domenica, giugno 03, 2007

Da Bruxelles: non si cambia il modello di sviluppo; però, forse......

Sono di ritorno da due giorni di convegno da Bruxelles, dove ho presentato il trattore elettrico del progetto RAMSES alla seconda conferenza Europea di AVERE, l’associazione che si occupa dello sviluppo e della promozione della trazione elettrica per i veicoli stradali.

Non mi aspettavo di trovarmi in un convegno di cospiratori dedicati alla rivolta contro le SUV in nome dell'ambientalismo e, in effetti, su questo punto non ho avuto grosse sorprese. Quasi tutto quello che si è sentito alle varie presentazioni era molto conservativo. La trazione elettrica è vista come un modo di mantenere lo status quo del trasporto. L’idea è di sostituire i motori a combustione interna con qualcosa di meno puzzolente e meno inquinante; il resto può rimanere com’è, SUV e tutto il resto; qual’è il problema? Nessuno ha parlato neanche vagamente di un possibile problema di carenza di risorse e il tutto mi ha fatto vagamente l'impressione di un convegno dedicato alle macchine volanti che - sicuramente - con solo un po' di sforzo di ricerca e sviluppo, in qualche anno saranno il mezzo di trasporto usato da tutti i pendolari.

L'espressione più chiara di questo atteggiamento è venuta da un signore che è venuto dall'America per farci vedere una serie di scenari nei quali si assumeva – come ci ha esplicitamente spiegato – che il consumatore non è disposto a rinunciare alle prestazioni e alla sicurezza dei veicoli che acquista. Secondo lui, di fronte alle difficoltà economiche attuali, l’acquirente può “cambiare segmento”, ovvero scendere verso modelli più piccoli e meno costosi. Ma all’interno di ogni segmento la tendenza è verso veicoli sempre più pesanti, più costosi e più assetati di carburante. Non gli si può dar torto. Non è colpa sua se è così che la gente ragiona e continua a ragionare.

E' stato detto esplicitamente che una macchina deve essere in grado di portare un belga e tutta la sua famiglia da Bruxelles alla Francia del Sud per le vacanze; altrimenti nessuno la comprerà. Da qui, l'approccio molto conservativo: migliorare l'esistente con motori più efficienti, ma di pari potenza e - soprattutto – la promessa della trazione ibrida che, in teoria dovrebbe combinare “il meglio di entrambi i mondi” la risparmiosità e le basse emissioni della trazione elettrica e la potenza e l’autonomia del motore convenzionale.

Da questo approccio, nasce anche l'interesse per l'idrogeno, percepito come l'unica tecnologia capace di dare a una macchina a emissioni zero l'autonomia necessaria per, appunto, portare le famigliole in vacanza dal Belgio alla Costa Azzurra in un'unica tirata. Direi che è sull'idrogeno che ho visto la massima disconnessione con la realtà. Questa faccenda dell'idrogeno mi ricorda sempre di più le macchine volanti di cui si parlava negli anni '50. Sicuro, un giorno andremo tutti a lavorare volando. Oppure, la storia delle macchine a idrogeno mi ricorda anche la barzelletta di come faceva Gorbaciov a far funzionare i treni russi. "Compagni, ci mettiamo tutti a sedere nei vagoni e diciamo ad alta voce, il treno funziona! Il treno funziona! Il treno funziona....." (la prima parte della barzelletta aveva Stalin che faceva fucilare i macchinisti, ma non divaghiamo)

Tuttavia, al convegno c'era anche ben di più di gente pomposa che raccontava di grandi progetti per macchine che non esisteranno mai. Ci voleva un pochino di tempo per rendersi conto che fra i presenti correvano idee ben più radicali di quelle delle presentazioni. Già questo l'ho visto nella sessione dedicata alle biciclette elettriche, che i francesi chiamano “pedelec.” La bici elettrica è certamente una visione del trasporto abbastanza lontana da quella delle SUV.

Ma, più che altro, si percepiva il conflitto sommerso (ma neanche poi tanto) fra gli idrogenisti e gli elettricisti; con gli idrogenisti sempre più in difficoltà a giustificare il perché loro devono avere tutti i fondi di ricerca mentre a chi lavora sull'elettrico puro o ibrido non arriva niente o quasi. Questa cosa comincia ad essere percepita anche dai politici, uno dei quali ci ha raccontato, un po' perplesso "ma come mai tutti i costruttori stanno lavorando sull'ibrido mentre noi stiamo a dare tutti questi soldi per l'idrogeno?" Covano fuochi di rivolta......

