martedì, giugno 19, 2007

Come difendersi dalle bufale

Diversi anni fa, mi ero incuriosito sull'AIDS e avevo cominciato a leggere articoli sulla faccenda. A un certo punto, mi ero quasi convinto della teoria che alcuni propugnavano, e che ancora propugnano, che il famoso retrovirus HIV non c'entrava nulla con la diffusione della malattia.

Un giorno, però, ho avuto una specie di flash mentale, una piccola illuminazione Zen. Mi sono domandato: "Ugo, ma tu che cavolo ne sai di retrovirus e cose del genere?" Mi sono auto-risposto che, ovviamente, non ne sapevo un accidente per cui mi sono auto-consigliato una maggior dose di cautela. Non mi fraintendete, non è che il mio stile di vita mi porti a dovermi preoccupare troppo dell'AIDS (altrimenti, forse, non mi preoccuperei tanto della fine del petrolio.....). Ma è comunque bene fare attenzione; con le cose di cui uno sa poco si possono fare errori anche fatali.

Il caso del contagio da retrovirus è solo uno degli infiniti casi di leggende che girano nel nostro spazio di conoscenza. Di qualsiasi cosa si parli, c'è una versione ufficiale ma anche molte altre, più o meno "sovversive". Il crollo delle torri gemelle, le riseve petrolifere, il riscaldamento globale, l'evoluzione darwiniana, la macchina ad aria compressa, eccetera. Come districarsi in questo oceano di leggende?

L'argomento è particolarmente importante per me. Mi trovo ad essere difensore e propugnatore di una teoria per molti versi non ortodossa, quella del "picco del petrolio". In che cosa differisce la teoria che esiste un picco di produzione e che è molto vicino da quella che vuole che l'AIDS non sia causato dal retrovirus HIV? In entrambi i casi, esiste un "establishment" che sostiene la teoria ortodossa e un gruppo di minoranza che invece ne sostiene un'altra. Come si fa a dire chi ha ragione?

Ho ragionato a lungo per vedere se si poteva trovare una rwgola, una specie di lampadina rossa, che ci permettesse di distinguere rapidamente e facilmente fra le teorie buone e quelle sceme. Sono arrivato alla conclusione che, purtroppo, questa lampadina non esiste o, perlomeno, non ne esiste una sola. Come diceva Huxley, "il destino delle nuove verità è di nascere come eresie e morire come superstizioni". In pratica, tutte le nuove idee, quelle buone e quelle cattive, devono pagare lo scotto di essere considerate fesserie quando sono delle novità. La scienza e gli scienziati sono conservativi e fanno bene ad esserlo, altrimenti si troverebbero a correre dietro a tutte le fesserie che qualsiasi incompetente è in grado di scrivere su internet.

Ma allora come gestirsi questo oceano di informazione che ci arriva quotidianamente? Come fare per non farsi imbrogliare? Un modo è passare qualche anno a studiare un argomento. A quel punto, entrate a far parte degli espertie le vostre opinioni avranno una base ben precisa. Così ho fatto io per il petrolio; non sono nato esperto petrolifero, ma me ne occupo ormai da svariati anni e comincio a considerarmi un modesto esperto, almeno spero. Del petrolio posso giudicare con competenza, cosa che non posso fare con i retrovirus.

Nella pratica, ovviamente, non possiamo passare anni a studiare tutto; dall'AIDS al petrolio. Bisogna per forza dare un giudizio anche su argomenti di cui non si è esperti specifici. Come dicevo, non ci sono regole precise, ma possiamo comunque elencare perlomeno delle strategie. Ci provo:

1. Non vi fidate di nessuno. (La regola d'oro) La fuori, c'è pieno di gente che vi racconta balle. Alcuni lo fanno perché sono pagati per farlo, altri per il piacere di raccontarle, altri ancora semplicemente perché ripetono balle che altri hanno raccontato a loro. Diffidate di chi fa affermazioni senza citare le fonti, ma anche chi cita le fonti può benissimo citare a sproposito o stravolgere quello che la fonte citata diceva (questo è il caso dell "ambientalista scettico" Bjorn Lomborg). Verificate tutto, verificate di nuovo, e verificate ancora. Per fortuna, oggi l'internet rende possibile verificare le cose con un semplice click del mouse; è solo la nostra pigrizia intellettuale che fa si che tanti non lo facciano. D'altra parte, se lo fate, scoprirete anche che c'è gente che non racconta balle e della quale vi potete fidare (ma sempre con attenzione).

