venerdì, maggio 22, 2009

La vita dopo il petrolio (reloaded)



Già Ugo Bardi, in un post di qualche mese fa, aveva fatto una presentazione del libro "La vita dopo il petrolio"; anche Marco Pagani ne aveva lanciato uno. Inserisci linkCome promesso a Gianluca Ruggieri, che gentilmente mi ha passato una copia, mi cimento in questa mini-recensione, da un punto di vista un po' più da "esterno".
Non si tratta di voler rigirare e propinare sempre la stessa minestra. Il problema del petrolio e della disponibiltà mineraria in generale non si esaurisce con l'uscita di un libro, che magari tra un annetto sarà sfidato da un altro per confutarne i ragionamenti, e così via in uno sterile ping pong di "favorevoli" e "contrari" (un po' come era successo con "I limiti dello sviluppo" del club di Roma negli anni settanta).
La questione delle risorse è triviale negli "affari dell'uomo", soprattutto in quelli che molti libri di storia si limitano a presentare come recensioni di film: i conflitti politici, sia militari che diplomatici, sia nazionali che internazionali.

Questo libro ha l'enorme pregio di condensare in 150 paginette, sottoforma di intervista a professori e intellettuali, una moltitudine di scenari, solo apparentemente indipendenti. Le tematiche trattate si intrecciano nella complessità dei sistemi, sono facce di uno stesso poliedro. E' impensabile voler affrontare e gestire i problemi globali cercando di "mettere a posto" una sola faccia, trascurando le altre; un po' come avviene nella ricomposizione del cubo di Rubik, se ci si accanisce a comporre in fretta e furia e senza un metodo "globale" il colore di una certa faccia, tutte le altre risulteranno invariabilmente scomposte, a meno di una fortuna da superenalotto.

Per obiettivi ampi, occorrono tecniche più lungimiranti e algoritmi che interpretino la complessità. Le risorse per raggiungerli sono ad alta rinnovabilità: conoscenza distribuita, potenza di calcolo, tempo (e voglia).

Ad esempio, consideriamo il problema dell'alimentazione. Il fatto che nessuno (o quasi) in Europa abbia il problema della fame sembra scontato, ma non lo è. Se immaginiamo un mondo a petrolio scarso o razionato, realizziamo immediatamente che sarà molto più difficile concimare i terreni agricoli, fare i fitotrattamenti, impacchettare gli alimenti e distribuirli capillarmente. A questo, si lega in maniera praticamente automatica il discorso della crescita demografica.

Altro esempio: il problema della disoccupazione. Interi comparti industriali stanno sfoltendo le maestranze. E' giusto impedire ad ogni costo questa emorragia? E' giusto continuare a produrre enormi surplus di beni che non sono più recepiti dai mercati, e la cui realizzazione e manutenzione sta diventando sempre più costosa in termini di materie prime e di energia? Aiuti e sussidi saranno la nostra salvezza, o piuttosto una droga su un organismo malato?

Dobbiamo continuare con questo modello che si basa sulla combustione e trasformazione di idrocarburi fossili, e che influenza il clima e la vivibilità del pianeta per i prossimi secoli?

Il libro è stato scritto a più mani. Per ogni autore, riporto una frase che mi ha colpito, sperando di stimolare la curiosità dei lettori, in modo che acquistino o rintraccino nelle biblioteche il volumetto. I suoi contenuti, chiusi a fine 2008, ci accompagneranno per decenni. Buona lettura.



"Da bambini tutti noi ci siamo chiesti da dove venisse la benzina che mamma e papà mettevano nel serbatoio della macchina"

(Ugo Bardi, professore di Chimica e presidente di Aspo Italia)


"L'inceneritore è una macchina di una tale inefficienza, che se anche non inquinasse sarebbe una follia"
(Guido Viale, scrittore)

"E' del tutto evidente che non serve un veicolo da 2 tonnellate per spostare una persona con i suoi 70 kg"
(Andrea Poggio, funzionario ecologista)

"Non possiamo più pensare a città che salgono in verticale"
(Federico Butera, professore di Fisica Tecnica)

"Richard Heinberg ha scritto che l'agricoltura industriale è di gran lunga la forma di produzione alimentare meno efficiente che sia mai stata applicata"
(Toufic El Asmar, agronomo)

"Il vero dramma della medicina contemporanea, però, è che l'80% delle spese in ricerca è dedicato ai disagi del 20% della popolazione ricca, per gli altri restano solo briciole"
(Enzo Ferrara, ricercatore in Chimica)

"I demografi che trattano la popolazione come uno dei fattori socio-economici con metodi statistici si basano su analisi che costantemente ignorano gli aspetti legati alla disponibilità di materie prime e ai limiti ecologici"
(Luca Pardi, ricercatore in Chimica)
"In università c'è grande difficoltà a creare delle cose nuove e a superare e trasformare le cose vecchie"
(Enrico Euli, ricercatore e pedagogista)

"Il prezzo non è più una variabile indicativa: non sappiamo più dire se il prezzo di una merce, a partire dal petrolio fino al grano, sia quello corretto"

(Alessandro Volpi, docente di Storia e Geografia)

"E' possibile che nel prossimo decennio il prezzo del petrolio arrivi a oscillare tra i 200 e i 300 dollari al barile"

(Gianni Silvestrini, ricercatore in Fisica)



"A breve dovremo preoccuparci dei rischi di conflitto per l'accaparramento delle risorse residue, e al limite del rischio di utilizzo di armi nucleari"

