mercoledì, luglio 02, 2008

L'effetto Cassandra di Luca Mercalli

Luca Mercalli ci manda questa sua riflessione sulla nostra attuale situazione


Sul problema dell'esaurimento delle risorse e della crisi energetica incalzante, si dice che spesso c'è un deficit di informazione. Io non credo che sia così. E' vero che di informazione corretta non se ne fa mai abbastanza, ma da alcuni anni anche in Italia si parla molto di clima, di energia, di necessità di cambiare stili di vita e così via, parole cui tuttavia non fanno seguito adeguate reazioni da parte della
politica nazionale e della società civile.

Il problema credo che sia più di tipo psicologico: non recepiamo ciò che non vogliamo sentire e a cui non vogliamo credere.

Come modesta testimonianza riproduco qui sotto il testo di un mioarticolo uscito il 6 maggio 2007 su Repubblica, circa 800.000 copie di tiratura, in grado di arrivare a un buon numero di intellettuali, politici, tecnici e imprenditori, persone insomma che fanno parte della classe dei "decisori" di un paese, o comunque di coloro che possono influenzarli.

Come non fosse mai stato scritto. Non un commento, se volete pure negativo, non una volontà di saperne di più, un dibattito. Silenzio totale. Tutto ciò che è scritto calza con quanto stiamo vivendo oggi, potrei ripubblicarlo tal quale.

Con la differenza che abbiamo perso un altro anno...

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La nostra utopia quotidiana, di Luca Mercalli La Repubblica, domenica 06.05.2007

La visione fideistica della scienza e del progresso ci ha abituati a pensare che ogni problema abbia una soluzione. Ciò è vero quando si tratta di cambiare il frigorifero, lo è meno quando si entra in un ospedale per un malanno, non lo è per nulla quando i problemi da risolvere sono quelli globali della crisi climatica ed energetica. Però, il fatto che questi ultimi non siano immediati, induce a considerarli alla stregua del frigorifero: qualcuno certamente troverà una soluzione, e chi mette sull’avviso che forse non è così scontato, è bollato di
catastrofismo.

In realtà da decenni circolano nella comunità scientifica analisi rigorose e credibili che avvertono come i cambiamenti climatici, l’esaurimento del petrolio e di altre risorse naturali, l’aumento della popolazione e delle disparità sociali, siano altrettante bombe innescate pronte a esplodere in rapida sequenza, amplificando i danni. Ma in genere si rimuove tutto rifugiandosi nel classico effetto Cassandra, dimenticando che la sfortunata aveva comunque ragione. E’ questa la sorte toccata pure ad un eccellente esercizio scientifico voluto da un grande manager italiano, Aurelio Peccei, animatore del Club di Roma, che nel 1972 pubblicò il rapporto “I limiti dello sviluppo” in collaborazione con il MIT di Boston. Ancora oggi si vitupera questo studio come non veritiero. Chi parla, in genere non l’ha nemmeno letto.

Oggi è in libreria per gli Oscar Mondadori l'edizione aggiornata “I nuovi limiti dello sviluppo”, quello che considero il manuale di istruzioni del pianeta Terra: ad oltre trent’anni di distanza i conti riveduti e corretti portano sempre al collasso della società se non si cambia rotta in tempo. Jared Diamond ha sviluppato il tema su base storica in “Collasso” (Einaudi), mostrando come è piuttosto comune che nel passato alcune civiltà abbiano ignorato i segni di cambiamento e si siano estinte. Oggi viviamo in un villaggio globale e uno scacco coinvolgerebbe tutti. Sui cambiamenti del clima basta concedere un po’ di attenzione ai rapporti dell’IPCC, che è un’Agenzia delle Nazioni Unite, non un covo di no-global; sulla crisi del petrolio basta guardarsi il film svizzero “A crude awakening” (www.oilcrashmovie.com) o visitare il sito di ASPO, l’associazione per lo studio del picco del petrolio (www.peakoil.net) che ha pure una sezione italiana. E se non basta, quale fonte più autorevole dell’Unione Europea? La sua agenzia ambientale (Eea), con sede a Copenhagen, ha elaborato il progetto Prelude, scenari per l’Europa del 2030 (www.eea.europa.eu/prelude). Per capire che il collasso non è escluso, bastano alcuni titoli: Big Crisis, Great Escape… Insomma, un problema lo si inizia a risolvere considerandolo. Lo si studia, lo si affronta e ci si prepara psicologicamente.

