lunedì, dicembre 31, 2007
Le impronte di Babbo Natale

Nella cultura dominante, a Natale bisogna regalare qualcosa. E se qualcuno, per caso, inizia a domandarsi il perchè, ecco che un parente, amico o collega gli chiede che cosa ha ricevuto, o cosa ha regalato. Naturalmente, deve essere un oggetto fisico e tridimensionale per poter essere presentato con una certa "dignità".
Più che una questione di taccagneria (argomento caro ai "regalisti"), a me pare un discorso di razionalità. Se una persona cara ha un bisogno reale, che so un paio di scarpe, a inizio novembre che si fa, si aspetta il 25 dicembre? Oppura, si dona l'oggetto in tempo utile, e si regala qualche cianfrusaglia a Natale?
Di seguito, ho voluto riportare un paio di notizie di questo periodo natalizio, che costituiscono a mio avviso due indicatori-tipo (tra i tanti che si potrebbero scegliere) della direzione che abbiamo deciso di seguire.
Consumi elettrici: Terna, +1000 Mw da addobbi e insegne Natale (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Durante le festivita' natalizie i consumi di elettricita' fanno aumentare di 1.000 MW il fabbisogno di energia elettrica. Lo rileva Terna. Nei giorni a ridosso del Natale l'effetto delle luminarie si traduce in un aumento della domanda di elettricita', rispetto ai valori medi del periodo, equivalente al consumo nell'ora di picco di una citta' come Bologna. L''effetto festivita'' sui consumi di energia elettrica, nonostante corrisponda a solo il 2% del fabbisogno medio del periodo (55.000 MW), e' rilevante, segnala Terna, se si considera che le luminarie natalizie restano accese per poche ore al giorno, di norma dalle 16 alle 21.
Traffico di Natale, tutta la città si blocca (La Repubblica) di Cecilia Gentile
Su tutte le consolari come in centro e nei quartieri circolazione in tilt. Decine di tram bloccati, bus prigionieri tra le auto. Roma prigioniera dello shopping natalizio. Ieri la corsa in macchina al regalo ha trasformato la capitale in un´enorme - e immobile - lamiera, che ha reso impossibile ogni spostamento. Bloccati per tutta la giornata la tangenziale, il raccordo anulare, e tutte le arterie di attraversamento della città. Anche il trasporto pubblico ha dovuto arrendersi di fronte all´occupazione sistematica delle corsie preferenziali da parte delle auto private. Nel quadrante Casilina-Prenestina-Porta Maggiore-San Giovanni, la città è arrivata al collasso. Su piazza di Porta Maggiore, che funziona come un gigantesco snodo per i tanti flussi di traffico, si è ammassata una quantità inverosimile di veicoli, che hanno finito per bloccarsi a vicenda, paralizzando anche il trasporto pubblico.Le conseguenze sono state disastrose per la viabilità: nel primo pomeriggio a via Prenestina, da largo Preneste in direzione centro, erano incolonnati una ventina di tram, con i conducenti in strada, ormai impotenti. I passeggeri scendevano cercando un´impraticabile alternativa. Raggiungevano a piedi via Casilina, per salire sul trenino Roma-Pantano. Anche questo però, all´altezza di Porta Maggiore, doveva arrendersi. «Qui si scende, il treno torna indietro», annunciavano rassegnati i conducenti. In piazza soltanto un vigile urbano tentava inutilmente di addomesticare la belva del traffico privato. Insomma, i romani non hanno raccolto l´invito dell´amministrazione comunale a servirsi del mezzo pubblico per evitare la paralisi e si sono ritrovati passare la giornata bloccati dentro scatole di lamiera. I continui stop & go delle auto e lo smog alle stelle hanno trasformato in un incubo i giorni precedenti al Natale. Unica, vera alternativa: le metropolitane. E per il dopo Natale è già pronta la corsa ai saldi. Campidoglio, categorie del commercio e rappresentanze sindacali si sono accordati sulla possibilità di lasciare ai negozi la facoltà di apertura per la prima domenica dei saldi, che quest´anno cade il 6 gennaio, giorno dell´Epifania.
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Etichette: consumismo
domenica, dicembre 30, 2007
Paura di volare
E’ molto istruttivo seguire le tormentate vicende di questi giorni riguardanti l’ormai decotta Alitalia, perché sono sintomatiche e illuminanti di un modo tutto italiano di gestire i servizi di interesse pubblico. Dopo che l’Azienda è arrivata sull’orlo della bancarotta a causa di un management fallimentare e una politica salariale sciagurata, con l’aggravante degli alti costi del petrolio che hanno fatto lievitare una voce importante del bilancio, quella dei carburanti, il governo italiano si è deciso a vendere la Compagnia. Finalmente arriva una proposta interessante, quella di Air France, un’azienda solida di peso internazionale, che sembra dare ampie garanzie di risanamento e sopravvivenza. Ma ecco che spunta a competere il nanetto italiano AirOne, sospinto dalla solita immancabile cordata di banchieri nostrani. La proposta di Air France sembrerebbe in maniera palmare migliore di quella della società italiana.La compagnia di bandiera francese offre 35 centesimi per ogni azione contro 1 centesimo di AirOne (se venisse accettata quest’ultima offerta il Tesoro dovrebbe rinunciare a un minor introito di circa 240 milioni euro!), propone un esubero di personale più basso della rivale, presenta un piano industriale più credibile e una copertura del debito più sicura. Eppure, il Consiglio di amministrazione prende tempo e non decide, probabilmente a causa delle pressioni di una parte del governo e di politici che sembrano voler pervicacemente continuare a esercitare un’occupazione indebita dell’economia, di sindacati che non mollano l’osso di un potere contrattuale che ha portato i costi del personale e l’efficienza del servizio a livelli di inversamente proporzionale insostenibilità, di amministratori e imprenditori che in nome di un localismo deteriore si preoccupano solo di mantenere spazi improponibili per aeroporti regionali. Insomma il solito teatrino di una politica inadeguata al proprio compito, preoccupata più delle proprie scorribande di potere che della efficienza e funzionalità di servizi di importanza generale.
A questo punto qualcuno potrebbe legittimamente chiedermi cosa me ne importa delle sorti di una compagnia che gestisce un tipo di trasporto tra i più inquinanti ed energeticamente insostenibili. In effetti nulla, tanto più che ho paura di volare e non metterei mai piede su nessuna di quelle carrette volanti, nemmeno se mi pagassero. Gli aerei hanno un consumo specifico di 54 gep/pxkm contro i 36 gep/pxkm delle autovetture e i 18 gep/pxkm dei treni, e quando sarà completata (?) la linea di Alta Velocità Ferroviaria sulla tratta tra Roma e Milano, su cui avviene circa il 70% degli spostamenti aerei nazionali, ci libereremo quasi del tutto da questa modalità di trasporto, almeno sul nostro territorio.
La verità è che il caso Alitalia ricorda paurosamente quello di Trenitalia, le cui sorti mi interessano molto di più, in quanto il trasporto su ferro è a mio parere la vera alternativa all’attuale modello di mobilità insostenibile. E’ la scandalosa inefficienza dei treni italiani, comparata all’impeccabile servizio offerto dalle Ferrovie d’oltralpe che ha contribuito in maniera determinante a sbilanciare drammaticamente a favore della gomma sia il trasporto passeggeri che delle merci. L’immagine impotente del paese ostaggio di una manipolo di autotrasportatori irresponsabili e dei passeggeri di un treno guasto abbandonati per ore nel freddo gelido di una campagna meridionale dovrebbero essere di monito per i nostri governanti e indurli ad azzerare i vertici di Trenitalia e affidare il servizio con una gara internazionale, nella speranza, anche qui, che vincano i soliti francesi, o i tedeschi e persino gli spagnoli. Ma mi rendo conto di sconfinare nella fantapolitica. Come ha ricordato Stefano Nescio sul Forum di Aspoitalia, citando Andreotti, ci sono pazzi che si credono Napoleone e quelli che vogliono risanare le ferrovie italiane.
Etichette: aeronautica civile, gestione aziendale, trasporti
venerdì, dicembre 28, 2007
BAUguri ...
Auguriamo un felicissimo anno nuovo a voi, alle vostre famiglie e a tutti i vostri cari.
Il 2007 è stato senza dubbio un anno di crescita per ###.
D’altronde è evidente che la concorrenza, che vediamo obiettivamente rinforzarsi da qualche anno, sarà più presente e più pressante nel 2008. Coscienti di questa realtà, siamo maggiormente in grado di risponderle. Poiché ### ha la capacità di affrontare e rafforzare la propria leadership. Dovete tutti esserne convinti.
Continueremo, così, i nostri sforzi, in particolare negli stabilimenti, per rafforzare la sicurezza e migliorare l’ergonomia. Inoltre, ci attiveremo affinché ### offra a ciascuno di voi prospettive di sviluppo ed utilizzi al meglio il talento di ognuno. Ma, prima di tutto, il successo di ### sarà completo soltanto se condivideremo, a livello mondiale, una visione comune del contributo di ciascuno agli obiettivi del Gruppo e questo in qualunque paese si svolga la propria attività o il proprio mestiere.
Abbiamo piena fiducia in ognuno di voi per raccogliere questa sfida.
Etichette: Industria, Macroeconomia
giovedì, dicembre 27, 2007
Il solstizio di inverno di Luca Mercalli

L'altro giorno ho avuto il privilegio di sentire Luca Mercalli parlare dal vivo per un'oretta buona, non nei soliti 2-3 minuti che gli vengono concessi su RAI3 tutti i giorni. Bene, vi posso dire che Mercalli è uno che veramente "sfonda" l'udienza e che non si fa scrupoli di parlare esplicitamente delle tematiche ASPO (incidentalmente, Mercalli è un membro "della prima ora" di ASPO-Italia). Ovvero, niente giri di parole: siamo nei guai e lo saremo sempre di più nei prossimi anni a meno che non prendiamo provvedimenti drastici in tempi brevi.
Vi riassumo rapidamente la presentazione che Mercalli ha fatto a Siena il 21 Dicembre di quest'anno a una riunione dedicata all'ampiamento dell'aeroporto di Ampugnano. Fra le altre cose era il giorno del solstizio di inverno, cosa che dava all'occasione un particolare significato di momento di rinnovamento, di fine di un ciclo e di inizio di un altro.
Mercalli, come dicevo, non ha avuto remore a parlare esplicitamente dei problemi gravissimi che ci troviamo davanti: il cambiamento climatico per prima cosa; che è il suo campo di specializzazione. Ma anche il progressivo esaurimento delle fonti energetiche fossili, la tematica principale di ASPO. Soprattutto, Mercalli si è soffermato su una cosa di cui non si parla molto ma che è forse la più fondamentale: la graduale cementificazione del territorio italiano che distrugge l'humus fertile creato nei millenni e che è irreversibile su tempi di interesse per gli esseri umani. Una volta che un centro commerciale è caduto in rovina, prima di poter piantare il grano di nuovo in quell'area ci vogliono perlomeno mille anni.
Secondo Mercalli, tutto questo è parte di un generale imbarbarimento dell'intelletto umano. La nostra tendenza a rapinare e distruggere per sempre le ricchezze naturali di un intero pianeta ci ha reso ciechi a quella che è la bellezza del mondo che ci circonda. Una civiltà che distrugge la campagna per farci capannoni industriali e centri commerciali non è degna del termine "civiltà". Se si perde la percezione della bellezza, allora si perde tutto; non importa quanti centri commerciali abbiamo.
Un paio di esempi che Mercalli ha fatto sono stati particolarmente efficaci. Ha fatto vedere la curva di ASPO della produzione di petrolio, domandandosi: "ma se questo è l'andamento che ci aspettiamo, gli aerei fra pochi anni non avranno carburante. Allora, che senso ha costruire un nuovo aeroporto?" Ha raccontato di aver posto la domanda a un assessore ai lavori pubblici in un dibattito pubblico. Dopo essere stato sollecitato più di una volta, alla fine l'assessore ha risposto "io non posso pensare a un mondo diverso dall'attuale." Un'ammissione esplicita e chiarissima dell'atteggiamento ottuso di un'intera classe politica che, purtroppo, al momento si trova a occupare tutti i posti decisionali e che si rifiuta semplicemente di ammettere che qualcosa al mondo sta cambiando.
