giovedì, giugno 09, 2011

Nucleare, Cambiamento Climatico e Occupazione

Nei mesi scorsi abbiamo cercato di affrontare separatamente tutte le complesse tematiche connesse alla produzione di energia nucleare, mettendone in evidenza i limiti industriali e i rischi sanitari. Chi volesse utilizzare la messe di dati e informazioni che abbiamo reso disponibile, per farsi un'idea ragionata in occasione del prossimo referendum, non deve far altro che srotolare all'indietro questo blog o cercare alle voci energia nucleare, nucleare, uranio ecc.

Concludiamo (per ora) la rassegna critica sul nucleare con questo interessante articolo di Dario Faccini, che affronta due questioni controverse, il presunto contributo del nucleare all'abbattimento dei gas serra e alla crescita occupazionale.


Scritto da Dario Faccini

IL NUCLEARE EMETTE GAS SERRA?

Qualche settimana fa mi è capitato di discutere con un collega a proposito del nucleare. La sua posizione è alquanto semplice: l’energia nucleare non gli piace ma si sente in dovere di riconoscere che non emette gas climalteranti, ragion per cui non si può escluderla dal mix energetico.
E’ una posizione simile a quella di James Lovelock, padre della teoria di Gaia e testimonial dell’associazione Ambientalisti per l’Energia Nucleare, disponibile qui.

E’ un ragionamento semplice e accattivante. Purtroppo la situazione reale è un po’ più complessa.
E’ vero che, durante l’operatività di una centrale nucleare, non vi è emissione diretta in quanto è assente il processo di combustione che caratterizza invece la generazione termoelettrica tradizionale. Al pari però di ogni altra attività umana, per costruire, rifornire di uranio arricchito ed infine smantellare una centrale nucleare servono energia e materiali, per produrre i quali vengono emessi inevitabilmente gas serra.
Come per ogni tecnologia, il bilancio tra i benefici ottenuti (energia elettrica) e i costi (risorse impiegate e inquinamento prodotto) va svolto dall’inizio alla fine della filiera, dalla “culla” alla “tomba”, in quella che prende il nome di analisi del ciclo di vita. Per le tecnologie di generazione elettrica, in relazione ai gas serra, questo bilancio viene espresso in grammi di anidride carbonica equivalente emessi per ogni chilowattora di energia prodotta.

Nella tabella a lato, le emissioni riportate per il nucleare sono il risultato della revisione critica di ben 103 studi sull’analisi del suo ciclo di vita [1]: si osserva così che l’energia atomica contribuisce al Cambiamento Climatico in misura minore dei combustibili fossili, ma ben maggiore di tutte le fonti di energia rinnovabile.
C’è inoltre da considerare che il valore riportato è destinato a crescere in conseguenza del principio dei ritorni decrescenti. Infatti, la tendenza naturale ad estrarre l’uranio da giacimenti di concentrazione via via più povera comporta un aumento dello sforzo (energia, materiali, ecc.) investito nella fase estrattiva al fine di garantire una produzione costante. Ciò conduce automaticamente ad un’emissione crescente di gas serra. E’ stato calcolato che se la frazione di energia nucleare globale rimanesse costante sino al 2050, a tale data le emissioni imputabili ad una centrale nucleare sarebbero uguali a quelle di una a gas naturale di pari taglia [2].
In conclusione: il nucleare emette gas serra ed in prospettiva ne emetterà sempre di più.

IL NUCLEARE PORTEREBBE MOLTA OCCUPAZIONE IN ITALIA?

Vivendo un periodo di crisi, la discussione sul nucleare si è intrecciata con il tema della ripresa occupazionale. Sono stati illustrati da più parti (ad esempio qui)i numeri relativi alle imprese e agli addetti che il comparto nucleare potrebbe interessare in Italia.

Va però osservato che se l’obiettivo è massimizzare l’occupazione, occorre valutare quale fra tutte le tecnologie a disposizione può creare il maggior numero di posti di lavoro a parità di risultato, in questo caso l’energia prodotta. Grazie ad un recente lavoro scientifico [3], che valuta criticamente per gli Stati Uniti 15 studi pubblicati tra il 2001 e il 2009, è possibile confrontare il profilo occupazionale delle principali tecnologie di generazione elettrica, ivi compresa l’efficienza energetica (tabella a lato). Il risultato è abbastanza netto: con l’eccezione delle centrali a carbone e a gas, l’opzione nucleare è la peggior scelta sotto il profilo occupazionale. Al contrario, solare fotovoltaico ed efficienza energetica si candidano ad essere le soluzioni a maggiore “intensità occupazionale”, da 3 a 6 volte superiori al nucleare.
Quindi il nucleare porterebbe sicuramente occupazione, ma meno di quanta ne porterebbero, a parità di energia prodotta, le rinnovabili o l’efficienza energetica.

[1] Benjamoin K. Sovacool, Valuing the greenhouse gas emissions from nuclear power: A
critical survey, Energy Policy, Vol. 36, 2008, p. 2950
http://www.nirs.org/climate/background/sovacool_nuclear_ghg.pdf
[2] Barnaby F., Kemp J., Secure energy? Civil Nuclear Power, Security and Global Warming, Oxford Research Group, Marzo 2007, http://oxfordresearchgroup.org.uk/sites/default/files/secureenergy.pdf
[3] Wei M., Patadia S., Kammen D.M., Putting renewables and energy efficiency to work: How many jobs can the clean energy industry generate in the US?, Energy Policy, Vol. 38, 2010, p. 919
http://rael.berkeley.edu/sites/default/files/WeiPatadiaKammen_CleanEnergyJobs_EPolicy2010.pdf

3 commenti:

3sulMobile ha detto...

http://www.elettragas.it/home.html

Francesco ha detto...

... A naso avevo intuito che le rinnovabili, specie se puntiformi, possono creare parecchia occupazione : il punto è, ed avrei piacere di sentire la vostra opinione, siamo sicuri che, dato il peak everything acclarato, le dipsonibilità energetica procapite decrescente, ( consumi elettrici italioti in calo già da 3 anni), last but not least il debito pubblico italiota, questa nuova occupazione, e quindi un pò più di sicureza e sosteniblità energetica per il fututro, sia raggiungibile solo appunto investendo l'energia di start up dai fossili molto meno in servizi pubblici ? ( O si mandano a casa svariati statali, oppure collassa tutto, almeno , si potrebbero creare parecchi posti di lavoro nelle rinnovabili, ma non credo sia giusto tutelare il psoto di lavoro di chi è un peso per il paese, col rischio concretissimo di mandarlo in malora...)...Dpotutto in questo si devono tradurre i famosi tagli verticali, altrimenti sono solo sforbiciatine....

stefano ha detto...

@Francesco
se domani licenzi 200mila statali qual'è il guadagno se poi hai 200mila persone da sfamare, se non versano più tasse e contributi, se non hai polizia o ospedali attivi, se chiudi le scuole, se non offri i servizi essenziali di trasporto, certificazioni, manutenzione ecc..ecc..gente che il più delle volte guadagna 1100 euro..quando va bene..
se però per tagli intendi quelli alla politica allora è un'altro paio di maniche..