sabato, febbraio 10, 2007

I cavalli dei cosacchi e l'uranio russo

A volte, avvengono fatti che cambiano la prospettiva del futuro. Raramente sono spettacolari e quasi mai se ne legge sui giornali. Qualcosa del genere sembra essere successo in questi giorni con l'energia nucleare russa, e nessuno ancora se n'è accorto.

Leggiamo sulla versione in inglese di Ria Novosti che il presidente Putin ha recentemente firmato un decreto che rivoluziona l'industria nucleare russa. La sezione militare rimane come prima, ma quella civile viene nazionalizzata in toto e trasformata in un entità che si chiamerà Atomenergoprom o Atomprom. Possiamo supporre che questo ente controllerà totalmente tutte le operazioni dell'industria nucleare russa, incluso le esportazioni di uranio. Sempre nell'articolo di RIA-Novosti si parla di un "balzo in avanti" del programma nucleare russo, con 40 nuovi impianti programmati.

A questo punto, la Russia si trova di fronte a un aumento considerevole della sua domanda interna di uranio, cosa che non può non riflettersi sulle esportazioni e, di conseguenza, sul mercato mondiale dell'uranio. Canada e Australia, gli altri grandi produttori di uranio mondiale, stanno facendo grossi sforzi per aumentare la loro produzione, ma questa continua ad essere insufficiente per soddisfare la domanda e il prezzo dell'uranio continua ad aumentare vertiginosamente. La figura a lato (da UxC) fa vedere come i prezzi dell'uranio siano quasi raddoppiati da gennaio dell'anno scorso. Ma nel 2003, l'uranio costava ancora meno di 9 dollari alla libbra. In poco più di 3 anni c'è stato un aumento di prezzo di quasi un fattore 10 a indicazione di un mercato sotto uno stress fortissimo. Se la Russia riduce, o addirittura elimina, le proprie esportazioni per far fronte alla domanda interna, beh, non abbiamo ancora visto niente.

Tutto questo ha una forte rilevanza sul fato energetico dell'Europa occidentale, dove le centrali nucleari esistenti sono dipendenti quasi completamente da uranio importato. L'uranio è un materiale che si trasporta facilmente e quindi arriva in Europa da diverse regioni; soltanto in parte dalla Russia. Tuttavia, la produzione russa rimane essenziale, tenendo conto anche che le centrali francesi viaggiano oggi quasi interamente usando uranio ottenuto dallo smantellamento di vecchie bombe nucleari russe.

Come per il petrolio e per il gas, non è facile per l'Europa Occidentale fare a meno della Russia.
Ma il governo russo ha già dimostrato di essere perfettamente intenzionato a fare gli interessi della Russia e di non essere facilmente impressionabile con discorsi sulla bellezza del libero mercato. Non è probabile che sacrifichi la propria industria nucleare per fare un piacere a nessuno e può darsi che decida che l'uranio ottenuto dalle vecchie testate serve più alle centrali russe che a quelle francesi.

Ora, c'è chi vocifera anche da noi che "dobbiamo tornare al nucleare." Geniale. Già ci troviamo a dipendere dal petrolio e dal gas russo, non ci rimane ora che affidarci anche all'uranio russo. Vi ricordate la vecchia storia dei cavalli dei cosacchi che si sarebbero abbeverati alle acquesantiere di San Pietro a Roma? Beh, non è che siamo proprio a quel punto, ma la direzione è quella.



link all'articolo originale da RIA Novosti





Ringrazio Emilio Martines per i suoi suggerimenti per migliorare questo post.

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3 commenti:

Pietro Cambi ha detto...

Magari fossero cosacchi...i cosacchi sono, se ben mi ricordo, Ucraini.
Almeno avremmo differenziato le fonti e l'origine della nostra dipendenza.
a me l'Italia ricorda, sempre piu', la famosa metafora manzoniana del vaso di coccio tra i vasi di ferro.

Pietro Cambi

Pietro Cambi ha detto...

jepp@libero.it

fabio ha detto...

Un discorso simile andrebbe fatto anche per il carbone,almeno leggendo questo articolo
http://www.bbj.hu/main/news_22438_gazprom+forms+power+firm+with+russian+coal+miner+-+extended.html
Putin intende rivoluzionare anche quell'industria.
Chissà l'Europa dove andrà a rifornirsi di combustibili fossili nel futuro,visto anche che non ci sono molte nazioni con elevate riserve di carbone.
http://www.eia.doe.gov/oiaf/ieo/coal.html