lunedì, gennaio 21, 2008

Gli untori del petrolio



Io non sono nato economista; all'università ho studiato chimica. Però, più passano gli anni, più trovo affascinante la scienza dell'economia. Proprio per questo, mi trovo a stupirmi di come gli economisti rinneghino alle volte i principi di base della loro scienza. Nel caso del petrolio, di fronte agli aumenti di prezzo, guardate quanta gente si è messa a dare la colpa ai non meglio identificati "speculatori", proprio come al tempo della peste di Milano si dava la colpa agli untori. Si sono dimenticati dell'esistenza delle leggi del mercato? E' come se io, di fronte a un esperimento di chimica non riuscito, dessi la colpa alle streghe o ai goblin.

La chimica, tutto sommato, è facile e forse è per questo che tanta gente la trova noiosa. In effetti, in chimica tutto è determinato dalle leggi della termodinamica e dagli esperimenti. L'economia è una cosa completamente differente. Non che non ci siano di mezzo anche li le leggi della termodinamica; al contrario è un errore trascurarle. Ma il sistema economico non si presta a essere descritto mediante semplici leggi deterministiche . E' giusto che sia così, è un esempio classico di un sistema "non lineare", ovvero dove ci sono molti elementi che agiscono e che si influenzano vicendevolmente.

Nel sistema economico, il concetto di "mercato" è veramente fondamentale. E' stata un'intuizione geniale dei fondatori della scienza dell'economia che, nell '800, avevano una visione decisamente "non lineare" delle cose. Leggetevi William Stanley Jevons e Adam Smith, per esempio, e capirete cosa intendo dire. Erano dei giganti del pensiero umano. Il mercato è un sistema che cerca un suo equilibrio bilanciando le varie spinte che arrivano dagli elementi che lo compongono.

Purtroppo, gli economisti moderni hanno spesso cercato di descrivere il mercato con un approccio lineare, con risultati decisamente pessimi. Questo ha portato a una certa reazione negativa contro gli economisti e l'economia. Cercate Jay Hanson su internet e capirete cosa voglio dire. Sicuramente esagera, ma anche non si può dire che abbia tutti i torti. Eppure, l'economia è una scienza che ha a che fare con la nostra vita di tutti i giorni e i concetti che esprime sono estremamente utili; in particolare la metafora del mercato ci può guidare a capire il perché certe cose succedono.

Consideriamo la questione del petrolio. Abbiamo tutti visto che i prezzi aumentano e qualcuno reagisce con l'equivalente del "dalli all'untore" della peste di Milano, ovvero "dalli allo speculatore". Eppure, il petrolio è un caso in cui si può veramente parlare di "libero mercato" a livello planetario. Considerate che in questo mercato si vendono ogni anno più di duemila miliardi di dollari petrolio; circa due volte il PIL italiano tutto intero. Vi sembra possibile che un gruppetto di cospiratori che si riuniscono in una stanza fumosa a Zurigo possano influenzare una massa di soldi del genere?

Invece, cerchiamo di ragionarci sopra in termini di mercato. Nel mercato, ci sono produttori e consumatori e i prezzi sono un'informazione che i due gruppi si scambiano e che descrive il rapporto fra domanda e offerta. I prezzi che si alzano sono un messaggio. Ai produttori dice "producete di più!". Ai consumatori dice "consumate di meno!"

Secondo quello che si legge nei testi di economia, il mercato usa questa informazione che viene scambiata fra produttori e consumatori per aggiustare la produzione a un livello ottimale secondo certe condizioni che i testi definiscono usando un linguaggio un po' astruso per i non iniziati. Comunque, queste condizioni non implicano niente di più che in un libero mercato si tende a raggiungere una condizione in cui produttori e consumatori arrivano a un compromesso in termini di prezzi e produzione che è soddisfacente per entrambi.

Nel caso del petrolio, bisogna anche tener conto della limitazione della risorsa. Quello che sta succedendo è che i produttori si trovano davanti al graduale esaurimento delle risorse che hanno sfruttato fino ad oggi. Non che le risorse siano completamente esaurite, ma trovarne ed estrarne di nuovo diventa sempre più caro. La produzione è piatta ormai da qualche anno; interrompendo la tendenza storica all'aumento che era stata la regola da oltre un secolo. L'economia, invece, continua a espandersi, specialmente in paesi come l'India e la Cina, e vorrebbe sempre più petrolio

Allora, come reagisce il mercato di fronte a questa condizione? Mandando un segnale a produttori e consumatori per mezzo dei prezzi. Alzando i prezzi, il mercato dice ai produttori "producete di più!" Ai consumatori dice "consumate di meno!"

Però i produttori si trovano in difficoltà a produrre di più perché andare a sfruttare le risorse petrolifere che rimangono costa sempre più caro. I consumatori, da parte loro, si trovano incastrati in un sistema di vita nel quale è difficile per loro ridurre i consumi.