(Michael Dittmar, ricercatore in Fisica)



"Il limite che l'ecosfera ci impone rispetto alle emissioni di gas è molto più vicino di quelli che ci imporrà la scarsità di risorse. Stiamo parlando dei prossimi due decenni"
(Hermann Scheer, presidente di Eurosolar)


"Quando incontri conflitti definiti 'etnici', se scavi un po' troverai una problematica ecologica, ad esempio fertilità e spostamento di popolazione. Il conflitto non si esprime in modo ecologico ma etnico, assume una vita propria, e le origini si nascondono"
(Wolfgang Sachs, sociologo)


"Più sconvolgimenti politici, più povertà e instabilità, portano maggiore immigrazione. Nonostante la 'fine' del petrolio, i Paesi consumatori continueranno ad avere un livello di benessere invidiabile per tutti gli altri"
(Sherif El Sabaie, docente di cultura araba)



"Se una data risorsa ha raggiunto il picco non significa affatto che sia esaurita o in esaurimento, ma solo che gli 'anni ruggenti' sono ormai un ricordo e che l'estrazione d'ora in avanti sarà sempre più difficile e costosa"
(Marco Pagani, docente di Fisica)



"L'enorme sviluppo tecnologico degli ultimi decenni era una conseguenza di una disponibilità energetica a buon mercato e non viceversa. Era un suo effetto collaterale. Prepariamoci a una vita molto più dura e reale"
(James Howard Kunstler, scrittore)



"La società non è preparata ad affrontare la diminuzione delle risorse. Mi sarebbe piaciuto che l'umanità avesse preso atto degli allarmi lanciati tanti anni fa, e optato per un uso più razionale delle risorse"
(Luca Mercalli, climatologo)




PS 1 Le frasi sono estrazioni da contesti, per coglierle al massimo dell'espressione è consigliata la lettura dei capitoli-intervista in cui è strutturato il libro

PS 2 Per alimentare la dialettica con chi ha altre visioni, si veda un mio vecchio post, in cui ho cercato un confronto con il prof. Riccardo Varvelli, autore di un libro dal titolo molto simile a quello appena presentato, "Petrolio e dopo?"

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Francesco Ganzetti

..Sto aspettando un ordine in contrassegno da libreria univeristaria.it ; appena evaso ordino il libretto subito
( Fra l'altro uno dei due libri ordinati è proprio sulla sotenibilità dei sistemi sanitari nazionali dopo il peak oil).
Bene, bene , bene . ( Nel senso che siamo messi male, male, male, almeno per i benpensanti )

Dentro di me ogni tanto ripenso agli economisti storici e contemporanei e all loro totale ignorare della 2 legge della termodinamica e daal tipo di fonti energetiche usate fino ad oggi...

PS : cè qualcuno che voglia aprire un thread su nucleare di terza generazione ?

Anonimo ha detto...

Bello il libro e stramerita
Uno dei pochi che ho letto tutto di un fiato, ultimamente.
Divulgare, divulgare, divulgare.....

Pippolillo ha detto...

Purtroppo io sono pessimista.
Basta vedere il dibattito sul mondo dell'auto in questi giorni.
Di sicuro migliaia di persone in tutta Europa rimarranno senza lavoro, tenendo conto non solo degli stabilimenti Fiat ma anche di tutte le altre aziende collegate.
Incentivi per l'acquisto sono come la terapia del dolore per un malato terminale.
E' evidente che l'automobile non scomparirà ma verrà, lo è già stata, ridimensionata moltissimo.

Se ci fossero politici illuminati, sindacalisti presenti, manager che vedono un po' al di là del proprio bonus annuale, si domanderebbero:"Che possiamo produrre al posto dell'auto?"

Io risponderei pannelli solari di ogni tipo e foggia, con incentivi in conto capitale e OBBLIGO di installazione per legge su tutti i tetti, compresi i condomini.
Riqualificazione energetica degli edifici con annullamento dell'IVA immediata.

Questi sì sarebbero provvedimenti che darebbero migliaia di posti di lavoro, farebbero bene all'ambiente, alla nostra salute, alla nostra bolletta energetica.

Ma io sono solo un piccolo stupido blogger.
Di sicuro Berlusconi, Casini, Franceschini, i vari sindacalisti, la Marcegaglia, Montezemolo e Marchionne avranno delle idee molto migliori delle mie.

Non possiamo sapere che fine faremo, ne riparleremo fra una decina d'anni se saremo sopravvissuti. D'altra parte forse è meglio così, una volta si facevano le guerre per rimettere in moto l'economia, ora ci accontentiamo di un impoverimento generale. La redistribuzione del reddito la vedremo in un'altra vita.

Anonimo ha detto...

Pippolillo, già non sarebbe male togliere dalla circolazione un po' di automi, tipo bancomat, caselli autostradali senza personale e simili. Ora si vocifera pure di casse automatiche nei supermercati...

Un altro settore che potrebbe assorbire un bel po' di personale è quello dei servizi alla persona nell'ambito della sanità e dell'assistenza agli anziani. Basterebbe "accompagnare" il personale da un settore all'altro con la dovuta formazione in servizio, ovviamente avendo cura di tutelarne i livelli retributivi. Si dirà «Ma costerebbe troppo»... perché, i cosiddetti "ammortizzatori sociali" costano tanto meno? E pure quelli, mi risulta, li paghiamo tutti quanti.