mercoledì, marzo 12, 2008

I consumi di carburanti aumentano?

In un comunicato stampa dell’11 marzo 2008 l’ Unione Petrolifera italiana ha reso noti i dati sui consumi petroliferi italiani nel primo bimestre del 2008.
La domanda totale di carburanti (benzina + gasolio) nel mese di febbraio è risultata pari ad oltre 3 milioni di tonnellate, evidenziando un sensibile incremento del 4,7% rispetto allo stesso mese del 2007, mentre nei primi due mesi dell’anno si è assistito ad un aumento dello 0,8 per cento (+49.000 tonnellate).
All’interno della domanda totale di carburanti, la benzina nel complesso ha mostrato un calo del 2,1%(-19.000 tonnellate), il gasolio per autotrazione ha evidenziato un incremento del 7,7% (+155.000 tonnellate).
Questi dati sembrerebbero dimostrare che la domanda di combustibili per autotrazione è per ora indifferente agli aumenti del prezzo del petrolio, che nei primi mesi del 2008 ha raggiunto e superato abbondantemente i 100 dollari al barile. Cambia solo il peso relativo del gasolio rispetto alla benzina, probabilmente a causa della forbice dei prezzi tra i due combustibili che, seppur ridotta rispetto al passato, rappresenta ancora un forte incentivo all’acquisto delle auto diesel.
Questa apparentemente paradossale situazione si spiega solo in parte con la protezione del cambio favorevole tra euro e dollaro, ma anche con la ripartizione sociale della spesa per consumi delle famiglie italiane. Secondo un’analisi pubblicata recentemente dal Venerdì di Repubblica, un pieno di carburante, nel 1975, corrispondeva al 6,15% dello stipendio mensile di un operaio, nel 1985, il 7,36%, nel 1995, il 5,25%, nel 2007, il 5,79%, una quota quindi rimasta sostanzialmente stabile. C’è poi una spiegazione psico-antropologica che attribuisce agli italiani una vera e propria adorazione totemica per l’automobile. Ma di questo parlerò più diffusamente in un prossimo articolo.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

la domanda di combustibili non e' comprimibile e questo fatto inneschera' un meccanismo che mandera' i prezzi alle stelle.

la benzina ad 1.40 e' ancora un prezzo assai basso.
roberto de falco

Anonimo ha detto...

Teniamo conto però che quest'anno febbraio conta un giorno in più (2008 anno bisestile),quindi di conseguenza una parte dell'incremento può essere dovuta a questo fatto.
Visto che a dicembre 07 e gennaio vi è stata una contrazione dei consumi, rispettivamente dello 0,7% e del 2,9%, aspetterei qualche altro mese prima di affermare con certezza che l'aumento dei prezzi del petrolio non comporta la riduzione del consumo di carburanti per autotrazione
Andrea De Cesco

Anonimo ha detto...

Ad integrazione del mio commento precedente. Bisogna inoltre tener conto che nel febbraio del 2007, esattamente i giorni 7 ed 8 ci fu uno sciopero dei benzinai, il quale sicuramente significò una diminuzione del carburante erogato.
Quindi con ancora maggior consapevolezza ritengo che il dato di febbraio rispetto al febbraio 07 non sia molto significativo, quantomeno vada considerato come tale in attesa di conferme in un senso o nell'altro.
Andrea De Cesco

Anonimo ha detto...

Ragionate molto e non vedete che l'hanno scorso fu l'inverno più mite della storia

Anonimo ha detto...

l'hanno --> l'anno

Anonimo ha detto...

Repubblica: " [...]un pieno di carburante, nel 1975, corrispondeva al 6,15% dello stipendio mensile di un operaio, nel 1985, il 7,36%, nel 1995, il 5,25%, nel 2007, il 5,79%, una quota quindi rimasta sostanzialmente stabile."

Questo è un classico esempio di manipolazione dell'informazione. Per valutare l'incidenza di quelle percentuali sul reddito dell'ipotetico operaio bisognerebbe anche prendere in considerazione l'incidenza di ciascuna delle altre voci di spesa.

