sabato, marzo 29, 2008
Nuove tecnologie energetiche
E così siamo arrivati al quinto anniversario della fondazione di ASPO-Italia (formalmente istituita nel Marzo 2003). In cinque anni, sono successe molte cose. Il prezzo del petrolio si è deciso a sfondare il mitico tetto dei 100 dollari al barile proprio in corrispondenza con il nostro anniversario, quasi una celebrazione. Abbiamo oggi circa 80 soci ufficiali, un sito internet (http://www.aspoitalia.net/), un blog (http://www.aspoitalia.blogspot.com/) e una lista di discussione "petrolio" (http://tech.groups.yahoo.com/group/petrolio/). Abbiamo organizzato il quinto convegno di ASPO-Internazionale a Pisa nel 2006, il nostro primo convegno nazionale a Firenze nel 2007 e programmiamo il secondo convegno a Torino il 3 Maggio. Il tutto ha avuto un discreto successo e crea un grande movimento di discussione e di informazione.Ma il successo non ci deve illudere. Siamo in un periodo di grandissimi cambiamenti, forse troppo. Comunque, dobbiamo tenere duro e continuare. Soprattutto, dobbiamo adattarci ai cambiamenti, chi si ferma è perduto. Così, siamo una fase di revisione del nostro sistema di comunicazione.
Come avrete notato se seguite un po' la nostra attività, ASPO-Italia ha più o meno tre "anime"
1. Studi sulla produzione di risorse minerali, in particolare petrolio e combustibili fossili.
2. Studi sulle tecnologie alternative ai combustibili fossili, in particolare rinnovabili.
3. Riflessioni sul postpicco e le sue conseguenze umane, politiche e sociali
Queste tre anime di ASPO-Italia sono strettamente correlate fra di loro, ma anche ben distinte. Non tutti quelli che si occupano di energie rinnovabili sono interessati al petrolio e viceversa. Allo stesso tempo, la vena un po' catastrofista delle nostre riflessioni sul postpicco non è gradita a tutti.
Nella pratica, riflessioni e commenti su tutti e tre gli argomenti sono buttati dentro il sito, blog e gruppo di discussione senza troppo pensarci sopra. Questo non va molto bene. Più di uno si è lamentato della confusione e, per quanto riguarda il forum "petrolio," dell'eccessivo numero di messaggi.
Perciò, stiamo ragionando su una migliore strutturazione dei nostri siti e gruppi; cercando di separare le tre anime in tre filoni distinti di informazione. Non è detto che ci si riesca, gruppi, blog e siti hanno una loro dinamica interna che spesso si ribella ai tentativi di gestione dall'alto. Per cui, tutto quello che facciamo sono solo dei tentativi basati su una filosofia "darwiniana". Se funzionano, li teniamo, sennò spariranno senza far danni.
Quindi, la prima azione che stiamo cercando di fare è quella di separare la parte più strettamente tecnica della nostra discussione in un sito/blog/gruppo specifico. Questa parte è quella che si occupa principalmente di energie rinnovabili, ma anche di efficienza e pianificazione energetica.
Per cominciare, il nostro Giulio de Simon ha costituito un gruppo di discussione Yahoo intitolato "Nuove Tecnologie Energetiche" (abbreviato a NTE) che trovate fra i link in alto a destra del blog e anche a
http://it.groups.yahoo.com/group/nuovetecnologieenergetiche/
Vi invito a iscrivervi a questo gruppo; tenendo conto che è riservato a discussioni di tipo tecnico sulle tecnologie energetiche.
Attenzione! NTE non è - assolutamente - un sito solo per specialisti, ma è un sito per tutti, specialisti e non specialisti, dove chi non è specialista può domandare agli specialisti chiarimenti e spiegazioni sulle varie tecnologie.
E' un primo passo verso una migliore strutturazione dell'informazione che creiamo. Vediamo se ha successo e poi proseguiremo.
Etichette: energia
giovedì, marzo 27, 2008
Paura di volare - parte II
La situazione dell’Alitalia continua a interessare le pagine dei giornali. Nel merito della trattativa per la vendita della compagnia di bandiera ho già espresso la mia opinione in un precedente articolo. In questa sede intendo porre in evidenza un aspetto completamente trascurato dai vari commentatori che però, alla luce dell’evoluzione dei prezzi del petrolio, rappresenta un elemento di valutazione strategica di grande rilevanza: il costo dei carburanti. Attualmente, stando alle informazioni apparse sul “Riformista” del 25 marzo scorso, “Secondo i dati forniti allora da Cimoli (ex Presidente e amministratore delegato di Alitalia ndr) quando il petrolio valeva ancora meno della metà di oggi, ma continuava a crescere, il carburante era già costato ad Alitalia 485 milioni di euro nel 2002, 460 milioni nel 2003, 580 milioni l’anno successivo e 850 milioni nel 2005. L’anno dopo, nel 2006, il costo per il carburante è salito ulteriormente, sfiorando il miliardo (990 milioni). E stando all’ultima semestrale, che riporta una spesa assestata già a 464 milioni di euro a metà del 2007, facile prevedere che alla fine dell’anno scorso, con l’impennata di novembre – dicembre del greggio, fino a quota 100 dollari al barile a fine anno, il costo raggiunga quota 1 miliardo… Del resto, tra i motivi citati la scorsa settimana dall’amministratore delegato di Air France, Jean Cyril Spinetta, per giustificare il peggioramento dell’offerta per Alitalia rispetto a dicembre, c’è proprio l’apprezzamento del petrolio. La situazione di Alitalia – ha detto durante la conferenza stampa a Roma – in tre mesi è ulteriormente aggravata. Il petrolio è oltre 100 dollari. Alitalia perde 40 milioni di euro. Non avendo coperture, paga il petrolio a prezzo di mercato.”Nel frattempo, la Ryanair congela gli stipendi a 36 top manager. In una dichiarazione a “Repubblica”, l’amministratore delegato Michael O’Leary ha affermato che “I prossimi mesi saranno molto duri, siamo nel mezzo di un massiccio programma di riduzione dei costi”. Ryanair ha stimato per il prossimo anno fiscale un possibile calo del 50% dell’utile netto per via dell’aumento nei costi del carburante. Per compensarne l’impatto la società vuole tagliare le spese per 400 milioni di euro.
Come si vede, quindi, la crisi dei prezzi petroliferi sta cominciando a colpire pesantemente le compagnie aeree, anche quelle considerate più competitive sul mercato. E la possibile prospettiva di una crescita continua ed esponenziale dei prezzi del petrolio non fa che aggravare questo quadro.
Alla luce delle precedenti considerazioni, la scelta di vendere Alitalia al primo gruppo mondiale del settore, Air France – Klm, in grado maggiormente di assorbire le pesanti fluttuazioni dei prezzi dei carburanti, appare anche da questo punto di vista obbligata.
I locali? Sempre più pieni
A proposito di ristoranti pieni o meno, l'esperienza che fatto un venerdì sera è stata sicuramente eloquente di come nell’era della crisi climatica e del post-picco “lo spettacolo deve continuare”.
L’occasione era uno dei consueti riti del ritrovo "scapoli e ammogliati" della compagnia di gioventù, riservato rigorosamente ai maschi. Gli ultimi appuntamenti li avevo mancati per impegni vari, ieri sera invece sono stato prelevato quasi a forza ma vi assicuro che ne val la pena, apre gli occhi (semmai ce ne fosse bisogno), anche per quanto portiamo avanti come ASPO pensiero.
Il locale è un vecchio ristorante tradizionale, sulle colline modenesi, trasformato in un moderno risto-disco-bar. Si arriva, si entra nel parcheggio fra SUV, Porsche e monovolumi giganti; 3-4 "geometri" in divisa fosforescente, paletta e ricetrasmittente aiutano a parcheggiare. Vista spettacolare del famigerato comprensorio ceramico, quello che consuma quasi 2 miliardi di metri cubi di gas e che pensa che il futuro sia ancora in strade e mattonelle. Si gode di uno splendido panorama sull’inquinamento luminoso straordinario di questa città diffusa, sembra giorno, ma non si vede la "nube grigia" di smog della Valpadana perchè ci siamo probabilmente dentro.
Entrata, col metodo della lista: l'organizzatore della serata aveva intortato tempo fa una “PR” che gli ha tenuto un tavolo, altrimenti si sta in fila fuori, al caldo o freddo, appena riparati dalle intemperie, in attesa che un tizio auricolare nell’orecchio decida se e chi entri. Non c'erano, come in altri casi i funghi riscaldatori: segno del marzo già mite? Ma la prova del global warming sono le pance fuori, con malcelate lamentele del freddo, e i fondoschiena tatuati da cui erge un pezzo di perizoma.
Faccio un passo indietro nel racconto: dei 10-12 soliti ci ritroviamo solo in 5, ma andiamo con 3 auto. sembra Fantozzi, con 12 taxi in 9 persone. Molte quindi defezioni per cause varie: mal di pancia, figli malati, moglie a una analoga cena… e forse il costo, si il costo: nessuno lo ammette ma le ultime volte i mugugni per la spesa giustamente non mancavano. Ho con me un amico carissimo ormai edotto e cosciente della crisi climatica e del picco del petrolio e nel tragitto parliamo di queste cose, del clima, del caldo precoce con le fioriture e del petrolio alle stelle.
Entriamo, tavolate da 20-30 40 persone, ci saranno almeno 300 coperti, forse 400, fra luci, fari, musica ancora soft ma chiaramente pronta ad esplodere. Le cene vanno dal semplice divertimento al compleanno, addio al celibato o nubilato, laurea, e forse pensione... per fortuna comunque senza degenerazioni di altri locali con cene erotiche, lap dance e similari, tutto sommato un posto “tranquillo” per questi tempi.
Il pensiero va subito ai consumi di un mostro simile, stimo che ogni ora faremo fuori almeno 50 kW, o forse il doppio e in una serata il contributo serra supera sicuramente il quintale, ovvero le emissioni annue di un abitante del CIAD o del Burkina Faso.
Decido comunque di rilassarmi un po' e di divertirmi con gli amici, si mangia una pizza fra la musica che sale, le urla, le luci psichedeliche e stroboscopiche, la gente è di tutte le età, non giovanissima ma la fascia va comunque dai 25 ai 50 abbondanti. Mi torno però a chiedere quanti sanno del picco, quanti sono coscienti del problema climatico e della necessità di sobrietà. Non solo energetica ma anche.... alcolica. In bagno infatti ci sono distributori di alcol test a fianco di distributori di profilattici. Al che penso: ma se... soffio l'alcol test col profilattico?
Non credo che nessuno dei presenti abbia problemi a tirare fine mese, o se ce l'ha non lo dà certo a vedere. Anzi in occasioni simili ho provato a intavolare discorsi sui temi ASPO e la risposta andava dal chi se ne frega al, “si, ma non chiedetemi di rinunciare a divertirmi dopo una settimana di lavoro”.
E francamente non mi sento di dargli del tutto torno. Uno dei miei amici è una "razza in via di estinzione" o, come si definisce lui "fa il lavoro più vecchio del mondo". Ovvero, il metalmeccanico. Salda pezzi di ferro tutta la settimana, unico Italiano e ancor più in dettaglio modenese fra immigrati extracomunitari che interrompono la catena di montaggio per pregare nel Ramadah.
Ma conosco anche di persone che di mestiere fanno il taglia-vena a galline in stabilimenti industriali: le galline vive scorrono veloci e con una forbicina viene recisa la vena nel collo, e poi spennate istantaneamente in soffi di acqua bollente e vapore: che prospettiva di vita può avere, che gliene può fregare del picco, che conoscenza può avere uno che taglia il collo a galline tutto il giorno per rinunciare a tutto questo?
Accenno nelle chiacchierate e discussioni a qualche frecciata sul clima, a qualcuna sul costo del petrolio, ma gli argomenti prediletti sono l'oroscopo, l'abbinamento cravatta-camicia dell'amico don Giovanni, e simili. Ovvio. Allora scatto un po' di foto e faccio qualche filmatine pensando a questo.
Continua la festa, arriva la torta di un compleanno, candela gigante con scintille pirotecniche, portata da 5 cameriere succinte ognuna con torta. Spegne la candelona, regalo del locale ai festeggiati: buono sconto per un viaggio a scelta. La PR gli dice: dai, vai a Sharm!!
La musica si alza di volume, cedimento e ormai stufato, vado a casa, decido, ma chiaramente li si va avanti fino alle 4.
Conto per una pizza, bevande, fettina torta e caffè 22 Euro: 44000 vecchie lire per una pizza!!!
Con cena si superano tranquillamente i 30 euro per il cibo dei poveri di un tempo, le tigelle.
Usciamo in 2, gli altri restano, anzi arriva gente, in uscita timbrano la DRINK CARD, niente scontrino, e fuori si sta formando la coda all'aperto per entrare con un buttafuori-armadio (a proposito a Modena stanno organizzando un CORSO PER BUTTAFUORI PROFESSIONISTI) che squadra tutti.
Slalom in uscita fra SUV e coupé che entrano, ci saranno 200 auto, 2 conti: incasso non meno di 15-20000 euro, ma quanti scontrini o ricevute fanno non si sa. Non è azzardato stimare che fra auto, consumi, cibo ecc se ne siano andati 4-5 barili e altro che un quintale, forse una tonnellata di gas serra
Locali come questi nascono e chiudono anche in meno di 6 mesi, e infatti in rientro davanti a un altro locale simile, sorto in un capannone industriale, all'una di notte, lunga coda di attesa per entrare. Sempre al rientro a Maranello in centro città mi sorpassa un Ferrari nero con partenza da F1: ma Raikoonen non è al GP di Australia, oggi, penso?
Ma la serata è stata istruttiva: è questa la realtà del mondo, sembrava veramente il Titanic, l'orchestra che suona, tutti si divertono, ma la nave affonda e nessuno lo vuol sentire dire.
Al rientro con l'amico, agricoltore, parliamo di tutto e commentiamo e mi dice che non trova più concimi e che sono aumentati del 30% in un anno. E che il gasolio agricolo è raddoppiato in 2 anni, essendo esente da accise, il costo è aumentato praticamente quanto il petrolio.
E' qui però che bisognerebbe fare conferenze, convegni o perchè no show picco-climatici, forse un po' ci riderebbero su, un po' ci mediterebbero poi dopo.
I missionari vanno dove ci sono i pagani, o no?
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Etichette: consumismo, sociologia
lunedì, marzo 24, 2008
Cucina fotovoltaica in casa
C'è un concetto che è ben assodato nell'armamentario delle idee ambientaliste: quello che usare l'energia elettrica per il riscaldamento è - come dicono gli americani - un "no-no"; uno spreco che dovrebbe essere evitato a tutti i costi. Questa idea deriva da un ragionamento corretto nel contesto di una certa ipotesi. Ovvero, se dobbiamo usare il gas per generare energia elettrica, poi questa energia la dobbiamo trasportare a lunga distanza, e poi ritrasformare in energia elettrica per scaldare la resistenza di una stufetta, beh, ovviamente questo non ha senso. E' questa catena di inefficienze che ha generato il termine molto efficace di "strage termodinamica" per chi usa stufe elettriche per il riscaldamento. Molto meglio, in questo contesto, usare direttamente il gas per il riscaldamento, soprattutto se in caldaie efficienti o, meglio ancora, in cogenerazione.
Anch'io ero convinto di questa idea, tanto è vero che quando abbiamo cambiato la cucina in casa, qualche anno fa, mi ero sbattezzato per trovare un forno a gas che non si esisteva in vendita quasi da nessuna parte. Una volta trovato e montato, mi sono sentito molto "ecologico" ma, ripensandoci oggi, dopo che ho montato un impianto fotovoltaico a casa mia, sono proprio sicuro di aver fatto la cosa giusta? Non è invece che un forno elettrico alimentato da energia solare fotovoltaica sarebbe stato meno inquinante e meno costoso?
Il concetto del riscaldamento elettrico fotovoltaico mi ha incuriosito. Da quando ho l'impianto FV sono diventato molto cosciente dell'energia che consumo nelle varie attività di casa e mi sento molto stimolato a essere efficiente al massimo. Perciò, mi sono messo a fare qualche esperimento per vedere quali sono i metodi migliori per scaldare le cose in cucina.
Ovviamente, le antidiluviane piastre riscaldanti a resistenza non sono una buona idea. Tuttavia, l'ultimo sviluppo tecnologico in cucina è la piastra riscaldante a induzione; molto più efficiente. La piastra funziona secondo il principio, appunto, dell'induzione, ovvero scaldando oggetti metallici per mezzo del campo elettromagnetico generato da un solenoide. Ha il vantaggio che scalda unicamente il metallo. Se non c'è la pentola da scaldare, non funziona; ergo: nessuno spreco di energia. Se le comprate da incasso, le piastre a induzione sono molto care, ma quella che vedete in figura costa poco più di 50 Euro comprata su ebay.it. Messa alla prova, sembra funzionare una meraviglia, ma non basta la prima impressione, bisogna quantificare.
La piastra non permette una misura dell'energia utilizzata e per questo scopo mi sono procurato un misuratore di energia per elettrodomestici comprato su D-mail a una trentina di euro (vedete anche quello nella figura, in basso a destra). Non è che l'oggetto mi entusiasmi molto, il minimo che può misurare sono 10 Wh, che è un po' poco come sensibilità. Mi sto attrezzando per fare misure migliori, ma per queste misure in cucina dovrebbe andar bene anche questo.
Attrezzato con questi aggeggi, ho fatto un po' di misure comparative anche con i fornelli a gas e con il forno a microonde, scegliendo 500 cc di acqua come sostanza da riscaldare. Ho usato un pentolino d'acciaio da circa 600 cc, oppure una pentola più grande, oppure, per i test nel microonde, la stessa quantità di acqua l'ho messa in un'insalatiera di vetro. Per quanto riguarda i fornelli a gas, ovviamente l'energimetro di D-Mail mi serviva a poco, ma ho trovato su internet una taratura dei fornelli in kW dall'AEG . Non so se sono esattamente uguali ai miei fornelli, ma credo che siano misure standard per tutte le cucine.
Ecco i risultati. Non sono misure super-sofisticate, ma servono per dare un'idea.