2. Riconoscete la vostra ignoranza. Non importa se siete laureati, dottorati, o anche premi nobel. Una volta che uscite dal vostro campo, rendetevi conto che siete degli ignoranti (se avete titoli accademici, vi sarà più difficile ammetterlo). Se invece riconoscete di essere ignoranti, avete l'incentivo e la ragione per imparare e approfondire. Per questo non importa essere laureati o essere accademici blasonati, basta la buona volontà.

3. Non credete ai complotti scientifici. I complotti esistono e sono comuni nella storia. Ma nella scienza sono estremamente rari; anzi per quello che ne posso dire io sono inesistenti. Gli scienziati sono quasi sempre dei feroci individualisti. E' vero che spesso sono troppo conservativi e rifiutano le nuove idee per principio, ma è molto difficile convincerli a complottare tutti insieme per affossare un'idea che sanno essere giusta. Quindi, possiamo tranquillamente scartare l'idea che cose come - per esempio - il riscaldamento globale siano il risultato di un complotto politico per renderci schiavi delle multinazionali. Un complotto del genere dovrebbe coinvolgere tutti i climatologi mondiali e questa è una cosa che proprio non ci sta.

4. Non credete a quello che vi fa piacere credere. Molte delle peggiori balle che ci raccontano hanno la caratteristica di essere rassicuranti. Sarebbe bello se l'AIDS non si trasmettesse per contatto sessuale, sarebbe bello se il petrolio fosse infinito, sarebbe fantastico se il riscaldamento climatico non esistesse o non fosse colpa nostra, sarebbe comodo se potessimo cambiare le nostre puzzolenti macchine a benzina con simpatiche e poco costose macchinette ad aria compressa. La nostra tendenza a credere a quello che vogliamo credere è perniciosa e pericolosissima. Fate un esame di coscienza: le vostre convinzioni sono veramente basate su fatti? Non è che siete convinti di qualcosa perché si attaglia alle vostre idee politiche? Oppure semplicemente perché la vita sarebbe più piacevole se quel qualcosa fosse vero? Attenzione che questo non vuol dire che si deve credere soltanto alle cose spiacevoli! Solo che bisogna cercare di essere neutrali; le leggi della termodinamica non sono li' per farci piacere ma per sfruttarle a nostro vantaggio dobbiamo conoscerle bene.


Queste quattro regolette sono quello che mi è venuto in mente. Magari ce ne sono altre, forse ci possiamo fare un decalogo. Ci penserò sopra ulteriormente. Comunque, la regola d'oro, quella del sano dubitare accompagnato dal verificare, potrebbe anche bastare da sola come difesa di prima linea.



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23 commenti:

Argo ha detto...

Non ricordo più chi disse che l’umanità sta compiendo una metamorfosi culturale. Un tempo sapevamo poco ma di tutto un po’. Oggi che ci stiamo sempre più specializzando sappiamo, singolarmente, sempre di più su sempre meno. Fino al giorno che sapremo tutto su niente.

In verità la conoscenza umana negli ultimi due secoli è cresciuta esponenzialmente e ciò rende oggi letteralmente impossibile approfondire adeguatamente tutti i temi di importanza vitale (figuriamoci gli altri). Questa realtà rende servizio a tutti coloro che vogliono, in buona o mala fede, far passare concetti e principi sbagliati, o per meglio dire non utili (se non a chi li propaganda). Ciò ha reso impossibile non delegare a professionisti praticamente ogni decisione della nostra vita. Al medico, al geometra , all’avvocato, all’architetto, al notaio, all’elettricista, al manutentore delle caldaie, al meccanico, all’agronomo, fino al consulente spirituale. Fino a delegare alla casta dei politici, senza più possibilità di controllo, la nostra res pubblica. Lo sfacelo è sotto gli occhi di tuti.

