martedì, luglio 15, 2008

Bar del Popolo

Il bar è uno degli elementi caratteristici e specifici dell’identità italiana. Questo locale, disseminato a decine di migliaia sul territorio urbano, è diventato un pezzo importante del costume nazionale e dell’immaginario collettivo. Rete di produzione e distribuzione diffusa della principale bevanda nazionale, il caffè, ma anche luogo di svago e socializzazione. Ritrovo maschile per eccellenza, i ragazzi ci giocavano al bigliardino e al flipper, ora ai videogiochi, gli adulti al biliardo, i vecchi a carte. Nei bar ci si riuniva una volta per seguire le trasmissioni nazional-popolari, ora per guardare le partite della squadra locale o della nazionale. I bar sono da sempre anche produttori di sogni ed emozioni, nascosti tra le colonne della mitica schedina o dietro il gesto frenetico del gratta e vinci contemporaneo. Ma il bar è soprattutto il luogo sia della conversazione rilassata e generalista che della disputa accesa su argomenti sportivi, politici, sociali della quotidianità, dove il linguaggio della superficialità e del luogo comune viene sublimato in un colossale processo di formazione dell’identità collettiva e di socializzazione popolare. Questo sistema di comunicazione sociale è entrato ufficialmente anche nel vocabolario nazionale con la ormai comune definizione di “chiacchiere da bar”.
Seguiamo ora una delle innumerevoli “chiacchiere da bar” che si svolgono in questi giorni. Chiameremo i protagonisti immaginari di questo dialogo uno Silvio e l’altro Giulio.

S: Ciao Giulio, come stai.
G: Male, con questo caldo, venire al bar a piedi è un’autentica sofferenza.
S: Perché, hai l’auto dal meccanico?
G: No, ma il prezzo della benzina è diventato così caro che preferisco usarla il meno possibile. Sai, con le pensioni che ci danno!
S: Hai ragione, bisognerebbe che il governo facesse qualcosa per risolvere questo problema. Non è possibile che lascino fare ad arabi, petrolieri e speculatori tutto quello che gli pare. Innanzitutto, se fossi il presidente del consiglio, insieme agli altri capi di governo, direi a lor signori che è finita la pacchia e che oltre un certo prezzo non possono andare.
G: Bravo, Silvio, tu ne sai sempre una più del diavolo. Però, io combatterei anche la speculazione di tutti quei furbastri che si stanno arricchendo alle nostre spalle. Credi a me, gli speculatori sono la peste della società, andrebbero scovati uno per uno e messi al rogo. E poi, a questi beduini che fanno la bella vita galleggiando su mari di petrolio, gli andrebbe data una bella lezione. Io lo scioglierei, come si chiama, l’Opel.
S: No, Giulio, quella è la mia macchina. Opec, si chiama l’accolita dei produttori di petrolio.
G: Ah, sì, Opec. Li chiuderei tutti questi club che fanno fortune sulla povera gente.
S: Giulio, i nostri governanti pensano solo a se stessi e ad arricchirsi, cosa vuoi che gli importi della povera gente! Fanno tanti discorsi ma non concludono nulla. Cosa ci vuole a costruire una quarantina di centrali nucleari e a dare un calcio in culo agli arabi e al petrolio?
G: E a mettere una bella tassa sui petrolieri, così Moratti la smette di pagare a peso d’oro quei giovanotti tutti muscoli e niente cervello. E forse il nostro Milan rivince lo scudetto, eh, eh, eh.

Ebbene, sembra che Berlusconi e Tremonti abbiano preso davvero sul serio le chiacchiere da bar dei tanti Silvio e Giulio del nostro paese. Ieri, al vertice di Parigi, dopo aver ascoltato “O sole mio”, il Presidente del Consiglio ha dichiarato che “ è necessario che i paesi consumatori si incontrino al più presto per trovare un accordo sul prezzo massimo e ragionevole del petrolio che non può essere superato: in alternativa serve un massiccio programma di costruzione di centrali nucleari …. Siamo tutti in balia della speculazione.” E il Ministro dell’Economia Robin Hood Tremonti, dopo aver annunciato la tassa sui petrolieri, ha proposto agli altri paesi europei di combattere la speculazione finanziaria sulle materie prime, vera peste del secolo e ha illustrato al vertice Ecofin la sua strategia per proteggere il mercato e i cittadini europei contro i cartelli e le intese collusive oltre che contro la speculazione finanziaria che alimenta il caro-petrolio. Per il numero uno di Via Nazionale “l’Opec è un cartello tra imprese e non tra Stati e per questo può essere perseguito in Europa applicando il comma due dell’articolo 81 del Trattato di Roma che vieta alle imprese di prendere decisioni per limitare o controllare la produzione”.

E fu così che, grazie Berlusconi e Tremonti il governo del paese si trasformò in un grande, luccicante meta-bar, il Bar del Popolo, delle Libertà naturalmente.

4 commenti:

lorenzo ha detto...

E' molto più facile far credere che sia la speculazione o qualche cosa che comunque è facilmente risolvibile, piuttosto che ammettere che dobbiamo ridurre i consumi di petrolio e cambiare paradigma economico (cosa estremamente difficile e impopolare).

Giro ha detto...

Applausi, Terenzio!

Archinauta ha detto...

cosa cavolo volete che possa interessare a Berlusconi la questione... ha 70 anni e se gli va bene potrà camparne altri 20 (il tempo di costruire le sue centrali, o di inventarsi qualche nemico pubblico tipo gli ambientalisti che mettono i bastoni fra le ruote)... comunque sia a breve non potrà più finire in carcere per raggiunti limiti di età, e di soldi ne ha abbastanza per affrontarne 10 di picchi.

Per adesso deve farsi un po di affari propri, quindi è necessario un po di consenso popolare... cosa di meglio se non ascoltare le chiacchiere da bar e proporle: tutti i barofoli si immedesimeranno e lo sosterranno.

I barofili hanno il presidente del consiglio che si meritano, così come sempre è stato.

Anonimo ha detto...

Opel...

Ahahahahah!!!