Su questo punto, il rifiuto culturale al cambiamento, Mercalli ha fatto un esempio particolarmente calzante. Ha parlato della soceità dei Walser sulle Alpi. I Walser, originari del nord delle Alpi, si erano stabiliti sul versante sud a partire dal 1200 circa. Avevano tecnologie sociali e ingegneristiche molto evolute. Avevano stufe in ceramica o in terracotta che erano molto più efficienti dei caminetti aperti. Praticavano un controllo sociale delle nascite non violento e non coercitivo. Il risultato era una società prospera e in armonia con l'ambiente. In contrasto, i loro vicini, per esempio delle Alpi cuneesi, usavano il caminetto aperto e non riuscivano a controllare le nascite. Il risultato era una povertà diffusa, carestie ricorrenti, necessità di emigrare. La cosa interessante è che in tanti secoli di vicinanza, non siano riusciti ad adottare le tecnologie e il modo di vivere dei Walser. Un'indicazione, fra le tante, di come la stasi culturale faccia dei danni immensi. L'incapacità di adattarsi uccide.
La platea è parsa chiaramente sorpresa dalla presentazione di concetti che sarebbero impensabili da leggere o ascoltare nei media standard, giornali o TV. Si è sentita qualche esclamazione di "mamma mia!" Era anche, tuttavia, una platea ricettiva a certi concetti. Chi aveva spento la TV e si era mosso da casa per andare a parlare dell'aeroporto di Lampugnano era, chiaramente, già "intonato" con certi concetti. A chi aveva preferito stare a casa e sorbirsi il telegiornale, certe cose sono state risparmiate - per ora.
Sicuramente qualcuno definirà come "il partito del no" il gruppo che si era riunito a Siena il 21 Dicembre per protestare contro l'ampiamento dell'aeroporto di Ampugnano. In effetti, in alcuni degli interventi del pubblico si è sentito un certo atteggiamento "nimby" (non nel mio giardino). Ma, a parte la questione specifica, il fatto che almeno duecento persone si siano affollate nella sala è un indicazione che certi problemi vengono percepiti profondamente. La maggior parte delle persone presenti, chiaramente, non avevano una visione quantitativa esatta della situazione delle riserve petrolifere, dell'estensione di territorio cementificata, o della rapidità del cambiamento climatico. Tuttavia, è chiaro che il loro interesse sull'argomento andava ben al di là del semplice rifiuto di un altro - del tutto inutile - aeroporto in Toscana. E' un atteggiamento che ci potrebbe portare ad adattarsi al cambiamento prima che questo ci arrivi addosso in tutta la sua violenza.
Purtroppo, finché avremo ai posti di comando persone che "non possono pensare a un mondo diverso dall'attuale", non vedremo nessun cambiamento e continueremo a sprecare le poche risorse che ci restano in opere non solo inutili, ma dannose.
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martedì, dicembre 25, 2007
Buon Natale a tutti!

Questo è il biglietto natalizio che ho mandato in giro per via elettronica quest'anno.
Forse penserete che sono un po' maniaco con la cosa del fotovoltaico. Beh, forse è vero; ma mi è venuto così.
Buon Natale a tutti e speriamo in un 2008 fotovoltaico (è anche eolico, idroelettrico, eccetera)
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domenica, dicembre 23, 2007
Cronaca (disordinata) dell'incontro di Siena
Quel che segue è la cronaca molto disordinata di un incontro tra Aspisti in occasione di una conferenza di Luca Mercalli presso un comitato che si oppne all'allargamento dell Aeroporto di Siena ( Ampugnano)Dopo un cinquinesco elettrico viaggio wwwwwwhhhh di una 65ina di km, una volta tanto privo di eventi, arrivo alla Calp di Colle Val D’elsa, la più grande azienda vetraria italiana, dove, pur essendo una specie di città, grazie a Corrado, TUTTI conoscono il cinquino.
Il portiere, questa volta mi alza la sbarra, mi aggiro elettricamente, tra gli sguardi dei pochi operai presenti, tra gli enormi capannoni, mucchi di cristallo in attesa di riciclo e materie prime varie, palletts, pancali e ganci di sollevamento da piano quinquennale, mega-impianti di aspirazione, ventilazione, alimentazione....ed arrivo al laboratorio elettrico dove Corrado ed un po' di collaboratori, circondati come al solito da DECINE di motori elettrici ed altri arnesi vari, piu' o meno smontati riassemblati, acccumulati... mi aspettano. Attacchiamo il cinquino in carica e SCHEGGIAMO con la macchina di Corrado a prendere Luca.
Il tempo di prendere respiro due volte ( ma devo concentrarmi PARECCHIO per ricordarmi di respirare) e siamo arrivati alla stazione di Siena a prendere Luca che arriva, nonostante lo sfiatatissimo trenino diesel bicarrozza IN ORARIO.
O meglio: Arriva in orario rispetto all'orario Internet, con15 minuti di ritardo rispetto a quello degli orari affissi e con 25 minuti di anticipo rispetto a quanto segnalato dai tabelloni luminosi.
Buh?
Corriamo all'appuntamento con gli altri Aspisti ad una grande fonte detta della pescaia per la visita ai "bottini" medioevali di Siena.
L'atmosfera è surreale, dietro degli anonimi caseggiati anni 60 ( per quanto realizzati con quel minimo di garbo che ancora conservano da queste parti), ed una strada rialzata, c'e' un meraviglioso edificio medioevale davanti il quale si apre una piazza del Campo in miniatura, vero ed evidente centro di socializzazione sotto le arcate gotiche che reggono l'edificio si succedono tre vasche dove placidamente gorgoglia l'acqua, le tre vasche essendo al tempo destinate in ordine, agli umani, agli animali ed infine alle lavandaie. Intorno e davanti alle vasche sedute in mattoni ed i segni di attività sociali ormai dimenticate.
Eh si, perché il grande spazio è DESERTO, come dimenticato, dal quartiere che gli è sorto intorno, una sorta di NON-rovina romana, estraniato dalla quotidianità. Sembra quasi, complice la luna che fa capolino, di vedere i fantasmi delle lavandaie che per generazioni si sono succedute, dei mercanti, degli abitanti insomma che per tanti secoli hanno tenuto in ordine e funzionante quella fonte.
Eh, si' perché a Siena L'acqua, naturalmente NON C'E' e NON c'e' mai stata.
Questo forse è anche la ragione per la quale la formidabile serie di alture è rimasta semi-abitata per millenni, nonostante le succedutesi civilizzazioni etrusche e romane.
Il motivo è non climatico ma geologico.
Siena pogge su una specie di rupe tufacea ( non si tratta veramente di tufo ma di sabbie plioceniche molto poco addensate) che in pratica assorbe come una spugna l'acqua e tuttavia non è abbastanza permeabile da permettere la raccolta in un semplice pozzo.
Quindi ogni singola fonte compresa quella che stiamo vedendo si basa, per l'approvvigionamento su KM di canali scavati a mano nei secoli e per secoli mantenuti che si inoltrano nella rupe lasciando che l'acqua, goccia-goccia dalle mille fratture della roccia, si raccolga in una canaletta e poi in polle artificiali connesse tra di loro e poi, finalmente, arrivi alle fonti.
Un lavore secolare con una manutenzione a quanto pare, ripetuta ogni 70 anni.
L'acqua che filtra in fatti, è un'acqua "dura" ricca di calcare, che deposita, nei decenni concrezioni di travertino.
Il fenomeno avviene costantemente con la formazione di una sottilissima brina calcarea sulla superficie delle polle, a causa della degassificazione dell'anidride carbonica. Raggiunto uno spessore sufficiente la tensione superficiale dell’acqua non è piu' in grado di resistere al peso dello straterello e questo affonda pian piano cosi riempiendo le polle. e rivestendolo di un candido ( e durissimo) strato di calcare, un po’ come le stalattiti e le stalagmiti.
Si vedono ancora i colpi di piccone con cui hanno scavato i cunicolo e NONOSTANTE la siccità egli ultimi mesi l'acqua scorre ancora, placidamente e gorgogliando arriva alla fonte appena vista.
Torniamo in superficie e dopo una visita ad un mercatino (Luca fa incetta di una mezza quintalata di panforte artigianale) andiamo a dare un occhio alla bellissima enoteca/ristorante PUBBLICA che si trova nel forte costruito ( al terzo tentativo, pare, dai Fiorentini. 'che i Senesi di notte demolivano quello che le maestranze prezzolate dai Fiorentini costruivano di giorno).
Poi, dopo un mancato incontro con il professore di economia ambientale che ha invitato Luca, ce ne andiamo a recuperare il cinquino, non prima però di aver visitato un'altra fonte mi pare fonte nuova.
Questa visita mi si stampa nella memoria e non credo solo a me.
Immaginatevi una piccola chiesa gotica tagliata a meta, le bifore le alte volte a crociera, che sono aperte verso una piazza ( aime' piena di auto) con le solite due vasche rivestite di travertino auto formatosi di un candore accecante) i riflessi dell’acqua che sgorga placida PLACIDA, come il sottofondo di certi cd new age, sulle alte volte a crociera, la grande vasca, quasi una piscina, per l’acqua da bere e in successione quella piu' bassa per le lavandaie. Una cassetta della frutta di plastica, rovesciata, è diventato un meraviglioso pezzo di marmo traforato, ci metto un po a capire cosa è quella cosa, forse messa li per fare da gradino ed aiutare la discesa nell'acqua ( ai tempi chi insozzava l'acqua a Siena veniva sottoposto ad orrendi supplizi , ora immagino che i ragazzini, d'estate ci facciano il bagno).
Finalmente arriviamo alla Calp (Corrado, fortunatamente frenato dal traffico e dalla chiacchera con Luca scende a velocità che permettono una respirazione naturale) ed andiamo a visitare una linea di produzione, una cosa affascinante anche e sopratutto per il mix di tecnologia intelligenza manualità ed anche efficienza energetica che si vede ovunque.
A parte la complessità dei macchinari ( uno poi capisce perché ci vuole assolutamente una GROSSA officina elettrica e pure con parecchie persone competenti) quel che colpisce è la qualità dell'isolamento.
Ad un certo punto ci troviamo di fronte ad una specie di grossa piscina sospesa su possenti travi in acciaio e rivestita di refrattario.
Dentro ci sono ( circa) 100 quintali di vetro a 1500 gradi, come dimostra una condotta che si dirama ed arriva ad una specie di beccuccio gigante da pasticciere che robotticamente fa cadere da tre o 4 metri un gocciolone fuso di cristallo in una specie di stampino king-size da dolcetti natalizi, fase iniziale della realizzazione di fruttiere in cristallo giganti...
Bene. la parte alta del tinozzone è APERTA e coperta del materiale che viene via via aggiunto ( la linea è continua), vetro di recupero, minio ed altri ossidi aggiunti ( e trattati, ovvero inumiditi se ben ricordo, per evitare polveri letali etc etc) questo materiale, pian piano, fonde e sprofonda, mescolandosi con il resto del blob.
Siamo, forse, a tre metri e FA FREDDO.
Infatti arriva lo spiffero dalle vetrate a 15 metri alle nostre spalle e nemmeno un erg da davanti.
Quasi incredibile, specialmente per un geologo che ha avuto la ventura di trovarsi ad una distanza di due o tre volte superiore (una dozzina di metri) da una colata lavica, a Stromboli, e si è trovato con le sopracciglia ed un bel ciuffo di capelli strinati dalla vampa di calore irradiato... e questo con una temperatura di almeno 500 gradi piu' bassa...Il pavimento su cui camminiamo e rivestito di piombo. Mentre sto chiedendomi se serve per assorbire vibrazioni e/o rumore Corrado spiega tranquillamente che serve come un MEGA fusibile: In caso di collasso/rottura del cisternone di vetro fuso questo colando fuori anziché invadere l'intero capannone come una colata di lava artificiale (penso agli operai di Torino e rabbrividisco) fonderebbe all'istante il pavimento di piombo precipitando in un grosso locale con un volume multiplo di quello del cisternone.
Affascinati, finiamo il giro e ritorniamo a Siena , io con il cinquino e Corrado e Luca con la macchina di Corrado.
Tocco punte di ben 102 km/h di Gps ( ma il motore protesta, essendo fatto frullare piu' di quanto abbia voglia...) mentre in effetti nelle zone in piano il cinquino fa sempre i suoi 95 km/h reali, come dovrebbe.
Messo il cinquino di traverso all'ingresso dell'incontro comincia la conferenza, di cui parlerà Ugo in un altro post.
Luca, in pubblico, è di una efficienza senza pari.
Io che alle conferenze mi distraggo velocemente, ANCHE se l'argomento mi prende, non perdo una battuta. Ed il pubblico pure.
Sopratutto, è una mossa simbolica e QUINDI sostanziale, quella di far sedere sulle sedie del palco "oratori" le persone in piedi in fondo alla sala. Il lato simbolico è evidente: il problema E' LORO, le persone DEVONO partecipare e non assistere come, purtroppo invece ci insegna, ad esempio, la televisione. Un incontro deve ESSERE un incontro.
Sopratutto, terminando, Luca torna a ripetere: Ok, io vado a mangiarmi un cinghialetto locale ma... voi continuate, e, bene, funziona:
Benché un bel po’ di persone se ne vadano, come alla fine di uno spettacolo, TANTI restano e, appunto, continuano.