Adesso vi dico che cosa deduco da questa prima serie di misure.
1. La piastra a induzione è, effettivamente, molto efficiente. Molto di più del gas, ed è anche più rapida. Possiamo fare un piccolo calcolo di efficienza ragionando che la capacità termica dell'acqua è di 4.2J/k/g, per scaldare 500 cc ci vogliono 168 kJ, ovvero 46e-3 kWh. Notate che la lettura di "50 Wh" sullo strumento che ho usato va letta come "55+/-5" per cui se ne conclude che riscaldare a induzione ha un'efficienza dell'ordine dell'80%. Niente male!
2. Notate che c'è una differenza nei risultati a seconda della forma e dimensioni della pentola. Sia l'induzione sia il gas fanno più fatica a scaldare una pentola più grande. Questo è abbastanza ovvio, dato che entrambi devono scaldare una massa di metallo maggiore.
3. C'è una notevole perdita di efficienza a scaldare una pentola piccola su un fornello a gas troppo grande. Molto del calore si disperde nell'aria.
4. Il forno a microonde è la cosa meno efficiente e più lenta di tutte per portare l'acqua all'ebollizione. In realtà, ho il dubbio che questo sia dovuto in parte al fatto che ho usato un recipiente non specifico per le microonde. Può darsi che molta energia sia finita per scaldare il recipiente. Ma è una questione accademica, dato che nessuno usa il forno a microonde per fare la pastasciutta.
5. In termini di costi (senza fotovoltaico), non c'è molta differenza fra gas e induzione. Prendiamo la tariffa attuale per l'energia elettrica di .12 euro per kW. Scaldare 500 cc con l'induzione, richiede .05 kWh, ovvero 0.006 euro (0.6 centesimi) in condizioni favorevoli. Con il gas piccolo, secondo i dati AEG, abbiamo una portata di 0.095 m3/h. Per 9 minuti, fanno 0.014 m3. Al prezzo attuale di 0.320 euro/m3 fanno 0.0045 euro (0.45 centesimi), leggermente meno dell'induzione. Ma se si scalda con la tariffa notturna (0.08 Eur/kWh) allora vince l'induzione. Se poi c'è il FV, ovviamente, non c'è confronto, l'induzione stravince.
6. In termini di emissione di gas serra, se c'è il FV, ovviamente, l'induzione stravince sul gas. In assenza di FV o usando la piastra di sera, è difficile dire. La piastra è molto più efficiente localmente (circa un fattore 3) del gas, ma bisogna considerare tutta la catena di produzione dell'energia elettrica. Quanti gas serra si emettono dipende dalla fonte primaria. Se è idroelettrica, per esempio, le emissioni sono zero. Se è a carbone, al contrario, le emissioni sono alte. Normalmente, l'energia elettrica che utilizziamo arriva da un mix del quale non possiamo conoscere la composizione. Bisogna un po' vedere dove e quando, ma la piastra a induzione potrebbe essere spesso migliore del gas anche per quanto riguarda l'emissione dei gas serra.
Ripeto che questi dati sono ancora provvisori e che mi sto attrezzando per fare delle misure più precise. Inoltre, i dati per il gas sono soltanto stimati e non misurati. Comunque, questa serie di dati, credo, è già sufficiente per rivoltare il concetto che vuole che il metano sia sempre più "ecologico" dell'energia elettrica per applicazioni termiche (non sempre il metano ti da una mano). Se usata con la tecnologia giusta, e soprattutto se generata dal sole, l'energia elettrica in cucina sembrerebbe spesso meno costosa, più rapida e più sicura del gas.
Ora, si tratta di vedere quanto queste considerazioni possono essere estese oltre la cucina dove, tutto sommato, di energia se ne usa abbastanza poca. Possiamo dire che se uno ha il fotovoltaico gli conviene tornare allo scaldabagno elettrico o, addirittura, alle stufette elettriche? Beh, qui non è detto. Un problema è che gli impianti elettrici delle case attuali non sarebbero in grado di reggere il carico di una casa "tutta elettrica". Allo stesso modo, un impianto fotovoltaico che sta su un tetto non sarebbe probabilmente in grado di reggere il consumo di una casa che usasse solo stufe elettriche a resistenza per il riscaldamento. D'altra parte, è anche vero che esistono dei sistemi di riscaldamento casalingo molto più efficienti delle resistenze elettriche. Mi sembra probabile che un sistema di riscaldamento basato su fotovoltaico e pompe di calore possa essere meno inquinante e meno costoso di un sistema tradizionale a caldaia e, forse, anche di un sistema a cogenerazione. Quest'ultimo, per quanto efficiente possa essere, dipende pur sempre dai combustibili fossili.
Tutte queste cose vanno studiate e quantificate, cosa che mi riprometto di fare quando possibile. Nel frattempo, teniamo conto che la faccenda "mai usare l'elettricità per il riscaldamento" si potrebbe rivelare una leggenda in molti casi.
(ringrazio Emilio Martines per i suoi suggerimenti a proposito della piastra a induzione e Corrado Petri per i suoi commenti a proposito di questa nota)
(nota scritta a posteriori: ho calibrato l'energimetro di D-mail con un'apparecchiatura più sofisticata disponibile all'università. I risultati sono buoni. L'apparecchietto a basso costo non ha una grande sensitività, ma le misure sono accurate. Posso quindi confermare i dati riportati in questo articolo.)
Etichette: efficienza
sabato, marzo 22, 2008
Energie Rinnovabili: alcune comparazioni