La massaia di Voghera sventola bandiera bianca.

Salute

Mario ha detto...

Regola numero 5: imparare a fidarsi valutando l'affidabilità degli interlocutori. Siccome non è possibile approfondire tutto, ma anzi si può approfondire ben poco, è inevitabile doversi fidare degli altri. Però l'affidabilità può essere sorvegliata molto più facilmente della "verità" perchè si basa sulle eccezioni, sui "tradimenti" della fiducia.

Ugo Bardi ha detto...

Regola interessante la numero 5. Se qualcuno ha altri suggerimenti, magari ci facciamo un decalogo!

Ugo Bardi ha detto...

Bellissimo anche "La massaia di voghera sventola bandiera bianca". Addirittura epico!
;-)

Debora ha detto...

Mmmm.... e come la valuto l'affidabilità del proponente? Titoli accademici? HA!
Ci sono fior di professoroni che deridono la teoria di Hubbert. Come la mettiamo? Da ignorante, dovrei fidarmi di loro. Ma visto che altri professoroni la sostengono, sempre da ignorante mi faccio aiutare dalla statistica: 25 scienziati dicono "peak", 32 scienziati dicono "no peak".
Quindi, da ignorante, concludo che il picco è una boiata.

Ma qui subentra quello che, chi sostiene "siamo ignoranti", non considera: ovvero il buon senso, l'intelligenza e il fiuto personale. Proprio ciò che mi ha convinto a dar retta a Campbell invece che al CERA.

Allora se uso lo stesso sistema per analizzare la questione Torri Gemelle, e giungo alla stessa conclusione che la minoranza ha ragione, come faccio a decidere quando fidarmi delle mie personali capacità di valutazione e quando no?

;-)

Ugo Bardi ha detto...

Mah, Debora, mi fai grattare la testa per un bel po'. Sul petrolio, Campbell ha detto che bisogna pensare a un bicchiere di birra; comincia che è pieno, poi è mezzo vuoto, poi non ce n'è più. Non c'è bisogno di essere superesperti per capirlo. Sul crollo delle torri ci chiedono invece di ragionare su cose come le temperature di rammollimento dell'acciaio. Su queste cose bisogna essere davvero esperti e se non lo si è, è meglio fidarsi degli esperti.

Debora ha detto...

Ugo, non per andare OT. Ma non sapendo nulla di acciaio, non mi sono lasciata convincere da quell'aspetto.
Numerose altre sono state invece le motivazioni che mi hanno portato a rigettare la "versione ufficiale"... soprattutto visto come questa pretende di spiegare tutto in quattro e quattr'otto basandosi su argomentazioni tipo:

- Movente: "Sono invidiosi di noi"
- Colpevoli: "Pecorari col taglierino"
- Tecnologia: "Hanno imparato a volare col videogioco"
- Risposta militare USA: "Eravamo distratti e il radar era rotto"
- Scatole nere: "Si sono fuse tutte e otto"

E così via ad oltranza. Pretendere che una persona con due neuroni funzionanti abbracci acriticamente queste idiozie è davvero troppo.

Preferisco personalmente credere alla teoria del complotto, sarà scema anche quella ma almeno è un filino più articolata...

Ugo Bardi ha detto...

Debora, e' esattamente quello che dicevo io. Sulla questione degli attentati ci sono molti punti oscuri che NON dipendono dalla temperatura di rammollimento dell'acciaio. Quello che mi stupisce è che tanta gente si concentri sulla fesseria della demolizione controllata. Deve essere per via che è una cosa spettacolare, chi lo sa....