Ottima semina, Luca.
Per il resto Corrado ci porta a sud già in mezzo alle crete dove l'agriturismo in cui alla fine abbiamo l'ASPO convivio è accanto ad una polla termale naturale, ancora allo stato grezzo fino a qualche anno fa ed ora trasformata in una specie di rustica piscina..anche qui lo sviluppo avanza, ma non in modo devastante direi.
Il glu glu del post precedente si riferisce ad un curioso "Merlot in purezza" delle vigne limitrofe, vino inusuale, devo dire, da quelle parti, affinato in rovere, ma direi non barricato. Per quel che so il Merlot è un vitigno robusto, che sopporta terrenacci, climi ed irrigazione marginali, al contrario di altri più delicati e tradizionali, che chiedono cura, irrigazione ( o almeno pioggia)….
Forse, tanto per cambiare, anche questo si lega alle mille e mille beghe di cui gui parliamo, un piccolo flebile segnale, almeno per chi riesce a coglierlo.
Come al solito chiacchieriamo di mille cose tra cui, tra parentesi, mi piacerebbe che qui si riprendesse le mappe cognitive di Andrea (Ans-Fans) per l'aspo education, In quanto fantastiche per la possibilità di visualizzare a colpo d'occhio le connessioni tra le mille problematiche che qui dibattiamo, sostanzialmente facendo acquistare una dimensione al classico approccio monidimenisonale-lineare delle tipiche presentazioni e/o dei siti internet.
In piu' la struttura da database relazionale permette una implementazione progressiva e quindi, nei limiti da noi stabiliti, "open source".
Salutatici con un abbraccio, ed dopo un bel in bocca al lupo a Luca ( oggi avrà 8-minuti-8 da Fazio e credo che domani lo scorticheranno vivo su mezza stampa nazionale) io, Ugo la moglie ed una loro amica ce ne torniamo a Firenze, mentre, finalmente, per il relax auditivo di tutti quanti, finalmente mi taccio e m'arronfo.
Recuperata la nuova/vecchia bi ruote ( sto vendendo lo scassone precedente e sono passato ad un modello piu' piccolo piu robusto, tendente all'eterno, e sopratutto piu' risparmioso) la frustrata di aria diacciatissima ( sono quasi le 2 di notte) mi tiene egregiamente sveglio fino a casa.
Pietro
venerdì, dicembre 21, 2007
Volete comprare il colosseo?
Il nostro rapporto con le automobili è molto stretto e a volte tormentato e gli aumenti dei prezzi dei carburanti ci stanno portando a degli atteggiamenti a volte degni di cocainomani in crisi di astinenza. In particolare, vediamo la nascita e la diffusione di aggeggi e polverine magiche che in qualche modo dovrebbero migliorare le prestazioni delle automobili e scongiurare la crisi. In molti casi, questi arnesi sono venduti da imbroglioni senza scrupoli, come quelli del famigerato ""tubo tucker". La storia è lunga, qui provo a raccontarvi la mia esperienza con qualcuno di questi aggeggi-miracolo, sperando che vi sia utile per evitare di trovarvi in tasca l'equivalente del contratto di acquisto del Colosseo o della Fontana di Trevi.
Negli Stati Uniti, si sa, l'automobile è un accessorio necessario alla vita quotidiana quanto lo sono pettini, orologi da polso, calzini e altre cose. E' così da tanti anni e lo era anche quando lavoravo al Lawrence Berkeley Laboratory, negli anni '80. Allora, noi studenti e post-doc non avevamo molti soldi, come è tipico degli studenti e dei post-doc, ma avevamo comunque bisogno di una macchina per spostarci.
La mancanza di soldi, si sa, stimola soluzioni creative e non c'è dubbio che molti di noi si ingegnavano. Tipicamente, si potevano comprare dei ferrivecchi a 100 dollari o anche meno dallo sfasciacarrozze locale; arnesi che bene o male erano ancora in grado di una certa locomozione autonoma, sia pure incerta. Un mio amico cinese, grande risparmiatore come lo sono spesso i cinesi, ne aveva recuperata una che andava abbastanza bene salvo un problema con il servosterzo che rendeva molto difficile sterzare a sinistra. Aveva risolto il problema studiando un itinerario che lo portava da casa al laboratorio, e ritorno, senza mai o quasi aver bisogno di girare a sinistra.
Ma i problemi più comuni dei ferrivecchi che guidavamo a quel tempo stavano nella meccanica. Emettevano suoni pietosi quando in movimento e si comportavano come se soffrissero dell'equivalente meccanico di un enfisema polmonare umano. Quanto al colore e alla consistenza del fumo di scarico, in alcuni casi ricordava quello delle antiche locomotive a vapore.
Come è ovvio, la mancanza di soldi impediva riparazioni complete, per cui circolavano varie ricette miracolose per ridare un po' di fiato ai vecchi catorci. Per rimediare alle perdite d'acqua del radiatore, si poteva buttarci dentro un uovo crudo. Mi risulta che la cosa abbia funzionato in un paio di casi, con i buchi che venivano tappati dall "'effetto frittata" dell'uovo che si coagulava nei posti giusti. Per curare i pistoni che sguazzavano nei cilindri come cucchiaini nella tazzina del caffé, la cosa era più complessa e una frittata non sarebbe stata sufficiente. Qui, circolavano varie polverine magiche che promettevano di ringiovanire motori ormai a un passo dalla tomba. In un ambiente di chimici, come quello dove ero io, potete immaginare che queste polverine avevano un fascino particolare. Il solfuro di molibdeno aveva fama di essere efficace in questo senso. Ne ordinammo qualche barattolo per "scopi di ricerca" e parecchie cucchiaiate finirono in vari motori che, in effetti, ne ebbero benefici considerevoli riacquistando, se non proprio la gioventù, almeno una certa capacità di emettere rumori "normali" per un motore a scoppio.
Più tardi, in una carriera di chimico, mi è capitato più di una volta di incrociare problemi di lubrificazione dei motori a scoppio. Ho scoperto che ci sono in commercio svariate polverine che vengono occasionalmente usate anche dagli esperti in lubrificazione. L'opinione generale di coloro che sanno di queste cose è, tuttavia, che le polverine possono essere utili solo in casi molto particolari. Le si possono usare in motori molto usurati o per scopi militari quando una polverina ben piazzata può riportare a casa, bene o male, un veicolo che ha subito la perdita totale dell'olio del motore.
Tuttavia, negli ultimi tempi c'è stato un notevole ritorno di vari "rimedi miracolo" per i motori a scoppio; non solo polveri ma campi magnetici e vari arnesi strani che sono raccomandati sia per ridar vita alle vecchie macchine sia per migliorare le prestazioni delle nuove. In un tempo di crisi petrolifera, la gente si arrangia come può; in un certo senso sembra che tutti siano arrivati all'atteggiamento che avevamo noi studenti squattrinati a Berkeley negli anni '80.
Il problema di questi rimedi magici è che la loro efficiacia è spesso nulla o, al meglio, temporanea. Avrete sentito certamente della storia del "tubo tucker" che prometteva risparmi miracolosi di carburante ma che era un purissimo imbroglio. In quel caso, la magistratura è intervenuta più che altro per via del "marketing piramidale" utilizzato dalla Tucker che sarebbe stato un imbroglio anche se, per caso, il tubo miracoloso avesse funzionato. Più difficile intervenire in casi in cui l'imbroglio non è così palese. Qualcuno vende un aggeggio che promette di migliorare le prestazioni di un motore. E' un imbroglio? Per provarlo bisognerebbe fare delle prove, spendere dei soldi e chi ha il tempo e le risorse? In più se una persona seria si mette a far notare l'impossibilità fisica del funzionamento di certi aggeggi, rischia di vedersi querelato dal venditore e di trovarsi davanti a beghe infinite.
Nella pratica, ultimamente gli aggeggi miracolosi impazzano su internet. Ce n'è uno che è apparso proprio in questi giorni e che fa le solite promesse di aumenti di efficienza, ridotti consumi, eccetera. Non farò il nome di questo aggeggio e della ditta che lo produce (scusate, ma non mi posso permettere le spese legali di una querela per diffamazione.). Mi limito a dire che è basato su raggi infrarossi che dovrebbero "attivare" le molecole del carburante. C'è cascato qualche giorno fa anche il blog "blogecko" e forse anche gli Amici della Terra. Se avete orecchi per intendere, avete inteso.
Ora, per spiegare come mai ritengo che l'aggeggio che non nomino sia un imbroglio dovrei descrivere in dettaglio come mai le cose che raccontano nel loro web site sono del tutto prive di senso. In pratica, ci vorrebbe un sacco di tempo. Quindi, vi racconto una storia differente che vi può aiutare a capire quanto sia difficile fare miracoli tecnologici. Ci vogliono doti particolari per curare i lebbrosi e riattaccare le gambe agli amputati; la ricerca tecnologica è forse un pochino meno difficile ma, se ci costruite sopra una carriera, vedrete che alle volte sviluppare delle buone tecnologie vi sembrerà altrettanto difficile che risuscitare i morti.
Qualche anno fa, sono stato contattato da una ditta che vendeva una polvere lubrificante per ringiovanire i motori. La cosa non era, a priori, un imbroglio per cui ci ho perso un po' di tempo sopra; un po' per curiosità, un po' perché è il mio mestiere. Ho trovato che quello che mi aveva contattato era una persona onesta che, sicuramente, non voleva imbrogliare nessuno. Credeva veramente di avere un prodotto valido. Aveva fatto fare delle prove da una facoltà di ingegneria e avevano trovato che effettivamente la polverina migliorava le prestazioni di una vecchia macchina. Aumentava il rapporto di compressione, miglioravano le prestazioni e i consumi, diminuivano le emissioni. Con questa polvere, sosteneva, si potevano ridurre i consumi di tutto il parco macchine Italiano e scongiurare per molti anni la crisi petrolifera.
Memore della mia esperienza con il solfuro di molibdeno buttato a cucchiaiate nei motori delle vecchie macchine americane, gli dissi che non mi stupivano questi risultati, ma che bisognava vedere quanto erano duraturi, quanto era l'efficiacia su altri tipi di macchine, eccetera. Lui disse che secondo lui la polverina in questione era diversa dai soliti lubrificanti, e che l'effetto era duraturo e definitivo e che, in qualche modo, poteva riparare l'acciaio usurato del motore. Alla fine, commissionò al nostro laboratorio un esame dettagliato. Questo ha voluto dire far girare un piccolo motore per un certo tempo e poi sezionarlo per esaminare le condizioni delle superfici in contatto; cosa alquanto laboriosa come vi potete immaginare.
I risultati furono abbastanza definitivi. La polverina era uno dei tanti lubrificanti di emergenza che aumentano la viscosità dell'olio e, di conseguenza, riducono le perdite di pressione quando i cilindri e i pistoni sono molto usurati. Non aveva nessun effetto su un motore in buone condizioni. Fra le altre cose, sarebbero state necessarie ben altre prove (e altri costi) per verificare se, a lungo andare, la polverina non avrebbe danneggiato i motori o le marmitte catalitiche. Non era un imbroglio: se uno voleva tirar fuori qualche migliaio di chilometri in più da un motore ormai moribondo, ne avrebbe tratto qualche beneficio. Ma i motori moderni si usurano poco e la polvere non avrebbe avuto nessun effetto significativo sui consumi del parco veicolare nazionale. Mi risulta che la polvere sia stata in vendita per un certo periodo ma, alla fine, non se ne è più sentito parlare.
Vi ho raccontato questa storia per farvi vedere come sia difficile migliorare le prestazioni dei motori delle automobili, anche partendo da idee, in principio, non sbagliate e senza voler imbrogliare nessuno. Immaginatevi cosa succede con imbrogli palesi come il tubo tucker o quell'altra cosa a infrarossi strana che è l'origine di questo post e di cui non vi ho detto il nome (che, a questo punto, forse avete localizzato con google).
Purtroppo, quando vengono fuori queste cose, c'è sempre qualcuno che ci casca. Qualcuno che ci crede subito; qualcuno che si dichiara disposto a fare una prova; altri che disquisiscono dottamente sulle caratteristiche quantomeccaniche del trattamento proposto. Se ti azzardi a dire che è un imbroglio, c'è sempre qualcuno che ti aggredisce dandoti di venduto al soldo delle case automobilistche. Eppure, basterebbe dire che se a Roma incontrate uno che vi propone di acquistare il colosseo, non è che perdete tempo a cercare di verificare se per caso quel tale non fosse veramente il proprietario del colosseo. Sapete che è un imbroglio e basta, e lo stesso tipo di atteggiamento vale per i vari arnesi magici di cui stiamo parlando.