Nel diagramma sono riportate le densità energetiche in termini un po' esotici: lunghezze (in miglia) percorribili da un'utilitaria-tipo alimentata da un'unità di superficie (acre) dedicata esclusivamente a una certa forma di Energia Rinnovabile
Etichette: biocombustibili, energia rinnovabile
venerdì, marzo 21, 2008
Il Nuovo Piano Europeo per il Clima

Potete trovare sul sito "agienergia" una mia nota dove esamino la recente proposta della commissione Europea per un'azione integrata sul clima. La proposta Europea è fortemente centrata sull'efficienza energetica e sulle rinnovabili. Il mio commento è favorevole, anche se sostengo che il piano d'azione è troppo poco aggressivo e poco efficace soprattutto per quanto riguarda il trasporto.
A propostito di questo articoletto che ho scritto, c'è una vicenda che vi racconto per vostra curiosità. E' successo che venerdi scorso mi ha scritto Carlo Stagnaro, attivo, fra le altre cose con il blog "realismo energetico", chiedendomi se potevo preparargli una nota entro lunedi' a proposito del piano d'azione Europeo. Gli ho risposto che i tempi mi parevano assai stretti per un articolo di 4000 parole, ma che ci avrei dato un'occhiata.
Un Sabato pomeriggio, mi ci sono messo per un paio d'ore e la cosa mi è parsa interessante. Ho scritto qualche nota, poi ci sono tornato sopra la Domenica mattina. La cosa mi pareva sempre più interessante, per cui ho scritto molte altre cose. Il pomeriggio ho aggiunto qualche rifinitura e poi l'ho mandato a Stagnaro scusandomi se era solo di 3000 parole.
Stagnaro mi ha risposto ringraziandomi, ma facendomi notare che la richiesta era di un articolo di 4000 battute, non 4000 parole! Meno male che su internet c'è tanto posto!
Pensandoci sopra, comunque, credo che sarebbe stato forse più facile fare un articolo lungo che uno corto. Quando ci si mette ad analizzare qualche cosa, condensarla in poco spazio a volte è la cosa più faticosa di tutte.
Questo mi ha anche ricordato un vecchio aneddoto di non so più quale politico. Si racconta che gli avevano chiesto quanto tempo gli ci voleva per preparare un discorso di 10 minuti, e lui aveva risposto: "due giorni". Allora gli avevano chiesto il tempo per preparare un discorso di mezz'ora, e lui "mezza giornata". E per un discorso di due ore? "sono pronto"
Trovate il mio articolo sul piano d'azione europeo per il clima a:
http://www.agienergia.it/Notizia.aspx?idd=140&id=25&ante=0
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mercoledì, marzo 19, 2008
L'altro modello
Avrete forse visto la trasmissione di Report di lunedi' 17 marzo intitolata "L'Altro Modello", condotta da Milena Gabanelli e realizzata in gran parte da Michele Buono. Nella trasmissione è apparso due volte anche il modesto sottoscritto. Trovate la registrazione qui.
Il servizio è stato parecchio interessante per molti motivi, non ultimo quello di aver cominciato con una registrazione di Aurelio Peccei e subito dopo con un intervista a Jorgen Randers, uno degli autori del primo "Rapporto sui limiti dello sviluppo" del 1972. Randers ha poi anche chiuso la trasmissione; un'indicazione dell'importanza che gli autori hanno dato al famoso rapporto al Club di Roma che, tuttora, tantissima gente è considerato "sbagliato" sotto l'impressione della campagna propagandistica degli anni '80. Questo veniva fuori anche dal titolo "L'altro modello" che si riferiva ovviamente ai modelli sviluppati nel rapporto.
Gli interventi del sottoscritto sono stati molto brevi. Ringrazio tutti quelli che si sono complimentati con me e anche quelli che mi hanno criticato per aver dato, forse, l'impressione che il petrolio sia abbondante. Quello che è successo è che l'intervista che mi ha fatto Michele Buono era lunga un'oretta buona, ma nel servizio è rimasto solo un minuto o forse anche meno. Non c'era modo di spiegare bene quello che intendevo dire.
Mi ha fatto piacere, comunque, aver potuto mostrare con chiarezza il passato e il futuro dell'energia: petrolio e silicio, tenendo in mano una boccettina di petrolio del Dubai e un pezzetto di silicio metallico, il materiale delle celle fotovoltaiche. Li vedete nella foto più sopra. Spero che questo messaggio sia passato.
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martedì, marzo 18, 2008
Un po' di inquinamento non ha mai fatto male a nessuno