Antonio ha detto...

fidarsi degli esperti; OK ma quali? Uno dei fattori che forse non hai considerato e che è da evidenziare è: PER CHI LAVORANO QUESTI ESPERTI.
Mi viene in mente la diatriba sugli inceneritori: se non era per il Dott. Montanari (a cui ha fatto da cassa da risonanza Beppe Grillo) non sarebbe uscito fuori il discorso sul PM 2.5. Chi si oppone ai suoi discorsi in genere lavora per le lobbi dell'elettricità (Vi ricordo di come gli hanno tolto con una scusa banale il microscopio a scansione quando il dottore cominciava a dare fastidio).
Per le torri gemelle vale lo stesso punto: la commissione d'inchiesta per i fatti dell11 Settembre era troppo "influenzata" (per usare un eufemismo) dai repubblicani, perciò tutto ciò che scrive agli occhi dei lettori risulta a priori screditata. Se perciò viene un altro "esperto" che mi da una versione opposta, in mancanza di punti fermi cui ancorarmi io scelgo la seconda.
Perciò ripeto l'altro punto importante è: "PER CHI LAVORANO QUESTI ESPERTI".

Anonimo ha detto...

A proposito di bufale, gradirei una spiegazione da chi ne sa qualcosa (e qui credo che ci sia) sulla produzione di "petrolio" da alghe e fitoplancton. Mi risulta da quello che si può reperire in rete che il processo sia già nella sua fase produttiva e commerciale. I vantaggi, pare, infiniti: neusuna sottrazione di suolo all'agricoltura, prodotto finale assimilabile al petrolio (in fondo, è un prodotto derivato da materia organica, riprodurre il processo parrebbe l'uovo di colombo...) inteso come carburante, ma anche come materie plastiche, e tutti gli usi connessi generalmente con l'oro nero, nonchè riduzione delle emissioni inquinanti. Sarebbe interessante saperne qualcosa di più da chi ha dimestichezza con la materia. Cioè uno di voi, anche se spero direttamente nel big boss!
:-)

Mistergu ha detto...

E' un po' di tempo che seguo le notizie di Aspo e le tematiche del peak-oil, da profano mi chiedo questo: com'è possibile che la teoria del peak-oil o comunque dell' oil depletion non sia presa in sufficiente considerazione negli ambienti scientifici ed economico-finanziari? Al di là del fatto che il modello che meglio descrive l'andamento della produzione petrolifera sia o meno una curva a campana, la scarsità futura delle risorse non rinnovabili dovrebbe essere data per certa da chiunque, no?
Pertanto sarei curioso di sapere se negli ambienti scientifico - economici le preoccupazioni del peak-oil siano semplicemente ignorate perché si ritiene che il picco ci sarà ma sarà molto lontano nel futuro oppure se sono segretamente condivise ed espresse con cautela perché ritenute scomode da affrontare apertamente (e in questo caso sarebbe interessante speculare sulle ragioni della cautela)
Grazie

Anonimo ha detto...

Mi permetto di aggiungere una sesta regola: non credete a qualcosa semplicemente perchè vi spaventa. La paura è spesso usata in questo senso. In effetti, tanto questa, che la quarta, potrebbero essere considerate espressione di una regola più generale: la veridicità di una teoria è in genere indipendente dalle reazioni emotive che essa provoca.

Colgo l'occasione per ringraziare Ugo e tutte le persone dell'ASPO per le importanti informazioni che ci mettono a disposizione; la lettura di questo blog è spesso una vera e propria esperienza educativa.

Ugo Bardi ha detto...

Eh... buona la sesta regola. A questo punto, davvero ci posso fare un decalogo dato che me ne sono venute fuori un altro paio anche a me. "Il decalogo dell'antibufala". Se quelli che mi hanno mandato la regola 5 e 6 mi vogliono scrivere, vi posso ringraziare con nome e cognome sul testo che - spero - scriverò a breve.

Ugo Bardi ha detto...

