giovedì, febbraio 18, 2010

Spettacolo a Milano

Nei giorni delle polveri sottili alle stelle in alcune città italiane, ero andato in treno con mia moglie a Milano per assistere alla prima del “Don Giovanni”, nel tempio della lirica italiana, La Scala. Stretto nella giacca e cravatta di ordinanza e in un pesante cappotto nero, stavo fendendo il freddo pungente della città, quando mi ero imbattuto in alcune donne che distribuivano volantini annuncianti per l’indomani una manifestazione di mamme contro l’inquinamento.

Per un attimo avevo pensato ai polmoni dei poveri bambini italiani, sottoposti quotidianamente all’offesa dei mefitici scarichi, agli studi che attestano contro ogni dubbio l’abnorme crescita delle patologie alle vie respiratorie nei residenti urbani e alla sostanziale indifferenza dei politici e dell’opinione pubblica, ma la folla vociante all’ingresso del Teatro mi aveva distratto, trascinandomi nel clima febbrile dello spettacolo. Mentre gli orchestrali accordavano gli strumenti, avevo fatto scorrere lo sguardo sull’affollato emiciclo, da cui tanti anni fa i milanesi si erano ribellati al dominatore straniero e mi era parso di veder scendere giù dal loggione una pioggia di volantini con la scritta Viva Verdi. Poi il brusio di fondo immediatamente era sparito e fummo immediatamente avvolti dalle splendide note del più grande genio che la musica abbia prodotto e risucchiati nell’intricata trama narrativa di Lorenzo Da Ponte.

Alla fine della rappresentazione, uscendo dalla sala, i melomani avevano espresso, come consuetudine, animatamente le proprie valutazioni. C’era chi esaltava la bravura dei cantanti, chi disapprovava l’allestimento scenico e qualcuno addirittura deplorava la direzione musicale, ma io invece avevo riflettuto sul significato dell’opera. Don Giovanni, con la sua ossessione consumistica di conquiste femminili, splendidamente esemplificata nell’elencazione contenuta nell’aria cantata dal servo Leporello “ma in Ispagna son già mille e tre, mille e tre…”, mi era apparso in tutta evidenza come l’archetipo del superamento dei limiti, con l’inevitabile conclusione dello sprofondamento negli inferi da parte del Convitato di Pietra. Insomma, una sorta di picco ante litteram del collezionismo amatorio.

Avevamo dedicato il giorno successivo alla visita della città, mia moglie più interessata ai musei, io per deformazione professionale, ai trasporti urbani. Mi ero concesso il viaggio su uno dei suggestivi tram storici ancora presenti in città, precisamente del 1928, tutto scintillante nei suoi arredi di legno e portalampade decorati, dimostrazione in terra della consolidata affidabilità e durata di questa tecnologia rispetto agli scatoloni pubblici e scatoline private su gomma a cui erano stati sacrificati in gran parte del nostro paese durante il dopoguerra. Ma a Milano circolano anche lunghi tram di nuova generazione a pianale ribassato, metropolitane e ferrovie regionali ramificate e capillari, insomma un sistema consistente di trasporto pubblico su ferro.

Eppure, favoriti dal freddo e dall’inversione termica, continuavano ad esserci quegli enormi superamenti dei limiti di legge per le polveri sottili che pesano come un macigno sulla salute dei milanesi, grandi e piccini. Mumble, mumble, mi ci stavo arrovellando, quando incontrai di nuovo le mamme milanesi del giorno prima con i bimbi nelle carrozzine e i palloncini colorati. E tutto intorno signori panciuti in bicicletta, podisti della Domenica e ragazzi con i pattini. Incuriosito, mi ero fermato a chiacchierare con una delle mamme, scoprendo che il Sindaco aveva deciso un’inutile, perché saltuaria, chiusura alle auto della città e il Presidente della Regione aveva continuato a fare lo spiritoso (leggete il mio precedente articolo), affermando che i milanesi non sono baluba e hanno livelli di inquinamento simili ad altre città europee.

