lunedì, febbraio 05, 2007

Risparmiare energia - risparmiare polemiche



Tempo fa, mi è capitato di chiedere a Dennis Meadows come mai lui e gli altri membri del suo gruppo non avessero mai risposto alle tante critiche che avevano ricevuto a proposito del loro famoso libro del 1972, “I Limiti dello Sviluppo”. Meadows mi ha risposto che avevano fatto il possibile per rispondere alle critiche serie, ma che avevano scelto di ignorare le critiche politiche e ideologiche. Avevano preferito dedicarsi al loro lavoro piuttosto che disperdere le loro energie nelle polemiche. Non so se sia stata la scelta perfetta, ma mi pare perlomeno saggia. Meadows e gli altri hanno tenuto duro nonostante la valanga di insulti che gli sono piovuti addosso. Oggi, il loro lavoro sta riemergendo come una delle pietre miliari del pensiero del ventesimo secolo.

Certo, alle volte la distinzione fra attacchi politici e critiche scientifiche non è del tutto evidente. L’ideologia si maschera da scienza per confondere le acque, ma con un minimo di attenzione è facile accorgersene. La tattica tipica dell'approccio ideologico consiste nel selezionare e presentare soltanto i dati che sono in accordo con certe tesi preesistenti. Per esempio, il lavoro dei “Limiti dello Sviluppo” è stato rifiutato in blocco sulla base di cinque o sei numeri presi da una delle decine di tavole presenti nel libro. Oppure, quando si parla di cambiamento climatico spesso ci si trova di fronte a critiche del tipo “Se il mondo si sta riscaldando, come mai a “X” fa più freddo?” dove “X” può essere Città del Capo, Vladivostok, o Caltanissetta. Questi sono solo due dei tanti esempi, ma una vera miniera di casi in cui dati parziali vengono utilizzati per distorcere l’evidenza si trova nei libri di Julian Simon e del suo degno allievo Bjorn Lomborg.

Nel mio piccolo, cerco di imitare Meadows e gli altri, ovvero cerco di evitare di lanciarmi nella polemica con chi mescola politica e scienza. Di solito ci riesco, ma non sempre; deve essere per via della mia origine; si sa che i fiorentini hanno la lingua tagliente. Fatto sta che poco tempo fa mi è capitato fra le mani un testo di Carlo Cerofolini dove l’autore si lanciava in un pesante attacco contro l’energia rinnovabile sostenendo, fra le altre cose, che le emissioni di gas serra dagli impianti eolici sono superiori a quelle degli impianti a combustibili convenzionali. Mi era parso un ragionamento talmente fuori dal seminato da non poterlo lasciar passare impunemente. Così, ho scritto una rispostaa Cerofolini, anche quella un po' pesantina. Come è ovvio, Cerofolini non ha gradito il mio commento e mi ha fatto pervenire i suoi controcommenti.

Potrei fare dei contro-controcommenti; ma credo che sarà meglio seguire il consiglio di Meadows, ovvero non impegnarsi in una polemica che sarebbe solo un inutile dispendio di energia. Mi limito a notare come sull’argomento delle emissioni di gas serra dalle rinnovabili esistono molti studi specifici della letteratura internazionale. Una bibliografia completa sarebbe fuori luogo qui, ma posso citare i nomi di Charles Hall, Cutler Cleveland, David Pimentel, Luc Gagnon, e molti altri che hanno lavorato sull’argomento. Sfortunatamente, i loro lavori sono tutti in inglese ma possiamo riassumerne le conclusioni in poche parole: le rinnovabili, e in particolare l'energia eolica, emettono meno gas serra dei combustibili fossili a parità di energia prodotta, come del resto è ovvio che sia. Per quanto mi riguarda, i dati disponibili sono ampiamente sufficienti per considerare chiusa la questione. Se qualche lettore volesse delucidazioni o avesse domande specifiche, mi scriva pure a ugo.bardi@unifi.it.


Incidentalmente, Cerofolini cita a sostegno delle sue tesi un paragrafo preso dall’ultimo libro di James Lovelock “La Vendetta di Gaia” e “sfida” ASPO-Italia a pubblicarlo (!). Non c’è bisogno di nessuna sfida del genere, infatti il libro di Lovelock era gia stato
commentato sul sito di aspoitalia. In questo libro, Lovelock si scaglia contro le rinnovabili senza giustificazioni e senza portare dati, o portandone solo di obsoleti. E' un libro non gli fa onore, peccato, perché è stato un grande scienziato e un pioniere, ma al tempo in cui ha scritto questo libro era molto anziano (87 anni) e non aveva più la lucidità che sarebbe stata necessaria .



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3 commenti:

Francesco ha detto...

Dici che ti dispiace dare del vecchio rinconglionito a Lovelock ma lo fai lo stesso (qui mi viene in mente il ritiro del Sassaroli in Amici miei atto III). Non è che sia molto elegante. La diminuzione dei neuroni con l'avanzare dell'età credo sia purtroppo (o per fortuna) un fatto innegabile, a cui si aggiunge la decadenza del sistema vascolare, magari Lovelock è veramente rincoglionito.
Ma si possono smontare le tesi del suo libro senza infierire sulla sua età, quindi hai solo da perderne. Capisco che sia un modo di rispondere all'ipse dixit ("lo dice un'ambientalista, uno dei vostri!!" "eh, ma non è più lui"), ma che l'ipse dixit fosse una puttanata lo andava già dicendo Aristotele (Amicus Plato, sed magis amica veritas), quindi si può anche solo rispondere "embé? sbaglia pure lui".

Ugo Bardi ha detto...

Beh, ho detto che mi dispiace dare del rincoglionito a Lovelock, ma questo non vuol dire che non se lo meriti :-). Con questo libro rischia di fare dei danni incredibili. Secondo me, bisogna dirlo chiaramente.

Ugo Bardi ha detto...

Chi ha letto la prima versione di questo post noterà che nell'attuale versione ho condensato in un solo paragrafo i commenti su Lovelock, che inizialmente erano più estesi. Siccome comincio dicendo che non è bene sprecare energie con le polemiche, è bene anche che metta in pratica!