giovedì, giugno 12, 2008

Come affrontare la crescita esponenziale dei prezzi petroliferi

Continua la crescita esponenziale dei prezzi del petrolio. Alla fine dello scorso anno, avevo interpolato graficamente la curva dei prezzi ricavando un’esponenziale, con tempi di raddoppio di circa tre anni. Utilizzando l’ultimo aggiornamento fornito dal Sole 24 Ore è ora possibile affinare ulteriormente la simulazione, ottenendo questo grafico che conferma l’andamento esponenziale dei prezzi del barile innescatosi a partire dalla fine del 2001, con un tempo di raddoppio di poco superiore ai 30 mesi. Nella costruzione della curva esponenziale ho cercato di tenere conto dell’effetto inflazione, che comunque è trascurabile, considerata la sostanziale stabilità dei prezzi nel periodo considerato. Rispetto alla precedente ipotesi, il prossimo raddoppio, a 160 dollari al barile, dovrebbe così essere anticipato di alcuni mesi, a fine 2009.
Come sappiamo, è possibile interpretare questa evoluzione dei prezzi con le difficoltà del sistema produttivo mondiale di aumentare l’offerta a fronte di una domanda in continua crescita trascinata dai paesi emergenti, situazione caratteristica delle condizioni di picco nello sfruttamento di una risorsa naturale. L’equilibrio dinamico tra domanda e offerta, teorizzato dall’economia classica a partire dal postulato dell’inesauribilità delle risorse o della continua possibilità della tecnologia di rendere succedanee le risorse presenti sul pianeta, non è più possibile nella terra di nessuno del dopo picco, perché al calo della domanda che la crescita continua dei prezzi inevitabilmente determinerà, si assocerà anche una costante e graduale diminuzione della produzione di petrolio. Inoltre, il petrolio è praticamente insostituibile in alcuni settori dell’economia, come il trasporto aereo e di problematica sostituzione a breve termine come nel trasporto delle merci, per cui temo che dovremo attenderci per i prossimi anni una conferma della tendenza esponenziale nella crescita dei prezzi, insieme all’accentuazione della crisi di alcuni comparti produttivi fortemente dipendenti dal petrolio che stanno già in questi giorni dando segnali di grave difficoltà. E’ facile prevedere una moria di compagnie aeree minori, mentre le maggiori e più solide economicamente si specializzeranno, concentrandosi sui voli intercontinentali. L’autotrasporto delle merci, la pesca, l’agricoltura industriale, sopravviveranno nelle forme attuali ancora qualche anno, soltanto con sussidi e aiuti di Stato. Gradualmente entrerà in crisi anche il sistema di trasporto individuale fondato sull’automobile.
La possibilità di attenuare questa situazione esplosiva dipenderà dalla lungimiranza delle scelte politiche nell'affrontare una radicale riconversione del sistema dei trasporti. A mio parere l’unica soluzione realmente praticabile è l’orientamento della domanda globale di trasporto verso l’elettrico collettivo. Lo sviluppo delle reti di Alta Velocità ferroviaria avrà il duplice risultato di trasferire la domanda di trasporto aereo continentale dall’aereo alla rotaia e di liberare le reti preesistenti per il trasporto delle merci. Attraverso l’utilizzo esteso delle moderne tecnologie tranviarie in grado di consentire la percorrenza sia di linee urbane che ferroviarie, sarà possibile creare un capillare ed efficiente servizio di trasporto passeggeri nelle aree urbane. Per quanto riguarda gli altri settori produttivi colpiti dalla crisi petrolifera permanente, essi potranno resistere solo attraverso un drastico cambiamento dei modi di trasporto. Nel settore della pesca e dell’agricoltura potrebbero trovare un’interessante applicazione di nicchia i biocarburanti, la cui estensione al trasporto privato appare impraticabile a causa della bassa densità d’energia e della competizione con le risorse alimentari. Più in generale, l’agricoltura dovrà evolvere verso un modello di produzione maggiormente orientato ai mercati locali.
A medio-lungo termine rimane per ora irrisolto il problema della sostituzione dei combustibili fossili per la produzione di energia elettrica e calore. Fin quando sarà possibile passare da un picco all’altro, il sistema resterà in piedi nell’attuale configurazione, dopo solo un nuovo modello socio-economico fondato su un economia di tipo stazionario e sull’utilizzo delle fonti rinnovabili potrebbe evitare il collasso preconizzato ne "I limiti della crescita".

13 commenti:

Anonimo ha detto...

Io più la guardo, e più mi convinco che il picco è iniziato a settembre 2001

Anonimo ha detto...