Io e mia moglie lo stiamo facendo da anni, con soddisfazione economica, rofonda motivazione e perfino divertimento. Abbiamo il tetto ricoperto di pannelli solari, abbiamo sostituito un anonimo prato all’inglese con un fiorentissimo orto, abbiamo applicato l’isolamento termico al solaio e installato vetri doppi e stufa a legna, conserviamo l’acqua piovana, evitiamo i centri commerciali e riduciamo i nostri acquisti inutili, facciamo una raccolta differenziata spinta, ntessiamo con il vicinato rapporti di cooperazione invece che di competizione, conserviamo saperi antichi amalgamandoli con tecnologie moderne. La nostra Utopia è già realtà, non serve essere né eremiti né invasati, basta essere realisti, attenti ad un mondo che cambia rapidamente e che domani sarà molto diverso rispetto a quanto vogliono farci credere gli spot pubblicitari. Se non vogliamo che il medioevo di Utopia prenda brutalmente il sopravvento, dobbiamo prima di tutto fare un esercizio psicologico per uscire dal circolo vizioso tipo “la tecnologia ci salverà”, provare a mettere in dubbio qualche certezza, e riacquistare il contatto con il mondo fisico e i suoi limiti. Non viviamo in un videogioco, ma su un pianeta fatto di aria, acqua, rocce, foreste, batteri, petrolio e carbone, il tutto regolato da leggi fisiche ferree. Vinceranno quelle se non sapremo dare una volta all’uso delle risorse. Il tragico destino di Utopia non si realizzerà solo se noi metteremo in pratica ogni giorno un pezzetto dei suoi addestramenti.

Del resto, tra gli scenari di Prelude, c’è pure “Evolved Society”, un mondo dove non esisterà più il minaccioso e rombante Suv, ma disporremo tutti di una sobria abitazione a energia rinnovabile e di un computer in rete con il quale condividere conoscenza e promuovere la convivialità. Non è un’utopia sognare un mondo migliore.

15 commenti:

Ivan Guerra ha detto...

Caro Luca,
a chi lo dici, dall'alto della tua posizione.
Il problema della sordità é il piu' grave che abbiamo, ed é figlio del tempo che ci é toccato di vivere. E' un problema enorme, catastrofico nelle conseguenze ed egoistico nelle motivazioni. Ed é un problema che riguarda tutti noi, la nostra vita e il nostro Paese, e per spiegare cio' mi prendo immodestamente ad esempio. Mi rendo conto di non essere che una cacatina di mosca nel mare magnum dei grandi intellettuali che indirizzano e gestiscono le insulse vite di noi mortali, ma gesu' cristo sono un cittadino vivo e pensante ed é quasi un mese che scrivo lettere e appelli per ottenere ascolto e riscontro - dai politici dell'opposizione e dalle riviste impegnate nella difesa del nostro disastrato stato di diritto - riguardo alla catastrofe giudiziaria operata dell'attuale governo, senza ottenere risposta alcuna. Non pretendo positiva, ma una risposta purché sia. Nulla.
E a proposito delle discussioni sul PO, ho lanciato varie volte l'idea di un incontro nel basso piemontese (e non intendo Chiamparino...) - l'ultima volta nel gruppo yahoo Sociaspo -, ottenendo come risposta un rotondissimo zero.
Non é vero che tutti i cittadini sono uguali, né di fronte alla legge né tantomeno nella possibilità di essere ascoltati nell'esposizione delle proprie idee e proposte.
E che cazzo.

Ivo Quartiroli ha detto...

La negazione della realtà è tipica di chi ha una dipendenza. Anch'io mi sono chiesto più volte come è possibile chiudere gli occhi e non agire di fronte alle realtà ambientali, energetiche, economiche, sociali. Tutta la nostra civiltà ha la dipendenza verso la produzione e quindi verso il consumo, ed ho provato a comprenderne le origini in uno scritto disponibile a http://www.indranet.org/not-being-able-to-stop/

Come ogni dipendenza, l'uscita forzata causata dalla crisi energetica provocherà delle crisi di astinenza che probabilmente porteranno a dei gesti estremi su un piano politico e collettivo.