Come è ovvio, l’arrivo di RAMSES e del concetto del trattore elettrico alla conferenza è stata cosa abbastanza dirompente, per non parlare delle foto del cinquino elettrico. Non è la prima volta che mi sento un marziano a un convegno; anche qui mi è successa la stessa cosa. RAMSES non ha niente di “business as usual” è un concetto basato sulla visione di ASPO di una progressiva riduzione della disponibilità di combustibili fossili e sulla necessità di sostenere quello che è il vero ventre molle del sistema economico mondiale: l’agricoltura.

Dopo aver sentito le altre presentazioni, tutte molto più conservative della mia, mi sono un po' preoccupato. Invece, per fortuna, la reazione è stata molto positiva. Alla pausa pranzo, mi hanno circondato e mi hanno fatto un sacco di domande, con gente che si è offerta di costruire un trattore elettrico per noi; altri che mi hanno domandato dove abbiamo comprato le batterie al litio per il cinquino, dove ne possono comprare uno anche loro, eccetera.

Ancora meglio è andata la mia presentazione alla tavola rotonda, dove ho parlato dell’ “Elefante nella stanza” che è il modo di dire in inglese che è equivalente al nostro “Convitato di Pietra”. Ovvero, tutti parlano della riduzione della CO2, cosa importantissima senza dubbio, ma che potrebbe essere meno urgente del problema dell’esaurimento dei fossili. Anche qui, rischiavo di essere visto come il marziano della situazione, ovvero ignorato (mi è successo ad altre conferenze). In realtà, è stato un successo.

Dopo la tavola rotonda, la gente ha fatto a gomitate per vedere un vero "ASPO-man" e per farmi domande su ASPO di cui avevano tanto sentito parlare. Il vicepresidente di una ditta francese impegnata nel campo aerospaziale mi ha detto che la sua ditta da ora in poi produrrà soltanto veicoli stradali elettrici. Un dirigente di una delle maggiori case automobilistiche francesi sapeva tutto del picco del petrolio, forse anche più di me (!).

Poi, mi sono trovato in un gruppetto di genialoidi un po' folli di varie nazionalità che starebbero benissimo nel nostro gruppetto di cinquinisti. Uno svizzero mi ha detto che si sta retrofittando una motocicletta in cantina per farla diventare elettrica. Non mi è parso minimamente preoccupato di come fare a omologarla per farla circolare. Per pietà verso la patria, non gli ho racccontato le vicissitudini del nostro cinquino elettrico.

Insomma, mi sto convincendo sempre di più del potenziale dei veicoli elettrici per focalizzare l'attenzione della gente verso soluzioni veramente innovative e radicali. Basta con le soluzioni "timide". Non ce ne importa niente di veicoli che emettano meno di 120 grammi di CO2 per km - come vorrebbe la commissione europea. Vogliamo veicoli che emettano ZERO CO2 per km e che consumino ZERO energia fossile. Energia rinnovabile e veicoli a batteria si aiutano a vicenda. E' un cammino che finirà per liberarci dai combustibili fossili!



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13 commenti:

Anonimo ha detto...

Sai ugo, ho sempre pensato che non sono le pesone che cercano ideali sono gli ideali che si trovano delle persone strada facendo.
sta a vedere che la conversione del traffico veicolare all'elettrico ha trovato le sue?

Pietro C

Anonimo ha detto...

Complimenti, le buone idee che arrivano quando si guarda lontano, prima o poi pagano. Saluti, fra.
P.S. che diceva il dirigente francese sul picco?

Anonimo ha detto...

"...una macchina deve essere in grado di portare un belga e tutta la sua famiglia da Bruxelles alla Francia del Sud per le vacanze."
Detto fatto! Pensavo a un raid Palermo - Torino no stop, ma va bene lo stesso, andiamo in costa azzurra.
Massimo

Carlo ha detto...

"Energia rinnovabile e veicoli a batteria si aiutano a vicenda. E' un cammino che finirà per liberarci dai combustibili fossili!"... Ok, ma non ci libereranno dalla dittatura del trasporto a motore, che costringe centinaia di milioni di persone a percorrere tragitti obbligati sempre più lunghi come semplici consumatori di trasporto, con conseguente vanificazione dei presunti vantaggi della velocità. Prima di lanciarci nello sviluppo di nuove tecnologie sarebbe bene mettere a fuoco tutti i pro e i contro e valutare se ne vale la pena per l'intera società umana. Se riuscissimo a cambiare il significato del lavoro e gli obiettivi dell'economia, potremmo far durere le attuali risorse per molti secoli ancora senza mettere a rischio la sopravvivenza del pianeta.

Gringolo ha detto...