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giovedì, dicembre 20, 2007
Clooney e gli elicotteri

DARFUR: CLOONEY, BASTEREBBERO 24 ELICOTTERI
ROMA - George Clooney a Roma, insieme all'attore Don Cheadle a sostegno della causa del Darfur, di una cosa sembra davvero sicuro: è l'informazione e i giornalisti che possono fare la differenza. In una conferenza stampa durata oltre mezz'ora in Campidoglio, l'appello dell'attore è stato solo per i media anche perché dice:"é il momento giusto. Ci saranno presto i giochi olimpici in Cina e le elezioni negli Usa". Mentre sull'immediato l'attore lancia più volte un appello: "24 elicotteri potrebbero salvare milioni di persone. Bisogna trovare subito i soldi". Abbiamo bisogno di voi dice più volte rivolto ai giornalisti Clooney "come la cavalleria che arriva per salvare tutti, visto che per ora non è in arrivo né quella Usa, né quella inglese". In realtà spiega l'attore Don Cheadle nell'incontro moderato da padre Giulio Albanese "siamo ora a una dead-line. Le risoluzioni Onu per intervenire nell'area sono pronte, ma poi non accade nulla anche per l'opposizione del governo sudanese". Quello che intanto si può fare spiegano i due attori è trovare 47 milioni di dollari per acquistare 24 elicotteri "che potrebbero proteggere e salvare quattro milioni di persone". E pensare, dice Clooney "che all'America non mancano certo questi stramaledetti elicotteri". E per far capire davvero quello che sta succedendo nel Darfur e la poca attenzione delle stampa fa un esempio. "Quello che è successo a Gillian Gibbons, maestra di scuola elementare di Khartoum frustrata perché voleva chiamare un orsetto di peluche con il nome di Maometto, è una cosa che farebbe ridere quelli del Darfur. E poi - continua l'attore - perché si è parlato tanto di lei e così poco della tragedia del Darfur? E' chiaro perché si trattava di un Occidentale". Anche sull'appoggio da parte dei politici americani il premio Oscar Clooney ha qualcosa da dire:"abbiamo contattato molti parlamentari sia democratici che Repubblicani e tutti ci danno ragione. Anzi nei Repubblicani pesa molto la loro componente cristiana per capire meglio le nostre ragioni, ma poi non accade nulla". Sulla tragedia nel Darfur scoppiata nel febbraio 2003 e che ha causato finora almeno duecentomila morti e oltre 2 milioni e mezzo di profughi e sfollati, Don Cheadle cerca di fare alcuni esempi della sua gravità:"famiglie distrutte, acqua inquinata, villaggi bruciati e persone fatte a pezzi e buttate nei pozzi", ma attenzione ci tiene a dire Clooney:"non sono persone che chiedono elemosina, prima di questa guerra erano del tutto autosufficienti, non cercano elemosina, ma vogliono solo giustizia".
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mercoledì, dicembre 19, 2007
L'illusione di Battaglia

created by Francesco Aliprandi
Ho finito di leggere "L'illusione dell'energia dal sole", e volevo esprimere qualche commento.
L'impressione che ne ho ricavato è che il professor Battaglia sia perfettamente in grado di difendere i suoi calcoli all'interno del recinto che con estrema cura si costruisce nel libro. A pag. 18 dell'introduzione scrive "Ma, dopo aver riconosciuto quale istanza ambientale è illusione e quale no [...], come si fa - direte voi - a dimostrarne il carattere illusorio? A questo proposito la regola d'oro è: esercitare l'aritmetica.", cosa che fa in modo quasi ineccepibile salvo poche eccezioni. Purtroppo non basta saper usare la partita doppia per poter risanare il bilancio di uno Stato, e infatti quello che non funziona nel libro non sono i calcoli quanto le idee che vi stanno dietro.
Nei primi due capitoli vengono definite l'energia e la potenza, e anche i primi due principi della termodinamica. E' curioso come a pag. 37, dopo aver spiegato la differenza fra le due grandezze fisiche, sia scritto (in uno dei numerosi e a mio parere fastidiosissimi riquadri in stampatello maiuscolo) che "Per soddisfare le nostre esigenze d'energia è essenziale poter disporre di adeguata potenza", che suona abbastanza ridicolo alla luce della distinzione appena fatta, e questa idea della necessità di potenza adeguata opposta all'energia viene ripresa lungo tutto il volume.
Nei capitoli 3, 4 e 5 si parla del sole, delle trasformazioni dell'energia solare e di come questa sia stata importante nel passato. All'inizio del terzo capitolo si precisa che "per energia solare s'intende non l'energia proveniente dal sole e capitalizzata [...] nei combustibili fossili, ma l'energia solare corrente", un paletto essenziale. Dato che in passato l'energia solare era l'unica fonte per l'uomo e che oggi, dati alla mano, contribuisce per meno del 10% del totale (capitolo 5), si conclude che l'energia solare è l'energia del passato, e si evidenzia come idroelettrico e legna da ardere coprano circa il 90% fra le rinnovabili a livello mondiale.
Capitoli 6 e 7: idroelettrico, legna da ardere ed eolico. Si mostra come la potenza specifica media per le prime due forme sia di 1 e 0.1 W/m^2 ripettivamente, molto meno quindi dei 200 che provengono mediamente dal sole (valore introdotto a pag. 44, capitolo 3). E' curioso come venga considerato il bacino idroelettrico e non quello idrografico, visto che anche un non addetto ai lavori intuisce che l'area da considerare dovrebbe essere quella che raccoglie l'acqua, della quale il bacino artificiale è solo la manifestazione macroscopica. Né vale l'osservazione che il bacino idroelettrico rappresenta un'area effettivamente impegnata, che poi si confronta con quella di una centrale nucleare (tanto per cambiare), perché nel capitolo successivo, che tratta l'eolico, non si prende l'impronta al suolo delle torri ma l'area del parco eolico. Un mistero!
Per il resto mi sembra che i numeri siano corretti, compreso il calcolo che "dimostra" come l'esperienza tedesca sia un fallimento colossale, dato che ad 1 milione di euro per MW pagheranno 48 miliardi di euro per il progetto di espansione dell'eolico (48000 turbine da realizzare fino al 2020) contro i soli 14 miliardi spendibili per il nucleare.
Nel capitolo 8 sul solare termoelettrico si ricordano gli incendi avvenuti in passato negli impianti realizzati negli USA, dove il fluido vettore usato è un olio; oggi si preferisce una miscela di sali a base di nitrato di sodio e nitrato di potassio che risulta atossica e non infiammabile.
Fotovoltaico, capitolo 9. Si parla unicamente di celle al silicio tralasciando le tecnologie a film sottile, a multistrato e a concentrazione, ma anche qui non credo i calcoli economici verrebbero sconvolti. Pure al FV spetta la stessa critica dell'eolico: è inaffidabile, quindi non consente di evitare l'installazione di centrali nucleari.
Nel decimo capitolo si analizzano i collettori solari termici, che vengono trattati a mio avviso superficialmente (ad esempio, a pag. 115 è riportato un grafico con rendimento del collettore in funzione del DeltaT che è identico a quello che si trova a pag. 449 di "Le nuove fonti di energia rinnovabile" di D. Coiante, ma nell'ipotesi peggiore); d'altra parte penso che in confronto ai problemi che ci attendono i collettori svolgeranno un ruolo marginale.
Nell'undicesimo e penultimo capitolo vengono analizzati i biocarburanti, e solo qui a pag. 123 si trova scritto "Insomma, per valutare se ha senso o no produrre etanolo da usare come carburante bisogna valutare il guadagno netto di energia, dato dalla differenza tra l'energia ricavata dalla combustione del bioetanolo meno l'energia spesa nell'intero processo, dalla semina alla distribuzione del prodotto finito.", cioè la prima analisi energetica del processo di conversione in esame! I calcoli poi non lasciano spazio a dubbi, anche nelle ipotesi più ottimistiche; si parla anche di bilancio di anidride carbonica ma non si accenna ad esempio all'effetto del protossido di azoto sul quale ha indagato molto recentemente Paul Crutzen.
L'ultimo capitolo trae le conclusioni.
Alternativa che è trattata in modo superficiale e senza alcun riferimento bibliografico sulla effettiva consistenza delle risorse/riserve, purtroppo, elemento fondamentale per capire se possa essere una strada percorribile. Si citano i già noti 80 anni di durata (senza ipotesi aggiuntive), il fantomatico raddoppio tramite riprocessamento, la centuplicazione considerando l'U-238 e infine l'immancabile torio che ci basterà per migliaia di anni (nota 67 a pagina 138).
A pag. 132 si legge un passo interessante: "E' insomma convinzione diffusa che sia l'atto di produrre energia a richiedere una formidabile forza-lavoro, mentre invece è vero l'esatto contrario: è proprio l'abbondanza d'energia che crea posti di lavoro che altrimenti non esisterebbero e non viceversa. [...] Il lavoro è nelle industrie che usano l'energia, e maggiore è l'energia disponibile e che si usa maggiori saranno i posti di lavoro creabili. Coloro che invocano il risparmio energetico e auspicano una riduzione nell'uso dell'energia - ci sono ahimè, anche costoro - saranno la causa, piuttosto, se ascoltati, della perdita di posti di lavoro." In queste frasi c'è un po' di tutto: la fiducia nel BAU, un giudizio perentorioverso chi osa pensare alla decrescita, una correlazione che viene trasformata in causalità fra produzione di energia e posti di lavoro.
Per fortuna che nelle due pagine seguenti si parla senza mezzi termini di picco del petrolio nell'anno 2006! La soddisfazione dura poco, prima perché "di carbone, ai consumi attuali, ne avremo per alcuni secoli" (pag. 138), e poi perché il professor Battaglia ci fa notare come il risparmio sia assolutamente inutile nel contesto di una politica energetica; seguono calcoletti per dimostrare come il risparmio sposterebbe l'esaurimento di pochi anni. "Risparmiare un bene finito, invece, significa solo riparmiare poco denaro e pochissimo tempo. Insomma, se vi è concesso un solo panino al giorno, ma vi è garantito tutti i giorni, allora ha senso razionarlo fra colazione, pranzo e cena; se, invece, vi è concesso un solo panino e basta, avete solo l'opzione di morire di fame all'ora di pranzo o a quella di cena". Peccato che il paragone sia improprio, dato che noi oggi mangiamo non 1, ma 10 panini al giorno, e iniziando a ridurre l'introito potremmo sopportare meglio la dieta che ci aspetta, quando avremo 0.1 panini a testa, e magari guadagnare del tempo per vedere se riusciamo a procurarcene uno 0.2 o forse anche uno 0.3.
In definitiva sui numeri riportati non mi sembra ci sia troppo da discutere, salvo sul nucleare; il problema è che quelle cifre raccontano solo una parte della storia. Non si affronta il problema della disponibilità futura di energia, si ripete unicamente per 4 volte in altrettanti riquadri e con piccole variazioni che "Per soddisfare il 10% dei consumi elettrici italiani avremmo bisogno di investire meno di 10 miliardi di euro in 4 reattori, che occupano 1 km^2, garantiti 40 anni" (senza considerare il combustibile, per cui il calcolo è sbagliato, e a 300€/kg come ipotizzato nel cap. 7 la spesa raddoppia). E manca un'analisi approfondita su come potremo procurarci tutta l'energia non elettrica che usiamo oggi.
Etichette: energia solare, scelte energetiche
martedì, dicembre 18, 2007
W il tram di Firenze
All’inizio del prossimo anno si svolgerà a Firenze un referendum consultivo contro i progetti di due delle tre linee tranviarie che il capoluogo toscano ha intenzione di realizzare per affrontare i gravi danni che il traffico su gomma arreca alla città. Dopo una lunga discussione in città, una prima linea, la Scandicci – S.Maria Novella è già in avanzato stato di costruzione, le due oggetto del referendum sono state da tempo appaltate e sono già iniziati i primi lavori propedeutici alla realizzazione. Tutte le informazioni sui tracciati e le caratteristiche del progetto sono rintracciabili sul sito ufficiale della tranvia e su quello di Mondo Tram. L’assegnazione dei lavori e la gestione delle linee sono state effettuate con il meccanismo del project financing cioè con il concorso finanziario di soggetti terzi, affidandole alla Ratp, la prestigiosa società che gestisce i trasporti della città di Parigi. La cosa non deve stupire perché grandi società europee hanno oggi interesse a gestire linee tranviarie moderne che, a differenza del trasporto pubblico su gomma sono convenienti anche dal punto di vista economico. Infatti, la maggiore capacità di trasporto (3 o 4 volte in più rispetto agli autobus), sommata alla crescita esponenziale dei passeggeri determinata dalle elevate prestazioni in termini di frequenza, puntualità, comodità e accessibilità, consentono al tram moderno di abbattere i costi di gestione e accrescere i ricavi. Le linee degli autobus hanno invece oggi mediamente un rapporto ricavi – costi del 30% che obbliga gli enti proprietari a ripianare i pesanti disavanzi con ingenti risorse pubbliche (3 miliardi di euro all’anno in Italia).