A proposito delle alghe, la storia è un po' lunga, suggerisco di iscriversi al nostro forum "petrolio" per discuterne. Comunque, in breve, c'è chi è entusiasta delle alghe ma è anche vero che dagli anni '70 a oggi ci sono stati molti tentativi di farne qualcosa di pratico. In teoria le alghe hanno una resa migliore di quella della coltivazione tradizionale; nella pratica rimangono i limiti della fotosintesi e ci sono in aggiunta un sacco di problemi pratici.

Ugo Bardi ha detto...

Per chi lavorano gli esperti? Giusta domanda. Probabilmente è un'altra legge del decalogo dell'antibufala. Chi lavora per le compagnie petrolifere non ha la libertà che hanno gli esperti in pensione o gli universitari di andare a dire che il petrolio è in via di esaurimento. Lo stesso vale per gli esperti del NIST che difficilmente avrebbero potuto dire che le torri erano state demolite da cariche esplosive se questo fosse stato il risultato della loro analisi. Tenete conto, però, che l'esperto ha anche una sua dignità professionale e a un certo punto va in pensione o si licenzia e allora vuota il sacco. Se ci fossero degli ingegneri civili in pensione che sostengono la teoria della demolizione controllata con ragionamenti seri, allora ci farei una ripensatina anch'io. Ma se la sostiene gente come Mazzucco....

Ugo Bardi ha detto...

Perché si ignora il picco in tanti ambienti? Beh, io non lo so di certo, la mia impressione però è che sia semplicemente inerzia mentale e poca voglia di pensare alle cose preoccupanti. In fondo, se non ci fosse una legge che ti obbliga a pensarci, quanta gente si metterebbe le cinture di sicurezza in macchina?

Una cosa diversa sono i geologi petroliferi che spesso sono scettici sul picco. Interpreto il loro scetticismo come dovuto alla loro specifica visione professionale. Il geologo petrolifero è uno che fa il mestiere di trovare il petrolio. Non è il suo mestiere lavorare con modelli socioeconomici di consumo che, anzi, vede di malocchio. Quando ha elencato tutte le risorse che rimangono ne conclude che non c'è più nessun problema e la cosa è chiusa li.

Anonimo ha detto...

Grazie per la risposta che in effetti ha scomodato il boss in persona.
:-)
Per un esempio pratico:
http://www.biofuel-systems.com/
Non so che valore possa avere, ma pare che la produzione entri a regime proprio in questo periodo. Se ne sono occupate tutte o quasi le TV spagnole (il che naturalmente non vuole ancora dire che sia oro colato). Pare che il tutto sia frutto di un brevetto partorito da studi presso l'università di Alicante (possibile?).
Mah!
:-)

Dylan

Ugo Bardi ha detto...

Sono andato a vedere il sito della biofuel-systems. Credo che ci possa essere un'ulteriore regola antibufala che dice di diffidare da chi ha un sito internet troppo bello. Se poi c'è la musichina, allora è quasi sicuro :-)

A parte questo, non c'è dubbio che si possano fare biocombustibili da tantissime cose. Il punto è a che costi e se è possibile una diffusione non soltanto marginale dei biocombustibili senza scassare mezzo mondo erodendo aree fertili e distruggendo la foresta tropicale per piantarci la palma da cocco

Francesco ha detto...

