sabato, gennaio 05, 2008

Rifiuti Solidi Urbani. Oltre la sindrome NIMBY

L’approccio italiano allo smaltimento dei rifiuti è condizionato dalla presenza di due fondamentalismi. Quello di chi è convinto che la raccolta differenziata sia la risoluzione esclusiva del problema e quello di chi crede fideisticamente nella soluzione impiantistica degli inceneritori, giudicando la raccolta differenziata un giochino degli ambientalisti privo di efficacia. Se a questa contrapposizione si aggiunge il meccanismo tipicamente italiano del NIMBY, cioè l’opposizione totale delle comunità locali alla realizzazione di qualsiasi impianto, si capiscono facilmente i motivi delle nostra difficoltà ad affrontare efficacemente il problema. Ma, paradossalmente, in Italia sono presenti (soprattutto in Veneto, Piemonte e Lombardia) anche diverse esperienze esemplari oggetto di studio degli altri paesi europei, che dimostrano come l’obiettivo di una corretta ed efficace gestione dei rifiuti solidi urbani debba essere la realizzazione di un sistema integrato in grado di conseguire elevati valori di raccolta differenziata e recupero delle varie frazioni merceologiche e contemporaneamente un corretto smaltimento delle frazioni residue.
Con queste parole inizia il mio articolo “Rifiuti solidi urbani. Oltre la sindrome NIMBY”, pubblicato sul sito di Aspoitalia.

15 commenti:

Anonimo ha detto...

E se, per fare un esempio, la Regione Lombardia emanasse una legge per la quale sul suo territorio non è commerciabile il tonno che, oltre alla scatoletta, è imballato anche nel cartone, che succederebbe?

Ve lo dico io: dopo le prime rimostranze e i primi ricatti (ovviamente non si mancherebbe di far strumentalmente notare che si perderebbero posti di lavoro nelle ditte che producono le scatole di cartone) le ditte, per non perdere qualche milione di clienti, comincerebbero a smerciare tonno senza confezioni cartonate. Come per miracolo ci si accorgerebbe che il tonno nella confezione singola (solo latta) è altrettanto buono dell'altro e costa pure un po' meno (le scatole le paghiamo noi). Come effetto collaterale, non sarebbe più necessario "smaltire" una sacco di cartoncino, né trasportarlo di qua e di là così, tanto per divertirsi un po'. Senza contare l'indotto dell'industria cartiera, industria non particolarmente utile all'ambiente che producendo un po' meno non farebbe che del bene.

Tutto intervenendo a costo zero su una piccola, inutile, idiota sovra-scatola di cartone e sui suoi milioni di sorelle che ogni giorno lasciano qualche fabbrica per cominciare il loro giro turistico per il mondo.

Sicuramente tra i primi provvedimenti presi in Campania per frenare l'emergenza si è imposto alla distribuzione di rivedere i criteri di imballaggio delle merci, non è vero?

Anonimo ha detto...

Napoli è una città civilmente assassinata nel settembre '43 con l'occupazione USA preceduta dalla sua distruzione materiale a opera dei bombardieri angloamericani. Questi decollavano da Malta e se si perdevano sull'Italia oscurata avevano come riferimento l'immenso faro visibile da decine di chilometri della bocca del Vesuvio in pre eruzione. Questa effettivamente dette il colpo di grazia alla città appena insediati gli americani. Quel popolo prostituito per una calza di nylon non si è mai più risollevato
Lo sappiamo tutti almeno dalla Pelle di Malaparte, nel resto d'Iytalia il trattamento dei rifiuti finziona magari un 30% indiestro rispetto alla qualità mitteleuropea media, ma funziona. Lì c'è un vacuum antropologico irrissolto da occupazione militare
Peraltro, tutti lo sappiamo ma non è politicamente corretto constatarlo
Questo è

Dario Faccini ha detto...

