domenica, gennaio 18, 2009

Una cultura inadeguata



created by Armando Boccone


Alcuni giorni fa ho visto un programma televisivo su Rai 1 dal titolo”Verdetto finale”. Il format simula un processo con tanto di giudice e avvocati (che mi sembra siano veri) e di giuria. C’è anche la presentatrice, il pubblico, e un personaggio particolare fra il pubblico (che, almeno in questa puntata, è Barbara Alberti; ho visto per la prima volta questo programma per cui non so se sia un ospite fisso). Ovviamente ci sono anche i due contendenti-imputati che, sebbene siano attori, esprimono un fatto reale.
Il tema del processo in questa puntata è il seguente: i genitori di una ragazza di 14 anni hanno posizioni diverse sul modo di vedere il futuro a breve e a lungo termine della figlia.
Il giudice introduce il tema, parla dei diritti dei figli e dell’educazione che i genitori, in comune, devono dare al figlio affinché questo raggiunga le sue migliori condizioni di vita.
La ragazza fa nuoto agonistico e il padre (nonché allenatore) della ragazza vuole che continui in questa attività e che partecipi alle scadenze a breve termine (che mi pare sia la partecipazione a dei campionati regionali).
La madre invece dice che la figlia, in lacrime, si è confidata più volte con lei dicendole di non farcela in quella attività e di stare male. Vuole che la figlia per alcuni mesi sospenda l’attività per dedicarsi allo studio (che verrebbe compromesso dall’attività agonistica) e che faccia la propria vita di ragazza, con le sue amicizie e i primi amori.
Alcune volte intervengono la presentatrice e Barbara Alberti per dare ragione al padre: dicono se poi si dà importanza alle cose che dice la madre l’Italia non avrebbe mai conquistato medaglie d’oro alle olimpiadi.
Il padre (interrogato dall’avvocato che difende le ragioni del padre stesso) dice che quando la ragazza da adulta salirà sul podio e sarà la “number one” allora si scorderà dei fidanzatini e dei problemi che aveva a 14 anni.
Lo stesso padre, intervistato dall’avvocato che difende le posizioni della madre e che gli chiede quante volte la figlia, con quegli allenamenti continui e stressanti, riesca a vedere delle amiche, risponde: 1-2 volte al mese.
Interviene anche Barbara Alberti su questo punto, dando ragione al padre e aggiungendo che se non si facesse così l’Italia affonderebbe nel Mediterraneo (??) e che bisogna smetterla di dare sempre ragione ai ragazzi.
Alla “volata” in favore del padre si aggiunge la presentatrice dicendo che se i ragazzi non facessero sacrifici e stringessero i denti non si otterrebbero risultati.
Dopo le arringhe dei difensori delle due parti si riunisce la giuria per emettere il verdetto finale.
Il verdetto viene letto, con un po’ di suspence, da Barbara Alberti: il verdetto è a maggioranza ed è di 9 giurati a 4 a favore della posizione del padre.
Quale interpretazione dare dei valori veicolati dal numero di questo format andato in onda il 2 gennaio 2009? Da una piccola ricerca fatta sul Web sembra che con questo programma RAI 1 abbia vinto la battaglia per lo share contro Canale 5 sulla stessa fascia oraria.

Diceva Marshall McLuhan che il medium è il messaggio. Voleva dire che il messaggio è plasmato dalle caratteristiche tecniche del medium stesso (alle volte però questo studioso ha estremizzato). Però Marshall McLuhan diceva pure che il medium è il massaggio, nel senso che il medium massaggia, conforta, consola e conferma i valori culturali esistenti. Questo studioso dava questa funzione soprattutto alla televisione.
I valori veicolati dalla puntata del 02 gennaio di questo programma confermano, “massaggiano” dei valori che probabilmente sono abbastanza forti nella cultura italiana e non solo.
E’ anche vero che in televisione ci sono anche altri programmi ma molti di questi veicolano gli stessi valori.

L’attuale situazione è fortemente rivoluzionaria, in tutti i sensi. I problemi, compresenti e in continuo rapporto di feed back, sono l’esaurimento dei combustibili fossili, il rischio che cedano molti e delicati equilibri ecologici, la crisi finanziaria ed economica, ecc.

Pare che Einstein dicesse "Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l'ha generato."

L’attuale cultura, venuta a maturazione circa seimila anni fa in Mesopotamia, si basa sull’individuo, inteso come centro di interessi prima solamente diversi ma poi anche in contrapposizione a quella degli altri individui, sulla gerarchia intesa come orizzonte, il contesto, in cui si situano gli individui, indicandone le diverse posizioni e i connessi diversi oneri e diritti nella distribuzione di beni e servizi e, infine, sulla deriva culturale, intese come quel fenomeno per cui ogni popolazione umana, a contatto con un ambiente ecologico particolare, acquisisce un pacchetto culturale particolare e, in presenza di condizioni di penuria di risorse materiali, in contrapposizione a quello di altri gruppi umani. Il fenomeno della deriva culturale, bisogna aggiungere, ha riguardato anche le varie componenti sociali di una stessa popolazione.
Questa cultura ha le sue motivazioni in diversi fenomeni che sono iniziati col neolitico, e che, compresenti e in continuo rapporto di feed back fra di essi, sono l’adozione dell’agricoltura e dell’allevamento al posto della caccia e raccolta, l’incremento demografico, l’urbanizzazione, la creazione di un surplus alimentare, la specializzazione del lavoro, la scarsità di risorse materiali, i problemi nella gestione del know how, ecc.
Intorno e connessi ai valori di “individuo” e gerarchia” si creò una costellazione di valori: sorsero i valori di “regola” per indicare i valori da seguire, di “criterio-esame” come metodo di entrata nelle caste e nell’ottenimento di qualsiasi funzione, di “comando” come condizione per volgere le situazioni a proprio favore, di “auto-affermazione” nel senso del raggiungimento di una “singolarità” all’interno del corpo sociale, di “indispensabilità” in quanto detentori in esclusiva di know how, di “esclusione” nel caso dei non validi e/o dei non aventi diritto o, in ogni caso, esclusi da certe posizioni, di uso dei beni consentito al alcuni e privato ad altri, di “reato” nel caso di contravvenzione alle regole, di “colpa” inteso come definizione di un comportamento non regolare, e di “pena” come strumento e deterrente necessario per il rispetto delle regole.