Vi siete sentiti dire anche voi tante volte che l'inquinamento non può far male "dato che la vita media è sempre in aumento?" Secondo questo ragionamento, il fatto che viviamo sempre più a lungo è prova certa che le varie nanoparticelle, diossine, aromatici e altre robacce non sono cosa di cui preoccuparsi. E' un ragionamento assai discutibile ma, a parte questo, è proprio vero che viviamo sempre più a lungo? L'altra sera mi è venuto in mente di andare a verificare.
Detto fatto, mi sono messo a cercare i dati su internet e vi posso dire che trovarli è stata un'impresa veramente difficile. Non ho trovato in nessun posto qualcuno che si sia posto la mia stessa domanda e ne abbia discusso pubblicamente. Alla fine, sono andato a cercare i dati storici; anche questa si è rivelata impresa assai difficile. Per esempio, nel guazzabuglio incredibile che è il sito dell'ISTAT non si trovano serie storiche sull'aspettativa di vita. Alla fine, mi è toccato cercare i dati su fonti estere. Ne ho trovati sul sito Eurostat, sul Census Bureau degli Stati Uniti e sul sempre utilissimo "CIA world factbook" (la CIA ha una cattiva fama per tante ragioni, ma questo loro sito li rende benemeriti). I risultati li vedete nella figura all'inizio (dal Census + CIA).
Ora, prima di tutto si tratta di capire l'affidabilità di questi dati. Nessuna delle fonti che ho usato cita la fonte originale, che deve essere diversa fra Eurostat e Census Bureau dato che i due set di dati non sono perfettamente uguali. Tuttavia, plottando le due cose insieme si vede che sono molto simili. La tendenza al cambio di pendenza è soltanto accennata nei dati Census e Eurostat, che si fermano al 2003. Si vede bene solo con l'aggiunta dei dati della CIA, che darei per affidabili.
Che cosa ha causato questo cambiamento? Difficile a dirsi, probabilmente impossibile. Ci sono tantissime cose che influenzano la durata della vita umana: clima, dieta, stress, fumo, inquinamento, eccetera. E tantissime cose sono cambiate negli ultimi dieci anni o giù di li'. Potremmo divertirci a correlare il cambiamento a tanti fattori diversi: Forse è dovuto al fatto che abbiamo raggiunto il limite massimo della durata di vita possibile? Può anche darsi, ma è impossibile provarlo. Allora che cosa? L'aumento dell'inquinamento? L'uso smodato dei telefonini? La riforma sanitaria? Il baco del millennio? L'unica cosa che possiamo notare con una certa sicurezza è il fattore climatico: Tutti e due i set di dati (Census e Eurostat) fanno vedere il leggero calo della longevità nel 2003. Era l'anno della grande ondata di calore che, evidentemente, ha fatto dei danni visibili specialmente alle donne. Può darsi allora che la stasi sia dovuta al riscaldamento globale degli ultimi anni? Forse, ma chi può dirlo con esattezza?
Certo, i dati sono ancora piuttosto incerti e non possiamo negare la possibilità che la tendenza all'appiattimento sia un artifatto momentaneo. Può darsi che la tendenza si inverta e che la longevità ricominci a crescere. Oppure, al contrario, potrebbe succedere qualcosa che è già successa nei paesi dell'ex Unione Sovietica. Dopo il crollo del governo sovietico, la vita media a cominciato a ridursi a causa di una serie di fattori che includono il collasso del sistema sanitario, il peggioramento della dieta, l'inquinamento in crescita e altre cose. Potrebbe succedere anche qui? Speriamo di no, ma non lo possiamo considerare impossibile.
Indipendentemente dai dati della curva, sembrerebbe anche che molta dell'aspettativa di vita che vediamo oggi sia stata ottenuta a spese di una senescenza prolungata. Fra demenza senile, Alzheimer e altre malattie degenerative, i nostri vecchi vivono gli ultimi anni della loro vita in una condizione umiliante (che loro, fortunatamente, non percepiscono) fra pillole, pannoloni, pappette e badanti.
Comunque la si voglia mettere, è un fatto che l'argomento che l'inquinamento non fa male perchè "la longevità aumenta" non funziona più tanto bene da qualche anno. Forse è per questo che è così difficile trovare questi dati e forse è per questa ragione che non se ne discute in nessun posto. Sembrerebbe un'altra conferma dell' "Effetto Cassandra" che fa si che tutti cerchiamo di ignorare o negare le notizie spiacevoli.
Sfortunatamente, sembra proprio che non tutto vada alla perfezione nel migliore dei mondi e questi dati sulla longevità sono una nuova crepa in un edificio che negli ultimi anni sta scricchiolando minacciosamente un po' ovunque.
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Nota aggiunta il 22 Marzo 2008
Ho ricevuto svariati commenti su questo post, alcuni mi segnalavano siti dove si potevano trovare dati più completi sull'aspettativa di vita. Ho esaminato queste segnalazioni, in tutti i casi i dati - per esempio quelli del WHO (world health institute) - sono incompleti. Non si riesce a trovare una serie storica coerente che copra qualche decennio e che arrivi fino agli ultimi anni. Non solo, ma le varie sorgenti sono anche lievemente differenti. Per esempio, nei dati del WHO non si vede quella diminuzione dell'aspettativa di vita delle donne del 2003 che, invece, si vede benissimo nei dati EUROSTAT.
Nonostante queste incertezze, mi sembra che tutti i set di dati che ho sono coerenti con un punto fondamentale: c'è stato effettivamente un cambio di pendenza nel 2000 che ha interrotto la crescita dell'aspettativa di vita. A conferma di questa tendenza per l'Italia, ho trovato il seguente grafico sul web per il canadà

Poi, se qualcuno è riuscito a trovare i dati completi, per favore ci allerti sui commenti. Grazie!
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domenica, marzo 16, 2008
Come passare il messaggio al pubblico

Sull'ottimo blog di Michael Tobis, climatologo americano, è uscito un commento su un recente convegno dell'American Association for the Advancement of Science (AAAS). L'argomento trattato era come passare al pubblico i risultati e le raccomandazioni della ricerca scientifica. Ovviamente, è cosa molto interessante per quelli, come noi, che cercano di passare al pubblico concetti raccomandazioni che riguardano l'esaurimento delle risorse.
Traduco qui le raccomandazioni di Anne Schuchat fatte al convegno:
Il chiaro messaggio della sessione è che la padronanza dei fatti non sarà mai sufficiente per convincere la maggioranza dei segmenti del pubblico, indipendentemente dal fatto che siano genitori oppure membri del congresso. Il modo in cui l'informazione viene trasmessa può contare più del suo contenuto e forme diverse di comunicazione possono essere necessarie per udienze diverse. Come è stato chiarito nella discussione che è seguita, il pubblico si comporta come consumatori di informazione, con i giornalisti che agiscono come intermediari. Per connettersi con il pubblico, gli scienziati devono lavorare con la stampa in modo da assicurarsi che avvengano due cose: che i giornalisti superino la loro innata avversione verso le incertezze della scienza e che evitino di presentare queste incertezze come una questione di bilanciamento risolta per mezzo di materiale ottenuto da pazzoidi dotati di credenziali
Commenta Tobis:
Il miglior consiglio è essere onesti e pazienti e di apparire onesti e pazienti mentre lo fate. Non tentate di fare una lezione universitaria ogni volta che vi fanno una domanda. Questo non è il modo per far uscir fuori la verità. Ricordatevi che i vostri avversari giocano un gioco molto diverso.
Come vedete, sono regole semplici che però spesso gli scienziati si dimenticano di applicare. Il risultato è che a volte ci si trova in difficoltà di fronte a oppositori aggressivi che, appunto, giocano un gioco diverso. Tuttavia, pazienza e competenza, alla fine, la vincono sempre.
Il blog di Tobis, incidentalmente, si chiama "Only in for the Gold" ("ci sono dentro solo per l'oro!), un titolo che gioca sul fatto che i climatologi sono a volte accusati di fare dei guadagni personali dal loro lavoro (accusa Kafkiana se mai ce n'è stata una). E un blog estremamente interessante e accessibile anche per chi non è un climatologo. Altamente suggerito.
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sabato, marzo 15, 2008
Il picco dei Fosfati

Il Picco dei Fosfati
created by Francesco Aliprandi
(nota al grafico: dal 1999 al 2006 i valori della produzione sono corretti con quelli forniti dall'IFA)
Si può osservare che la produzione ha registrato un primo picco nel 1988 e un secondo nel 2005, ma il prezzo non sembra aver risentito degli alti e bassi, mentre sarebbe ragionevole supporre che all'approssimarsi del picco di produzione la crescente disparità fra offerta e domanda si rifletta in modo evidente sul costo del fertilizzante. Inoltre la quantità massima estraibile risultante dall'applicazione del modello, 8Gt (miliardi di tonnellate), è piuttosto distante dalle riserve riportate dall'USGS che sarebbero sfruttabili economicamente già oggi, pari a 18 Gt.
Negli ultimi tempi però si sono moltiplicate le notizie riguardanti un aumento nei prezzi, a partire dalla seconda metà del 2007, sia delle materie prime sia dei prodotti finiti nel settore dei fertilizzanti: i dati reperibili presso la Borsa Merci Modena mostrano l'impennata avvenuta di recente. Il rialzo è avvenuto in tutto il mondo (in alcuni casi il costo è quadruplicato) e mi ha fatto venire in mente l'articolo che avevo letto alcuni mesi fa, per cui mi sono impegnato a cercare qualche informazione aggiuntiva.