Al di là degli aspetti locali, la vicenda assume pertanto un valore strategico per l’intero paese, anche perché la nuova rete tranviaria di Firenze è tra le prime e più organiche realizzazioni in Italia di un sistema di trasporto che nel resto dell’Europa sta migliorando la mobilità urbana, per le ragioni contenute nel mio articolo pubblicato qualche anno fa sul sito di Aspoitalia.
Tra i motivi a sostegno del SI all’abrogazione dei progetti tranviari, c’è anche quello del passaggio di una delle linee nella Piazza del Duomo, uno dei siti artistici più importanti del mondo, ma l’UNESCO, a cui i proponenti del referendum si erano appellati, ha respinto le loro richieste perché progetti analoghi sono stati realizzati con successo in altri centri storici europei, contribuendo a tutelare i beni artistici e architettonici grazie all’assenza di inquinamento atmosferico, e ai ridotti problemi acustici e di vibrazioni rispetto ai preesistenti sistemi di trasporto pubblico su gomma.
Spero pertanto che i cittadini fiorentini rispondano con un secco NO al referendum contro il tram e informo che chi voglia può sottoscrivere un appello a favore della tranvia all’indirizzo info@forumenergia.net.
Concludo rilanciando su questo blog una ambiziosa proposta che avevo avanzato durante il mio intervento “L’automobile: un’emergenza sanitaria, ambientale, energetica ed economica. Proposte per una mobilità sostenibile.”, svolto al Convegno di Aspoitalia “ Energia, Materie prime e Ambiente” tenutosi proprio a Firenze nello scorso mese di marzo:
100 TRAM – 1000 KM DI TRAM PER L’ITALIA. Per il 2020, data individuata dai Capi di Stato europei per il raggiungimento degli obiettivi 20% della lotta ai cambiamenti climatici, è possibile realizzare, con un finanziamento dello Stato italiano di circa 1,5 miliardi all'anno, pari all’incirca all'1,5% dei costi esterni causati ogni anno nel nostro paese dagli effetti perversi del sistema di trasporto, un sistema nazionale di trasporto tranviario urbano ed extraurbano moderno ed europeo, che ci consenta di migliorare le condizioni ambientali delle nostre città ed attutire gli effetti negativi che il picco del petrolio produrrà sulla mobilità dei cittadini.
Etichette: referendum, trasporti
lunedì, dicembre 17, 2007
Sciopero dei trasportatori: il futuro non è mai come il passato

A qualche giorno dalla fine dello sciopero dei trasportatori, tutto è tornato alla normalità, almeno per ora. Sulle ragioni profonde dell'evento, si è ragionato molto poco sulla stampa nazionale. Si è parlato di costi, impedimenti legali, concorrenza sleale, tutte cose che i camionisti hanno dichiarato essere alla base della loro azione. Ma dietro, c'è qualcosa di più che ha generato il disagio.
Il sistema dei trasporti italiano è sotto stress. L'aumento dei prezzi del petrolio negli ultimi anni non poteva rimanere senza conseguenze. Fino ad ora, non erano state conseguenze spettacolari, ma si potevano vedere se si andava a esaminare la situazione.
Un articolo recente di Repubblica riporta che:
Le cifre degli ultimi anni mostrano una costante diminuzione delle vendite di benzina: -5,5% nel 2004, -7,3% nel 2005, -6,2% nel 2006. I consumi del gasolio, pure in aumento, hanno visto tale crescita ridursi e passare dal +10% del 2001, al +7,1% del 2004, al +2,1% nel 2005 con una ripresa (+3,8%) nel 2006. I dati provvisori 2007 indicano un aumento delle vendite del 3,3% per il gasolio e calo del 6% per la verde.
In sostanza, il sistema sta reagendo ai prezzi del petrolio in modo differenziato con il consumo di benzina che cala in modo impressionante. Dai dati riportati, possiamo calcolare una riduzione deldel 23% in 4 anni. In parte, i cambiamenti sono certamente dovuti anche alla sostituzione del parco veicolare ma è evidente che in un tempo di soli pochi anni le riduzioni del consumo di benzina devono essere anche il risultato di una riduzione del numero dei chilometri percorsi. Questa riduzione non si nota nelle ore di punta nelle grandi città; è probabilmente sulle spalle delle fasce economicamente più deboli che hanno ridotto l'uso dell'automobile per scopi non indispensabili.
Viceversa, il consumo di diesel aumenta. Questo è sia perché costa meno, sia perché chi lo usa è meno in condizione di tagliare sui consumi. L'investimento su un veicolo privato a gasolio è maggiore di quello si un veicolo a benzina e si giustifica solo per una percorrenza più elevata, chi usa motori diesel è più spesso un professionista o un pendolare che deve per forza utilizzare l'auto. Poi, ovviamente, tutti i veicoli da trasporto merci su strada vanno a gasolio.
D'altra parte, sia benzina che gasolio si fanno dal petrolio e la differenza dei prezzi non è dovuta al fatto che il gasolio costa necessariamente meno della benzina. Dipende piuttosto in gran parte dalle leggi della domanda e dell'offerta. Se aumenta la domanda di gasolio e diminuisce quella di benzina, a lungo andare i prezzi devono adeguarsi alla situazione. Infatti, il prezzo del gasolio si sta gradualmente avvicinando a quello della benzina e potrebbe superarlo.
Il trasferimento dei consumi fra gasolio e benzina è soltanto un elemento di un generale riassestamento nei consumi energetici nel campo del trasporto. L'aumento dei consumi di gasolio non compensa le riduzioni in altri campi. Infatti, i dati indicano una riduzione complessiva dei consumi di petrolio di circa il 15% negli ultimi tre anni. Può darsi che in parte questa riduzione sia compensata dall'uso di altri tipi di carburanti, ma il gas naturale per autotrazione è bloccato da molti anni a causa di un'infrastruttura insufficiente e degli enormi investimenti che sarebbero necessari per espanderla. I biocombustibili rimangono al palo in mezzo a gravi dubbi sull'opportunità di destinare grandi estensioni di terreno agricolo per scopi non alimentari. L'idrogeno rimane venti anni nel futuro ormai da una decina di anni. Rimane la speranza della trazione elettrica che però rimane infinitesimale, penalizzata dal disinteresse istituzionale e dall'inerzia generale di un sistema concepito sul concetto di carburanti liquidi.
In questa situazione, lo stress si sta facendo sentire in modo sempre più forte su chi usa gasolio, e questi normalmente non sono in grado di ridurre i loro consumi facendo a meno di qualche gita domenicale. Chi usa il veicolo per lavoro, vede i prezzi del gasolio in crescita impattare direttamente sul bilancio della sua attività. Può reagire diminuendo i profitti o aumentando i prezzi del servizio che fa. Oppure, può chiedere a gran voce che il governo abbassi le tasse sui carburanti, scaricando in questo modo le perdite su tutta la comunità. In tutti i casi, qualcuno deve pagare di più e la cosa non è piacevole. Da qui, i conflitti sindacali, gli scioperi, eccetera.
Cosa ci possiamo aspettare adesso? Come sempre, la chiave del futuro sta nel passato. Negli ultimi decenni abbiamo creato un sistema di trasporto su strada che si basa sulla minimizzazione delle scorte e sul concetto del "just in time manufacturing". Questo sistema si è rivelato molto efficace nel ridurre i costi della produzione industriale ma è anche un sistema molto rigido che si rivela estremamente fragile. Bastano pochi giorni di interruzione dei trasporti per bloccare tutto il sistema produttivo del paese.
Non che il sistema non si possa adattare, si adatta cercando di ridurre i costi, con veicoli più efficienti, con l'ottimizzazione dei percorsi, con salari più bassi e altre cose. Non riesce, però, ad adattarsi con sufficiente rapidità al problema strutturale che è la riduzione della disponibilità petrolifere sul mercato globale. Intendiamoci, adattare si deve adattare per forza: nessuno lavora in perdita e se il gasolio costa troppo (o, peggio, se non ce n'è) i camion stanno fermi. Solo che l'adattamento non sarà graduale ma avverrà probabilmente a salti e con perturbazioni simili a quella che abbiamo visto in questi giorni.
Nei prossimi anni dovremo probabilmente abituarci a un deficit di trasporti che causerà aumenti di prezzi di tutte le merci; cosa che, del resto, stiamo già vedendo proprio adesso (la chiave del futuro sta nel passato). Per il consumatore finale l'adattamento prenderà la forma di minori consumi. Per il sistema dei trasporti, ci vorrà molto tempo prima che si riesca a rimpiazzare il petrolio con altre sorgenti di energia utilizzabili per veicoli a lungo raggio. Pertanto, l'adattamento a breve e medio termine consisterà in una riduzione sia delle quantità trasportate sia delle distanze percorse.
Se la chiave del futuro sta nel passato, è anche vero che il futuro non è mai come il passato. Per questo, spesso il futuro ci coglie di sorpresa. Ma lo sciopero dei trasportatori ci ha dato un'idea di come potrebbe essere questo futuro, per questo li dovremmo ringraziare. E, al futuro, dobbiamo adattarci per forza. Cominciamo a pensarci.
[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno.3@alice.it. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]
Etichette: petrolio, trasporti
domenica, dicembre 16, 2007
Genialata da scolpire nella roccia

Certe volte penso che l'Italia sia un paese senza speranza. Però, per fortuna, alle volte mi capita di leggere cose che mi dicono che anche i nostri vicini Europei non sfigurano come concentrazione di teste di rapa. Guardate cosa ha avuto la faccia tosta di scrivere su un giornale inglese un certo David Hill della "World Innovation Foundation" (riportato nel blog "Transition Culture" di Rob Hopkins)
Government business secretary John Hutton’s announcement that Britain could have one wind turbine every half mile along the nation’s coastline by 2020 is a terrorist’s dream come true. For, if we are to become so reliant upon this isolated energy generation, there is no way to protect them.
Ovvero:
L'annuncio del segretario al business, John Hutton, che la Gran Bretagna potrebbe avere una turbina eolica ogni mezzo miglio lungo la costa per il 2020 è il sogno di un terrorista reso reale. Poiché, se dobbiamo diventare dipendenti da una fonte energetica così isolata, non c'è modo di proteggere le torri.
Questa è veramente una genialata da scolpire nella roccia. Pensateci sopra dieci secondi; supponete di essere un terrorista e immaginate un piano per distruggere migliaia di turbine in mezzo al mare. Una torre Eolica è un oggetto così massiccio che buttarlo giù è un'impresa ragguardevole. Figuriamoci arrivarci con una barca carica di semtex e poi buttarne giù tante, non solo una che non sarebbe gran danno.
Che uno debba tirar fuori il terrorismo anche per dir male dell'energia eolica è veramente il massimo. Da noi, non mi risulta che nessuno abbia pensato a una cosa del genere. Perlomeno il nostro Ripa di Meana dice che le torri eoliche non gli piacciono, e tutto li'. Ma, chissà, con un po' di fantasia, qualcuno potrebbe benissimo tirar fuori anche questa!
Ora, sono terrorizzato. Cosa faccio se mi arriva un terrorista che si fa saltare sul mio impianto fotovoltaico???
Etichette: eolico, teste di rapa
sabato, dicembre 15, 2007
Cultura & Cultura: Sapienza vs Conoscenza
Un mesetto fa ho avuto il piacere di seguire un convegno-dibattito di Luca Mercalli e dello scrittore Antonio Moresco, dal titolo Tempo “scaduto”: l’emergenza clima e l'indifferenza politica. Premetto che potrebbero insorgere contenziosi riconducibili a questioni di natura definitoria, o semantica. Questo tipo di divergenze potrebbero essere archiviate, da un punto di vista logico, come non-problemi; realisticamente, però, temo che sarà un percorso in una foresta spinosa... ma ci voglio provare lo stesso! Più che altro per stimolare la discussione su alcuni fondamentali che, specialmente in Italia, sono tutt’altro che scontati.
La Conoscenza ha invece un ruolo diverso nell’immaginario comune: l’abilità in una qualche disciplina, solitamente tecnica, che permette al conoscitore di risolvere problemi e di “sapersela cavare”, anche in condizioni particolari.
Il Conoscitore, per contro, è uno scienziato, un ingegnere, un chirurgo, un tecnico, un artigiano, un bricoleur. Chi studia i meccanismi dell’Energia. Chi sviluppa macchine sempre più efficienti. Chi è in grado di fare riparazioni, o di costruire qualcosa. Il Conoscitore non ha alcuna autorità pregressa, ma diventa autorevole nel momento in cui esprime le sue abilità. Per convincere, si avvale della dimostrazione.