Anonimo ha detto...

Caro Luca,
tutti possiamo fare qualcosa in grado di migliorare la nostra e l'altrui esistenza, basta sapere che cosa e volerlo. Il vero ostacolo è culturale, psicologico, un muro di gomma abilmente eretto da gruppi di potere nel corso dei secoli sfruttando le debolezze intrinseche dell'animo umano. Tuttavia, l'entusiastica adesione incondizionata al consumismo sfrenato degli ultimi decenni degli abitanti dei paesi "sviluppati" e l'attuale rincorsa dei paesi "emergenti", dimostra ancora una volta che la favola del pifferaio era ed è nel giusto. Siamo tutti propensi ad accettare come verità sacrosanta ciò che ci fa più piacere e a rifiutare istintivamente ciò che ci infastidisce senza appello, né approfondimenti.
E' per questo che i direttori del marketing e i "politici" possono largamente abusare del loro potere ed ottenere gli effetti desiderati (con le mode, gli slogan, gli annunci ad effetto, le "difese" da minacce fittizie, ecc.).
Io invio ad amici e colleghi di lavoro gli articoli più interessanti sui temi dell'energia e dell'ambiente. E' sicuramente meglio di niente e potrò dire "almeno ho provato a fare qualcosa di buono, a far capire agli altri che il visionario non è chi vede un futuro diverso, ma chi lo vede uguale al presente".

Saluti.

Carlo Z.

paolomot ha detto...

Complimenti Ivo molto interessante, comunque a riguardo dell'articolo, certo noi possiamo fare delle azioni in modo da rendere la crisi più dolce, ma se a livello istutuzionale non si fa nulla di veramente coraggioso noi possiamo solo rendere a noi stessi la crisi più dolce ma gli altri??

Anonimo ha detto...

Ciao Luca
che dire... in questi tempi le nostre più cupe paure si stanno materializzando.
Bello il tuo articolo. Encomiabile il tuo comportamento.
Mi sa però che in caso di una crisi globale (che potrebbe venire anche da un semplice crollo delle borse stile 1929, il tutto condito da una serie di ulteriori problemi di vario genere) la tua casa sarà la prima ad essere svaligiata (assieme a quella di Ugo Bardi). Addio pomodori... addio pannelli fotovoltaici.
Temo proprio che con tutta quella gente che non fa che pensare ad avere i vestiti alla moda o il videofonino di ultimissima generazione, quando i giochi si faranno duri sarà come essere invasi da un orda barbarica.
Mi sa che un bel salto nel vuoto ce lo faremo proprio tutti...
A presto.

Valerio Brutti

Ivo Quartiroli ha detto...

ciao paolomot e grazie. La risposta migliore in caso di crisi è naturalmente a livello collettivo. Negli USA dove hanno poco supporto da parte dello stato la tendenza predominante sarà forse quella dei survivalist: ammassare quante più risorse possibili e difenderle con le armi. Al di là dell'etica non mi sembra neanche una risposta pratica a medio-lungo termine. In Italia probabilmente si ritornerà ad antiche coesioni territoriali e familiari. Una terza via potrebbe essere ad esempio quella delle transition town, modelli di sostenibilità ambientale ed energetico. Una risposta collettiva ma che non viene dall'alto.

Per quanto riguarda le istituzioni, ho poche speranze, se non facendo conto su qualche situazione locale più realista e lungimirante. Chi ci governa sembra più interessato al nucleare, modello vecchio e attualmente irrealistico, però buono per alimentare il solito sistema di potere e di commesse. E sembra interessato a mentenere l'"ordine" con i militari piuttosto che incoraggiare altri tipi di socialità e di solidarietà. Forse dovremo darci da fare per mostrare modelli funzionanti su piccola scala, ma non ho una risposta certa. La situazione è più che complessa.

Pippolillo ha detto...

