venerdì, gennaio 02, 2009

L'efficienza è un mezzo, non uno scopo


"Greenwashing", ovvero "dipingere di verde". Spesso è un puro imbroglio, ma alle volte è ottenuto con la scusa di migliorare la "ecoefficienza".


Tempo fa, mi è capitato di dibattere con un collega a uno dei soliti congressi sull'energia. Il collega in questione aveva presentato un suo progetto che mirava ad aumentare l'efficienza della combustione del carbone nelle centrali elettriche. Come succede spesso in questi congressi, non c'è mai tempo per un vero dibattito, per cui il nostro scambio è stato piuttosto indiretto. Tuttavia, chi ci ha ascoltato quel giorno, avrà probabilmente inferito dal tono di voce gelido e dalle nostre espressioni che io consideravo il collega un nemico dell'uomo intento a perfezionare un'arma di distruzione di massa e che lui mi considerava un ecoterrorista pericoloso, di quelli verdi fuori e rossi dentro.

Premetto, che conosco il collega come persona competente nel suo campo e non ho dubbi che il suo progetto potrebbe effettivamente portare a un miglioramento nell'efficienza di combustione del carbone. Ma rimane la mia perplessità sulla validità di impegnare cotanta competenza in quel particolare scopo.

Ma perplesso perchè, esattamente? Se fossimo arrivati a un vero dibattito, mi sarei trovato di fronte alla domanda: "ma perché ti opponi a migliorare l'efficienza delle centrali a carbone? Si emettono meno CO2 e meno inquinanti, si importa meno carbone dall'estero, si riduce il deficit commerciale del paese, si migliora la competitività del "sistema Italia." Insomma, Ugo, non sarai mica davvero malato di ideologia?"

Su questa faccenda dell'efficienza, il caso della centrale a carbone non è il solo dove ho dei forti dubbi. Tempo fa, a una mostra sull'energia rinnovabile a Roma campeggiavano due SUV - regolare motore diesel - nel bel mezzo del capannone pieno di pannelli fotovoltaici e impianti eolici. Ho chiesto all'espositore cosa ci stavano a fare li' e lui mi ha detto "sono piu' efficienti dei SUV normali". Un collega che era con me mi ha gentilmente tirato via per un braccio prima che esplodessi in escandescenze.

Insomma, se in nome dell'efficienza possiamo continuare a bruciare carbone o andare in giro con le SUV, allora c'è qualcosa di profondamente sbagliato nella faccenda. In effetti, mettere delle SUV che vanno con un motore diesel alla mostra delle energie rinnovabili oppure parlare di "carbone pulito" sono cose che non possono essere definite che forme di "greenwashing," ovvero sciacquare nella vernice verde cose che verdi non sono.

Ma perché, esattamente? In primo luogo, dovremmo cercare di definire che cosa intendiamo per "efficienza" (o "ecoefficienza"). Già qui ci accorgiamo che c'è un problema perché esistono varie definizioni:

1. Efficienza intesa rendimento nel trasformare i combustibili fossili in energia elettrica o meccanica. Questo è il caso della centrale a carbone di cui parlavo prima, ma anche quello dei SUV alla mostra sull'energia.

2. Efficienza intesa come rendimento negli usi finali dell'energia elettrica o del riscaldamento di edifici. Elettrodomestici di classe A, lampadine ad alta efficienza, doppi vetri, isolamento e simili.

3. Efficienza intesa come resa energetica di ciclo di vita (EROI o EROEI). Ovvero il rapporto fra l'energia investita e l'energia ottenuta durante tutto il tempo di vita da un certo impianto.

4. Efficienza intesa come resa di conversione della luce solare da parte dei pannelli fotovoltaici o a concentrazione.

5. Efficienza intesa come resa definita come il rapporto fra il PIL prodotto e l'energia consumata nell'economia in generale. Spesso semplicemente definita dagli economisti come "efficienza".