A titolo di esempio, sempre più frequentemente sentiamo affermazioni come “L’Inflazione rialza la testa” o “Il Petrolio vola”, quasi fossero esseri viventi, con una loro volontà indipendente. Questo è secondo me fortemente fuorviante, e non rende giustizia alle ragioni fisiche sottese (Inflazione come manifestazione del secondo Principio della Termodinamica; aumento del prezzo del Petrolio e della volatilità guidato da ragioni di limitatezza geologica).
Etichette: convegno, cultura, filosofia
venerdì, dicembre 14, 2007
Si può estrarre uranio dall'acqua di mare?
La scarsa disponibilità di uranio minerale è uno dei problemi dell'energia nucleare. Su questo punto, vi potete riferire, per esempio a un recente studio dell'energy watch group. Da questi studi si evince che il problema del combustibile nucleare è molto serio, con l'industria estrattiva che, negli ultimi tempi, riesce a tirar fuori soltanto il 60% circa dell'uranio necessario al parco attuale di centrali nucleari. Il restante 40% arriva dallo smantellamento di vecchie testate nucleari russe, risorsa sulla quale, ovviamente, non c'è da fare molto affidamento a lungo andare. Il problema con l'uranio sembra simile a quello del petrolio. Le risorse non sono esaurite, ma estrarle costa sempre più caro, sia in termini economici che energetici. Questo porta a prevedere un declino nella produzione futura o, comunque, grandi difficoltà per espandere la presente produzione.Di fronte a questo problema, una risposta frequente da parte dei sostenitori dell'energia nucleare è quella relativa all'estrazione di uranio dall'acqua di mare. Si fa notare che la quantità di uranio presente negli oceani è molto grande, forse 4.5 miliardi di tonnellate, che è un buon mille volte superiore alle riserve di uranio minerale note (circa 3 milioni di tonnellate secondo la USGS). E' possibile estrarre questo uranio a costi ragionevoli?
Diciamo per prima cosa che, in termini generali, ci sono enormi difficoltà per estrarre dal mare minerali presenti in quantità infinitesimali; come nel caso dell'uranio che esiste in una concentrazione di circa 3mg/m3, ovvero 3 parti per miliardo. Nella storia dell'industria mineraria, abbiamo estratto dal mare soltanto cloruro di sodio (il comune sale da cucina) che è presente in concentrazioni dell'ordine del 3% in peso ovvero circa 10 milioni di volte più concentrato dell'uranio. Anche in questo caso, tuttavia, abbiamo preferito estrarlo, quando possibile, da miniere nell'entroterra; ovvero quello che chiamiamo "salgemma".
Tuttavia, fra i vari minerali disciolti nell'acqua di mare, dopo il cloruro di sodio l'uranio è forse quello più interessante per una possibile estrazione. Questo è dovuto al fatto che ne abbiamo bisogno in quantità relativamente limitate: la produzione di uranio minerale nel 2006 è stata di circa 40.000 tonnellate. In confronto, per esempio, estraiamo circa 15 milioni di tonnellate di rame all'anno e quasi due miliardi di tonnellate di minerali di ferro.
Si parla di estrazione di minerali dal mare fin dall'800. Negli anni fra le due guerre mondiali c'è stato qualche tentativo di estrarre oro, senza successo. Negli anni 1960 si è cominciato a parlare di estrazione di uranio. La cosa è rimasta solo allo stadio di una vaga possibilità fino a che, nel 1983, due ricercatori americani, Vernon e Shah, pubblicarono un articolo (vedi bibliografia) in cui descrivevano come una resina sintetica poteva estrarre uranio dall'acqua di mare con buona selettività e efficienza. La membrana non estrae soltanto uranio, ma anche altri elementi. Tuttavia, è possibile separare l'uranio "eluendo" la membrana, ovvero bagnandola con flussi successivi di soluzioni acide e basiche. Nel loro articolo, Vernon e Shah delineavano già una possibile procedura per un processo pratico di estrazione di uranio in quantità industriali.
Nonostante l'interesse potenziale del procedimento, l'idea non ha avuto seguito in occidente. Viceversa, in Giappone si è continuato sporadicamente a lavorare sull'argomento (vedi per esempio l'articolo di Akiba 1985). Tuttavia, a una ricerca sull'estrazione di uranio dall'acqua di mare sul database "sciencedirect," uno dei più completi disponibili, non si trova quasi niente.
Verso la fine degli anni '90, la JAEA (Japan Atomic Energy Agency) ha iniziato un programma di ricerca basato sull'uso di membrane per estrarre uranio dal mare. Questo lavoro ha generato un certo numero di pubblicazioni; di queste, la più recente è quella di Seko et al del 2003. Il lavoro dei giapponesi ha suscitato un certo interesse, che però sembra essere scomparso rapidamente. Per esempio, nel 1999, un rapporto al presidente Clinton raccomandava di studiare l'estrazione di uranio dall'acqua marina, che sarebbe diventato conveniente quando l'uranio minerale fosse costato 120 dollari per libbra. Da allora, l'uranio è arrivato a 140 dollari alla libbra nel 2007, ma di estrazione dal mare si parla pochissimo e quel rapporto è sparito anche dai file della Casa Bianca. Da quello che si può inferire dal sito della JAEA, sembra che il programma di ricerca sia stato chiuso e che, al momento, non ci sia nessuna attività nel campo.
Già da questi dati, sembrerebbe che l'estrazione di uranio dall'acqua di mare rimanga ben lontana da ogni possibilità di pratica industriale. Tuttavia, bisogna cercare di capire meglio quali sono le difficoltà e quali le prospettive di miglioramenti nel futuro. Vediamo ora di analizzare i dati disponibili.
Il problema di estrarre uranio (o qualsiasi minerale) dall'acqua di mare è l'enorme volume d'acqua da trattare per concentrare il minerale in quantità sigificative. Una centrale nucleare da 1 GW(e) consuma circa 180 tonnellate di uranio all'anno. Per ottenere questo quantitativo, tenendo conto che l'uranio è presente in concentrazioni di circa 3 mg/m3, dobbiamo trattare circa 60 miliardi di metri cubi d'acqua. Visto in un altro modo, come fa notare Michael Dittmar, una centrale nucleare ha bisogno di circa 6 g di uranio al secondo il che corrisponde a un flusso d'acqua 2000 metri cubi al secondo. Questa è più della portata del fiume Reno. Dittmar fa notare che ci vorrebbe un flusso ben maggiore considerando che il processo di separazione non potrebbe essere al 100% efficiente e conclude il suo calcolo con un augurio di "buona fortuna" a chi ci vuol provare.
Il problema che Dittmar solleva è correlato all'energia necessaria per pompare tutta quest'acqua. Pomparla attraverso una membrana porosa richiede molta energia. Per dare un idea della difficoltà della faccenda, possiamo prendere a esempio i sistemi di pompaggio nelle membrane a osmosi inversa che si usano comunemente per la dissalazione dell'acqua di mare. Secondo i dati disponibili pompare attraverso una di queste membrane richiede circa 1 kW per un flusso di 1 m3/ora, ovvero 3.6 MW per un flusso di 1 m3/sec. Se vogliamo pompare 2000 m3/sec attraverso una membrana "perfetta" (0vvero che assorbe il 100% di uranio) dobbiamo utilizzare una pompa che ha una potenza di 7 GW. Questo per dare combustibile a una centrale da 1 GW di potenza. Messa così, evidentemente, la cosa non ha senso.
Questo esempio serve solo per dare un idea dell'ordine di grandezza dell'energia necessaria per pompare attraverso una membrana. La membrana per l'estrazione dell'uranio dovrebbe avere dei pori più grandi di quelli della membrana per l'osmosi inversa; di conseguenza avrebbe una permeabilità maggiore e richiederebbe meno energia per il pompaggio. Mancano però dati sulla permeabilità per cui non possiamo stimare questa energia. Tuttavia, è probabile che sia troppo grande per rendere la cosa pratica; infatti in nessun lavoro recente sull'estrazione di uranio dall'acqua di mare si propone di pompare acqua attraverso la membrana.
Gli esperimenti pratici di estrazione di uranio dall'acqua marina sono stati tutti fatti immergendo le membrane nell'oceano in zone dove ci sono forti correnti; in modo da sfruttare l'energia già disponibile. I Giapponesi (Seko et al. 2003) dichiarano di essere riusciti a estrarre 1 kg di "yellow cake" in 240 giorni usando 350 kg di membrana assorbente calata nell'oceano. Lo yellow cake è principalmente formato da ossido di uranio (U3O8) e possiamo prendere come la resa annuale in peso di uranio/peso di membrana è approssimativamente 3E-3.
E' una bella quantità, da sola fa più della metà del totale annuale della produzione di fibre sintetiche mondiale (30 milioni di tonnellate/anno). Se volessimo espandere la produzione di energia nucleare a rimpiazzare quella dei fossili dovremmo aumentare il numero di centrali nucleari di circa un fattore 20. Siamo a 400 milioni di tonnellate di membrana. Ora, per fare membrane di fibre sintetiche, ci vuole petrolio. Ammessa una resa di processo del 30% per fare questi 400 milioni di tonnellate di fibra ci voglion0 1200 milioni di tonnellate di petrolio, oltre 8 miliardi di barili, ovvero un terzo della produzione di petrolio mondiale annuale. Evidentemente, estrarre uranio dal mare non è esattamente il modo più ovvio di liberarsi dal petrolio. Date queste quantità, evidentemente, sarebbe impensabile usare membrane di origine biologica; altrimenti ci troveremmo di fronte agli stessi problemi di occupazione di terreno agricolo che abbiamo con in biocombustibili.
Ovviamente, se la membrana è riusabile, una volta a regime ci occorrerà una produzione annuale minore di 400 milioni di tonnellate. Quanto sono riusabili queste membrane? I dati non sono sufficienti per dirlo con sicurezza, a parte che, come è ovvio, la membrana si degrada gradualmente. L'articolo dei giapponesi (Seko 2003) dice che bisogna pescare, eluire, e ri-immergere le membrane una ventina di volte in un anno per ottenere quel famoso chilogrammo di cui parlano. Durano più di un anno queste membrane? Non è chiaro; nell'articolo non ci sono dati sulla degradazione delle membrane.
La gestione di un arnese del genere sarebbe complessa, per non dir di peggio, fra venti, tempeste, navi che passano, balene impigliate, tonni storditi, eccetera. Tenete conto anche che il mare non serve solo per estrarre uranio, e che bisognerebbe lasciare un po' di posto per altre cose, tipo la pesca e gli ecosistemi. Insomma, scalare il processo a fornire combustibile per una singola centrale è già un incubo. Figuriamoci per centinaia, o anche migliaia, di centrali.
Questa discussione non vuol dimostrare che è impossibile estrarre uranio dall'acqua di mare in quantità tali da fornire quantità di energia significative. Nemmeno voglio dire che bisogna buttar via l'idea e non pensarci nemmeno. Anzi, io credo che l'idea di estrarre minerali dal mare sia da tenere in considerazione e che il lavoro dei Giapponesi è un risultato estemamente innovativo sul quale bisogna continuare a lavorare e che si può certamente migliorare. Soprattutto se riuscissimo a sviluppare delle tecnologie nucleari molto più efficienti delle attuali, allora basterebbe meno uranio e le cose sarebbero più facili. Ma, in quel caso, probabilmente le risorse minerarie sarebbero sufficienti per un pezzo e non ci sarebbe bisogno di andare a estrarre uranio dal mare.
Però, quello che bisogna dire è che stiamo parlando è di un processo di cui si sa poco e che è pieno di incognite e di difficoltà. Nessuno può dire se si potrà mai riuscire a fare dell'estrazione dell'uranio dal mare un processo pratico. E' possibile che ci si riesca, ma si può anche sostenere che la faccenda è talmente complessa e difficile che non ci riusciremo mai. Come si sa, il cimitero delle tecnologie è pieno di lapidi con sopra scritto "il prototipo funzionava".
Se mai ci si riuscisse, non sarà in breve tempo: ci vorranno ancora anni per sviluppare gli elementi di base della tecnologia e ancora anni per industrializzarla e poi ancora per far crescere il processo industriale. Facciamo un po' di conti anche su questo: al momento di massimo sviluppo della produzione di uranio, negli anni 1950, sotto la spinta della corsa agli armamenti nucleari, la produzione cresceva di circa il 20% all'anno, ritmo che non è mai stato raggiunto di nuovo in seguito. Considerate anche che la produzione di energia eolica cresce a oltre il 30% all'anno da un quarto di secolo e che, ciononostante, ancora oggi l'eolico produce soltanto circa lo 0.5% dell'energia primaria mondiale e che, per questa ragione, viene ancora considerato un giocattolo. Da questi dati vi potete fare un'idea di quanti decenni ci potrebbero volere per far crescere la produzione di uranio dal mare a livelli tali da avere un impatto significativo sulla produzione di energia
In questo senso, è un segno di grande faciloneria ignorare il problema della scarsità di scorte minerali di uranio sulla base del discorso che "tanto lo possiamo estrarre dal mare".