L'articolo è indirizzato ad un sistema differenziazione spinta+termovalorizzazione dell'indifferenziato. Tale sistema ha due problemi:
1)Le taglie degli impianti di termovalorizzazione devono essere le più grandi possibili perchè la produzione elettrica abbia efficienze significative. Nella
realtà italiana spesso invece, problematiche di accettabilità tra la popolazione e di accordi tra le amministrazioni, portano alla frammentazione invece che all'accorpamento dei bacini di raccolta dei rifiuti e al loro trattamento.
2)Gli impianti producono comunque un pesante inquinamento atmosferico, che può essere bilanciato solo dall'uso della componente termica per sostituire le caldaie civili. Comunque, essendo legata l'efficienza dell'impianto alla temperatura cui
vengono bruciati i rifiuti (Carnot insegna), gli impianti di ultima generazione sono tutti impianti ad alta temperatura, che purtroppo soffrono del problema generazione
della generazione delle nanopolveri.
3)Non vanno dimenticati i contributi Cip6/certificati verdi di cui questi impianti hanno beneficiato sottraendo risorse alle rinnovabili vere e aumentando il costo enrgetico delle bollette dei cittadini.

Una soluzione alternativa potrebbe essere il Trattamento Meccanico Biologico:

http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/gestione-rifiuti-a-freddo

In sintesi, nel documento di afferma che, supponendo a monte una raccolta differenziata attorno al 60%, 100000t/a di rifiuto urbano indifferenziato, trattato in un impianto TMB, permetterebbe:
1) di conferire effettivamente in discarica solo il 25%-30% del rifiuto indifferenziato in ingresso all'impianto (di cui 63-74% stabilizzato e 16-20% sabbia del digestore), percentuale paragonabile agli attuali inceneritori(pardon! termovalorizzatori)[Pag 48]
2) di ottenere "emissioni dirette in atmosfera [...] basse, rispetto sia all'inceneritore, sia alla discarica". [pag 48]
3) Un maggiore recupero di materiale metallico "con un recupero ulteriore intorno alle 3.400 t/a, il beneficio per la messa in discarica in confronto al flusso dei rifiuti globale di 100.000 t/a è significativo". Rispetto all'inc... termovalorizzatore si recuperano in più: 2000t/a di alluminio, 1600 di vetro, 10300 di carta, 4500 di plastiche dense, 5700 di pellicole di plastica, 6200 di materiale per il paesaggio.
4) Un costo totale di smaltimento di circa 52£/tonnellata (circa 70 euro, diciamo 80) paragonabile (in Italia largamente!) con la messa in discarica.[ In Italia
smaltire un tonnellata con termovalorizzazione costa circa 80 euro per tonnellata, e poichè con ogni tonnellata si ricavano circa 600 kwh di energia (che equivalgono a 60 euro di contributo statale, Cip 6), smaltire una tonnellata di rifiuti con il termovalorizzatore costerà al contribuente 140 euro].
[Tab 14, pag 38]
5) Grazie alla produzione di 40-50m3 di biogas per tonnellata di materiale in ingresso , si possono recuperare l'equivalente di 80 kWh di elettricità [pag 47-48], sufficienti per autoalimentare l'impianto TMB. Naturalmente è possibile recuperare anche il calore prodotto nella generazione elettrica sotto forma di vapore (basta costruirlo vicino ad utenza termica il più possibile costante durante l'anno, es. industrie)

Vale la pena valutare anche questa alternativa.

Dario

Terenzio Longobardi ha detto...