Faccio una piccola pubblicità a Luca Mercalli, giuro che non mi ha pagato! :-)

Per chi abitasse nella zona di Torino:
I LIMITI ALLA CRESCITA, TRENTASEI ANNI DOPO
All'interno del ciclo di conferenze in onore di Aurelio Peccei:
Giovedì 3 luglio 2008 - ore 17
al Museo Diffuso della Resistenza, C.so Valdocco 4a, Torino

"I limiti alla crescita, trentasei anni dopo. Dalle intuizioni di un torinese alla crisi globale"
ne parla Luca Mercalli

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Anonimo ha detto...

per Valerio:
beh a tutto c'è una soluzione:
sistemi antifurto per pomodori, prendere le impronte digitali a tutti gli abitanti affamati delle città, immunità se chi "espropria" gli impianti fotovoltaici sono le prime 4 cariche di confindustria, esercito a difendere l'orto e le galline delle prime 4 cariche dello stato, arresto per chi recupera l'acqua piovana, utilizzo dei binari TAV come orti di montagna (diranno vedete come sono utili?), Montezemolo sarà il coordinatore dei coltivatori TAV. Segreto di stato sugli impianti nucleari di sesta generazione (che in realtà saranno semplici inceneritori senza filtri, ma diranno che sarà fusione fredda). basta adeguarsi ai tempi. Secondo me ci sarà ancora qualcuno che si preoccuperà del PIL. La Marcegaglia si lamenterà che l'energia costa troppo, bisogna investire sul solare, io l'ho sempre detto. Battaglia dirà che sono tutte balle, che il sole di notte non c'è e che l'eolico inquina ed è brutto. Molto meglio il nucleare di ottava generazione progettato da Zichichi.
Veronesi non dirà nulla.
Berlusconi si lamenterà della magistratura.

ANDREA

paola ha detto...

Siamo in molti a domandarci perché l'inidfferenza sia spesso così totale e così ben distribuita ad ogni livello della società. Alcune risposte interessanti hanno circolato, dalle analisi psicologiche (la negazione) a quelle di psicologia evoluzionistica (non siamo bene attrezzati per agire in previsione di un futuro molto lontano da noi). Probabilmente sono tutte vere e nessuna è l'unica. Un'altra degna di nota mi sembra quella sostenuta dal giornalista ambientale Hervé Kampf nel suo "Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta": e cioè che le élites, ormai prive di qualsiasi altro orizzonte di senso che non sia l'arricchimento ad oltranza, propugnino una crescita illimitata come unico mezzo per occultare l'avanzare di spaventose differenze sociali che sono anche grandissima parte del disatro ambientale incombente. Mi sento di consigliare questo pamphlet chiaro ben scritto e documentato che dice cose "partigiane" su cui vale la pena di riflettere.
paola

Anonimo ha detto...

segnalo quest'articolo ANSA sul recente rapporto dell'agenzia Onu per il Mediterraneo, che ovviamente passerà inosservato come al solito:

http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/
natura/20080702133834684480.html

kzpaul ha detto...

La specie umana segue la stessa regola di tutte le specie viventi ( non quelle estinte !!) e cioè tende ad espandersi, a moltiplicarsi sia in termini proprio di specie che di branco ed individuo.
Ecco perchè l'uomo non ascolta le cassandre, è il suo istinto che lo porta ad avere sempre di più, ad occupare i pochi spazi liberi.
Quando interverranno i fattori esterni ( limitatezza delle risorse, epidemie ) allora l'uomo reagirà sempre d'istinto, cercherà di riconquistare lo spazio perduto: la guerra !!!

John ha detto...

Please forget my posting this here and in English, but I thought this would be more effective than e-mailing the members of ASPO Italia with academic credentials.

From the month-old news item quoted below from http://www.cathnews.com/article.aspx?aeid=7466, I perceive there is an opportunity right now for increasing awareness of the Hubbert's Peak issue at a level with high impact and visibility.

(starf of quote)

In his encyclical (to be published in autumn), the cardinal said, "[Pope Benedict] ... will apply Church teachings to contemporary problems.

"I am thinking of globalization and other problems, like the food crisis and climate change," Cardinal Bertone said.