Alcuni esempi non esaustivi:

1. nel 1975 e nel 1985 l'ICI non esisteva, e l'operaio poteva destinare la spesa risparmiata ad altri capitoli;

2. nel 1985 la tassa di circolazione (poi diventata molto inopportunamente tassa di possesso) della mia moto di media cilindrata ammontava a 16000 lire, oggi costa 104 euro (13 volte tanto), per non parlare della polizza RCA;

3. nel 1975 e in molti degli anni successivi le addizionali IRPEF regionali e comunali non si sapeva neppure cosa fossero;

4. Nel 1975 e in molti degli anni successivi la "partecipazione dell'assistito" (ticket) alla spesa sanitaria sarebbe stata considerata un'eresia degna di qualche gambizzazione strategica;

5. nel 1975 l'IVA sulla maggior parte delle merci non era al 20% ma, se ben ricordo, al 18% (38%, e non era un male, sui beni di lusso);

6. [...]

Insomma, guardare dal buco della serratura offre una visuale alquanto ristretta che può portare a interpretazioni parziali della realtà. Apriamola, quella porta, per avere una visuale più completa.

Terenzio Longobardi ha detto...

Nello stesso articolo del Venerdì di Repubblica che ho citato, Giorgio Airaudo, segretario provinciale della Fiom di Torino dice "La perdita di potere d'acquisto dei metalmeccanici è dovuta al fatto che questa società impone il consumo come riconoscimento sociale. Negli anni 70 compravamo il cappotto più lungo ai bambini perchè doveva durare parecchi inverni, oggi si pensa che sia normale cambiarne uno a stagione. Per non parlare delle spese per telefonia, tecnologia, cura del corpo, che prima non esistevano. In altre parole, sono le spese voluttuarie che fanno la differenza." Penso che abbia ragione.
Tornando ai carburanti, un altro motivo della non diminuzione dei consumi nonostante gli alti prezzi, potrebbe essere la crescita del segmento di mercato automobilistico (SUV, fuoristrada ecc) con maggiori consumi specifici.
Comunque, possiamo dare tutte le interpretazioni possibili, rimane il fatto che le opulente società occidentali non si fanno per ora impressionare dagli alti prezzi dei carburanti. Questo fatto, unito ai prezzi artificiosamente bassi dei carburanti che i paesi in via di sviluppo come la Cina mantengono con i sussidi, determina una domanda di petrolio che non subisce flessioni. In altre parole, andremo a sbattere contro il picco a tutta velocità.

Angelo ha detto...

A questo punto non mi spiego come mai l'OPEC l'altro giorno si sia imposta di mantenere stabile la produzione di petrolio motivando la decisione con la previsione di un calo della domanda.
Qualcuno ha qualche idea?

Loris ha detto...

certamente, l'OPEC non aumenta la produzione perchè non è tecnicamente in grado di farlo, ovvero ha raggiunto il picco massimo di produzione e da ora in avanti potrà solo mantenere o diminuire la produzione. Ma visto che non vuole rendere pubblica questa verità, continua a diffondere false notizie riguardanti previsioni di calo di domanda e accusando gli speculatori di alzare artificiosamente i prezzi. Mi domando prechè i guru del mondo economico e finanziario non si decidano a sbugiardare queste fandonie che vengono propinate ad ogni meeting dell'opec.

Anonimo ha detto...

Dal comunicato non riesco a capire bene se i dati sono già scalati per tenere conto della giornata in più a febbraio 2008.

In caso contrario, il solo fatto di avere un giorno aggiuntivo porterebbe a richieste extra per circa il 3,6% rispetto a febbraio 2007, logicamente fittizie.

Se ammetto che i dati non siano stati riportati ai 28 giorni, e provo ade seguire il conteggio scalando i valori a livello di consumo giornaliero, ottengo che questo apparente incremento corrisponde in realtà ad una diminuzione del consumo globale pari a circa un -1,93%.

E mi rimane il sospetto che qualcuno, oltre a me, giochi con i numeri.

Chi sa dirmi quale via è corretta?

fausto

repetto ha detto...

avete detto che nel 75 il carburante costava un tot percentuale dello stipendio. ogniuno dice per arrivare alle sue conclusioni omettendo quanto porterebbe altrove. nonsi dice che il gasolio costava poco più della metà. rispetto alla benzina. quindi é un po' come atrumentalizzarte le statistiche per ottenere la conferma di ciò che si vuole dire. ricordo che nell'85 il gasolio costava 625 lire contro 1280 della benzina. correggetemi se sbaglio.