sabato, febbraio 17, 2007

La strada verso Olduvai


E' uscito in questi giorni un aggiornamento della teoria Olduvai di Richard Duncan . La teoria, che Duncan propone ormai da diversi anni, dice che la società industriale è destinata a svanire entro i prossimi 50-100 anni con l'esaurimento dei combustibili fossili. Il risultato sarà un ritorno alle condizioni di vita pre-industriali, probabilmente addirittura pre-agricole, ovvero l'età della pietra. Questo è il significato di "Olduvai" che è una gola in Tanzania dove sono stati rinvenuti resti di ominidi che usavano primitivi utensili di pietra, probabilmente nostri antenati.

Detta così, la teoria Olduvai sembra sembra semplicemente una visione particolarmente cupa di un catastrofismo estremo. In realtà, l'approccio di Duncan va ben oltre il catastrofismo spicciolo che si trova in giro per internet. Duncan è un sistemista che si rifà al lavoro originale di Jay Forrester e cha parte da assunti difficilmente negabili. Il primo è che la società industriale dipende dai combustibili fossili. Il secondo è che senza combustibili fossili non ci può essere una società industriale. Le conseguenze dell'esaurimento, dunque, sono ovvie. I calcoli di Duncan fanno vedere come le curve di produzione e di popolazione salgono, raggiungono un massimo, e poi calano a dove erano prima.

Ovviamente, la teoria si basa sull'assunto che non esistono fonti energetiche non fossili comparabili a quelle fossili e nel testo di Duncan si ripete molte volte il concetto che le energie rinnovabili non potranno mai prendere il posto dei combustibili fossili.

Questo punto è cruciale, in effetti, ed è la base di molto dibattito. Come per tutte le cose, la risposta a una domanda dipende da come la domanda è posta. Se pensiamo alle rinnovabili come "energie alternative", ovvero come qualcosa che può sostituire il petrolio in tutti i sensi, allora Duncan ha ragione. Se quello che vogliamo per 9 miliardi di persone (proiezione ONU) sono due macchine in ogni garage, autostrade, svincoli a quattro corsie e centri commerciali, allora non ci siamo proprio. Non lo possiamo fare né con le rinnovabili, né con il nucleare, né con niente che possiamo pensare in questo momento.

Se invece pensiamo alle energie rinnovabili come il modo di mantenere una civilizzazione simile alla nostra, allora si, è possibile; posto che ci decidiamo a rinunciare a un po' dei giocattoli lucenti che ci piacciono tanto, che cominciamo subito a lavorarci sopra e che rinunciamo all'adorazione della sacra crescita a tutti i costi. E' possibile e non è detto che dovremo ritornare per forza alla gola di Olduvai a scheggiare pietre taglienti.




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10 commenti:

Francesco Rustichelli ha detto...

AMEN

ariafritta ha detto...

Sempre più rimpiango di non avere alcuna formazione da tecnico o anche da artigiano...

Credo che al di là delle cose che si propongono per rallentare l'arrivo del Picco di Hubbert, sia necessario iniziare a raccogliere, conservare e condividere conoscenze atte a fare si' che il botto non ci rispedisca direttamente al neolitico... Una "tecnologia d'emergenza", insomma...

Anonimo ha detto...

Scusa, ma il tuo elenco di cose a cui rinunciare inizia in modo secondo me poco azzeccato. Tutti e nove miliardi dovremmo aver diritto all'uso di un frigo, o a vivere in una casa dotata riscaldamento (e quello centrale è molto più efficiente di quello autonomo). Altro è il discorso per le due macchine in ogni garage, svincoli e centri commerciali. Penso che sia il caso di distinguere alcuni ritrovati della tecnica che rendono effettivamente la vita molto migliore, come appunto il frigo e il riscaldamento, da tutto il superfluo a cui noi "occidentali" siamo abituati.

mauriziodaniello ha detto...

Bè in caso di crisi, scoppiano le guerre e associate che diminuiscono drasticamente la popolazione (addio 7 miliardi per 1 miliardo circa). La gente facilmente sotto la crisi di una guerra e associata (guerricciole, epidemie, alta mortalità per stupide malattie, guerre civili, ecc.) abbassa il proprio tenore di vita.
Dunque l'alternativo sarà oltre i bisogni della popolazione.

Crudele o realista ?

Ugo Bardi ha detto...

Beh, si, i frigoriferi li possiamo mantenere anche con le rinnovabili. Non per nove miliardi di persone, comunque!

Anonimo ha detto...

una piccola soluzione ci sarebbe ,
imparare a vivire alla genovese !
A pensarci bene guardando in epoche
passate si dava un valore diverso a tutto e si consumava solo l'utile ,oggi ci creano necessità per consumare sempre di più .
Io nel mio piccolo uso la bicicletta anche per spostamenti di 20 km e le mie finanze ne giovano parecchio . Maurizio

Anonimo ha detto...

Quindi Ugo, qual è la tua soluzione: il frigo lo usa solo la parte ricca della popolazione terrestre, e gli altri si attaccano? Oppure fondiamo un movimento per l'abolizione del frigorifero?
Secondo me non è vero che non si possano avere frigoriferi e riscaldamento per nove miliardi di persone (meglio se i miliardi fossero meno). A patto però che rinunciamo a tutto il superfluo (che è moltissimo).
Insisto, occorre distinguere tra necessario e superfluo: necessario per tutti, superfluo per nessuno. Che è l'unico modo per venirne fuori. Le implicazioni politiche le lascio alla sensibilità dei lettori.

Ugo Bardi ha detto...

Si, la questione dei frigoriferi effettivamente non è un buon argomento. MEglio toglierlo dal post. La fuori c'è pieno di nemici delle rinnovabili e non vorrei che qualcuno dicesse "Ugo Bardi ha detto che con le rinnovabili non si possono mandare neanche i frigoriferi!

Ugo Bardi ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

io sottolineerei come la nostra civiltà dovrà imparare ad adeguarsi a stili di vita completamente differenti, un banale esempio: non ci sarà energia sufficiente a permettere a tutti una propria casa, si formeranno gruppi di persone che vivranno assieme, un pò come le vecchie e numerose famiglie di una volta..tutti dovremmo adattarci alla vita e non sarà più la vita a dover adattarsi a noi. del resto si sa, quando l'acqua arriva al sedere...