Allora, cosa si intende esattamente quando si parla di "migliorare l'efficienza"? Una in particolare o tutte queste cose? E quando miglioriamo l'efficienza, siamo sicuri di stare migliorando qualcosa che vale la pena di migliorare? Più in generale, dov'è che vale veramente la pena di spendere soldi e risorse? Che cos'è che è vero miglioramento e che cosa invece solo "greenwashing" ("dipingere di verde")?

Ci ho pensato sopra e sono arrivato a una conclusione, ovvero che dovremmo stare attenti a come usiamo i termini "efficienza" e "ecoefficienza." Dovremmo chiarire il punto fondamentale che è:


L'efficienza è un mezzo, non uno scopo


Questo concetto lo possiamo applicare a tutte le definizioni che abbiamo elencato più sopra. Vale la pena di migliorare l'efficienza se lo scopo è buono. E questo non è sempre il caso. Per esempio: demolite una fabbrica, licenziate gli operai, costruite al suo posto una banca o un centro commerciale e noterete che questo fa aumentare l'efficienza così come definita al punto 5 dell'elenco dagli economisti. Questa è una buona cosa? Forse certi economisti direbbero di si, ma credo che pochi sarebbero daccordo. Non è decisamente il caso di distruggere le fabbriche in nome di questo tipo di "efficienza".

Altro esempio: ci sono celle fotovoltaiche "ad alta efficienza" che hanno rese di conversione vicino al 40%. Efficientissime, ma costano talmente care che non servono a nulla nella pratica. In questo caso, è la resa di EROEI che conta. Non che non si debba lavorare su celle che hanno più alte resa di conversione, ma perlomeno rendiamoci conto di qual'è la priorità: ci servono celle con alto EROEI, non necessariamente con alta resa di conversione.

In termini più generali, possiamo dire che esiste uno scopo che dobbiamo sempre preoccuparci perseguire. Lo scopo è quella cosa che si chiama sostenibilità. Anche qui, bisogna evitare il greenwashing e le fesserie che si dicono in giro. C'è una sola possibile definizione di sostenibilità che è:

Sostenibilità è quando i cicli industriali sono chiusi.

Ovvero, una condizione in cui si usa energia solare come fonte primaria e si riciclano tutte le materie prime. Questa è la condizione di base del concetto del "C2C" ("cradle to cradle", ovvero dalla culla alla culla) di cui accenno nella nota in fondo. Armati di questa definizione, come pure quella che ci dice che l'efficienza e un mezzo e non uno scopo, possiamo esaminare la logica del punto dal quale siamo partiti. Vale la pena spendere soldi e risorse per costruire SUV o centrali a carbone più efficienti?

La risposta è "no". Costruire SUV o centrali a carbone più efficienti non ci avvicina alla sostenibilità, anzi ce ne allontana per delle ottime ragioni. Se si fa una SUV che consuma un po' meno per chilometro percorso, la cosa più probabile è che il proprietario si potrà permettere di fare più chilometri e quindi consumerà la stessa quantità di gasolio di prima. Questo è si chiama il "paradosso di Jevons", ma non è affatto un paradosso: è una cosa ovvia e che succede sempre. Fateci un po' caso e troverete esempi dappertutto.

Potrebbe anche essere che il proprietario decida di non aumentare il chilometraggio percorso e che la SUV consumi effettivamente una quantità minore di gasolio. Di conseguenza, si ridurrà un po' la domanda di combustibili fossili; questo ne farà abbassare leggermente i prezzi e causerà un aumento dei consumi in altri settori. Questa è un'altra forma del paradosso di Jevons, detto anche "effetto rebound" o "postulato di Khazzoom-Brookes (non ne ho colpa io: qui tali si chiamano così).

C'è una sola eccezione a questo ragionamento. Potrebbe essere utile aumentare l'efficienza di processi non rinnovabili se la riduzione di prezzi generata fosse assorbita interamente in tasse più alte in forma di "carbon tax". In questo caso non si verifica il paradosso di Jevons a livello dell'utente finale. Ma il governo cosa ne fa del ricavato delle tasse extra? Potrebbe utilizzarlo per fare cose utili, tipo incentivare le energie rinnovabili, ma i governi non sono particolarmente noti per spendere bene i soldi delle tasse che incassano ed è probabile che anche qui si verifichi qualche forma di paradosso di Jevons, stavolta a livello di spese dello stato.