In breve sono riuscito a trovare un report dell'International Fertilizer Industry Association (IFA) nel quale si prevede un ampliamento del surplus per tutti i tipi di fertilizzanti già a partire da quest'anno; questo report è stato ripreso anche dalla FAO, che ha una visibilità molto maggiore dell'IFA, e che sembra averlo acriticamente usato per offrire delle tranquillizzanti stime sull'offerta mondiale di fertilizzanti per i prossimi anni. Le informazioni riguardanti i progetti futuri nel settore dei concimi sono disponibili solo a caro prezzo (un po' come accade per i report della CERA nel caso del petrolio), e quindi non ho i mezzi per verificare se l'assoluta certezza dell'IFA che il mercato sarà in grado di reagire a questo aumento della domanda sia fondata o meno.
D'altra parte già nel 1998 un articolo pubblicato su "Phosphorus & Potassium" riportava che ormai da molti anni la qualità delle rocce fosfatiche era in calo, e i costi destinati ad aumentare. In particolare c'è una frase che letta oggi suona profetica: "[...] current global phosphate capacity will be utilised at its maximum production level in 10 years. This may lead to a progressive increase in prices, both as extraction costs rise, as countries holding deposits become conscious of their depletion and scarcity value, and maybe above all because of increases in processing costs."
Riferimenti
Prezzi concimi:http://www.borsamercimodena.it/Listino.asp?dat=04/02/2008&tip=1&nomegr=CONCIMI+CHIMICI,+anticrittogamici,+antiparassitari&idgr=18&anno=2008&set=5La notizia del report FAO in italiano:http://www.newsfood.com/Articolo/International/2008-02/20080227-anni-offerta-mondiale-fertilizzanti-superera-domanda.aspL'articolo del Phosphorus & Potassium, Issue No: 217 (September-October, 1998):http://www.nhm.ac.uk/research-curation/projects/phosphate-recovery/p&k217/steen.htmIl report FAO:ftp://ftp.fao.org/agl/agll/docs/cwfto11.pdfIl report IFA:http://www.fifa.asn.au/files/pdf/conf2007/papers/International%20Fertilizer%20Supply%20and%20Demand.%20Maene.pdfLa pagina dell'USGS:http://minerals.usgs.gov/minerals/pubs/commodity/phosphate_rock/
Etichette: agricoltura, economia, intermedi chimici, picco dei minerali
venerdì, marzo 14, 2008
Agricoltura all'ammoniaca: meglio smettere
Il chimico tedesco Fritz Haber è tristemente passato alla storia come il padre della guerra chimica, dal momento che ha sintetizzato l'Iprite usata durante la I guerra mondiale e il famigerato Zyklon B, usato dai nazisti nelle camere a gas.Ciononostante, qualcuno continua a considerare Haber come un benefattore dell'umanità, dal momento che nel 1910 ha brevettato il processo di sintesi dell'ammoniaca (oggi noto come processo Haber-Bosch). La disponibilità di ammoniaca (e dei suoi sottoprodotti più stabili, come l'urea) ha infatti permesso la rivoluzione industriale dell'agricoltura, con un aumento incredibile delle rese agricole.
In questo modo il lavoro dei contadini ha però iniziato a dipendere dai combustibili fossili, dal momento che il processo Haber-Bosch richiede l'impego di metano, sia come reagente, che come combustibile per ottenere le temperature e le pressioni necessarie: si tratta circa di 0,7 t di CH4 per ogni tonnellata di ammoniaca. Oggi oltre il 3% del metano estratto serve per produrre fertilizzanti.
Non c'è quindi da stupirsi che il prezzo dei nitrati segua così da vicino il prezzo del gas, come è possibile vedere nel grafico in alto (si tratta in entrmabi i casi di dati relativi agli USA). Effettuando una regressione lineare, si trova un coefficiente di correlazione pari a 0,91.
Visti questi numeri, non sono convinto che il Dr. Haber possa essere davvero considerato un benefattore dell'umanità (a prescindere per il suo strano amore per la guerra); piuttosto fa parte della schiera di coloro che hanno contribuito a costruire la nostra totale dipendenza dal petrolio.
Il prezzo del gas è con ogni probabilità destinato ad arrampicarsi ben più in alto negli anni a venire; è forse il caso quindi di fornire un consiglio spassionato a tutti gli agricoltori: passate al biologico, saltate giù dal carro dei fertilizzanti fossili prima che sia troppo tardi...
Vedi anche il post correlato Tempi duri per l'agricoltura su Ecoalfabeta.
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mercoledì, marzo 12, 2008
I consumi di carburanti aumentano?
In un comunicato stampa dell’11 marzo 2008 l’ Unione Petrolifera italiana ha reso noti i dati sui consumi petroliferi italiani nel primo bimestre del 2008.La domanda totale di carburanti (benzina + gasolio) nel mese di febbraio è risultata pari ad oltre 3 milioni di tonnellate, evidenziando un sensibile incremento del 4,7% rispetto allo stesso mese del 2007, mentre nei primi due mesi dell’anno si è assistito ad un aumento dello 0,8 per cento (+49.000 tonnellate).
All’interno della domanda totale di carburanti, la benzina nel complesso ha mostrato un calo del 2,1%(-19.000 tonnellate), il gasolio per autotrazione ha evidenziato un incremento del 7,7% (+155.000 tonnellate).
Questi dati sembrerebbero dimostrare che la domanda di combustibili per autotrazione è per ora indifferente agli aumenti del prezzo del petrolio, che nei primi mesi del 2008 ha raggiunto e superato abbondantemente i 100 dollari al barile. Cambia solo il peso relativo del gasolio rispetto alla benzina, probabilmente a causa della forbice dei prezzi tra i due combustibili che, seppur ridotta rispetto al passato, rappresenta ancora un forte incentivo all’acquisto delle auto diesel.
Questa apparentemente paradossale situazione si spiega solo in parte con la protezione del cambio favorevole tra euro e dollaro, ma anche con la ripartizione sociale della spesa per consumi delle famiglie italiane. Secondo un’analisi pubblicata recentemente dal Venerdì di Repubblica, un pieno di carburante, nel 1975, corrispondeva al 6,15% dello stipendio mensile di un operaio, nel 1985, il 7,36%, nel 1995, il 5,25%, nel 2007, il 5,79%, una quota quindi rimasta sostanzialmente stabile. C’è poi una spiegazione psico-antropologica che attribuisce agli italiani una vera e propria adorazione totemica per l’automobile. Ma di questo parlerò più diffusamente in un prossimo articolo.
Là, dove osano gli speculatori

Sarò un inguaribile sospettoso, ma è come se leggi ben più potenti di quella della domanda & offerta e controeffetti che oscurano le cure a base di iniezioni di liquidità stiano facendo sentire la loro voce ...
Etichette: Macroeconomia
lunedì, marzo 10, 2008
La Maledizione di Cassandra

Ho postato Sabato su "The Oil Drum" una nota intitolata "La Maledizione di Cassandra". E' la storia della demolizione del lavoro dei "Limiti dello Sviluppo", il libro "maledetto" pubblicato nel 1972 da un gruppo di ricercatori del MIT che faceva capo a Dennis Meadows.
Nel post, racconto la storia di come lo studio fu ricevuto e di come, gradualmente, la reazione fini' col distruggerlo a furia di bugie e parzialità; è lo stesso destino di Cassandra che aveva sempre ragione e che non era mai creduta. E' stato un successo incredibile di un'operazione propagandistica che ancora oggi porta quasi tutti a credere che le previsioni del libro fossero "sbagliate"
Oggi la visione dello studio "I Limiti dello Sviluppo" sta cambiando nuovamente e molti si sono accorti che le predizioni del 1972 non erano affatto sbagliate, anzi si stanno rivelando profetiche. Purtroppo, potrebbe essere troppo tardi per evitare il collasso economico che lo studio riteneva possibile per i primi anni del ventunesimo secolo
Potete leggere una versione in Italiano di questa storia nel sito aspoitalia.net
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domenica, marzo 09, 2008
Economia: la scienza della comodità?

