domenica, giugno 24, 2007

Petrolio, il tempo breve dell'energia


Per gentile concessione dell'autore, è uscito sul sito di ASPOItalia un articolo di Massimo Nicolazzi, intitolato "Petrolio, il tempo breve dell'energia" già apparso su Nomos&Khaos - Rapporto Nomisma 2006 sulle prospettive economico-strategiche.

L'articolo è interessante come una riflessione a tutto campo sulla situazione petrolifera ed energetica mondiale. Qui, vorrei commentare più che altro sul differente approccio che ha Nicolazzi, che è stato dirigente di ENI-Agip, come pure di Lukoil, rispetto a quello tipico di ASPO.

I membri di ASPO sono tipicamente tecnici, fisici, geologi o statistici; la cui tendenza e a trattare quantitativamente quello su cui lavorano. Da questo l'enfasi data a concetti tipo la curva di Hubbert, alla dinamica dei sistemi, oppure ai vari trattamenti statistici che mirano a stimare l'ammontare delle riserve. E' un approccio modellistico. Nicolazzi invece è un manager, qualcuno che deve prendere decisioni sulla base dei dati disponibili. Da qui, un approccio dove pesa criticamente le varie opinioni e arriva a delle conclusioni operative. E' un approccio euristico.

La differenza di questi due approcci riecheggia certi eventi della storia passata del petrolio. Già nel 1956, Marion King Hubbert aveva usato l'approccio modellistico per studiare la produzione del petrolio negli Stati Uniti. Era arrivato alla conclusione che il picco del petrolio si sarebbe verificato nei primi anni '70. Più tardi, Pierre Wack della Shell Oil aveva previsto la crisi del petrolio del 1974 con un approccio euristico formalizzato nel concetto di "scenario planning".

Nelle mani di chi sa cosa fa, sia l'approccio modellistico come quello euristico possono portare ai risultati giusti. Sia Pierre Wack che Marion King Hubbert avevano fatto delle buone (anzi eccellenti) predizioni. A svariate decadi di distanza, la storia sembrerebbe ripetersi con Massimo Nicolazzi che arriva a conclusioni molto simili a quelle di ASPO.

Certo, se leggete con attenzione (come merita) l'articolo di Nicolazzi, noterete parecchie divergenze con quello che sembra essere il pensiero comune di ASPO. Nicolazzi non ritiene provata la relazione fra l'attività umana e il riscaldamento globale, non crede che le rinnovabili siano una tecnologia matura e sostiene che il record di predizione dei "pessimisti" è peggiore di quello degli "ottimisti".

Nonostante queste divergenze, tuttavia, il punto forte del pensiero di Nicolazzi è il fatto di essere flessibile (appunto, "euristico). Di un punto come, per esempio, il dubbio sull'influenza umana sul clima, alcuni si fanno una bandiera politica e una scusa per polemiche a non finire. Se invece rimane un dubbio nel senso "buono" del termine, ovvero un elemento di flessibilità del pensiero, allora è solo uno dei fattori che pesano sul giudizio finale e che non influisce sulla correttezza delle conclusioni.

La conclusione di Nicolazzi mi sembra talmente condivisibile che la riporto qui per intero. Rifletteteci sopra un momento, soprattutto considerando le basse polemiche degli ultimi tempi.

Non c’è governo dell’energia senza consenso. E il consenso richiede che si allarghi una base di linguaggio e di comprensione comune, in assenza dei quali il decidere diventa puro schieramento. L’energia, poi, richiede anche per essere governata che ci si faccia politica di lungo periodo, e se si cambia ad ogni elezione diventa peggio che BAU. L’agenda energetica dovrebbe includere anche il ripristino di un minimo decente di neutralità della scienza; e dunque ad esempio la garanzia di finanziamenti non partisan alla ricerca ed un codice che consenta a maggioranze, opposizioni e gente di agire e decidere sulla base di conoscenze condivise. E muovendo da questo anche un senso della necessità comune che consenta a maggioranze ed opposizioni (dove esistono) almeno di provare a concertare assieme un qualche pezzo futuro energetico. Se permettiamo che il carbone diventi di destra e l’idrogeno di sinistra (o viceversa) abbiamo perso tutti.


Massimo Nicolazzi

Laureato in legge, ha lavorato per oltre vent’anni nel settore dell’esplorazione e produzione di idrocarburi, ricoprendo incarichi dirigenziali in Eni/Agip e nella società russa Lukoil. Oggi è attivo nello sviluppo di nuovi progetti nel comparto energetico, e ricopre tra l’altro la carica di Presidente di due società costituite per la realizzazione ciascuna di un terminale di rigassificazione. E’ membro del Consiglio scientifico della rivista “Limes”, cui collabora abitualmente.


Link all'articolo completo.




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2 commenti:

Frank Galvagno ha detto...

Relazione molto interessante!

Fa piacere vedere un non-tecnico che prende in considerazione più punti di vista.

In particolare sono d'accordo sul passaggio

"Se fosse teoria dei giochi, starebbe nello scegliere tra aspettare dieci anni nella
credenza che comunque ci cambieranno le conoscenze e qualcosa si inventerà,
oppure iniziare a spendere in alternative, e se qualcosa poi si inventa o si scopre
riconoscere di avere speso troppo presto e invano. Posto che quel che si gioca sono la
sopravvivenza e lo sviluppo delle nostre forme di convivenza sociale, è forse
doveroso correggere le probabilità con un margine di prudenza"

Sulle Energie Rinnovabili sono più ottimista, ad oggi non reggono la concorrenza fossile perchè la nostra economia globale è estremamente energivora. Dopo il picco dei fossili conseguirà una naturale diminuzione dei flussi che renderanno molto appetibili le Rinnovabili (questo, credo proprio che le multinazionali degli idrocarburi e dell'energia lo sappiano, e si staranno puree attrezzando).

Complimenti per la chiarezza.

Matteo Civiero ha detto...

Non ne avevo mai sentito parlare: quanto è seria questa faccenda della conversione della plastica in combustibile?

http://www.eroei.com/eroei/solutions/turning_plastic_into_oil/

http://www.plastic2petrol.com/cpcbreport.html

Grazie