare tutta la curva e dire "Il picco è stato nell'anno x". Ma ancora non possiamo dire niente di preciso.

Quando arriveremo a guardarci alle spalle in questo modo, tuttavia, stabilire l'anno del picco sarà soltanto un dettaglio. Il picco non è un evento particolare; è soltanto un punto su una curva continua. Il cambiamento fra prima e dopo il picco è graduale; non ci sono discontinuità importanti. Quello che è importante sono le conseguenze del graduale aumento dei costi del petrolio; è questo che causa il picco, ma causa anche i problemi che vediamo.

In sostanza, qui nessuno fa profezie; nessuno prevede l'apocalisse, nessuno parla di fine del mondo. A partire dai dati che abbiamo, facciamo delle ragionevoli interpretazioni. Via via che nuovi dati arrivano, le predizioni possono cambiare un po'; ma raramente vengono stravolte. Nel complesso, direi che la capacità predittiva di ASPO continua a rivelarsi più che buona.

Per fare un esempio delle previsioni del passato, questo è quello che scrivevo nel mio libro "La Fine del Petrolio" del 2003.

Ci si aspetta che il picco del petrolio «convenzionale», il petrolio greggio, potrebbe registrarsi entro i primi anni del 2000. Il picco per tutti gli idrocarburi liquidi avverrà piú tardi, verso il 2010. Come abbiamo detto, i vari esperti danno valori diversi per i punti di picco, ma in sostanza dai dati disponibili vediamo come la «transizione petrolifera» potrebbe essere imminente. Nessuno ha voglia di rischiare una figuraccia gridando troppo presto «al lupo!» e non bisogna, evidentemente, mettersi a fare i profeti di sventura. Anzi, è il caso di dire con chiarezza che arrivare al picco di produzione non significa l’esaurimento delle riserve di combustibili. In primo luogo, abbiamo ancora gas naturale che, sempre secondo C. Campbell non dovrebbe raggiungere il picco fino al 2030-2040. Inoltre, al momento del picco avremo ancora notevoli riserve di petrolio.Bisogna però anche dire con chiarezza che arrivare al picco vuol dire affrontare dei cambiamenti radicali di tipo economico, ovvero principalmente un aumento dei prezzi. Il picco di produzione corrisponde al punto in cui il progressivo declino delle riserve farà sí che la domanda superi le capacità di produzione. Dopo la transizione, gli incrementi nella domanda non potranno piú essere assorbiti da aumenti di produzione. Ci aspettiamo di conseguenza che i costi del petrolio aumenteranno, sia per ridurre la domanda, sia per finanziare nuovi pozzi o lo sviluppo di nuove fonti di energia. Le conseguenze che potrebbero derivare sono note dall’esperienza passata degli anni settanta e ottanta: crisi economica, disoccupazione, recessione e inflazione.


Direi che come profezia non è niente male, considerando che è stata scritta ormai quasi 10 anni fa (il libro lo avevo scritto nel 2002).







1 commento:

mago ha detto...

una bella economia pianificata, di stampo sovietico, conseguente alla fine del petrolitico, sarebbe già un'apocalisse per tutti coloro che si occupano di finanza creativa o meno. Comunque sarebbe assai meglio dell'inferno che stanno vivendo cassaintegrati, giovani disoccupati o con lavori senza futuro. In fondo cosa può essere mai l'economia pianificata? Consumare meno, consumare meglio, lavorare meno, lavorare tutti, lavorare meglio. Non capisco perchè si voglia mandare avanti costi quel che costi, una società come quella attuale, basata sullo sfruttamento di tutto e di tutti. Secondo me ciò è illogico, suicida, forse demoniaco.