In sostanza, migliorare l'efficienza dei SUV, delle centrali a carbone, degli inceneritori o cose del genere ci allontana dalla sostenibilità perchè, normalmente, per migliorare cose che non vale la pena di migliorare si sprecano risorse che potrebbero essere meglio usate. Questa conclusione si applica anche a processi "a valle". Se l'energia elettrica viene dal carbone, usare lampadine ad alta efficienza ha lo stesso problema: è come aumentare la resa della centrale stessa. Quindi è soggetto al paradosso di Jevons e al postulato di quegli altri due tali dal nome strano.

Ovviamente, la cosa è diversa se l'energia elettrica viene dall'energia rinnovabile: in questo caso è perfettamente sensato - anzi obbligatorio - mettere lampadine ad alta efficienza, usare lavatrici di classe A, eccetera. L'energia risparmiata, in questo caso, può venire effettivamente utilizzata per cose utili. La mia energia elettrica viene in gran parte dal mio impianto fotovoltaico, per questo le mie lampadine sono tutte ad alta efficienza.

Nella realtà pratica, in Italia l'energia elettrica viene principalmente dai fossili, per cui la mia conclusione è che le lampadine "ecoefficienti" sono meno prioritarie di altre cose. Ovvero, se uno le vuole mettere per risparmiare (e in effetti risparmia) fa bene se quello che risparmia lo mette da parte per cose utili; magari per contribuire al costo di un impianto fotovoltaico. Ma se lo usa per contribuire al costo di una SUV, allora è inutile.

Insomma c'è un problema di priorità. Le risorse sono limitate; le possibilità di migliorare questa o quella cosa sono tantissime: da dove dovremmo cominciare? Io credo che dobbiamo cominciare subito usando quello che ci resta (ormai non tantissimo) per lo scopo che mi sembra fondamentale:

La priorità è creare l'infrastruttura per una società sostenibile:

ovvero energia rinnovabile e riciclo delle materie prime. Io credo che questa sia una priorità fondamentale e prima cominciamo meglio e, altrimenti rotoleremo lungo la china discendente del picco di Hubbert senza possibilità di salvezza.


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Qui mi sono limitato ad accennare alcuni elementi di una questione molto complessa e che ha a che fare con il principio "C2C" (cradle to cradle, dalla culla alla culla). Questo principio è la base per la costruzione di una società durevole e vivibile. Ma ci vuole un pò di tempo per spiegare questo concetto, quindi per ora mi limito a rimandarvi al sito di Ignasi Cubina (in Spagnolo, Catalano e Inglese) che mi ha iniziato al concetto di C2C.


16 commenti:

Anonimo ha detto...

Bell'articolo. Infatti sarebbe ora di valutare le cose in un contesto complesso in cui effettivamente stanno .
Mi viene in mente di applicare questo pensiero esposto alle lampadine ad alta efficienza.
Mi risulta una valutazione non corretta tenendo conto dell' insieme di processo produzione e smaltimento di queste lampadine di alta efficienza visto che contengono componenti tossici come il mercurio di queste lampadine.Oltre a questo sembrerebbe che lo spettro di raggi non sia completo e in conseguenza armonioso come le lampadine tradizionali.In più sembra che ci sia un accentuato campo di frequenze nocive in vicinanza(fino a un metro e mezzo).
Personalmente ho scelto un Mix in casa mia, ma ho problemi di smaltimento perché le lampadine "ecologiche"non mi durano il tempo promesso.
In vista del prossimo divieto delle lampadine consumatrici spero che questi aspetti siano risolti prima della loro sparizione - altrimenti...
Considerare l'efficienza da più punti di vista davvero sarebbe un buon indirizzo.

Maria

Paolo ha detto...

segnalerei questo recente studio della Stanford University attinente all'argomento:

http://www.sciencedaily.com/releases/2008/12/
081210171908.htm

MicheleR ha detto...