Caro Faccini,
per quanto riguarda il trattamento a valle della raccolta differenziata spinta di tipo domiciliare, ho indicato sia l'incenerimento con recupero di energia (io non ho paura delle parole), sia la discarica, in quanto si tratta di due sistemi il cui impatto ambientale è oggi assolutamente controllabile e non giustifica minimamente le paure irrazionali e la caccia all'untore che serpeggia nei vari comitati anti-tutto presenti un pò ovunque nel nostro paese. L'inceneritore, ha una maggiore complessità di gestione, ma la discarica ha il problema dell'occupazione crescente di suolo. Naturalmente, si può valutare anche il sistema di trattamento biologico che tu citi. Se non ho capito male, si tratterebbe di un impianto che effettuerebbe una digestione aerobica dei rifiuti. Lo conosco perchè me ne sono occupato in passato, ma finora non mi risultano molte realizzazioni concrete, forse a causa della gestione non semplice quando si procede con il trattamento di grandi masse di rifiuti.
Infine, tra i costi per i contribuenti degli inceneritori non c'è più il Cip 6.

Dario Faccini ha detto...

Caro Terenzio,
vedo che si è troncato il link al documento sul TMB. Riprovo:

http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/gestione-rifiuti-a-freddo

Si tratta comunque dell'abbinamento di trattamenti spinti per l'estrazione meccanica di materiali recuperabili (metalli e non) con sistemi di digestione aerobica e anaerobica per le componenti organiche rimaste.
GreenPeace afferma che gli australiani hanno effettuato un impianto simile a Sidney dal 2004:

www.wsn.com.au

In Italia comunque la sindrome NIMBY avrà per molto tempo vita facile e la costruzione di inceneritori di taglia adeguata sarà comunque ostacolata. Brescia è un esempio forse da imitare, ma con il clima partigiano che si respira è sempre più difficile discutere costruttivamente.
Un esempio che conosco. Tra Parma e Reggio doveva essere costruito un unico Termovalorizzatore, ma le amministrazioni non si sono accordate, quindi ciascuna ha proseguito per la propria strada. A Reggio Emilia il termovalorizzatore è stato poi bloccato dalla "paura"(che a mio parere rimane giustificata fino a quando non ci saranno seri studi che la smentiranno) per le nanopolveri e infine si è deciso per l'MTB.

I contributi "Cip6" non ci sono più, è vero, ma sono stati sostituiti dai certificati verdi. Non sono aggiornato e quindi non sono sicuro, ma mi pare che i termovalorizzatori autorizzati entro una certa data (?) ne possano comunque beneficiare.

Dario

Dario Faccini ha detto...

Riprovo ancora scrivendo il link su tre righe:

http://www.greenpeace.org/italy/
ufficiostampa/rapporti/
gestione-rifiuti-a-freddo

Dario

Anonimo ha detto...

E' davvero impossibile tagliare drasticamente con provvedimenti centralizzati (leggi ad hoc che impongano seri standard restrittivi) la generazione di rifiuti alla fonte: in fabbrica e alla distribuzione?

Anonimo ha detto...

Egregio Terenzio, l'incenerimento dei rifiuti dovrebbe essere bandito dalla lista delle soluzioni tecniche per il loro smaltimento.
La questione della generazione tecnologicamente INELIMINABILE delle nanopolveri e delle patologie(tra cui i tumori polmonari)da esse causate alla popolazione umana, è motivo di esclusione a priori della termovalorizzazione(bella parola per nascondere l'incenerimento dell'immondizia).
Una onesta classe politica avrebbe preso a calci nel c...o le multinazionali dell'incenerimento e Moratti(boss della termovalorizzazione dei rifiuti) non avrebbe comprato tanti vip del pallone calciato con i soldi delle bollette Enel pagati dagli Italiani per le rinnovabili, tra cui, scandalosamente inserito, anche l'incenerimento della spazzatura.
Purtroppo a causa della commistione politica/affari e, non ultimo, la sponsorizzazione di alcuni giornalisti e persone(tra cui lei), la problematica dello smaltimento dei rifiuti continua a rimanere ben lontana dalla soluzione ecocompatibile.
Saluti

Paolo B.

Terenzio Longobardi ha detto...