Bibliografia
Extraction of uranium by a supported liquid membrane containing mobile carrier
Talanta, Volume 32, Issue 8, Part 2, August 1985, Pages 824-826
Kenichi Akiba and Hiroyuki Hashimoto
Nuclear Energy
Volume 144 · Number 2 · November 2003 · Pages 274-278
Noriaki Seko, Akio Katakai, Shin Hasegawa, Masao Tamada, Noboru Kasai, Hayato Takeda, Takanobu Sugo, Kyoichi Saito
Ringrazio Pietro Cambi, Gianni Comoretto, Massimo de Carlo, Claudio della Volpe, Marco Pagani, e Antonio Zecca per i loro commenti e suggerimenti su questo testo.
Etichette: nucleare
mercoledì, dicembre 12, 2007
Scioperi e picco
Sono appena tornato da un viaggio all'estero. Sono arrivato in aereo, preso la bici per andare a casa (12 km, ma è ancora il mezzo più veloce) e sentito che i camionisti erano in sciopero. Dopo due giorni, parlando con amici, ho scoperto che la benzina va a ruba, scherzando (ma mica tanto) ho sentito offrire fino a 3 euro per un litro. Curiosamente, il traffico per strada non è per niente diminuito. Anzi, ieri a Firenze c'erano dappertutto ingorghi di automobilisti alla spasmodica ricerca di un distributore ancora fornito. Oggi il traffico è tornato normale, ma non sembra che la gente inizi a risparmiare la poca benzina che ha nel serbatoio. La vita continua come al solito, una soluzione arriverà prima che si accenda la spia della riserva.Bici, motorino elettrico, 3000 km di percorrenza in auto in un anno (di cui metà per le vacanze estive), il distributore di benzina lo vedo di rado. Ma mi rendo conto di essere una rarità, la nostra vita è basata sul'auto. Viviamo ad almeno una decina di Km da dove lavoriamo ( e mezz'ora di pedalata due volte al giorno scoraggia quasi tutti), scegliamo la scuola per i figli, gli hobby, i negozi assumendo di avere sempre e comunque l'auto sotto il sedere. Se due giorni di scioperi dei camionisti ci tolgono al benzina siamo in apnea.
Da talebano della bici inorridisco quando sento frasi del tipo "Ma abito a 7 km da dove lavoro, non posso non usare la macchina". Sono 20 anni che lavoro a 5 Km da casa, con 120 metri di salita da farmi tutte le mattine. Però mi rendo conto che su 150 colleghi solo 3 prendono con un minimo di regolarità la bici, forse 10 un motorino. Si arriva all'assurdo che per non farsi 150 metri a piedi (una scorciatoia comodissima, in mezzo agli alberi, ovviamente perfettamente lastricata) la maggior parte si fa 2 Km nel traffico fiorentino.
Mi rendo conto anche che è inutile proporre alla maggior parte della gente di abbandonare l'auto. Semplicemente non può, significa dover cambiare lavoro, scuola del figlio, palestra. Significa dover di colpo essere esposti al clima inclemente di questi giorni, attrezzarsi per la pioggia. Sono cose che si imparano con il tempo, che vestiti mettere, come proteggersi, che strade fare, quali evitare per non finire spiaccicati, che vantaggi la bici ti dà oltre agli ovvii svantaggi. Il motorino elettrico è una bella invenzione, ma è ancora sperimentale, occorre sapere come e dove comperarlo. Insomma, ex-automobilisti, come ex-fumatori, non ci si improvvisa, altrimenti la ricaduta è inevitabile.
Ma se lo sciopero prosegue per qualche giorno, fino all'accensione della spia della riserva, potrebbe essere un 'ottima occasione per capire cosa ci aspetta. Con il prezzo del petrolio che raddoppia ogni 2-3 anni, non ci vorrà molto perchè un pieno alla nostra auto costi mezzo stipendio, e ulteriori 3 anni perchè costi uno stipendio intero. A quel punto poco importa se la benzina dei distributori ci sia o no, l'auto diventerà un lusso da centellinare, e l'autotrasporto probabilmente anche. Spero che questo serva a far capire che un problema esiste. Che forse è il caso di inziare a disintossicarsi, scegliere la prossima scuola per i figli vicino a casa, comperare una bici e iniziare ad usarla ogni tanto, imparare tutte le cose elencate sopra finché siamo in tempo.
Un altro aspetto che sta emergendo dopo qualche giorno di sciopero è la nostra dipendenza dal trasporto per il cibo. I surgelati non crescono nei supermercati, e tra qualche giorno cominceranno a scarseggiare. Anche qui occorre affrontare il problema finchè siamo in tempo. Mi sembra assurdo però farlo con interventi di sussidio, che tamponano il problema permettendoci di ignorarlo. Una delle rivendicazioni dei camionisti (non mi pronuncio sulle altre, in generale il mestiere di camionista è duro ed è giusto che chiedano maggiori tutele) riguarda appunto ammorizzatori per i maggiori costi del gasolio. Sarebbe meglio pensare a soluzioni ancora più globali, ma quantomeno se il costo del gasolio finisce sui beni di consumo cominceremo a preferire quelli che ne richiedono di meno, a strutturare la catena di distribuzione verso una filiera corta. Se facciamo finta che l'alto costo del gasolio sia un accidente, compensabile con qualche sgravio fiscale, incentiviamo le produzioni più energivore e ci leghiamo sepre di più al collo il pietrone della produzione che sta calando. E comunque il tutto verrà vanificato dal prossimo ritocco al costo del greggio.
Nella figura a fianco una proiezione da The Oil Drum. Le curve rappresentano: in verde scuro la produzione di petrolio fino ad oggi, in blu la proiezione della prduzione se il declino attuale rimane invariato ed entrano in produzione i nuovi giacimenti scoperti, in verde se si scoprono nuovi grossi giacimenti (improbabile). Se il declino di produzione (come probabile) accelererà le rispettive curve sono in rosso e arancio. Come si vede, per evitare un declino di produzione occorre che si verifichino due condizioni, entrambe poco probabili. Se anche solo la produzione resta costante, l'unico modo per soddisfare la domanda è "ucciderla", alzando i prezzi. Etichette: Post-picco, veicoli elettrici
martedì, dicembre 11, 2007
Aiuto, il Troll!!

(non è di questo Troll che si parla nel post che segue!)
L'altra settimana, ho tenuto spento il computer per qualche giorno mentre ero in viaggio. Tornato a casa, l'ho riacceso e nel forum "petrolio" ho trovato centinaia di messaggi di gente incavolata; polemiche, litigate, offese varie, richieste al gestore del forum (il sottoscritto) di far cessare lo strepito, insomma un disastro. Non ho letto tutto e ancora non ho completamente capito cosa sia successo, ma è stato chiaramente l'intervento di un troll.
Se non sapete cos'è un troll, potete cercare la definizione su Wikipedia, dove potete leggere che:
Per troll si intende un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati. Spesso l'obiettivo specifico di un troll è causare una catena di insulti; una tecnica comune consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione già lungamente (e molto più approfonditamente) dibattuta.
Si dice che il successo di un gruppo di discussione si misura anche dal fatto che attira disturbatori vari, fra i quali i troll. Non c'è dubbio che il forum "petrolio" ha avuto un certo successo, con 366 utenti e una discussione molto vivace. Per il momento, abbiamo risolto la faccenda "Troll" con appelli alla calma e sembra che la cosa si sia molto ridimensionata. A parte la lista "petrolio", comunque, rimane da capire che gusto ci provi certa gente a fare tanta polemica e, soprattutto, a perderci tanto tempo. I troll, notoriamente, non agiscono su un solo sito o gruppo, ma spaziano su un gran numero di siti, dove li ritrovi a dire le stesse cose e a suscitare le stesse polemiche. Come possano passare il loro tempo a contraddire gli altri per il gusto di farli arrabbiare, boh....? Misteri della mente umana, ma non c'è dubbio che i troll sono comuni. Per generale consenso, comunque, la regola d'oro per battere i troll è ignorarli.
Alcuni troll hanno anche un lato "rispettabile", uno di questi è Michael Lynch che in alcuni ambienti passa per un esperto petrolifero e che ha qualche credenziale accademica (ha studiato al MIT). Lynch, però, è anche un notorio troll che infesta le varie liste e i forum americani. In questi forum, Lynch si comporta, appunto, da troll, offendendo tutti, sparando opinioni assurde, lamentandosi se la gente gli risponde a tono, insomma tutte le caratteristiche tipiche del troll. Lo potete vedere spesso all'opera, per esempio, sul gruppo di discussione "energyresources" dove, fra le altre cose, l'anno scorso sosteneva che quest'anno il prezzo del petrolio sarebbe dovuto scendere sotto i 30 dollari al barile. Questo tipo di sparate è tipico dell'atteggiamento del Troll che si diverte a provocare la gente. Lynch non ha mai prodotto un'idea sua in tutta la sua carriera, ha solo criticato quelle di altri. Il suo stile da Troll traspare anche nella sua produzione "accademica" dove trovate spesso insulti assai poco accademici rivolti a questo o quell'esperto petrolifero.
In Italia, sembra che molti non si siano accorti di chi è veramente Michael Lynch, al quale l'isitituto Bruno Leoni ha dato ampio spazio con un articolo tradotto in Italiano "Uno sguardo al Picco." Più di uno mi ha chiesto di commentare questo articolo dove Lynch se la prende contro tutto quello che ha a che fare con il concetto di picco del petrolio. Potrei, ma sarebbe andare contro la regola d'oro; ovvero mi metterei a discutere con un troll.
Capisco che questa mia opinione va giustificata in qualche modo. Questo è molto facile e, per fortuna, non mi richiede una critica dettagliata di tutto l'articolo. Lynch si squalifica da solo appena entra nel vivo della questione quando dice (a pagina 2, prima riga) che
Il problema principale [della teoria di Hubbert] sta nella completa assenza di una teoria che spieghi perché la produzione dovrebbe seguire una curva a campana.
Ora, uno che pretende di essere un esperto in questo campo, dovrebbe sapere che la prima interpretazione teorica della teoria di Hubbert risale al 1972, con il lavoro di Roger Niall, basato sulla dinamica dei sistemi. Più tardi, Douglas Reynolds ha dato un'interpretazione della teoria di Hubbert basata su modelli economici (The mineral economy: how prices and costs can falsely signal decreasing scarcity Ecological Economics, Volume 31, Issue 1, October 1999); un approccio poi ripreso dal sottoscritto (Ugo Bardi) in un articolo intitolato "The mineral economy: a model for the shape of oil production curves" apparso su Energy Policy, Volume 33, Issue 1, January 2005, Pages 53-61. Recentemente Holland ha ripreso la teoria di Hubbert nell'ambito della teoria classica di Hotelling. Oltre a questi riferimenti di letteratura, ci sono vari articoli e commenti in cui si usano modelli dinamici per valutare la futura produzione di petrolio e che producono curve a campana (vedi per esempio il modello wocap di Bakhtiari). Ci sarebbero poi da citare gli studi statistici di Renato Guseo sulla produzione petrolifera, insomma un'intera bibliografia.
Si può certamente discutere sul valore di questi studi, ma non si può certamente parlare della "completa assenza" di una teoria alla base del concetto di "curva a campana". Dobbiamo dedurre che Lynch è semplicemente un bell'ignorante, oppure che sa benissimo queste cose ma mira alla provocazione? Lascio a voi la decisione, ma credo che questo vi basti per capire il livello e lo stile di questo articolo. Sarete daccordo con me, spero che è meglio applicare la regola d'oro con Lynch: ovvero non mettersi a discutere con un troll. D'altra parte, forse all'Istituto Bruno Leoni hanno trovato una regola per liberarsi dai troll ancora migliore che ignorarli: dargli ragione!
Link al forum "petrolio"
lunedì, dicembre 10, 2007
Anche in Lazio si boccia il Fotovoltaico?

Etichette: burocrazia, fotovoltaico
domenica, dicembre 09, 2007
L'errore di Origene

Origene, uno dei padri della chiesa, è noto, fra le altre cose, per aver interpretato un po' troppo alla lettera un passo di Matteo ed aver provveduto a rimuovere con un taglio netto quella parte del corpo che induce l'uomo al peccato. L'errore di Origene fu stigmatizzato al primo concilio di Nicea che proibì l'autocastrazione. Resistere alla tentazione, si disse, deve essere una libera scelta. Non basta non poter peccare, bisogna non volerlo!