Si narra che il matematico cuneese Giuseppe Peano (1858 - 1932, nella foto qui a destra) fosse solito scherzare in famiglia. Quando vedeva che la nipotina, intenta a mangiare castagne, sceglieva sempre quella meno bella delle rimanenti, allo scopo di lasciare per ultime le più buone, le diceva: A parte il carattere speculativo, e se vogliamo anche un po' frivolo, dell'aneddoto riportato, viene immediato il paragone con il Peak Oil: ora che siamo intorno al massimo dell'estrazione di greggio nell'unità di tempo, man mano che la nostra "sete" di materia prima ha difficoltà ad essere spenta, ecco che magicamente cominciamo a trovare interessanti le sabbie e gli scisti bituminosi. Questa risorsa impressiona senza dubbio i "poco addetti" ai lavori per l'estensione dei giacimenti (Canada, Brasile,...), ma rassicura poco i più esperti che hanno un'idea dell'effettiva "intensità energetica specifica", alias l'EROEI.
A dirla tutta, mi appare sempre più chiaro e oggettivo che tutta la moderna economia neo-adamsmithiana sia un'involontaria seguace del consiglio bonario di Peano.
Semplificando un po' l'idea del buon Adam Smith (gli economisti "ortodossi" non mi bastonino), dato un insieme di "attori economici" che perseguono un certo obiettivo imprenditoriale e le risorse di base, se ognuno cerca il proprio fine senza preoccuparsi minimamente degli altri, alla fine si creeranno delle dinamiche selettive tali da garantire al sistema complessivo lo status di risultato massimo, e di benessere generale.
Senza entrare in ideologie capitaliste o comuniste che non mi appartengono e che ritengo obsolete, ci possiamo chiedere: la dottrina della "mano invisibile" del mercato ha sempre funzionato, e sempre funzionerà?
Sicuramente, possiamo dire che ha convinto (tra alti e bassi) fino alla fine del secondo millennio (a patto, naturalmente, di bendarsi gli occhi e turarsi il naso per riuscire a ignorare i problemi del mondo sottosviluppato).
Il motivo? Beh, se le risorse disponibili sono così abbondanti (per rapporto al bisogno), diciamo idealmente infinite ... l'accesso ad esse non è un problema e i competitori sono liberi di confrontarsi, e di generare spinte tecnologiche e miglioramenti, occupazione eccetera.
Purtroppo, nella teoria dei modelli le rogne emergono proprio quando ci si trova nelle cosidette "zone di bordo". E' qui che le funzioni matematiche rivelano le loro patologie.
Ecco che allora, in un mondo reale, con risorse limitate vanno introdotte le condizioni al contorno.
Non possiamo negare che il mondo produttivo attuale sia fortemente legato ai deboli concetti di comodità e convenienza. Perchè mai si dovrebbe ricorrere a impianti di energia rinnovabile invece di estrarre idrocarburi, riciclare materiali invece di produrne di nuovi, e rinunciare alle "facili" (e fruttuose, per qualcuno) discariche? Chi lo fa, non è competitivo. Chi deve cedere per primo?
Così è, ad oggi, la mano invisibile. Maledettamente dipendente da flussi obbligati di Energia e Materia che sono, nostro malgrado e alla faccia delle sensazioni dominanti, molto fragili.
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Etichette: economia, modelli, risorse
sabato, marzo 08, 2008
Il Politico e i Sapienti

Immagine: Platone e Aristotele che discutono di filosofia; dettaglio
della "Scuola di Atene" di Raffaello Sanzio:
Personaggi:
IL PRINCIPE. Politico di altro rango che ha fatto organizzare il convegno
IL GRANDE SCIENZIATO. Uno dei fondatori del movimento ambientalista mondiale, venuto dall'America
IL PRESIDENTE. E' a capo di un'importante agenzia internazionale che si occupa di studiare l'energia mondiale. Anche lui, americano.
LA MOGLIE DEL PRESIDENTE
IO.
_________________________________________________
Finito il convegno sull'energia, il Principe che lo ha fatto organizzare si degna di onorare i sapienti che vi hanno partecipato. Alla cena di gala, si siederà al tavolo insieme ai due illustri ospiti - tutti e due americani - che hanno dato prestigio al convegno. Insieme a questo augusto gruppo, è invitato anche il modesto sottoscritto; in ragione del suo ruolo nell'organizzazione del congresso in questione.
La cena è all'aperto in una calda sera di estate. Ci troviamo a tavola, io, il Grande Scienziato, il Presidente e la moglie di quest'ultimo. Il Principe non è ancora arrivato.
Il Grande Scienziato è sulla sessantina, capelli bianchi e folti, barba bianca e ben curata. E' un uomo robusto e di aspetto atletico; da l'impressione di un lottatore anziano, ma ancora in grado di spezzare in due un avversario. Porta una camicia a maniche corte che sembra aver visto tempi migliori. In qualche modo, sembra che si muova portando pantaloni corti, anche se li ha lunghi.
Il Presidente, è anche lui è sulla sessantina, piccolo di statura, ben rasato e con i capelli bianchi. Ha un aspetto relativamente mite con il suo completo blu che sembra privo di qualcosa: una cravatta, impossibile da indossare in una sera così calda. Sua moglie è una bella donna bionda sulla cinquantina, molto elegante nonostante porti un vestito semplicissimo.
Io mi siedo fra i due illustri ospiti. Avevo pensato se era il caso di mettermi giacca e cravatta, ma per fortuna non l'ho fatto; troppo caldo. Sono arrivato col motorino elettrico per fare la mia solita dimostrazione della praticità dei mezzi elettrici. Quando mi hanno visto arrivare a bordo dell'aggeggio, gli addetti alla sicurezza all'ingresso mi hanno guardato come se arrivassi con una fisarmonica e un mazzo di rose da vendere. Mi hanno chiesto di parcheggiare sul retro, dalla parte della cucina. Va bene; per questa volta il motorino elettrico non lo vedranno in tanti.
Il Principe arriva quando gli antipasti sono già serviti. E' un uomo sui cinquanta inoltrati; i suoi capelli neri, senza neanche un filo bianco, sono un po' sospetti. Porta una giacca blu piuttosto anonima, niente cravatta. Ha una certa aria indaffarata e distratta, sembra pensare ad altro. Si siede saluta in inglese i sapienti già a tavola.
Il Grande Scienziato non sembra particolarmente interessato in convenevoli. Ha fama di essere persona che dice le cose come stanno e, mentre arrivano i tortelli, conferma la sua reputazione. Si rivolge al Presidente, che gli siede di fronte, e gli chiede a piena voce. "Quando è che finirete di imbrogliare la gente raccontandogli che c'è ancora energia per tutti?" Rincara la dose facendo qualche esempio. "Due anni fa, avevate avuto il coraggio di dire che.....ecc., ecc."
Il presidente, al primo colpo, sembra che ci rimanga male. Non se lo aspettava. Ma uno non diventa presidente di una grande agenzia internazionale se non sa fare altro che incassare. Tira fuori i denti e risponde a tono, alzando la voce anche lui. "Lei deve rendersi conto che la disponibilità di energia dipende dai prezzi. Ci sarà energia abbondante, solo bisognerà pagarla di più".
Il grande scienziato non se lo fa dire due volte, "Lei vive in un mondo di fantasia." L'altro risponde, "è lei che non si rende conto della realtà. Noi facciamo degli studi seri...." "Seri? Lei crede?"
A questo punto, cerco di gettare un po' d'acqua sul fuoco. "In fondo," dico, "state dicendo la stessa cosa. Se l'energia costerà più cara, non tutti potranno permettersela...."
Ma non mi danno retta e continuano a discutere. A questo punto, esce fuori la signora bionda, la moglie del Presidente. Non era lì solo perché decorativa; al contrario, da come interviene sembra che abbia un dottorato in economia. Anche come personalità, la darei affine a una tigre della Malesia. "Lei non conosce le teorie economiche correnti." dice al Grande Scienziato, "I suoi modelli non tengono conto del fattore di produttività totale della funzione di produzione...."
Il Grande Scienziato non si fa intimidire. In effetti, l'intervento della Signora sembra averlo stimolato. Risponde addentrandosi sui dettagli dei modelli e la discussione con la Signora si espande sui vari modelli di produzione, la teoria economica neoclassica, la dinamica dei sistemi, modelli stocastici e altre cose. Intervengo anch'io facendo notare un paio di dettagli e ne ricavo qualche cenno di assenso da parte della Signora. Mi convinco sempre di più che quel dottorato lo deve aver preso a Harvard, come minimo. Forse era stata anche allieva di Sandokan in gioventù. Il Presidente, nel frattempo, rimane un po' sulle sue, ma continua a intervenire nella discussione con dati su prezzi, e produzione, producendo a memoria statistiche sui vari paesi. Anche lui, sembra proprio che non lo abbiano fatto presidente solo perché era decorativo.
E il Principe? Beh, in tutta questa grande discussione non ha detto una parola. Ha accettato soltanto una fettina minuscola della tagliata di manzo, che è arrivata nel frattempo. Ha sempre quell'aria un po' distratta, non si capisce se segua veramente la discussione. Certo, è un'occasione rara. Non capita tutti i giorni essere seduti a tavola mentre alcuni fra i più grandi esperti mondiali di energia (escluso il sottoscritto, ovviamente) si impegnano in una discussione così accesa e approfondita. Ce ne sono di cose da imparare!
Mentre la discussione continua, il Principe guarda l'orologio e si alza. Si scusa, ha degli impegni, non potrà essere con noi per il dolce. Stringe la mano ai sapienti e se ne va.
Arriva la meringa alla crema e ci guardiamo l'un l'altro un po' perplessi. Forse la discussione era troppo tecnica per lui? Forse l'inglese era troppo difficile? Non so se i sapienti abbiano pensato la stessa cosa che ho pensato io e ho proprio paura di si. Ovvero che il principe non fosse più interessato alla discussione sull'energia di quanto sarebbe stato se si fosse trovato a un convegno di idraulici che discutevano sulla riparazione dei lavandini.
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Etichette: energia
venerdì, marzo 07, 2008
Il picco del petrolio? Ce la siamo cercata!