Il Giornale's Andrea Tornielli reported last week that the committee working with the Pope on the encyclical includes the Pope's recently named successor as archbishop of Munich and Freising, Reinhard Marx, a specialist in Catholic social teaching, the top two officials of the Pontifical Council for Justice and Peace, Cardinal Renato Martino and Bishop Giampaolo Crepaldi, and Stefano Zamagni, a lay Italian economist.

(end of quote)

Although any guideline in moral matters issued by the Pope is relevant only to Catholics, and perhaps only a minority of Catholics take them seriously, I think that even so the impact of the Pope's statements is high enough to warrant an effort to help him perceive that Peak Oil and more generally the Hubbert's Peak of the global extraction rate of fossil fuels is the most urgent and critical of the "contemporary problems". Because otherwise, the situation would be analogous to issuing moral guidelines to the people aboard the Titanic under the perception that the most urgent and critical problem facing them is that the ship is heating up!

So, I ask those members of ASPO Italia with academic credentials that may care about this opportunity to send an enlightening communication to one or both of:

Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace
http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/index_it.htm
pcjustpax@justpeace.va

Professore Stefano Zamagni
http://www.jhubc.it/html/page.cfm?idContent=836CA9FA-E373-5FB3-52DAE3F25AB96DA0&profid=62
Stefano.zamagni@unibo.it

John ha detto...

It was "Please forgive", not "forget".

veg65 ha detto...

Estraggo dal dal tuo articolo... (Io e mia moglie lo stiamo facendo da anni...installato vetri doppi e stufa a legna...) Beh , credo che sulle stufe a legna bisogna riflettere seriamente in quanto i danni possono essere irrimediabili. Hai mai pensato che se ognuno di noi su questo nostro pianeta usasse le stufe a legna... sai cosa rimarrebbe delle foreste? Una tabula rasa.
Hai mai letto qualche articolo sulle enormi coltivazioni di foraggio per animali da macello? Più di 260 milioni di acri di foresta statunitense sono stati abbattuti per lasciare spazio alla colture per produrre mangimi per allevamenti; gli animali da allevamento sono nutriti per il 70% da grano e altre sementi che crescono negli Stati Uniti; negli Stati Uniti quasi la metà dell’acqua e l’80% delle terre coltivabili sono utilizzate per l’allevamento animale. La scomparsa di molte specie continua a qualificare pessimamente gli ultimi decenni della vita sul pianeta. Dopo il ripetuto allarme (cui non si è dato soluzioni) e i referti, le grandi foreste stanno morendo. Gli oceani più profondi subiscono un'emorragia vitale ad un tasso che, nelle statistiche, parrebbe quasi inimmaginabile. Nell'ultima decade lo strato gelato dei picchi più alti si è rapidamente assottigliato in modo tale che, nonostante i violenti uragani imperversino ad intervalli ravvicinati, la nostra potrebbe essere l'ultima era del ghiaccio. Il problema si nasconde anche alla coscienza collettiva, il cambiamento climatico rimarrà ancora per molto un concetto troppo astratto. Ma ognuno di noi se vuole può fare molto. Basta ragionare con una visione a 360 gradi su ogni cosa che facciamo e vedremo i cambiamenti sotto i nostri occhi alla velocità della luce... Prevenire é meglio che curare.
Pino Soprano

Pierluigi ha detto...

Caro Signor Mercalli,la seguo sempre con ammirazione perchè i suoi argomenti non lasciano indifferenti,e tanto meno si rimane indifferenti alla lettura dei suoi libri, ma le chiedo : é sempre possibile adottare uno stile di vita così ecologico anche per chi fa una vita da operaio,vive in un condominio popolare, non ha possibilità di coltivare l'orto e coibentare tetti e pareti,per non parlare di altri benefici come i pannelli solari ecc.? Qualcosa facciamo anche noi povera gente, ma sarà d'accordo con me, che fino a che le bestie che ci governano non si daranno da fare seriamente ,fino a che nelle scuole non verrà inculcato nei bambini e nei ragazzi lo spirito ecolgico che tanto manca oggi, noi resteremo spettatori passivi di un futuro incerto anche se facciamo la "differenziata" ,non portiamo i figli a scuola con il Carro Armato perchè abbiamo un utilitaria e andiamo al lavoro col tram e in vacanza Forse. Grazie
Pierluigi da Brgamo