Complimenti Professore per l'intervento. Concordo pienamente sul considerare l'efficienza un mezzo e non un fine. D'altronde non si usa comunemente dire "fare la tal cosa (che è il vero obiettivo) efficientemente (che è, appunto, il modo in cui la si vuol fare)?". Grazie.

MicheleR ha detto...

Ancora un'altra osservazione. E' importante precisare di quale "efficienza" si tratti per poter individuare il soggetto (o i soggetti) che beneficierà dei maggiori risparmi ottenuti.

Giovanni G. ha detto...

A mio modesto parere, l'efficienza è una strategia (quindi un mezzo) per ridurre il flusso di materia e energia in un determinato processo produttivo, a parità di risultato. Molte volte, come nei casi da lei citati, questo non porta a migliorare anche gli effetti che quel determinato processo ha sull'ecosistema, poichè si tratta di processi o prodotti fortemente dannosi.
Il concetto di efficienza è spesso utilizzato per giustificare scelte ben poco ecocompatibili ("produce diossina, ma un pò meno diossina"; "è tossico, ma meno di quel che troviamo sul mercato"; "consuma fonti esauribili, ma in misura minore di quello lì"...).
Ciò non è detto per tutti i casi, ovviamente. Coibentare meglio una casa (renderla più efficiente nei confronti della conservazione del calore) ha sicuramente effetti più ecologici e costa meno che non coibentarla.
Ma spesso il progresso viene misurato e considerato come perfezionamento di macchine e processi che comunque hanno un rilevante impatto sull'ambiente (ma ottimi profitti per chi lo mette in pratica).
Temo che l'avversione per la sostenibilità stia nel fatto che comporta una nuova mentalità (una nuova ideologia?), forte capacità di innovazione e un'idea di modernità che migliori l'ambiente, non lo peggiori nè lo lasci nello stato comatoso in cui lo troviamo. Non saprei come definire quelle strategie capaci di far crescere la produttività della natura invece che ridurle progressivamente.. ma non sono queste che ci dovrebbero interessare di più? Tutta questa paura per sistemi di idee favorevoli a migliorare l'ambiente ce la dovrebbero avere solo coloro che hanno paura dei cambiamenti e delle riduzioni dei guadagni che continuano a fare intossicando gli altri.

MicheleR ha detto...

Mi permetto di segnalare un paio di testi di economia molto interessanti che ho avuto modo di consultare recentemente per motivi di studio:
- Ignazio Musu, "Introduzione all'economia dell'ambiente", Il Mulino, Bologna, 2000;
- David W. Pearce, R. Kerry Turner, "Economia delle risorse naturali e dell'ambiente", Il Mulino, Bologna, 1999.
Entrambi questi testi (e la materia dell'economia dell'ambiente in generale) hanno il grande pregio di cercare di far comprendere l'importanza di inserire l'ambiente tra le variabili di studio del sistema economico affinchè si possano razionalmente scegliere percorsi di sviluppo compatibili con le risorse e la capacità di assorbimento del sistema naturale. Nel secondo testo è anche contenuta un'interessante disamina della genesi e dell'evoluzione storica della disciplina, con una presentazione dei vari approcci ai problemi dell'ambiente contenuti nelle moderne teorie economiche. Grazie e buona lettura.

Stefano Marocco ha detto...

Molto interessante. Avrei qualche domanda. In definitiva è possibile conciliare il modello capitalistico basato sui consumi con il risparmio delle materie prime? Se l'economia "gira" grazie al fatto che si consuma, non è un paradosso parlare di riduzione dei consumi? (un po' quello che avviene adesso e che causa la recessione, quindi i governi che considerano questo sistema l'unico possibile in teoria non dovrebbero incentivare il risparmio).
Alla luce di questo, come sono da interpretare le campagne di risparmio energetico lanciate da ENI o Enel ad esempio? Vogliono sfruttare il paradosso di Jevons per farci consumare di più o il loro capi sono illuminati e vogliono farci capire che siamo in riserva?

MM ha detto...