Ma stavolta le mamme lo avevano sbugiardato, spulciando i dati dell’inquinamento urbano disponibili sul sito della Comunità Europea. Avevo solidarizzato con le giovani donne, ricordando che la situazione sanitaria è ancora più grave di quanto appaia perché l’Unione Europea ha rinunciato ad applicare dal 2010 i limiti più bassi richiesti dalle organizzazioni sanitarie internazionali (in questo mio articolo trovate un approfondimento della questione), poi a malincuore le avevo lasciate per intraprendere il viaggio di ritorno su un inaspettatamente comodo e puntuale treno delle ferrovie di Stato. Nella campagna attraversata dai binari c’erano ancora chiazze biancastre delle abbondanti nevicate dei giorni precedenti, sulla vicina autostrada sfrecciavano le auto e arrancavano i camion. Guardando sconsolatamente lo scompartimento occupato solo da me e mia moglie avevo finalmente capito che non basta avere un sistema efficace di trasporti pubblici, ma anche superare il maniacale attaccamento al trasporto privato, tipico dell’individualismo italiano.

9 commenti:

Toufic ha detto...

Quello che a me mi fa imbestialire a Firenze è che in meno di 60 anni (54 anni circa) le rispettive amministrazione hanno completamente smontato una rete tranviaria ed ora è partita la nuova prima linea (dopo un travaglio durato anni).
Io passo tutti i giorni tra Porta al Prato e le Cascine quindi costeggio le rotaie del tram, non è un brutto spettacolo anzi mi piace ....... mi da un senso di pulito, moderno ed Europeo

Stefano Marocco ha detto...

L'anno scorso mia moglie ed io abbiamo girato la Slovacchia in bici. Nonostante la crescita del traffico su gomma, con alcuni obbrobriosi viadotti autostradali che attraversano paesi e cantieri polverosi, rimane in eredità dal periodo socialista una capillare rete ferroviaria che garantisce in poche ore i collegamenti con la capitale Bratislava e autobus che completano la copertura in tutti le località, anche le più sperdute. La puntualità è al minuto ed è garantito il trasporto bici su tutti i treni ad una tariffa fissa di 1 euro.
Stessa cosa si può dire della Repubblica Ceca. Ad esempio, la città Zlìn è dotata di una rete di filobus che garantisce i trasporti nonostante i molti cantieri per i lavori di ammodernamento delle strade - cosa che invece ad esempio a Torino porta parecchie volte a sostituire il tram con il bus con i conseguenti disagi.

Pippolillo ha detto...

Leggendo l'articolo adesso mi viene da dire in dialetto:"E ades co fuma"?
Cioè, e adesso cosa facciamo?
Un secolo di società italiana costruita sul trasporto spetazzante su gomma quanto richiederà per la riconversione? Ma la riconversione al trasporto pubblico efficiente la si vuole davvero?
I nostri governi riusciranno a resistere ai ricatti di mamma Fiat?
Non ho risposte ma solo domande.
Parlando di tecnologia motoristica invece, qui a Torino sono da poco entrati in servizio 200 nuovi bus a ciclo Diesel Euro 5.
Strano, negli ultimi anni la città si vantava di avere una grande flotta a ciclo Otto alimentata a gas metano.
Nessuno che abbia spiegato questo cambio di strategia.

Massimo De Carlo ha detto...

@ Toufic.
Il lato estetico certamente ha un valore assoluto ma quando è disgiunto dall'intelligenza viene assai deprezzato od annullato. L'astrofisica Margherita Hack ha una intelligenza e un modo di vedere le cose del mondo assolutamente straordinario ed è per questa ragione che l'ammiro moltissimo e mi sembra (o è) bellissima. Guardando questa immagine di Viale Iacopo da Diacceto, dove passa il tram fiorentino, non si può che ammirare la bellezza e la pulizia che emana:

http://farm5.static.flickr.com/4006/4369141179_1a2514700e_o.jpg

ma se guardiamo quest'altra foto di Via della Scala, parallela all'altra, distante 60 metri, vediamo che le cose sono completamente diverse:

http://farm5.static.flickr.com/4063/4369889920_f585ace048_o.jpg

La differenza sta nel fatto che per rendere bella una via si è intasata l'atra 8e non solo quella). Pensiamo un po' se i nostri figli vivessero in via della Scala dove l'inquinamento raggiunge vertici inimmaginabili ed il rumore oltre le soglie fissate? Prenderemmo come riferimento il lato estetico o quello della loro salute? La scelta dell'amministrazione fiorentina per me pare essere inappropriata, nel senso che, investendo la stessa cifra per la realizzazione della tranvia, avremmo potuto sgombrare dall'inquinamento e dal rumore non solo via Diacceto, ma anche via della Scala e tante altre vie del centro e della periferia con la scelta alternativa al tram su gomma (filobus) rispetto al tram su rotaie. Laddove spendo X di infrastrutture per il tram con la stessa cifra si realizzano almeno 10 linee (le cifre direbbero 14, ma teniamoci stretti) di filobus; al costo di un tram compro da 2 a 3 filobus. A parità di portata e a parità di corsie dedicate, quindi utilizzando lo stesso numero di autisti, salviamo mezza città e non gli abitanti di una sola via. Il costo di manutenzione delle infrastrutture nell'arco dei 20 anni (sedi stradali ecc.) sono sovrapponibili, la manutenzione dei mezzi elettrici (tram e filobus) sovrapponibili nei costi, il consumo di energia elettrica per la trazione è minore per i filobus.
Il senso di pulito, moderno ed Europeo lo avremmo potuto moltiplicare per 10 (o 14).

Toufic ha detto...

Caro Massimo, son d'accordo con te. Tuttavia la mia osservazione non era su quale soluzione sarebbe stata migliore, ma quale scelta politica doveva essere la più intelligente. A prescindere dalla giunta Renzi, ultima arrivata e ancora non molto invecchiata, tutte le altre giunte fiorentine non sono MAI state capaci di pensare a Firenze come un città UNICA al mondo. E quindi da gestire con parsimonia e attenzione. 50-60 anni fa la scelata non doveva essere quella di distruggere la tranvia esistente, ma magari ampliarla o modernarla. Forse oggi avremmo potuto risparmiare sulla salute e su nuove infrastrutture.

(P.S.: per quanto intelligente la Hack, scusami non la trovo bellissima ... "i gusti non si discutono ovviamente" ... :-)) )

Massimo De Carlo ha detto...

Caro Toufic, allora sono in sintonia con te. Se le cose fossero state fatte a suo tempo e progressivamente senza eliminare ciò che di buono era stato fatto precedentemente.

Frank Galvagno ha detto...

Caro Terenzio e tutti, tempo che l'homo catodicus realizzerà che l'attuale sistema di trasporto è deleterio solo quando si raggiungerà una percentuale di decessi di circa il 50%, legati a malattie respiratorie. Magari, anche aiutati da un costo inarrivabile dei carburanti.

Ho recentemente seguito in lista le varie considerazioni su mobilità pubblica via tram e mobilità privata via motori elettrici. Personalmente non saprei prevedere quale sarà la tecnologia "migliore" e che prenderà piede.
Sarebbe però bello che a livello politico ci si muovesse verso un obiettivo di mobilità "slow" e "a corto raggio". Il picco del petrolio ci salverà dal collasso respiratorio, ma ci porrà nuovi problemi da affrontare. Vedo nel futuro un mix di trasporto pubblico potemziato, sia elettrico che non, e una crescita nell'elettrico individuale con netta diminuzione del motore endotermico. La bicicletta dovrebbe crescere in modo imperioso, accompagnata anche dalla diminuzione delle distanze percorse all'anno da una persona

Toufic ha detto...

A mio parere anche per il trasporto (come per la produzione e fornitura di energia) non esiste e non ci sarà mai UNA soluzione. Il passaggio dalla società del Petrolio a quella post-petrolio non può che basarsi sulla diversificazione e integrazione delle soluzioni. Con il progetto RAMseS stiamo dimostrando nei fatti questa scelta: introdurre una soluzione integrata e diversificata porterà per forza e con il tempo a delle scelte che tenderebbero ad ottimizzare il sistema.

Saluti

stefano ha detto...

credo che le ultime frasi dell'articolo riassumano una delle grandi verità: la gente continua (e continuerà) con l'abitudine di usare l'auto..e non c'è trasporto pubblico che tenga se il traffico è sempre elevatissimo..e quindi ritardi e inquinamento alle stelle..
a Firenze per esempio tutti ce l'hanno con i ritardi dell'azienda di trasporto pubblico locale ma pochi constatano (o meglio riconoscono..) che gran parte dei problemi derivano dal traffico privato..la prova del 9 sta nel fatto che il sabato e la domenica (con traffico oltre che dimezzato) le linee fungono e ti portano in centro in un quarto d'ora dalla prima periferia..
senza contare che Firenze la passi da 'parte a parte' (o meglio da 'porta a porta') in una mezz'oretta con una buona bici..e che con un buon monopattino elettrico (se il codice della strada lo permettesse) ci si girerebbe come rospi al sole..
@ Stefano com'è la Slovacchia? hai per caso visitato Kosice?

ciao!!