Egregio Paolo B.,
io non sono innammorato di nessuna tecnologia. Bisogna però che sia chiara una cosa. Se, come dice lei, l'incenerimento viene bandito dalle forme di smaltimento, la frazione non riutilizzabile dei rifiuti, a valle della raccolta differenziata spinta di tipo domiciliare, dovrà comunque essere smaltita, in discarica o in qualche altro impianto di trattamento. Spero che lei non sia tra quelli contrari a tutto, perchè altrimenti si rischia di fare tutti la fine di Napoli con i rifiuti per la strada.
Credo che quantitativamente le emissioni di nanopolveri di pochi inceneritori non siano minimamente confrontabili con quelle prodotte dal traffico autoveicolare e dagli impianti industriali presenti sul territorio nazionale eppure, per usare una sua delicata espressione, nessuno (politico o cittadino comune) prende a calci nel c... gli industriali dell'automobile. Io sono contrario al regime Cip 6 a favore degli inceneritori e per fortuna è stato eliminato.
Anch'io penso che a causa di persone come lei la problematica dei rifiuti continui ad essere lontana dalla soluzione ecocompatibile, ma non mi permetto di insinuare sospetti di commistione con affari, che pure ci sono in Italia, interessati alla non risoluzione del problema.

Anonimo ha detto...

Allora lei, come ho detto, oltre a contribuire alla non soluzione ecologica della problematica rifiuti in Italia, sposa una certa campagna disinformativa sul problema.
Tengo a precisare che io sono contrario unicamente all'incenerimento dei rifiuti, e se dipendesse da me bandirei da subito gli imballaggi industriali, contribuendo così ad eliminare in gran parte le materie plastiche che si vorrebbero eliminare con la "termovalorizzazione" della spazzatura.
E poi che razza di ragionamento è "visto che le nanopolveri vengono generate dal traffico per la maggior parte, cosa volete che sia se ci aggiungiamo qualche inceneritore qua e là?"; o si è ecologisti argomentando in modo più che coerente sulla questione oppure si fa solo disinformazione.
Per fortuna è la maggioranza della gente a rigettare la via dell'incenerimento dei rifiuti.
Saluti.

Paolo B.

Terenzio Longobardi ha detto...

Paolo B.,
non faccia finta di non capire. Io ho affermato che le emissioni di nanopolveri degli inceneritori sono irrilevanti dal punto di vista sanitario. Mentre non lo sono le nanopolveri emesse dalle automobili, di cui è dimostrata con incontrovertibilità scientifica l'enorme danno sanitario.
Ah, mi sembra un'idea geniale quella di eliminare gli imballaggi industriali.

Anonimo ha detto...

Terenzio,
secondo me è lei a far finta di non capire.
E' un fautore dell'incenerimento dei rifiuti e non si discute, in più reputa irrilevante la quantità di nanopolveri emesse dagli inceneritori rispetto a quella generata dal traffico, tanto che importa se chi vive vicino a tali impianti è esposto a gravi patologie polmonari molto più di altre persone?
Vabbè, è un dialogo sterile tra punti di vista diversissimi il nostro.
Buona giornata.

Paolo B.

giovanni galanti ha detto...

Non posso che concordare con il sig. Paolo B., e le risposte mi sembrano "frettolose".
Considerazioni di cui tener conto sulla pericolosità degli inceneritori ce ne sono molte tra cui: quella recente di Guido Viale, esperto in materia di rifiuti http://www.eddyburg.it/article/articleview/10427/0/116/
e noto Paul Connet (St Lawrence University di New York) http://www.youtube.com/watch?v=BwfcxWVaKNI
Penso che la situazione è più che matura per vedere le interconnessioni tra il flusso dei rifiuti e il ruolo che esso gioca nela ciclo produttivo industriale. Tutte le strategie realmente avanzate mettono in connessione la gestione dei rifiuti con la loro produzione (strategie di riduzione vedi http://it.youtube.com/watch?v=nL93EHIgI8o
strategie di progettazione dei prodotti, vedi la certificazione americana "cradle to cradle" o "dalla culla alla culla" http://www.mbdc.com/c2c/list.php?order=type
e anche http://www.epea.com/english/products/productcasestudies.htm
con la loro gestione (vedi http://www.zerowaste.org/, http://www.sirtecambiente.it/compostaggio.asp, http://www.globalrenewables.com.au/en/ur3r-process/
http://www.consorziopriula.it)
con la loro riutilizzazione in termini di materia seconda da reinserire nei cicli produttivi (vedi la mia pagina del docente, con indicate le materioteche di materiali riciclati e nella pagina del "corso C" la più ampia rassegna di materiali ecologici esistente al mondo (credo), vedi http://www.design.unifi.it/corsi_dettaglio.asp?id=180&curr=C
Le strategie di riduzione, gestione e trattamento, riuso e riciclaggio sono mature e possono permettere l'80% di recupero dei rifiuti, se la società è responsabilizzata e interconnessa con il ciclo dei rifiuti che essa stessa produce, senza sprecare materia e energia (intossicando) con gli inceneritori.