Secondo me, tanto per dare un contributo:
"Sostenibilità" signica che a conti fatti il totale delle produzioni sia fatto unicamente con "energia esogena" al pianeta, ovvero unicamente energia solare e suoi derivati diretti e indiretti. Nulla si crea e nulla si distrugge, perciò la materia di scarto viene riconvertita in materia utile mediante processi termodinamicamente inversi. Ciò che è fuori da tale definizione non è sostenibile, il ciclo energetico è aperto ed entropico. L'analogia è come tra eterotrofi (animali) ed autotrofi (piante). Noi dobbiamo puntare a diventare autotrofi in tutto ciò che ci fa sopravvivere, altrimenti l'umanità perirà cercando inutilmente nuove prede energetiche endogene pur sapendo che prima o poi avranno fine. L'effettivo raggiungimento di un tale obiettivo porterebbe inevitabilmente alla rigenerazione della popolazione a base autotrofa del pianeta (le piante catturano il totale dell'energia, gli erbivori la trasformano in carne e i carnivori chiudono il ciclo rimanendo comunque in positivo). Ormai riconvertire la macchina energetica richiederà una quantità di tempo tale che il sistema produttivo attuale ci schiaccerà fisiologicamente sotto le leggi della termodinamica. E tutto questo coincide con la mal interpretazione di termini quali "sostenibilità" e la non comprensione di leggi naturali come la termodinamica da parte della maggior parte delle persone, comprese le più potenti.
Perciò dopo questo sproloquio concludo che l'unica via seriamente praticabile è: PRODURRE IMPIANTI DI ENERGIA RINNOVABILE MEDIANTE L'UTILIZZO DI ENERGIA RINNOVABILE, anche al di fuori di qualsiasi legge burocratica o repressiva (una nuova rivoluzione!). Tutto il resto è energia e produzione guadagnata.

Anonimo ha detto...

Ottimo lavoro Ugo.
Bisogna riappropriarsi di ciò che contraddistingue l'uomo dagli altri esseri viventi: la coscienza del desiderio della vita eterna. Quindi è valido ogni provvedimento che porta ad un aumento delle prospettive di vita dell'umanità.
Le cose non sono facili perchè bisogna interrompere quei processi e quella cultura iniziati col neolitico e che hanno portato alla situazione attuale. E' necessario prendere coscienza della necessità di una rivoluzione culturale!
Armando

Pippolillo ha detto...

Fino a quando rimarrà come indicatore di crescita di una nazione il PIL (Prodotto Interno Lordo) l'umanità sarà destinata a soccombere.
Senza dimenticare i trucchetti che fanno le lobbies petrolifere spalleggiate dai governi di tutto il pianeta.
Rispondete a questa domanda: quanto costerebbe un barile di petrolio se nel suo prezzo fossero compresi i costi delle guerre, dell'inquinamento, delle malattie dovuto ad esso ecc.?
Se alle cose non si dà il giusto prezzo, l'economia è drogata, alla faccia dei pensatori liberisti che credono che il mercato si autoregoli.
Sarebbe bello avere un BIL (Benessere Interno Lordo) basato non sul consumo delle merci ma sullo scambio di beni al di là del loro valore monetario.

Anonimo ha detto...

Pippolillo: "Sarebbe bello avere un BIL [...] basato non sul consumo delle merci ma sullo scambio di beni [...]"

Perché, i beni danno benessere solo se li scambi? E se uno se li tiene per sè? E' una battuta, ma non più di tanto... Vale la pena rifletterci. :)

cristiano ha detto...

Chiunque si spinga abbastanza avanti in questo ragionamento proposto da Ugo Bardi arriva a comprendere che serve un nuovo paradigma.

Il concetto di mercato e di progresso che abbiamo sviluppato fin qui è chiaramente insostenibile e le riverniciature in verde sono utili solo a chi tenta di mantenere le proprie posizioni di mercato e di potere.

Consiglio a tutti questo libro "Permaculture: Principles and Pathways Beyond Sustainability" di David Holmgren che propone un paradigma alternativo sorprendentemente potente.