Allora, cosa fa il mercato? Semplice: urla sempre più forte e il messaggio è sempre quello: "producete di più!" e "consumate di meno!" Ovvero, aumenta sempre di più i prezzi.

A lungo andare, qualcuno finirà per dar retta al mercato e ne vediamo già dei sintomi chiari. Più che altro, sembra che siano i consumatori a essere costretti a ridurre i loro consumi; sembra che sia un po' più difficile per i produttori reagire aumentando la produzione. Come si era detto, la curva della produzione di petrolio è tuttora piatta, mentre quella del consumo sta mostrando una certa tendenza alla diminuzione in molti paesi occidentali (questa riduzione nei paesi consumatori è compensata dall'aumento nei paesi produttori).

Quindi, che cosa ci possiamo aspettare che succeda nel futuro? Beh, sembrerbbe ovvio: vedremo il mercato continuare a lanciare il suo segnale, forse anche più forte (ovvero prezzi ancora più alti) finché non si verificheranno una delle due cose: 1) aumento della produzione petrolifera o 2) recessione economica con conseguente diminuzione dei consumi. A quel punto, i prezzi potranno diminuire.

A voi la scelta fra le due cose che si verificheranno: a parere di ASPO, è molto più probabile che si verificherà una recessione economica, compensata soltanto in piccola parte dagli sforzi dell'industria petrolifera di aumentare la produzione. Per questo, a un certo punto ci dobbiamo aspettare che i prezzi cominicino a diminuire. Ma, attenzione, questo non vorrà dire che la crisi del petrolio è finita. Al contrario!

Per una discussione un po' più dettagliata, potete dare un'occhiata a un mio recente articolo.



[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno@alice.it. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]

11 commenti:

Maurizio ha detto...

Da una parte mi fa paura, dall'altra non vedo l'ora di vedere cosa succederà a breve. Perché qualcosa deve succedere... è la logica che lo impone!

roberto de falco ha detto...

e' il prezzo che determina i consumi quindi c'e' recessione se il prezzo non permette piu' l'acquisto del petrolio dalle fascie piu' deboli, ma questo non vuol dire che il prezzo cala. il prezzo non calera' piu' perche' luso del petrolio non e' facilmente modificabile.il prezzo potra' calare solo se si abbandoni l'uso per una energia alternativa (ipotesi a tuttoggi poco probabile).

redarrow ha detto...

Intanto con chiusure delle borse odierne tra il -5 ed il -7% direi che la recessione è bella che cominciata.... (le borse anticipano sempre di 6 mesi + o - l'economia reale)

Ciao

Loris Gonella ha detto...

Ugo ci azzecca sempre. Meglio dei migliori economisti. Le borse sono scese del 5% ed il petrolio è sceso del 2%. Cio significa che in termini reali è ancora aumentato e continua a bastonare la domanda. Interessante il concetto di "orizzonte dello sconto" nel tuo articolo. Secondo me spiega chiaramente la situazione attuale dei prezzi ed il comportamento dei produttori. Perchè gli economisti "veri" si ostinano ad ignorare le leggi dell'economia e a fornire spiegazioni prive d fondamento ?

Anonimo ha detto...

http://www.disinformazione.it/piccoglobale.htm

Paolo Stefanini ha detto...

Sono ormai alcuni anni che c'è una canea diffusa e confusa sui temi economici. I media diffondono in modo quasi concorde delle "veline" che spiegano in modo risibile e semplicistico quello che semplice non è. Sopratutto quando il tema potrebbe far nascere dubbi su corresponsabilità politiche e/o ignavia decisionale, ecco che puntare il dito contro un nemico esterno ed indistinto come la speculazione è la soluzione più semplice. La teoria di Hotelling è attuata da decenni molto proficuamente dall'industria estrattiva di diamanti, che gestisce al meglio l'immissione di diamanti sul mercato calibrandone la quotazione. Ma il petrolio è troppo importante strategicamente per credere che possa sottostare al libero mercato . La politica interferisce in modo pesante ,e determina scelte che prescindono da leggi economiche. Vedi Irak. Infine i prezzi finali di cessione dei prodotti distillati dal petrolio sono appesantiti dal carico fiscale che può essere gestito; e ritorniamo a scelte politiche. E' molto più facile sintetizzare: " è la speculazione" tralasciando "politica"

Nicolo' ha detto...

Provo a fornire una diversa spiegazione, recuperata in rete, sull'aumento del prezzo del petrolio. Riporto la spiegazione di tale Hojjatollah Ghanimifard, direttore per gli Affari Internazionali presso la National Iranian Oil Company:

"Il problema non e' la penuria di scorte", ha commentato Ghanimifard, dopo che in serata a New York era stato toccato, seppure brevemente, il nuovo record storico assoluto dei 100 dollari il barile. "Io credo invece che il problema principale sia esterno al mercato del petrolio. C'e' troppa liquidita' disponibile", ha sottolineato, "e gran parte di essa e' proprio sul mercato cartaceo del greggio. I dati", ha insistito l'alto funzionario di Teheran, "dimostrano che attualmente di scorte ne abbiamo abbastanza".