Il proplema è che mentre le batterie a ricarica elettrica hanno dei tempi di ricarica lunga (impensabile immaginera un tizio che si ferma 6 ore all'autogrill a ricaricare l'auto, fa prima ad andare in treno)
invece le batterie a combustibile dette fuel cell, vengono rifornite in pochi istanti con idrogeno o altro combustibile...per cui al momento sembrano essere la soluzione migliore...le auto sarebbero comunque auto a trazione eletricca a tutti gli effetti

Ugo Bardi ha detto...

Una volta, effettivamente, ci volevano parecchie ore per ricaricare un set di batterie. Ora, con le batterie al litio, basta un'oretta o poco più per ricaricare. Bisogna programmare un po', ma non sono impossibili anche viaggi lunghi con i mezzi a batteria. Ma ricordiamoci anche che la maggior parte della gente non fa più di 20 km al giorno!

Ugo Bardi ha detto...

Il dirigente francese diceva che aveva fatto un seminario interno sul picco che poi era stato giudicato il migliore dell'anno! La gente che lavora a livello medio, e anche medio-alto, nelle aziende, sono bene informati su come vanno le cose. Sapeva che il picco è vicino; gli ho chiesto come vedesse la situazione dall'interno di un'industria automobilistica. Mi ha detto che vuole essere "where the action is" :-)

Anonimo ha detto...

Grazie ugo penso che presto, presso i nostri tropici, di action ce ne sarà parecchia. Saluti, fra.

Frank Galvagno ha detto...

Ciao Ugo
siamo così sicuri che i dirigenti delle aziende produttivo manufatturiere siano informati su Peak Oil, gli altri picchi, le loro interrelazioni e le potenziali conseguenze?
Lavoro in una multinazionale del pneumatico, tra le più grandi come mercati.
Non mi sembra che traspaia nulla. Si parla sempre di business as usual. Anzi, BISOGNA produrre di più (con sempre meno persone).
Può darsi che i nostri manager abbiano anche profonde doti di attore e riescano a dissimulare tutto egregiamente... magari hanno anche seguito dei corsi di teatro ... ;-)

Ugo Bardi ha detto...

Mah.... Le ditte sono tutte diverse e c'è gente di ogni tipo che ci lavora. Diciamo che è probabile che la situazione in media sia che quelli che dicono non sanno e quelli che sanno non dicono. :-)

Incidentalmente, però, quel dirigente in particolare non era nato nell'industria automobilistica, ma nell'industria dei film sottili. Mi ha detto che l'avevano assunto con la richiesta specifica che NON avesse esperienza automobilistica. Alcune aziende hanno questa politica di importare "DNA diverso" per migliorare il "genetic pool" dei dirigenti. Quanto la politica sia efficace, e quanto a questo qui gli diano retta, è difficile dire.

Matteo Civiero ha detto...

Qualcuno sa dirmi se queste cose hanno fondamento?

http://www.youtube.com/watch?v=UVhXrvCCILw

http://www.youtube.com/watch?v=o9ONP-kOMXU

http://www.youtube.com/watch?v=wb8wIqECwGE

fausto ha detto...

Di esperimenti sull'uso dell'acqua nei motori endotermici ne sono stati realizzati tanti, anche a livello ufficiale. Pensa che a Bologna, anni fa, un ingegnere introdusse la miscelazione di acqua e gasolio sui motori dei camion della nettezza urbana: l’azione di catalizzatore dell’acqua abbatteva decisamente i residui di combustione. La cosa passò persino sul TG3.

In sostanza, queste tecniche sono volte a rendere chimicamente più “completa” la distruzione delle catene di carbonio degli idrocarburi bruciati nei motori, tramite un catalizzatore assai economico che è l’acqua. Inoltre il forte sviluppo di vapore d’acqua aggiuntivo, abbassando leggermente le temperature delle fiamme, rende minori i deperimenti delle camere di scoppio. Il possibile calo di rendimento del motore, a causa della minor temperatura sviluppata, pare sia ben compensato dal volume di vapore (anzi, gas, vista la T in gioco) d’acqua sviluppato nel processo.

L’equivoco nasce dal fatto che qualcuno si diverte a raccontare che questi motori viaggiano SOLO ad acqua: questo è ovviamente falso. Questi motori consumano sia acqua sia, naturalmente, combustibile.

Matteo Civiero ha detto...

Non sono un tecnico, ma avevo notato in sottofondo il tipico rumore dei motori a scoppio e qualche dubbio mi era venuto.
Comunque da come lo descrivi sarebbe in ogni caso un miglioramento tecnologico di non poco conto. Perchè non si fa?