Stamani sono andato dal parrucchiere.
Come tutte le volte in cui devo andare da qualche parte, ormai è diventata un'abitudine, mi sono infilato nella mia automobile e ho girato la chiave pronto per partire. Poi è successo qualcosa... sarà colpa di una delle ultime pagine del blog di ASPO (quei terroristi sovversivi...) in cui si parlava del picco de petrolio in tutto il suo fulgore, sarà stata l'ennesima notizia del nuovo record storico del petrolio degli oltre 100 $ al barile, sarà stato il cielo un pò più terso degli altri giorni, sarà stata la temperatura pre-primaverile o forse sarà che sto ingrassando a vista d'occhio?
Non so dirlo, probabilmente sarà stato l'insieme di questi elementi, una specie di congiuntura internazionale. Fatto sta che ho spento la macchina, sono rientrato in casa e ho preso la bicicletta, sono montato in sella e in soli 9 minuti di orologio sono arrivato davanti al laboratorio del mio barbiere. Per tornare ci ho messo invece solamente 8 minuti: all'andata 2 chilometri e 600 metri e al ritorno 2 chilometri e 400 metri.
Il risultato più grande però non è stato l'esercizio fisico (seppure importante) ma piuttosto il fatto di aver risparmato più di mezzo litro di benzina, che quando l'ho calcolato non ci credevo nemmeno e ho rifatto i conti una ventina di volte. Si, avete letto bene: a prendere la bici anziché la macchina ho risparmiato più di 500 ml di benzina, che tradotto in anidride carbonica fa la bellezza di 1,150 kg di CO2 (quasi seicento litri di gas serra in condizoni di temperatura ambiente e pressione atmosferica).
Se poi ci interessa di più il portafoglio che l'ambiente non dimentichiamo che al giorno d'oggi 500 ml di benzina costano quasi 70 centesimi di euro (ma sicuramente tra pochi giorni si dovrà correggere il "quasi" con un "più di").
Ma avrò fatto il bene del Paese e dell'economia mondiale? IL P.I.L. non è di certo aumentato grazie alla mia decisione di non prendere la macchina. Lo Stato non incasserà 39 centesimi di euro tra accise e imposta sul valore aggiunto che, vista la dispendiosa campagna elettorale in pieno svolgimento, di certo non si buttano via...
Che abbiano ragione Beppe Grillo e Maurizio Pallante quando ci ricordano che la crescita del P.I.L. non misura il benessere del Paese? Che abbiano ragione coloro che ci dicono che lo spreco di energia e di materie prime non rappresenta una fonte di benessere ma semmai una perdita?Continuiamo a prendere la macchina per andare a comprare il giornale... che così l'economia cresce e il picco si avvicina! E dopo, finalmente, tutti a piedi.
Note e riferimenti
Alla data del 25 Febbraio 2008 gli introiti dello Stato sulla benzina rappresentano il 57,4% del prezzo totale, ripartite tra IVA (29%) e accise (71%). Vedi il sito del Ministero delle Attività Produttive all'indirizzo http://dgerm.attivitaproduttive.gov.it/dgerm/cercabphitalia.asp?id=ultimo
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Etichette: consumismo, iniziative, mobilità
mercoledì, marzo 05, 2008
L'universo e il benzinaio

Nelle ultime settimane, il freddo accoppiato alla mia naturale freddolosità mi ha spinto a lasciare a casa il motorino elettrico e a spostarmi di nuovo in automobile per la città. Certo, in macchina si sta più caldi e si sente la radio. Ma mi sono sentito come se guidassi per la prima volta e ho scoperto cose alle quali non avevo mai fatto caso. Non ero più abituato alla lentezza, che mi è parsa quasi surreale, con la quale scorre il traffico per chi si muove in macchina. Per chi viaggia in motorino, il concetto di "ingorgo" è molto relativo. Lo stesso per il parcheggio; è un altro mondo, quasi un altro universo nel quale mi è sembrato di essermi trasferito attraverso uno di quei "warp drive" che si vedono nei film.
Una delle prime cose che mi sono capitate è stato che, mentre viaggiavo pensando ai fatti miei, un'altra macchina mi si è affiancata con il guidatore che suonava il clackson e mi faceva dei segni. Lì per lì ho pensato che avessi fatto qualcosa di male, che so, non lo avevo per caso urtato o strisciato? Ci ho messo un po' per capire che mi stava avvertendo che ci stavamo avvicinando a una colonnina radar della polizia stradale. Gentilissimo, invero, aveva notato che stavo andando troppo forte. Abituato al motorino elettrico che è limitato elettronicamente a 45 km/h di velocità massima, distrattamente avevo allungato oltre i 50 quel tanto che sarebbe bastato a beccarmi una bella multa. Le colonnine radar sono un "non problema" per i motorini elettrici. Questo mi ha fatto riflettere sulla logica di un mondo in cui ci sono ingegneri che progettano macchine che vanno sempre più veloci e altri ingegneri che progettano colonnine radar per farle andare più piano. Uno dei misteri dell'universo, apparentemente.
Mentre pensavo a queste cose, mi è cascato l'occhio sul tachimetro e mi sono accorto per la prima volta che la mia macchina (Renault Clio, classe 1999) ha il quadrante tarato su una velocità massima di 250 km/h (!!). Cosa avevano in mente quelli che l'hanno progettato? Quale mostruosa serie di circostanze potrebbe far si che una macchina normale come la mia possa raggiungere velocità del genere rimanendo pur sempre attaccata alla superficie terrestre? Forse se colpita da un fulmine come la macchina di "Ritorno al Futuro"? Forse attaccando un turbogetto alla coda come nella leggenda urbana che girava su internet qualche tempo fa? Qualcosa del genere; altro mistero dell'universo.
Ho fatto il pieno e mi ha scioccato il fatto che ho speso 52 euro. Va bene che ero abituato male; troppo bello spendere esattamente zero di carburante con il motorino elettrico. Ma non avevo mai speso così tanto in una volta sola nella mia storia automobilistica. Mi ha fatto venire in mente le ultime parole famose che disse un mio amico al tempo della grande crisi del petrolio, negli anni '70. "Qualunque cosa costi la benzina," disse, "io dal benzinaio mettero sempre mille lire!". Prima della crisi, con mille lire di benzina da qualche parte andavi. Mille lire, oggi, sono una monetina da 50 centesimi con cui ci fai cinque chilometri; se va bene. E' aumentato il valore della benzina, o è diminuito il valore dei soldi? Forse tutte e due le cose? Boh? Anche questo è un grande mistero dell'universo.
Alla cassa della stazione di servizio, ho trovato i benzinai quasi sul punto di fare a botte. L'argomento del litigio? Mi è parso di capire che discutevano dell'ultima partita della Fiorentina. Anche questa cosa mi è parsa cosa strana e vagamente mostruosa. Che cosa mai ci sarà nell'immaginario collettivo dei benzinai riguardo a certe questioni, tipo il picco del petrolio? Mi ricordo di una volta che mettevo la benzina senza piombo in un'epoca in cui era ancora una cosa nuova. Il benzinaio mi disse in assoluta serietà, "La benzina verde fa venire 23 tipi di cancri differenti". Su questo argomento, chiaramente, aveva un'opinione abbastanza precisa anche se non del tutto ponderata e giustificata. Chissà cosa pensano lui e i suoi colleghi, oggi, degli aumenti dei prezzi del petrolio. Daranno anche loro la colpa agli speculatori? A Bin Laden? Al centromediano della Fiorentina? Boh? L'universo è comunque pieno di misteri.
Comunque, appena il tempo si rimette un po', lascio l'universo benzino-automobilistico per trasferirmi di nuovo in quello elettrico-motorinistico. Warp drive ready........ zap!!
Etichette: carburante, veicoli elettrici
martedì, marzo 04, 2008
E tu, catastrofista ... che cosa fai?

Etichette: comportamenti sociali, comunicazione, scelte energetiche
lunedì, marzo 03, 2008
Il Piano Energetico secondo ASPO - Italia