Il problema è invece la sovrabbondanza di un liquido meno pregiato, altrimenti detto “carta straccia.” E più carta straccia c'è in circolazione, più ne serve per ottenere in cambio un quantitativo di oro, nero o giallo non fa differenza, se è vero che anche il prezzo del prezioso metallo ci osserva stupito da altezze mai viste prima. A questo punto uniamo diligentemente i puntini ed andiamo a vedere se riusciamo a capire da dove è arrivato il diluvio di carta che ci rende (quasi) tutti più poveri. Torniamo indietro di un paio di settimane:

Riversando nel mercato quasi 350 miliardi di euro oggi la Banca centrale europea ha effettuato un nuovo, massiccio intervento per cercare di alleviare le tensioni che continuano a trascinarsi dalla scorsa estate, a seguito dell'ondata di insolvenze sui mutui subprime americani.

Invito a dare un'occhiata al mio blog, ho recentemente recuperato un ottimo articolo sull'inflazione (che è l'aumento della massa monetaria, non dei prezzi) che spiega chiaramente come avvengano questi aumenti.

Antonio Tozzi ha detto...

@ nicolo'
Non farei molto affidamento su questa "spiegazione". La crescita della massa monetaria, vale a dire la svalutazione della moneta, non basta a spiegare l'aumento di prezzo osservato. La moneta, come misura del prezzo di un bene equivale, in un certo senso, al metro da carpentiere per misurare l'altezza di una persona. Se la moneta si svaluta il prezzo aumenta, così come l'altezza misurata col nostro metro aumenta se si accorciano i centimetri che compongono il metro stesso. Questo però non significa che la persona sia cresciuta in altezza.
Ora, il petrolio si è apprezzato non solo rispetto alla moneta (sia essa il dollaro, l'euro o la pizza di fango del Camerun), ma anche rispetto al reddito personale disponibile, rispetto al PIL mondiale, rispetto all'indice dei prezzi al consumo...
Insomma, non si sono solo ristretti i centimetri: è proprio cresciuta la persona.

Nicolo' ha detto...

Hai perfettamente ragione Antonio. Ma mi hai appunto elencato dei "metri di paragone" che sono tutti quantificati appunto in denaro: stipendio, PIL,...
Guardiamo invece il petrolio in rapporto ad un'altra "risorsa scarsa", l'oro.

Il Wall Street Journal il 4 gennaio 2008 ha mostrato un grafico molto interessante che spiega questo: se guardi il prezzo del petrolio negli ultimi 10 anni, se lo guardi in rapporto al dollaro è salito del 350%, se lo guardi in rapporto all'euro è salito del 200% circa, se lo guardi in rapporto all'oro è rimasto costante!

Poi certamente, ci sono tanti altri fattori, tra cui il costo di estrazione (legato al tema del peak oil) e anche la situazione politica del paese. Il petrolio era a 27$ (VENTISETTE!!!) al barile quando Bush andò là a prenderselo, a proteggerlo, a sottrarlo all'Iraq; oggi in Iraq si produce meno della metà di petrolio (rispetto a prima della guerra) e stanno minacciando pure l'Iran e questo spinge i prezzi al rialzo! Tutto questo fa aumentare la richiesta di petrolio ma non puoi trattare di petrolio senza avere a che fare con la richiesta di dollari: quando svaluti il dollaro ed il dollaro va giù ogni giorno che passa, più il dollaro scende di valore più i prezzi del petrolio aumentano.

Un saluto,
Nicolò

Frank Galvagno ha detto...

Sarò un ignorante di "economia dell'oro", ma la mia impressione è che se gli effetti del picco degli idrocarburi non saranno mitigati l'oro sarà una sicurezza finta.

L'oro, classico "bene rifugio", (solo psicologico a mio avviso), dovrebbe essere importante non per la sua bellezza-lucentezza (questa è legata alle proprietà dei suoi gusci elettronici) che induce un valore "economico", ma per la sua importanza come materiale nell'elettronica, come alligante, come catalizzatore.
Con la pancia vuota, magazzini pieni di lingotti non hanno molto significato ...

Marco Pagani ha detto...

Se da un lato i produttori di petrolio non possono controllare l'offerta (che lentamente si riduce per motivi FISICI e non economici), dall'altro i consumatori non possono del tutto controllare la domanda. Se è possibile consumare meno diamanti o TV o caviale, non è possibile in tempi brevi cambiare la struttura energivora delle società "sviluppate", quindi è difficile che la domanda di riduca in modo fisiologico, se non marginalmente. La riduzione potrebbe avvenire invece in modo catastrofico.
Il mio timore è che verranno tempi molto duri per i pensionati, gli operai, i lavoratori irregolari (insomma più o meno la maggioranza della società), non tanto perchè non potranno più andare in giro in auto, ma perchè il cibo e il riscaldamento costeranno troppo.