La Permacultura ricolloca l'uomo all'interno della biosfera e prevede un uso dell'energia e delle risorse ispirato all'altissima efficienza espressa dai sistemi naturali (che a ben guardare sono infinitamente più evoluti dei nostri).

Vi assicuro che non c'è nulla di "naive" nei principi che questa disciplina ha messo a punto negli ultimi trent'anni.

Non sono certo che questa sia la soluzione a tutti i nostri problemi, ma credo che questa sia la direzione in cui vale la pena muoversi e in tutta fretta.

Ha certamente ragione Bardi, con quel poco che ci rimane (risorse finanziarie, energie, competenze) dobbiamo stare attenti a fare scelte veramente sostenibli.

Abbiamo ancora, e non so per quanto, la forza necessaria a decidere del nostro futuro. Dobbiamo scegliere di cambiare in modo progressivo ma radicale.

La cosa più divertente è che facendolo potremmo davvero rischiare di finire in un mondo in cui stare tutti molto meglio.

GiangiF ha detto...

Salve a tutti e buon 2009. Sul paradosso di Jevons esiste il lavoro di Kozo Mayumi (allievo di Georgescu Roegen): The Jevons Paradox and the Myth of Resource Efficiency.

Certamente l'approccio-efficienza conviene a molti (politici ed ingegneri) per non cambiare gran chè al livello di abitudini diffuse. La casa nuova, l'auto nuova, si consumano materiali, per rinnovare le abitazioni, proprio per non diminuire lo stile di vita (equiparato al consumo). Poi una volta l'anno una bella settimana spartana nello chalet in montagna per sentirci protetti attorno al fuoco.

Credo che senza 3 piani nazionali per trasporti (su ferro), acqua e rifiuti non sarà possibile vedere una luce fuori dal tunnel.

Mi permetto infine, di ricordare che la questione di aumentare l'efficienza è un chiodo fisso degli ingegneri e non degli economisti, talvolta un pò bistrattati su questo blog. Colpe ne abbiamo ma non l'ossessione dell'efficienza termodinamica!

banzai ha detto...
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banzai ha detto...

il problema è a mio avviso la società basata sul consumo.

segnalo il seguente video a tal proposito:

http://it.youtube.com/watch?v=18a1GQUZ1eU

non puoi chiedere di ridurre i consumi se la società si basa su questo.

non possiamo consumare più? si deve cambiare il modello di società (spero presto).

questo è un problema da economisti, non degli ingegneri (escludo a priori i politici)...

a questo proposito interrogo gli economisti del blog: esistono altri modelli sostenibili in alternativa al modello attuali?

Banzai

Daria & Marco ha detto...

Già, proprio un bell'articolo. Evidenzia il problema delle priorità. Compiere scelte di investimento "efficienti" deve fare i conti con la non conoscenza perfetta delle alternative a disposizione. Nelle mie scelte di investimento di risparmio energetico trovo particolarmente difficile agire razionalmente proprio perché non ho le competenze necessarie per capire se un investimento è più "ecoefficiente" di un altro... purtroppo non esiste una ricetta valida per tutti (fotovoltaico o eolico?, termico o fotovoltaico?) e pertanto spesso mi trovo a non effettuare affatto scelte di investimento (per produrre da fonti rinnovabili). Nel frattempo però mi focalizzo sulla riduzione degli sprechi. In questo modo ho ridotto del 40% il mio consumo di carburante, sto cercando di ridurre del 30% (obiettivo) il consumo di energia per il riscaldamento, coltivando un orto (ad energia fossile zero) cerco di ridurre l'impatto dei miei consumi alimentari...
Quindi ho ragionato così:
1° Evitare qualsiasi forma di spreco.
2° Fare investimenti di sostituzione delle tecnologie energivore che utilizzo (solo se necessario) con tecnologie che consumano meno.
3° Produrre energia da fonti rinnovabili.

Questo però vale per me, che non ho competenze in materia energetica e faccio fatica a capire l'"efficienza" delle alternative di produzione. Probabilmente se io non fossi così ignorante partirei dal 3° in modo tale da azzerare da subito il mio consumo di fonti fossili.