I valori della cultura di cui si è parlato sopra hanno portato alla situazione attuale fatta di buone condizioni di vita (istruzione di massa, sviluppo tecnologico, adeguato soddisfacimento dei bisogni alimentari, sanitari, ecc.) per una parte della popolazione mondiale e pessime condizioni di vita per un’altra parte. In ogni caso le buone condizioni di vita di una parte della popolazione mondiale sono state raggiunte al prezzo di guerre, epidemie, genocidi, deportazioni, carestie e quant’altro.

Adesso la realtà è diversa da come era non solo molti millenni fa ma anche rispetto ad alcuni decenni fa. Il pianeta è una realtà finita e un sistema culturale-economico che si basa sulla continua crescita mostra, ora più che mai, la sua inadeguatezza e insostenibilità.

Ma qual è la cultura adeguata a risolvere i problemi che attualmente l’umanità ha di fronte?
Sarebbe il caso di iniziare a dare qualche risposta a questa domanda!

4 commenti:

Pippolillo ha detto...

A me sembra che in questa vicenda emerga il tema della VIOLENZA. La violenza può essere verso gli altri ma anche verso se stessi.
Il padre sta facendo una chiara violenza verso la figlia costringendola ad allenamenti che lei non si sente più di sostenere.
La violenza emerge in tutti i reality show, la competizione sfrenata per raggiungere un obiettivo effimero.
L'uomo dovrebbe con la sua intelligenza emergere rispetto agli istinti primordiali ed utilizzare il dialogo per risolvere i conflitti ma così non è ancora oggi.
La televisione pubblica, RAI, purtroppo non fa educazione ma in questo modo insegna il metodo della sopraffazione.

Archinauta ha detto...

Ho l'impressione che i media (e la politica) si stiano focalizzando sulle potenzilità degli strumenti di persuasione e guida delle popolazioni.
Stanno testando quanto e fino a che punto è possibile manipolare gli individui trasformandoli in masse... e mi sembra che le risposte in tutti i campi siano agghiaccianti.
Non c'è alcun interesse apparente ai paradigmi, se non quelli che possono garantire al massimo lo status esistente di potere politico ed economico.
Insomma la maggior parte della popolazione è semplicemente una pedina, manipolabile e guidabile con una certa affidabilità... questo sembra ormai accertato dalla quasi totalità della nostra classe dirigente e sembra che non ci sia la volontà di cambiare questo stato di cose.
La democrazia non esiste, forse non è mai esistita e sicuramente non esisterà senza la consapevolezza della maggioranza della popolazione: questo, pragmaticamente, non è detto che sia necessariamente un male... ma guardando in faccia la nostra classe dirigente non sono ottimista nei confronti del futuro dell'Italia.
Se i paradigmi cambieranno sarà perché ci verrà imposto dall'esterno, non certo per volontà interna.
A meno di una improbabile affermazione delle, sia pur presenti, menti fresche e pensanti del paese.

Anonimo ha detto...

Concordo con Pippolillo. Siamo da qualche tempo di fronte ad una propaganda della sopraffazione e dell'esclusione davvero notevole. Non stupiamoci del crescere degli atteggiamenti violenti da parte dei giovanissimi, sottoposti a un bombardamento di questo genere.

Quanto alla necessità di sforzarsi in vista dei vantaggi futuri, non dimentichiamo che il potere si nutre di questi sforzi, sventolando la solita carota davanti al naso dell'asino. Il quale dovrebbe chiedersi se è meglio lavorare per vivere o vivere per lavorare.

In tempi passati, la "tecnica della carota" era meno impiegata probabilmente perché prevaleva un più grezzo ricorso alla costrizione aperta, attuata attraverso le privazioni, la violenza pura e semplice o un mix delle due cose. Non è escluso che ci si prepari un momento nel quale le due metodologie si fonderanno in un armonico incubo di pianificazione scientifica della "sopraffazione controllata".

Fantascienza?

Mario ha detto...

Colonizzazione imperialista primitiva e barbarica di importazione USA dell'immaginario del parco buoi occidentale: competere, gareggiare, esibirsi. per il piacere di una nuova Dittatura: la dittatura dell'imprenditoriato. Se ti ribelli all'Impero Amerikano d'Occidente c'è Genova 2001, c'è il CPT, c'è Guantanamo. Ma se ti accontenti di belare un'opposizione vocale e di nicchia, su facebook è pieno di cause nobili e vacue passioni civili