Questa storia di Origene mi è venuta in mente in una discussione sull'energia nucleare che c'è stata in un forum. La discussione è nata da una mia intervista a Caterpillar dove avevo detto che le risorse accertate di uranio non sarebbero nemmeno lontanamente sufficienti per un'espansione della produzione di energia nucleare a livelli simili a quelli che otteniamo oggi dai combustibili fossili. Quello che avevo detto era basato su un documento di ASPO-Italia in cui esprimevamo forti dubbi sulla disponibilità di uranio minerale per le centrali a fissione
Ecco il link al forum in questione:
http://www.archivionucleare.com/index.php/2007/11/13/caterpillar-terzo-anello-radio/
La discussione in questo forum non è particolarmente interessante e finisce con i soliti battibecchi inconcludenti. Ma, all'inizo, ci trovate alcune considerazioni che io ho trovato curiose, come potete leggere qui in uno dei commenti:
Ci sono decine di motivi per non essere a favore del nucleare in Italia: scorie, scorie, scorie, costi elevati anche di smantellamento, tempi di realizzazione, capacità di gestire in sicurezza un impianto oggi da parte di un paese senza più esperti e che si ritrova in emergenze monnezza che durano anni.
Di certo questa storiella dell’esaurimento dell’uranio è l’ultima cosa di cui preoccuparsi dato che sono possibili reattori autofertilizzanti, o al torio, o di vario tipo, sui quali la ricerca è stata volutamente bloccata dalla lobby americana dell’arricchimento.Non capisco quindi il motivo, volendo essere contrari al nucleare, come lo sono anche io sopratutto per l’Italia, di fissarsi su un problema minore, quando basterebbe agitare lo spettro, quello si reale, delle SCORIE, per vincere qualunque dibattito. Ci saranno sicuramente motivi dietro a ciò probabilmente legati a lotte accademiche, intestine o politiche che non ci è dato sapere.
In sostanza, si sostiene che non bisogna essere contro il nucleare perché non c'è abbastanza uranio. Sarebbe troppo facile! In effetti la cosa ricorda un po' l'errore di Origene. Non basta non poter peccare, bisogna non volerlo! Non basta che il nucleare non funzioni, bisogna non volerlo!
Se il concilio di Nicea aveva degli ottimi motivi per dichiarare Origene in errore, è quantomeno curioso che si usi lo stesso metro di giudizio per una questione tecnologica, non teologica. Ma, d'altra parte, quando si parla di uranio e di centrali nucleari più che di tecnologia sembra, in effetti, di entrare in un dibattito teologico dove nuclearisti e antinuclearisti si comportano come adoratori di divinità diverse e nemiche fra di loro .
In effetti, il nostro documento sulla scarsità di uranio minerale ha causato diverse reazioni su internet che potrei definire come "scomposte". Sia per i fautori come per i denigratori dell'energia nucleare la notizia che le risorse uranifere sono troppo scarse per creare il paradiso (o l'Armageddon) nucleare sulla terra è risultata sorprendente e - probabilmente - anche uno shock. Non so spiegare esattamente le ragioni per questo shock, probabilmente è perché va a toccare le fondamenta dei rispettivi credi quasi-religiosi in materia.
A parte questo, in quella discussione di cui vi sto riferendo me ne hanno dette di tutti i colori: venduto, barone, tuttologo, incompetente, eccetera; sempre probabilmente a causa dello shock di cui vi dicevo. Non mi metto a discutere dei dettagli della diatriba; ma siccome mi hanno accusato di essere un guerrafondaio per via dei contratti di ricerca che ho avuto dalla NATO, ci tenevo a una piccola precisazione. Questa precisazione l'ho mandata al forum di cui vi parlavo ma, per qualche ragione, non è stata pubblicata. Perciò, ve la passo qui di seguito, per vostra curiosità.
Ringrazio gli stimatori e mi scuso con i detrattori se a volte ho dato una cattiva impressione. Facciamo tutti del nostro meglio, ma nessuno e' perfetto.
Mi limito qui a un commento sulla questione "NATO" che sembra aver mosso le acque. I progetti NATO che ho coordinato negli anni '90 erano tutti del tipo "linkage" ed erano destinati a mantenere in vita i laboratori russi al tempo del crollo dell'Unione Sovietica. Era un periodo nel quale i ricercatori Russi non ricevevano più nemmeno lo stipendio dal loro governo. La NATO qui ha fatto un'opera utilissima sostenendoli finanziariamente e impedendo che le competenze accumulate finissero disperse. Sono stati i progetti forse più utili e più interessanti che ho mai coordinato e ancora oggi sono molto soddisfatto di aver potuto dare una mano ai miei colleghi russi in un momento difficile. Siamo rimasti amici e abbiamo stabilito che se le cose si rovesceranno (come potrebbe succedere) loro daranno una mano a noi!
[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno.3@alice.it. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]
Etichette: energia nucleare
sabato, dicembre 08, 2007
Fa male scaldarsi con il caminetto?
In questi giorni, il mio amico Roberto (noto come "Solaria" su internet) mi ha messo una pulce nell'orecchio. Abbiamo ragionato che, con l'aumentare dei costi dei combustibili fossili, cercheremo di usare di più la legna per scaldarci. Ma, con il caminetto acceso in casa, non sarà che ci beccheremo qualche cancro ai polmoni o cose del genere? Una pulce nell'orecchio che mi ha spinto a fare una piccola ricerca bibliografica sulla situazione. Vi passo qui di seguito quello che ho tirato fuori. Non pretendo che sia una ricerca completa ma, se qualcuno ha altre informazioni, ce le passi nei commenti e le includeremo nel post.Ho trovato molti siti che raccomandano di usare soltanto legna nel caminetto e non altri combustibili. Alcuni dicono che i caminetti sono pericolosi, ma questi sembrano essere più che altro gente che ti vuol vendere qualche stufa particolare. Viceversa, c'è un bello studio recente (2005) sull'american journal of epidemiology che trovate a questo link:
http://aje.oxfordjournals.org/cgi/content/full/162/4/326
Lo studio è in inglese e ve ne riassumo rapidamente le conclusioni. In sostanza, non c'è evidenza che il riscaldamento a legna faccia venire il cancro ai polmoni (meno male!!). C'è evidenza, però di un certo rischio, se si usano combustibili solidi (carbone o legna) per cucinare. Questo rischio, tuttavia, c'è più che altro se in giro ci sono dei fumatori.
In sostanza, mi sembra di poterne dedurre che si può stare moderatamente tranquilli con il caminetto di casa, posto che, ovviamente, ci sia un buon tiraggio. E' bene fare attenzione, tuttavia, ai fumi generati dalle bistecchine e ai salsicciotti cucinati sulla brace; specialmente se c'è in casa qualcuno che fuma sigarette. Aggiungerei anche che, secondo me, potrebbe essere rischioso bruciare nel caminetto cose come carta o plastica che contengono le peggiori robacce (specialmente la plastica).
Tuttavia, scaldarsi a legna potrebbe fare danni di altro tipo. Lo studio che ho citato non prende in considerazione gli effetti dei caminetti sull'inquinamento atmosferico, specialmente in combinazione con tutte le altre fonti di inquinamento che ci sono in città. Se tutti si mettessero a scaldarsi a legna in una grande città, sarebbe probabilmente un disastro sanitario. Se poi tutti si dirigessero verso i boschi nei dintorni, armati di ascia, sarebbe un bel disastro per i boschi. La conclusione? Meglio scaldarsi con i pannelli solari.
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Etichette: caminetto, fumi, inquinamento
venerdì, dicembre 07, 2007
Chi ha detto che non sta succedendo niente?
Dati per il consumo di petrolio da http://www.swivel.com/data_sets/show/1003357, per il 2006 da http://www.eia.doe.gov/emeu/cabs/Italy/Oil.html. Prezzi da www.bp.comSe n'è accorta, finalmente, anche l'AIEE, (che non è un urlo di qualcuno che si è dato una martellata sul pollicione, ma l'Associazione Italiana degli Economisti dell'Energia). Qualcosa è cambiato e sta cambiando profondamente nell'economia italiana a causa dell'aumento dei prezzi del petrolio. In un'intervista riportata il 01/12/2007 su "La Repubblica", il presidente dell'AIEE, Edgardo Curcio, annuncia il calo dei consumi di carburante.
Le cifre dicono che a settembre la domanda totale di carburanti (benzina+gasolio), è risultata pari a circa 3,1 milioni di tonnellate, in calo del 5,1% rispetto allo stesso mese del 2006. A ottobre (con un giorno lavorativo in più rispetto all'anno scorso) la domanda totale è risultata pari a 3,4 milioni di tonnellate, il 2,6% in più e solo quest'ultimo incremento ha permesso di avere a livello cumulato (gennaio-ottobre 2007) consumi di carburanti praticamente identici a quelli dei primi dieci mesi del 2006.
Le cifre degli ultimi anni, tra l'altro, mostrano una costante diminuzione delle vendite di benzina: -5,5% nel 2004, -7,3% nel 2005, -6,2% nel 2006. I consumi del gasolio, pure in aumento, hanno visto tale crescita ridursi e passare dal +10% del 2001, al +7,1% del 2004, al +2,1% nel 2005 con una ripresa (+3,8%) nel 2006. I dati provvisori 2007 indicano un aumento delle vendite del 3,3% per il gasolio e calo del 6% per la verde.
Sembra che si stia facendo strada l'idea che forse gli aumenti dei prezzi non sia una cosa che possiamo ignorare, consolandoci con l'aumento del PIL. Ma non poteva mancare la solita stoccata alle tasse. Secondo Edgardo Curcio, "Ma, in fatto di prezzi, non tutto si spiega con le quotazioni internazionali del greggio." A pesare ci sono anche le tasse, che "nel nostro Paese sono tra le più elevate d'Europa".
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giovedì, dicembre 06, 2007
I veri costi del nucleare

mercoledì, dicembre 05, 2007
Jeremy Rifkin: il Venditore ... (live)

http://www.110.unito.it/podcast/001_Mercalli_1_2007_12_03.mp3
(commento di Luca Mercalli)
Se in questa giornata Rifkin doveva essere un protagonista, l'obiettivo è stato raggiunto. Per la parte operativa, se ne riparlerà.
Etichette: comunicazione, conferenza, Idrogeno
martedì, dicembre 04, 2007
Ipercomunicazione oppure ipocomunicazione?

E’ necessario porsi la domanda: è necessaria molta informazione oppure poca informazione? La risposta esatta dovrebbe essere la prima ma forse le cose sono più complicate.
Riporto un passo di un testo di un antropologo a proposito di comunicazione, che penso possa arricchire questo tema:
“Il rischio del nostro tempo è probabilmente quello che potremmo definire di iper-comunicazione, cioè la tendenza a sapere perfettamente, in un dato punto della terra, quel che succede in tutte le altre parti del globo. Perché una cultura sia veramente se stessa e produca qualcosa, essa e i suoi membri devono essere convinti della propria originalità e persino, in certa misura, della propria superiorità rispetto agli altri.
Solo in condizioni di ipo-comunicazione una cultura produce qualcosa. Oggi corriamo il rischio di diventare semplici consumatori, in grado di assorbire qualsiasi cosa da qualunque punto della terra, ma ormai privi di originalità.
Possiamo facilmente immaginare un giorno in cui su tutta la faccia della terra vi saranno un’unica cultura e un’unica civiltà. Non credo che ciò accadrà davvero, perché tendenze contraddittorie, da una parte verso l’omogeneità e dall’altra verso nuove distinzioni, sono continuamente all’opera.
Quanto più una civiltà diventa omogenea, tanto più le linee interne di divisione si fanno evidenti, e quel che si guadagna ad un livello viene immediatamente perso ad un altro livello.
E’ una mia impressione personale, dato che non ho alcuna prova sicura circa il funzionamento di questa dialettica. Ma non vedo come l’umanità potrebbe vivere senza differenze al suo interno”.
Claude Levi-Stauss, Mito e significato, Il Saggiatore, Milano 1980, Prima edizione NET marzo 2002, pag. 34
Etichette: comunicazione, cultura, informazione
lunedì, dicembre 03, 2007
Due economisti

Due economisti si trovano perduti nel deserto. Uno dei due dice all'altro "Non sappiamo dove siamo e non abbiamo più acqua, cosa dobbiamo fare?" L'altro risponde "non ti preoccupare, la mancanza di acqua creerà una domanda e sicuramente il mercato genererà un'offerta"
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domenica, dicembre 02, 2007
Il predica-Picco
Riceviamo da Patrick il link http://it.youtube.com/watch?v=ILKsr8cDeVc a un video di Eugenio Benetazzo, personaggio abbastanza noto nel web, che si definisce sul suo sito "trader professionista e predicatore finanziario". Etichette: comunicazione, peak oil