eugenio ha detto...

Se tutti concordiamo sulla riduzione a monte dei rifiuti e sulla raccolta differenziata porta a porta (dove abito la fanno e vi assicuro che con un pò di attenzione da un sacchetto di residuo ogni 2 gg con la differenziata tradizionale siamo passati ad un solo sacchetto a settimana) sappiamo che quest'ultima comunque non può fisiologicamente superare l'80%.
Per il restante Terenzio individua la discarica o l'inceneritore suscitando un pò di polemiche. Tuttavia un modo diverso dalla discarica per disfarsi di questo 20-40% di residuo deve pur esserci, in particolare in zone che non hanno più spazio libero per realizzarle.
Personalmente credo molto nella tecnologia della dissociazione molecolare che coniuga la possibilità di disfarsi del residuo recuperando energia propria dei termovalorizzatori, con la non emissione delle nanopolveri metalliche tipiche degli inceneritori che secondo molti studiosi sono più dannose delle nanopolveri carboniose, tipiche del traffico.
In questa tecnologia a bassa temperatura infatti i residui metallici (e vetrosi) rimangono intatti, non vanno nei fumi di scarico, e sono addiruttura recuperabili dalle ceneri finali. Queste ultime sono le uniche ad andare in discarica o meglio ancora potrebbero essere usate in agricoltura (se risultanti da gasificazione di soli rifiuti organici) o altrimenti in edilizia addizionandole nei processi produttivi dei cementifici.
per maggiori dettagli:
http://www.ecquologia.it/sito/rifiuti/dismol-tech.pdf

Terenzio Longobardi ha detto...

Caro Eugenio,
come dici tu la raccolta differenziata domiciliare può raggiungere altissimi livelli percentuali, l'ho scritto nell'articolo e ne sono da sempre un convinto sostenitore. Bisogna tenere conto anche dell'ottimizzazione economica del servizio che in genere si raggiunge intorno al 65% di raccolta differenziata.
Per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti a valle della raccolta differenziata io ritengo che allo stato attuale inceneritori e discariche controllate costruiti nel rispetto delle attuali normative, garantiscano ampiamente le condizioni di tutela ambientale e sanitaria. Non credo che si debba alimentare il clima irrazionale di caccia all'untore che circola tra le popolazioni locali nei confronti di questi impianti, altrimenti ci troviamo tutti nella grave situazione sanitaria di Napoli con i rifiuti in mezzo alle strade. Del resto, si potrebbero fare un pò di conti sulla quantità di nanopolveri prodotte da un inceneritore per far capire che rappresenta un impercettibile rumore di fondo rispetto allo stesso tipo di inquinamento prodotto dalle industrie, dal riscaldamento e dalle automobili, di cui è ormai acquisita l'evidenza scientifica dell'enorme danno sanitario.
Naturalmente, sono convinto anch'io che qualora diventassero applicabili su scala industriale tecnologie a minore impatto ambientale come la dissociazione molecolare o altro, si debba preferirle agli altri tipi di smaltimento.