sabato, giugno 14, 2008

Fino ad ora abbiamo scherzato; ovvero: quando i duri cominciano a giocare.

Frazione del PIL mondiale corrispondente alle spese petrolifere. Da "The Oil Drum" che riproduce una figura da un articolo di R.F. Wescott dell'aprile del 2006.



La questione di come correggere i prezzi petroliferi per l'inflazione è complicata. Eppure è molto importante perché ci serve per comparare i prezzi odierni con quelli della grande crisi petrolifera degli anni 1970. C'è un generale accordo che i prezzi degli ultimi tempi sono comparabili a quelli del periodo più difficile della crisi di quel tempo. Ma l'inflazione viene misurata attraverso i beni del cosiddetto "paniere" che sono cose opinabili e poco rigorose.

Vedo invece su "The Oil Drum" un grafico che mi sembra illuminante. Rapporta le spese petrolifere globali con quelle del PIL globale. E' una misura molto più rigorosa in quantoè un rapporto di due grandezze entrambi nella stessa unità di misura: il dollaro. Ci dice, in sostanza, quanto il petrolio incide sull'economia.

Teniamo conto che questi dati di Wescott sono del 2006; quando lui si era messo a descrivere uno scenario ipotetico (per allora) in cui il petrolio sarebbe salito a 120 dollari al barile nel 2007. Oggi siamo nel 2008, il dollaro vale un po' meno di quanto non valesse nel 2006 ma, nel complesso, i dati della figura non possono essere troppo distanti da quelli attuali. Ovvero, siamo al massimo storico delle spese petrolifere.

In effetti, si comincia soltanto oggi a vedere gli effetti della crisi; prima, avevamo scherzato. Ora, è il momento in cui i duri "cominciano a giocare"; ovvero la faccenda si sta facendo dura. Negli anni '70 l'effetto di prezzi leggermente inferiori agli attuali aveva avuto effetti più spettacolari di quelli che vediamo oggi. A quell'epoca c'erano razionamenti, code ai distributori, domeniche senz'auto e cose del genere. Oggi, ufficialmente siamo ancora in una condizione di "non-crisi"; crisi temporanea, crisi risolvibile semplicemente riducendo le accise sui carburanti. Evidentemente, negli anni '70 avevamo avuto meno remore a renderci conto di una condizione che, oggi, per qualche ragione, rimane politicamente scorretto menzionare.

Ma da ora in poi si comincia a fare sul serio. Fino ad ora, in effetti, non avevamo visto ancora niente!


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9 commenti:

paolomot ha detto...

Speramo presto che facciamo provvedimenti simili e si entri in perioso di crisi.
In modo che il cambiamento è meno traumatico e il petrolio durerà di più

Marco Pagani ha detto...

L'idea di TOD è molto interessante. Se in termini relativi siamo ai massimi storici, in termini assoluti, l'incidenza del prezzo del petrolio sotto al 10% è forse purtroppo ancora troppo bassa per fare aprire gli occhi ai più.
Oggi ho visto un corteo nuzioale in cui gli sposi stavano su un grosso Hammer.
Chissà quando vedremo matrmoni in biclcetta on i calesse...

paolomot ha detto...

Al mio paese matrimoni in calesse li fanno già alcuni, comunque come tu dici i più non si rendono ancora conto dei problemi e comprano ancora lussosissimi SUV per andare in giro nel traffico cittadino.

Carlo Stagnaro ha detto...

Caro Bardi, l'immagine è molto suggestiva, ma mi pare che l'impatto della "bolletta petrolifera" sia sovrastimato. Dal 2006 a oggi sono cambiate due cose: l'economia mondiale è cresciuta del 5% all'anno, mentre il dollaro ha perso circa il 30 per cento (sono entrambi dati a memoria, mi scuso per l'inaccuratezza). Se solo si esprime il prezzo del petrolio in euro, si osserva che la crescita è MOLTO più moderata. Credo che siamo ancora lontani dai livelli rappresentati nel grafico. Comunque è un dato interessante e da approfondire.

Carlo Stagnaro ha detto...

PS Qui trova un grafico del prezzo del petrolio in euro versus il prezzo del petrolio in dollari:

http://realismoenergetico.blogspot.com/2008/06/petrolio-e-se-fossero-i-fondamentali.html

Anonimo ha detto...

Il PIL si misura un $, portarlo in euro falserebbe solo l'immagine ma non il risultato.
Un pò come considerare un solo anno per dire perchè il prezzo del petrolio aumenta, non avrebbe senso.
Certamente poi per fare un esame comparativo dell'inflazione del $ bisogna considerare che proprio il Petrolio aumenta l'inflazione e prima deve essere scorporato, ovvero considerare il valore del $ in ambito internazionale e non (USA) nazionale.

Ciao

Alex ha detto...

Molto + semplicemente eravamo molto + dipendenti dal petrolio ke non oggi. Quindi è stato uno shock petrolifero appunto. Oggi ci sono anke tante altre fonti energetike ad integrare, tanto ke la Germania ha detto no al nucleare, la Spagna ha avuto il record di produzione da eolico, la Danimarca ha eolico x il 30% della sua produzione etc etc

Ugo Bardi ha detto...

Beh, possiamo fare lo stesso conto in euro o in dollari. Il GDP espresso in euro è cresciuto meno di quanto non sia cresciuto in dollari; quindi il rapporto fra PIL e spese petrolifere dovrebbe essere indipendente dal tipo di moneta che uno usa. E' questo il bello di questa misura. Il solo problema del grafico è che risale al 2006; qualcuno dovrebbe aggiornarlo.

Carlo Stagnaro ha detto...

C'è una grossa differenza: mentre la variazione del gdp anno su anno è "piccola", la variazione del Wti è "grande". Questo significa che, misurando tutto in euro (o in oro), la correzione sul gdp è "piccola", mentre la correzione sull'olio è "grande". Facciamo un caso estremo: stando al grafico, nel 2006 la spesa petrolifera stava al 4% del Pil in dollari. Il raddoppio del prezzo del petrolio, a fronte di una crescita del Pil del (diciamo) 5% porta grossomodo a un raddoppio della fetta di economia mondiale assorbita dal petrolio (quindi all'8%). Questo dice il grafico. Io propongo: misuriamo tutto in euro. Diciamo che l'economia globale, che in dollari sarebbe cresciuta da 100 a 105, in euro resta stabile a 100 (è un'ipotesi molto estrema). Diciamo anche che il prezzo del petrolio, anziché raddoppiare, da 60 a 120 dollari, cresce della metà, passando da 50 a 80 euro. Cosa significa questo? Che la quota dell'olio sul gdp non passa dal 4 all'8%, ma dal 4 al 6%, o meno. Resta un valore molto alto, e resta un trend crescente, ma storicamente non è un valore preoccupante. (L'ipotesi di fondo è che la domanda resta costante, ed è eroica anche questa, ma spero me la perdonerete per (a) semplicità di conti e (b) è implicita nell'ipotesi di crescita economica effettiva zero). COn questo non voglio dire che non stiamo assistendo a un andamento anomalo - che io mi spiego non col picco ma con la crisi finanziaria - ma semplicemente che non ci troviamo ancora, e probabilmente ne siamo lontani, in uno scenario fine-di-mondo, anche perché francamente troverei davvero improbabile che il barile raddoppiasse ancora nei prossimi 1-2 anni (a meno di non andare incontro a una crisi finanziaria MOLTO più grave di quello che credo, di non assistere al crollo a picco del dollaro, e di non trovarci in presenza di shock esogeni, per esempio un tornado enorme sul golfo del Messico o la guerra in Iran).