Se volessimo ampliare il discorso ad un livello più generale ci sarebbe un altro punto da prendere in considerazione: "La verità la scrive chi detiene il potere/chi ha vinto una guerra".
Se prendiamo un libro di storia ci rendiamo conto di come questo sia vero.Proviamo ad immaginare per un attimo che il fascismo/nazismo abbia vinto la 2°guerra mondiale: i partigiani sui libri di storia non sarebbero considerati altro che dei rivoluzionari assassini, mentre oggi (giustamente se permettete una mia opinione) sono considerati personaggi che si sono battuti per il bene del proprio paese.
Ma la storia è piena di stravolgimenti della verità. Pensiamo ad esempio al risorgimento italiano. Fino a pochi anni fa solo pochi intellettuali erano a conoscenza degli avvenimenti di quel periodo, della ricchezza del Regno delle Due Sicilie nell'Italia pre-unitaria, della politica di Ferdinando 2° di Borbone che in 5 anni aveva risollevato l'economia dello stato ricevendo complimenti dgli altri stati Europei (quando mai è più successo in Italia...) della allora questione settentrionale (rischio di bancarotta per lo stato dei Savoia per gli enormi costi delle guerre d'indipendenza - il vero motivo dell'annesione dello Stato del Sud) dei partigiani del Sud Italia cui la storia ha attribuito ingiustamente il nome di "Lazzari" o "Briganti" (quando invece all'inizio non erano altro che partigiani che non facevano altro che difendere il proprio stato sovrano).
Tutti questi fatti nonostante il fatto che siano passati più di 140 anni rimangono una questione spinosa che si preferisce non affrontare.
Oggi Internet invece permette di ampliare i propri orizzonti culturali e di trovare notizie da fonti che per loro natura non sono sottoposte a censura.
Un altro esempio più attuale che permetto di portare alla vostra attenzione è quello del caso della Ford. Si trattava di un giro di criminalità organizzata/corruzione che però su "tutti" i quotidiani nazionali non è uscito per un semplice motivo: la Ford garantiva un forte introito ai giornali per la pubblicità che questi pubblicavano. Il fatto è uscito fuori solo grazie a Stefano Salvi (ve lo ricordate il vice Gabibbo di Striscia?) che da qualche tempo gestisce un suo blog (http://www.sisalvichipuo.it).
Gli esempi sarebbero infiniti. La morale è questa: a chi detiene il potere (giornali/TV/potere politico, ecc.) viene naturale modificare la realtà per crearsene una più congeniale, che gli faccia comodo e che non gli crei problemi. Credo sia un fatto insito nell'animo umano. Quindi se l'organo di informazione è ufficiale vi consiglierei di leggerlo partendo dal presupposto che chi scrive non fa altro che scrivere una realtà che gli fa comodo.

Ciao a tutti e continuate così con il vostro blog.

Debora ha detto...

Ugo, se io fossi un illustre professore di ingegneria ci penserei tre volte prima di parlare di demolizioni controllate.
Steven Jones, professore di fisica della Brigham University, ha perso il posto.
http://en.wikipedia.org/wiki/Steven_E._Jones

Massimo ha detto...

Mi permetto anch'io di aggiungere una settima regola (o forse nona visto che altre due sono venute in mente al prof. Bardi).
"Non fidarsi delle idee e/o teorie direttamente o indirettamente correlate a prodotti e servizi che vengono pubblicizzati sui "soliti" media (principali TV e giornali)". Chi è disposto a spendere cifre enormi per promuovere qualcosa, sicuramente avrà più interesse al proprio tornaconto economico piuttosto che alla diffusione della conoscenza.

Ringrazio il prof. Bardi e tutti coloro che - come lui - si impegnano per tenere accesa la fiaccola della ragione sulla quale soffiano sempre forti i venti generati dai suddetti media.

Ugo Bardi ha detto...

Debbie, Steven Jones è uno che ha fatto enormi danni dovunque è andato a mettere il naso, incluso la fusione fredda svariati anni fa. Se è vero che lo hanno licenziato, hanno fatto bene (non per la questione delle Torri!)

Argo ha detto...

Regola numero che vi pare:

mai dare fiducia incondizionata a NESSUNO. A me ad esempio capita di restare deluso da Ugo quando mette tra le cose possibili fisicamente e statisticamente che 3 (TRE) grattacieli crollino in perfetta verticale E ALLA VELOCITA’ DELLA CADUTA NEL VUOTO. Uno di questi neanche colpito dai kamikaze.

Persino Einstein avrà pur preso qualche cantonata in vita sua ;)