lunedì, agosto 08, 2011

Uno sguardo dal picco economico

Nel precedente articolo “M’indebito d’immenso” posi in evidenza il collegamento esistente tra la crisi dei debiti sovrani e la crisi economico – finanziaria del 2008 di cui osserviamo ancora oggi gli effetti: un’economia in crescente espansione aveva finora consentito di compensare e rendere apparentemente sostenibile il meccanismo perverso di accumulazione del debito da parte degli Stati sovrani. Ma il crollo del 2008 e il persistere della stasi produttiva nei paesi industrializzati ha gettato sull’orlo del fallimento alcuni dei paesi più esposti finanziariamente, con conseguenze a catena su un’economia mondiale sempre più interconnessa.
Per questo motivo, le ricette degli economisti contro la crisi hanno come principale ingrediente un rinnovato sviluppo del Prodotto Interno Lordo, denominatore indiscusso e incontrastato dei parametri di valutazione dei debiti pubblici. Anche in Italia, aggredita nelle ultime settimane dalla speculazione finanziaria in accanimento su un debito colossale, continuiamo a sentire pronunciare come un mantra da economisti, politici e forze sociali la richiesta di maggiore crescita economica.

Ma il problema è proprio questo: è ancora possibile per le economie occidentali riprendere il percorso della crescita economica esponenziale o è stato raggiunto un picco insormontabile? Contro il pensiero dominante la risposta non convenzionale di questo blog è la seconda, per tre essenziali motivi:

1) Un limite intrinseco in tutti i sistemi compreso quello economico. Lo sviluppo industriale nei paesi occidentali ha modificato i comportamenti riproduttivi innescando un invecchiamento della popolazione e un progressivo calo demografico, solo parzialmente ritardato dalle politiche dell’immigrazione. In una popolazione stabile o in calo, che ha raggiunto elevati livelli di benessere e di consumo, dove le propensioni e i comportamenti economici sono di tipo statistico, i vincoli a ulteriori espansioni superano gli incentivi alla crescita.

2) Le economie in espansione dei paesi emergenti asiatici, con costi e regole del lavoro estremamente competitive sottraggono quote di mercato sempre più elevate ai paesi industriali avanzati, senza costituire una massa critica di crescita globale. Come in un sistema di vasi comunicanti, essi crescono a scapito degli Stati già sviluppati, spostando l’equilibrio a un livello più basso.

Gli Stati occidentali, in particolare gli Stati Uniti, motore economico mondiale, hanno cercato di rispondere a questa sfida forzando i limiti della crescita attraverso la finanziarizzazione dell’economia e l’aumento fittizio della domanda interna incentivando il debito privato e ampliando l’intervento pubblico nell’economia. Ma, come abbiamo visto , dopo lo scoppio della bolla immobiliare americana, il mondo è sprofondato in una crisi economica di cui le attuali turbolenze sui debiti sovrani sono solo una delle inevitabili conseguenze.

3) Il picco del petrolio costituisce un ulteriore e insuperabile limite alla crescita. Le sempre più crescenti difficoltà nell’offerta mondiale di petrolio determinano forti tensioni sui prezzi del barile con effetti marcatamente recessivi. L’aumento dei prezzi si è arrestato solo in seguito al crollo della domanda mondiale conseguente alla crisi finanziaria del 2008, per riprendere appena il sistema globale ha mostrato segni di ripresa economica. E, in questi giorni, con l’accentuarsi delle crisi dei debiti pubblici, in particolare quello americano, che stanno frenando i deboli segnali di crescita economica, i prezzi del petrolio stanno di nuovo calando.

La lezione che gli Stati e le popolazioni occidentali dovrebbe trarre dagli ultimi terribili anni è che i tentativi artificiali di ridare fiato al meccanismo della crescita economica illimitata sono controproducenti e possono provocare danni ancora più gravi. Gli Stati e le popolazioni occidentali devono capire che società stazionarie non in crescita possono essere più stabili e che a una minore ricchezza complessiva non necessariamente debba conseguire un minore benessere.
Ciò si può ottenere redistribuendo la ricchezza tra le fasce sociali, incentivando le produzioni con un minore uso delle risorse e un maggiore contenuto sociale, costruendo un modello economico che valorizzi le produzioni locali e i rapporti commerciali tra paesi limitrofi.

8 commenti:

Pippolillo ha detto...

Se riesce a convincere lo Zio Paperone che ci sta governando insieme ai suoi sostenitori ricconi ben venga. Parlare di ridistribuzione del reddito fino a poco tempo fa era da comunisti. Stamattina a RAI NEWS 24 lo diceva anche il sindaco Tosi noto leghista. O ci stanno prendendo in giro per l'ennesima volta o forse qualcosa sta cambiando. Sarà troppo tardi?

Alessandro ha detto...

Esattamente ciò ke la società Edeniana va propugnando da anni ormai ;)
CM un cinese sul bordo del fiume vi sto aspettando tutti tra le mie braccia.

Alex
www.isoladieden.com

Essence ha detto...

Mi sembra che ci si prospetti lo scenario peggiore dei due proposti dal prof. Mobus in quest'articolo:

Two Scenarios

armando boccone ha detto...

Per Pippolillo

Non si tratta di convincere Zio Paperone: se inizieranno in modo diffuso fenomeni come quelli che stanno avvenendo in Gran Bretagna in questi giorni (ma che sono avvenuti in passato anche a Parigi e a Roma) allora sarà una scelta obbligata. Bisognerà però prendere coscienza della situazione e Aspoitalia con il suo lavoro, con i suoi blog, con i suoi congressi, ecc. contribuisce a questa presa di coscienza.

Armando

fausto ha detto...

Le ultime tre righe del post sono un vero e proprio "libro dei sogni"; precisamente le poche e semplici cose che dovremmo fare.
Alla fine sospetto che, sciocchi come siamo, preferiremo piuttosto aprire il libro degli incubi.

MarkUp ha detto...

Non c'è verso, un cambiamento consapevole sarebbe auspicabile ma come tutte le grandi rivoluzioni, arriveranno sempre da forze esterne. Speriamo solo che non siano peggio…

Francesco ha detto...

..La redistribuzione del reddito oggi è prima di tutto fra generazioni...Peccato che sia un discorso simpatico a pochi...

mauriziodaniello ha detto...

Nell'epoca dell'abbondanza questa società acquistò una serie di sanguisughe e comportamenti spreconi. Dovremmo capire che oramai non possiamo più sostenere lo spreco e le sanguisughe che oramai si sono incancreniti.

Questo però darebbe solo più tempo.

Ciao