venerdì, gennaio 16, 2009

Allons enfants

Contrariamente alle mie previsioni, ma favorevolmente ai miei auspici, Air France – Klm ha strappato a Lufthansa il controllo di Alitalia, diventando socio di maggioranza nella nuova compagine sociale e preparandosi ad acquisire gradualmente l’intera società, al massimo dopo il vincolo contrattuale del 2013, oppure, al momento non improbabile di una prossima ricapitalizzazione. Non sto a ripetere valutazioni politiche ed economiche sulla vicenda, che ho già abbondantemente espresso in precedenti interventi. Mi interessa qui approfondire i motivi e le conseguenze dell’ingresso dei francesi in Alitalia.
Per capire i motivi, dobbiamo allargare un po’ lo sguardo e notare quello che sta avvenendo nel sistema generale dei trasporti italiani. Alla fine del 2008 è stato annunciato l’ingresso in NTV, la nuova compagnia ferroviaria che farà concorrenza a Trenitalia sulle linee ad Alta Velocità, dei francesi di Sncf (Societé nationale des chemins de fer). Il progetto e l’assetto societario di Ntv sarà perciò il seguente: Mdp Holding (la società di Montezemolo, Della Valle e Punzo) ha il 38,4%, Intesa San Paolo (con Imi investimenti) ha il 20%, Generali Financial Holdings un altro 15%, Bombassei il 5%, la società dell’Ad. Giuseppe Sciarrone l’1,6%. E poi - per l’appunto - ci sono i francesi di Sncf con un 20%. Inoltre NTV è la prima società che ha scelto l’ultima generazione di treni ad alta velocità della società francese Alstom, presentato il 5 febbraio a La Rochelle, alla presenza del Presidente della Repubblica francese. Si chiama AGV e può raggiungere la velocità di crociera di 360 km/h con un consumo energetico minore del 15% rispetto agli altri treni ad alta velocità. Nella produzione sono coinvolti anche gli stabilimenti Alstom di Bologna e Savigliano.
Anche nel trasporto urbano i francesi, che hanno una grossa esperienza nel settore, sono molto attivi nel mercato italiano dove, ad esempio, la Ratp, la società che gestisce i trasporti pubblici di Parigi, ha acquisito tramite project financing la realizzazione e gestione delle tre nuove linee tranviarie in costruzione a Firenze.
Si comincia quindi a capire perché Berlusconi, che in passato aveva fatto fallire la prima trattativa di Alitalia con Air-France e, condizionato dagli alleati della Lega, aveva espresso pubblicamente la propria preferenza per Lufthansa, abbia fatto buon viso a cattivo gioco, di fatto ratificando l’accordo con Air France. Dietro c’è un’alleanza strategica della grande industria pubblica francese con il mondo industriale italiano che conta e del sistema bancario che Berlusconi si prepara a scalare.
Ma le strategie e i conflitti all’interno del mondo economico italiano mi appassionano poco. Quello che invece mi interessa sono le conseguenze di queste scelte industriali per il paese. E secondo me esse saranno positive.
Innanzitutto, i francesi investono sull’intero paese, a differenza dei tedeschi che sono interessati solo al mercato del Nord Italia e per questo, erano alleati forse inconsapevoli della strategia secessionista della Lega (principale sconfitto nell’affare Alitalia).
Secondariamente, i francesi portano in Italia la propria esperienza e le grandi capacità amministrative nei settori dei servizi pubblici, grazie a una tradizione secolare di buona amministrazione e a una cultura manageriale di eccellenza formatasi in prestigiose scuole di pubblica amministrazione. Noi italiani, storicamente e antropologicamente dotati di fantasia e creatività nel settore dell’iniziativa privata, ma incapaci nella gestione della cosa pubblica, avremo tutto da guadagnare, in termini di efficienza, dalla contaminazione con culture amministrative capaci di far funzionare egregiamente i servizi di interesse collettivo.
Si potrebbe ripetere cioè, in piccolo, quello che avvenne nell’800 in Italia con il breve governo napoleonico, che involontariamente favorì ed accelerò il processo di emancipazione e liberazione nazionale.

9 commenti:

amaryllide ha detto...

i francesi all'estero fanno tutto fuorchè il bene delle "colonie". Ad Arezzo si sono comprati la gestione dell'accqua e in un anno hanno triplicato i prezzi...
e anche Napoleone e i suoi parenti hanno depredato alla grande il paese

Pippolillo ha detto...

Anch'io non sarei così ottimista come il redattore dell'articolo.
Non sono delle opere di carità ma delle S.p.A. che vengono ad insediarsi in Italia e pertanto faranno solo il loro tornaconto economico.
Per questo ci vorrebbe uno stato forte che metta delle regole chiare.
Qui però entriamo nella fantascienza... basta vedere l'aspetto della gestione dell'energia che è una materia di "legislazione concorrente" secondo la Costituzione (art.117 Titolo V, parte seconda).
Così il Trentino ha le sue leggi, la Lombardia, la Liguria, l'Emilia le loro, in Piemonte mancano ancora molti regolamenti attuativi ed i professionisti che devono lavorare in quel campo impazziscono con moduli e burocrazia diversa! Senza contare che per fare il "certificatore energetico" in Lombardia bisogna fare un corso, superare un esame e pagare 120 euro l'anno! E se volessi farlo in un'altra Regione? Faccio un altro corso/esame/pago balzello?

Anonimo ha detto...

