martedì, luglio 08, 2008

Il petrolio e il compagno Ivan


La vecchia Unione Sovietica aveva molti difetti come sistema politico, ma un pregio ce l'aveva di sicuro: era la sorgente di un grandissimo numero di barzellette. Quella prototipale era Brezhnev che, all'inaugurazione delle olimpiadi faceva il discorsi di inaugurazione leggendo gli anelli olimpici come "ooh, ooh, ooh...."


Certe volte, quando mi trovo a spiegare la situazione del petrolio, mi sembra di vivere in una vecchia barzelletta sovietica. Mi chiedono tutti, "ma quanto petrolio c'è ancora?" Al che io rispondo che a) c'è ancora tanto petrolio ma b) estrarlo costa sempre più caro e c) ne consegue che ne dovremo usare sempre di meno.

A me sembra una cosa ovvia ma, curiosamente, vedo che un gran numero di persone non riesce a capirla. La maggioranza capisce solo la frase a) ("c'è ancora petrolio") dopo di che spegne, letteralmente, il canale di comunicazione delle orecchie con il cervello e conclude che non c'è nessun problema e che il petrolio sarà abbondante per sempre o quasi. Questo rende felici la maggior parte dei miei interlocutori, a parte un piccolo numero di catastrofisti duri che ci si arrabbiano perché vorrebbero la fine del petrolio per arrivare subito al loro mondo immaginario di felici allevatori di capre post-capitalisti.

Come dicevo, questa situazione un po' surreale mi fa venire in mente l'atmosfera delle vecchie barzellette sovietiche, per cui penso che potrei usare l'Unione Sovietica come un esempio per spiegare la situazione petrolifera.

Il sistema sovietico, come tutti i sistemi economici, si trovava a dover tener conto della scarsità delle merci. E' un problema che sta alla base dell'economia: come allocare merci che non sono sufficienti per tutti? Il sistema classico è basato sui prezzi, a loro volta determinati dal gioco della domanda e dell'offerta. Se una merce è scarsa, diventa cara e non tutti se la possono permettere.

Il sistema sovietico usava un metodo più macchinoso. I prezzi erano determinati dal governo e tenuti artificialmente bassi. La scarsità era fisica, nel senso che le merci erano raramente disponibili anche se costavano poco. In teoria anche gli operai potevano mangiare caviale, ma era difficile trovarlo nei negozi.

Questo mccanismo generava quell'aspetto tipicamente "sovietico" dei negozi russi, che a noi occidentali davano un'impressione di grande squallore: non c'era nulla in vetrina e nulla sugli scaffali. Appena compariva qualcosa, si formava una lunga coda di gente che faceva sparire rapidamente la merce appena arrivata. Ovviamente, c'era poi il mercato nero e i dirigenti del partito compravano in negozi dove la merce c'era sempre e non c'era bisogno di fare la coda ma, a parte questo, il sistema funzionava secondo il principio che "tutto costa poco, ma non ce nìè mai abbastanza".

Il tutto generava poi un'altra serie di barzellette dove, per esempio, il compagno Ivan si trova a visitare gli Stati Uniti e nel primo negozio che trova si compra 28 paia di scarpe. Oppure, il compagno Ivan ritorna dagli Stati Uniti e spiega che gli americani sono tutti poverissimi perchè i negozi sono pieni di merce che nessuno può permettersi di comprare.

Curiosamente, quando si parla di petrolio, qui in occidente, molta gente sembra ragionare come il compagno Ivan. Il petrolio, lo vedono come le scarpe nei negozi di Mosca. Se ci sono scarpe sugli scaffali, che problema c'è? Basterà fare un po' di coda.

Il problema, invece, è che il petrolio non è come le scarpe dei negozi di Mosca ma, semmai come quelle dei negozi di New York (o come è diventata oggi Mosca, anche più cara di New York). Le vetrine sono piene di scarpe a New York. Ma certe scarpe che si vendono a New York, non tutti si possono permettere di comprarle.

Allora, il problema è tutto qui: il petrolio non è finito ma sta diventando sempre più caro. Una cosa che non ti puoi permettere di comprare, è come se non ci fosse.

Per i cultori di barzellette sovietiche, segnalo una mia piccola raccolta delle stesse.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

come tu mi hai insegnato, il costo vero che non ci potremo MAI permettere di sostenere non è quello monetario (basta stampare un po' di carta colorata, che sarà mai), ma quello dell'energia impiegata per estrarre quel dispettosissimo petrolio che si intrattiene ad alte profondità. Per riportarci in termini monetari, avrebbe senso recarci al negozio di New York per risparmiare 50 euro sul prezzo delle scarpe?
Luca

Anonimo ha detto...

Gli 8 grandi si sono impegnati a diminuire, entro il 2050 la produzione di gas serra del 50% ma contemporaneamente hanno chiesto all'OPEC di aumentare la produzione di petrolio. Le due cose mi sembrano un po' contradditorie. E poi a quanto dovrebbe aumentare la produzione, diciamo tra dieci anni?
Valdo

Anonimo ha detto...

Beh, ma la soluzione di tutto l'ha trovata come al solito il nostro governo: 1000 centrali nucleari!
Non c'è pane? Mangiamo brioche!
La Fiat costruirà con la BMW una nuova 500 atomica. I tamponamenti diventeranno spettacolari e memorabili.
Grande l'impegno a ridurre le emissioni del 50% entro il 2050!
E come se una persona prossima alla pensione dicesse: "mi impegno a lavorare meno!"
Andrea

Lorenzo ha detto...

In effetti anche io quando parlo di petrolio il mio interlocutore risponde sempre "hanno detto che il petrolio ce n'è ancora pre 40-50 anni quindi che problema c'è!!!". E anche se poi cerco di spiegare che ce ne sarà sempre meno mi rispondono, "va be' vorrà dire che costerà un po' di più, ma non come oggi, tanto si sa che è la speculazione e che tra un po' scoppierà la bolla"... sigh!!
Dire che la speculazione sui future fa aumentare il prezzo "spot" (quello reale) è come dire che se tutti scommettono su un cavallo alle corse questo ha più probabilità di vincere.
Per quanto riguarda il G8 hanno già ritrattato per i gas serra... ma mi chiedo se questi G8 servano a qualche cosa.

paolomot ha detto...

@ anonimo3 anche le brioches non è detto che ci siano, se aumentiamo così tanto le centrali nucleari, anche l'uranio costerà moltissimo che già è aumentato tantissimo.

Anonimo ha detto...

anche simmons si è arrabbiato lasciando un commento su un nuovo blog finanziario perchè il suo autore (l'interlocutore di turno) aveva staccato le sinapsi (probabilmente già al momento del risveglio mattutino)
http://netoilexports.blogspot.com/2008/06/matt-simmons-responds-to-henry-blodget.html

Anonimo ha detto...

cio' che e' veramente difficile capire e' quanto il nostro sistema economico crollera' ? le capre idilliache non sono mai esistite, ma l'economia mondiale frenera' lentamente(speriamo) o arrivera' il giorno che ci piantera' in un colpo solo modello crisi di wall street?

roberto de falco