created by Eugenio Saraceno
http://www.aspoitalia.net/
I più aggiornati modelli di previsione della produzione di materie prime energetiche fossili mostrano che non sarà possibile soddisfare la domanda mondiale prevista nei prossimi decenni per queste ultime dagli scenari IEA; i modelli dei climatologi riuniti in IPCC mostrano che se le emissioni di gas serra non saranno ridotte rapidamente il pianeta rischia di andare incontro a gravi sconvolgimenti climatici; l’Italia è un paese con forte dipendenza dalle fonti energetiche fossili, in particolare quelle costosamente importate ed è, per la propria posizione geografica e le caratteristiche climatiche, particolarmente esposta ai gravi rischi dei cambiamenti del clima.
Mentre si susseguono le avvisaglie di entrambi gli ordini di problemi urge sviluppare una strategia energetica e climatica coraggiosa e senza rimpianti che ponga i presupposti per mitigare le possibili conseguenze delle crisi energetica e climatica incombenti.
Il PEN ASPO Italia [Piano energetico Nazionale] raccoglie un insieme di osservazioni, esperienze e studi maturati in ambito ASPO Italia ed elabora una strategia per ridurre la dipendenza del Paese dalle materie prime energetiche fossili centrando anche, di conseguenza, gli impegni presi internazionalmente nell’ambito del Protocollo di Kyoto. Una traccia, per così dire, per un nuovo Piano Energetico Nazionale, che manca dall’agenda della politica dal lontano 1988.
Nel documento si trovano i numerosi dettagli tecnici delle soluzioni proposte, per brevità di seguito ne troverete una sintesi.
E’ utile ricordare i dati relativi alle emissioni di GHG in Italia (in MTon di CO2 Equivalente) così come riportati dal PNA, Piano Nazionale di Assegnazione delle quote di emissione di GHG, emesso nel 2003 in base alla direttiva 2003/87/CE
Nell’ultima riga della seguente tabella è riportato l’obbiettivo di Kyoto, corrispondente ad una riduzione del 6,5% delle emissioni del 1990.
Nella tabella sopra riportata vi sono i dati storici e quelli previsivi secondo le stime pubblicate nel 2004 dai competenti ministeri (Ambiente ed Attività produttive). Tali stime sono state effettuate allo scopo di definire il Piano di Allocazione Nazionale delle quote di GHG nei settori industriali interessati dallo schema di Emission Trading della UE utilizzando due scenari: lo scenario Business As Usual, o tendenziale, che esprime la variazione delle emissioni di GHG in base alle tendenze di crescita degli ultimi anni e non prevedendo alcuna azione correttiva, e lo scenario di Riferimento, ovvero tenendo conto delle azioni intraprese o da intraprendere nell’ambito del Piano di Riduzione delle emissioni GHG stilato dai competenti ministeri a fronte degli impegni dell’Italia nell’ambito del Protocollo di Kyoto.
Come si può facilmente vedere le azioni correttive previste dai ministeri incidono in modo insufficiente ai fini dell’obbiettivo assunto dal Paese, mancando oltre 100 MTon CO2Eq al raggiungimento dello stesso. Il piano delle riduzioni prevede infatti che tale ammanco sia sanato utilizzando i meccanismi flessibili CDM e JI per finanziare i quali l’Italia ha depositato presso la Banca Mondiale un fondo di 1 Mld di euro denominato Italian Carbon Fund.
Ciò ha certamente un senso economico in quanto le realtà energetiche e produttive di molti paesi in via di sviluppo consentono di abbattere sensibilmente le emissioni di numerosi impianti che utilizzano tecnologie obsolete o inefficienti, con spese minori di quanto necessario su impianti nazionali per ottenere gli stessi risultati. Dal punto di vista della crisi energetica innescata dal picco del petrolio ed acuita dai successivi picchi del gas e del carbone il ragionamento esclusivamente economico perde molto del proprio senso mentre ne acquistano le ragioni strategiche ed energetiche, si aiutano dei paesi competitori su molti settori economici a ridurre la propria dipendenza dalle materie prime energetiche, riducendo a nostre spese l’impatto della crisi energetica per le loro economie, mentre si consente che la dipendenza energetica del paese cresca, acuendone le successive difficoltà. Per tale ragione la proposta di ASPO Italia non contempla l’utilizzo dei meccanismi flessibili CDM e JI, concentrando la riduzione delle emissioni nei settori energeticie produttivi domestici mediante l’aumento dell’efficienza, la riduzione dei consumi non indispensabili e la sostituzione di combustibili fossili con fonti energetiche rinnovabili. Questo non significa abbandonare i progetti CDM e JI attualmente in corso, i risultati eventualmente riportati possono andare a beneficio delle imprese coinvolte nello schema di Emission Trading per ridurre i costi delle proprie emissioni.
Tutti gli interventi proposti sono pensati per mantenere il livello dei servizi energetici per i cittadini e le imprese pur riducendo le quantità di fossili utilizzate. I costi sono ammortizzati con la riduzione del disavanzo commerciale per importazoni energetiche nazionali e la riduzione della volatilità al momento in cui le tensioni sui prezzi delle materie prime energetiche, cui il paese è particolarmente esposto, si tradurranno in pesanti costi aggiuntivi che graveranno su tutti i settori economici. Inoltre i vantaggi di ordine sanitario derivanti dalla minore presenza di inquinanti contribuiscono nel medio e lungo termine di ridurre sensibilmente la spesa sanitaria che cresce a causa dell’aumento dell’inquinamento come dimostrato da numerosi studi epidemiologici in tutto il mondo.
In base alle previsioni stilate dalla Unione Petrolifera Italiana al 2010 ed al 2015 si ipotizza al 2012 la seguente composizione dei consumi di materie prime energetiche (in Mtep):
CARBONE 17,40
GAS 75,55
PETROLIO 76,60
TOTALE 169,55
La produzione di energia elettrica prevista per quello stesso anno ammonta a 414 TWh al lordo di perdite e servizi di centrale. Le emissioni di GHG previste saranno dell’ordine dei 538 Mton CO2 eq., di cui 95 dal settore non energetico e 443 da quello energetico. La stima avviene considerando ai fini delle emissioni una quantità di prodotti petroliferi pari a circa 64 Mtep (usi energetici).
A partire da tali dati, e dalla sequenza di picco petrolio-gas-carbone e senza considerare un apporto di energia nucleare, improbabile sia per ragioni legislative (referendum del 1986) che per i notevoli tempi di realizzazione e le ragioni dovute alle difficoltà produtive del comparto minerario dell’uranio, il criterio di intervento proposto sulle varie fonti consiste nel ridurre sensibilmente il consumo di petrolio (tendenza già in atto), stabilizzare il consumo di gas e di energia elettrica (la tendenza attuale è all’aumento) contrapponendo alla domanda crescente iniziative di risparmio ed efficienza che la contrastino. Per quanto riguarda il carbone, essendo il relativo picco ancora abbastanza lontano può essere tollerato un modesto aumento dei consumi, tenendo conto che ciò può alleviare la necessaria riduzione dei consumi di petrolio nei settori termoelettrico ed industriale. Si ipotizza di poter ottenere una riduzione dei consumi a 149 Mtep così ripartita:
CARBONE 18,0
GAS 70,0
PETROLIO 61,0
TOTALE 149
La produzione elettrica attesa lorda è di 381 TWh. Tenendo conto dei seguenti coeff. di emissione di CO2 eq (Mton/Mtep) relativi alle tecnologie di utilizzo prevalenti nel quinquennio 2010-2015, sempre secondo lo studio di UP:
CARBONE 3,9
GAS 2,3
PETROLIO 3,1
Si calcola, tenendo conto dei soli usi energetici, un monte emissioni di 381,55 MTon CO2Eq rispondente, con un piccolo margine, a quanto fissato per Kyoto. Per ogni combustibile il PEN ASPO Italia fornisce una possibile strategia per ottenere la necessaria riduzione di consumi, in sintesi le principali soluzioni comprendono:
1. Aumento dell’efficienza e diminuzione delle emissioni in ambito termoelettrico
2. Aumento dell’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili fino al 20% del totale.
3. Riordino del sistema CIP6, Certificati Verdi e Titoli di Efficienza Energetica.
4. Politica sui rifiuti tendente alla riduzione dei costi energetici e di gestione.
5. Efficienza negli utilizzi finali di gas ed energia elettrica nel settore civile ed industriale
6. Cogenerazione e trigenerazione anche in funzione di bilanciamento della rete elettrica
7. Aumento dell’utilizzo di biomasse, geotermia e solare termico nel settore civile ed agricolo
8. Riduzione dell’utilizzo di prodotti chimici di sintesi in agricoltura e riutilizzo degli scarti.
9. Risparmio e recupero idrico
10. Maggiore utilizzo di trasporti su ferro e idrovie per merci e passeggeri
11. Promozione di veicoli elettrici nell’ambito del trasporto pubblico e privato
12. Promozione della mobilità ciclabile.
Il seguente riepilogo permette di associare le previsioni e le tendenze con gli interventi proposti.
Tab.2 Riepilogo generale dei consumi, delle politiche energetiche e degli obbiettivi attesi.
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sabato, marzo 01, 2008
Il picchi paralleli

Ho postato qualche giorno fa su "The Oil Drum" un testo dove racconto due storie parallele: una è quella di Marion King Hubbert, quello che ha sviluppato la teoria del picco del petrolio. L'altra è quella del gruppo di ricercatori del MIT che hanno pubblicato nel 1972 il famoso libro "I Limiti dello Sviluppo" (quello che tutti dicono che è una fesseria e ogni volta mi tocca rispiegare che non è vero; quella delle loro "previsioni sbagliate" è una delle tante leggende che girano su internet)
Nel post racconto come funzionano le due teorie e che cosa hanno di diverso e in comune. Quella di Hubbert è una teoria puramente empirica, ma si può dimostrare che è un sottoinsieme del "modello del mondo" che gli autori dei "Limiti" hanno sviluppato utilizzando il metodo chiamato la "Dinamica dei Sistemi". Meglio detto, la teoria dei "Limiti" riproduce la "curva a campana" di Hubbert nell'ipotesi che l'effetto del cambiamento climatico sull'economia sia trascurabile entro i prossimi due-tre decenni.
La cosa interessante della faccenda e che le previsioni dei "Limiti" del 1972 e quella originale di Hubbert del 1956 danno risultati molto simili nel prevedere il picco delle risorse minerali principali verso il primo decennio del ventunesimo secolo. Quello che stiamo vedendo nell'economia mondiale ci da qualche indicazione che qualcosa del genere potrebbe essere davvero in arrivo. Se questo è il caso, il mondo si sta avvicinando al momento in cui si invertirà la tendenza storica all'aumento della produzione minerale. Questo dovrebbe portare, secondo i calcoli del gruppo dei "Limiti" al crollo quasi totale della produzione agricola e industriale entro alcuni decenni. Non si può sapere con certezza se questo avverrà veramente, ma certo queste visioni del futuro sembrano aver centrato un punto critico per l'economia umana.
Il futuro non si può mai prevedere con esattezza, ma di fronte al futuro si può sempre essere preparati. Cosa che non siamo, purtroppo, nonostante che certe cose le sapessimo dal 1972, almeno!
L'articolo completo si trova a:
http://europe.theoildrum.com/node/3550
[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno@alice.it. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]
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