Scusate ma io la vedo ancora più trita.

Secondo me la mafiocrazia italiana potrebbe addirittura riuscire a contaminare i partner francesi.

Finora a livello nazionale questo morbo si è dimostrato essere particolarmente VIRULENTO.

Terenzio Longobardi ha detto...

Non cè spazio per iniziare una discussione storica, ma è opinione comune degli storici che, al di là degli aspetti negativi dell'occupazione militare da parte di Napoleone, altri fattori della stessa occupazione determinarono una crescita del movimento insurrezionale italiano che accelerò il processo di liberazione e unificazione nazionale.
Non c'è dubbio che le aziende pubbliche francesi, come del resto quelle private siano orientate all'efficienza della gestione economica, mi sembra persino banale. Solo in Italia si pensa che le aziende pubbliche si possano permettere di essere cronicamente in perdita, tanto c'è sempre il popolo bue che paga. Però, esse sanno gestire i servizi anche in maniera efficiente in termini di qualità e nell'interesse dell'utente. Andate in Francia (ma anche nel resto del Nord Europa) per rendervi conto della differenza abissale della qualità dei servizi di interesse collettivo, in particolare dei trasporti pubblici, rispetto a quelli italiani.

Marco C ha detto...

T: altri fattori della stessa occupazione determinarono una crescita del movimento insurrezionale italiano che accelerò il processo di liberazione e unificazione nazionale.

M Napoleone ha lasciato in eredità qualche miglioramento urbanistico (parco del Sempione a Milano, ponte Vittorio a Torino per collegare la città alla collina, ecc.), me era pur sempre uno straniero invasore: non è che per caso quegli stessi cittadini cominciavano a sentirsi davvero stufi di passare da un proprietario all'altro (il regno di Napoleone durò non troppi anni)?



T. Però, esse (le aziende pubbliche francesi, n.) sanno gestire i servizi anche in maniera efficiente in termini di qualità e nell'interesse dell'utente. Andate in Francia (ma anche nel resto del Nord Europa) per rendervi conto della differenza abissale della qualità dei servizi di interesse collettivo, in particolare dei trasporti pubblici, rispetto a quelli italiani.

M: La Francia non è nel "Nord Europa", semmai è proprio nel centro dell'Europa: semmai siamo noi ad essere nel suo "sud", geograficamente parlando. E' la gestione pubblica dei beni italiani ad esser particolarmente scandalosa (ma quando ci siamo sentiti veramente un paese unito?), anche se i sistemi pubblici esteri non son privi di difetti. L'Italia poi "gode", quanto a trasporti, di una frammentazone del territorio enorme che non facilita certo una gestione facile, né facili decisioni, compresa quella di alzare le tariffe dei trasporti pubblici stessi. I trasporti francesi e tedeschi sono sì efficienti, ma il costo del biglietto è alto: doppio se non triplo (per inciso, gli introiti dal biglietto dei traporti pubblici italiani coprono per l'appunto un terzo dei costi annuali di gestione, coperti dalle tasse per il resto).Non so quanto sarebbe esportabile questa politica in Italia, certo bisognerebbe pensarci con oculatezza. Ci sarebbero rischi che qualcuno ci facesse troppa cresta e qua veniamo al nocciolo del problema: in Italia l'amore delle cose ben fatte per il bene di tutti e del formale rispetto altrui è storicamente carente.

Anonimo ha detto...

Mi sa che chi ha scritto l'articolo i francesi non li conosce bene... guarda, io ci ho abitato due anni, e tutto mi è sembrato meno che andassero all'estero per il bene degli altri.

Terenzio Longobardi ha detto...

Caro Anonimo, se lei conosce i francesi come comprende quello che scrivono gli altri, non credo che le siano serviti i due anni vissuti in Francia. Io non ho detto che le industrie pubbliche francesi investano in Italia per farci del bene. Esse fanno, legittimamente, i propri interessi economici. Ho espresso invece un auspicio e una speranza: che le loro capacità di buona amministrazione dei servizi pubblici contagino positivamente l'inefficiente sistema italiano.
Per quanto riguarda le questioni storiche sollevate da Marco C., è necessario non fermarsi ai soli aspetti negativi dell'occupazione militare dei francesi, che sicuramente ci furono. Ma, dopo secoli di divisione dei popoli che vivevano nel nostro paese, il governo napoleonico operò un'unificazione di alcune strutture (stradali, legislative, amministrative, militari ecc) che iniziò a dare consapevolezza a una fascia più ampia di italiani della comune appartenenza a una nazione. Fu questa minoranza di italiani, perchè la maggioranza contadina restò estranea al Risorgimento, che, dopo la Restaurazione, avviò e portò a termine la liberazione e unificazione del paese. Ho assai sintetizzato e semplificato quello che dice molta della storiografia contemporanea. Ma in uno spazio così breve non si può dire molto di più.

Anonimo ha detto...

Insomma, se vogliamo sintetizzare: si va verso un commissariamento francese dell'economia italiana.
I francesi si muovono nel loro interesse ma è possibile che portino un po' di buona amministrazione.

Visto il deserto morale in cui siamo sprofondati non mi sembra il peggiore degli scenari...

den ha detto...

Ci mancherebbe che non facessero il loro tornaconto!

Ma francamente tra una pessima amministrazione in passivo e senza investimenti, e una amministrazione interessata ma efficace e innovativa, preferisco nettamente la seconda.