Ok,siamo d'accordo su quanto sta accadendo, però quando i prezzi in un mercato sono in salita iperbolica....è chiaro esserci una componente speculativa dominante.
Il mercato negli anni dovrà assestarsi e non è escluso poi un decennio di prezzi via via più bassi del petrolio

Anonimo ha detto...

speculazione o fine imminente della facile estrazione di una risorsa...cosa cambia? siamo in balia di un mercato che ci può annullare quando vuole. Quando gli USA saranno un po' più spompati e l'Iran avrà la sua 'centrale' nucleare saranno cavoli.

Mimmo.

MaRaNtZ ha detto...

Quando un cittadino inetto si trova di fronte ad una ingiustizia sociale che non riesce a dominare, da la colpa all'extracomunitario.

Quando un economista improvvisato si trova di fronte ad una crisi di prezzo che non riesce a spiegare, da la colpa alle speculazioni.

Siamo di fronte ad uin fatto nuovo dalle conseguenze assolutamente prevedibili, altrochè speculazioni!

Non è il mercato che ci distruggerà così come non è il mercato che ci salverà.

La risposta si chiama decrescita, e un ribaltamento del paradigma culturale dominante, una nuova narrazione del mondo, altrimenti si che saranno cavoli.

Frank Galvagno ha detto...

anonimo #2, la componente speculativa c'è ma è un fattore amplificatore. Non può essere dominante, la speculazione si modellizza con spezzate (segmenti adiacenti a "dente di sega" = "mordi e fuggi" nel breve termine)

Ad essere in gioco qui è il TREND e la concezione di base di sviluppo tumultuoso

Pippolillo ha detto...

Purtroppo l'Uomo spesso usa il suo cervello per compiere disastri.
La logica direbbe di rallentare ed invece continuiamo ad osannare il PIL, i nostri politici cercano affannosamente di "aumentare la produttività".
Le fragole dalla Spagna già a gennaio sulle nostre tavole, i fagiolini dal Marocco, i peperoni ci sono tutto l'anno ecc. che impatto ha sui consumi di petrolio questo continuo spostamento di merci inutili?
La GM ha dichiarato che non costruirà più i SUV e non certo per sentimenti ambientalisti ma esclusivamente economici, non ne vendono più.
Se la nostra salvezza dovrà passare dal picco del petrolio, dal suo costo esorbitante, ben venga.
Ci aiuterà a ritrovare un'umanità perduta, produzioni agricole locali, produzione energetica locale e non più mega-centrali a carbone o altro.

Retaggio ha detto...

Forse sarò banale...
ma questo mi sembra uno dei migliori post che ho letto nelle ultime settimane in giro sulla rete: semplice, asciutto e rigoroso.
Solo questo.
Complimenti e grazie.

Retaggio

roberto ha detto...

disastro con guerre apocalittiche o passaggio indolore dalle energie fossili alle rinnovabili? questo e' il dilemma. noi non siamo in grado di valutare cosa accadra' . i governi negano e si adagiano .la vita e' un caos dove e' difficile mettere ordine e le soluzioni prospettate da terenzio lasciano piu' dubbi che certezze. quanto alla decrescita poi la storia insegna che solo guerre carestie o cultura permettono tale via.

speriamo che l'ottimismo non ci abbandoni.
roberto de falco

den ha detto...

Solo una nota sulle linee "alta velocità": il loro costo (economico e in energia grigia) è molto maggiore rispetto ad una linea tradizionale, laddove su queste ultime si può già viaggiare in sicurezza a 250km/h. Valutando che l'attrito (e dunque i costi energetici) è quadratico con la velocità, simili spese per ridurre di mezz'ora i tempi di percorrenza Roma-Milano sono di ritorno tutto da valutarsi.

La risposta dei fautori è che alta velocità significa maggiore capacità di trasporto e più efficiente sfruttamento di mezzi e personale, ma ovviamente l'usura delle unità e la necessità di minuziona manutenzione cresce con le velocità di utilizzo.

Quelle cifre enormi potrebbero essere invece investite in raddoppi ferroviari diffusi e miglioramento delle linee esistenti sul fronte dei sistemi di supervisione e gestione del traffico, in modo da consentire migliore sfruttamento delle stesse.

Per citare un esempio, il pur semplice e "vetuso" sistema CCL (a cui ho lavorato per anni) consente in sicurezza un aumento di traffico di oltre il 30% senza dover cambiare nulla nell'impianto, neppure aggiungere un sensore.

Discorso diverso sono opere cruciali come i trafori, come il caso della Val Di Susa (l'attuale transito è osceno).

Un'ultima cosa: la AV nasce per fare concorrenza al trasporto aereo in termini di tempi, ad uso principalmente di spostamenti a lungo raggio per lavoro e turismo. Ritengo però che da un lato l'aumento dei costi farà ripensare - con vantaggio di tutti - l'approccio vacanziero mordi-e-fuggi a lunga gittata; dall'altro, la sempre maggiore penetrazione delle telecomunicazioni ad ampia banda renderà un obsoleto spreco di tempo e risorse la quotidiana transumanza per riunioni, meeting e assistenza tecnica software.

den ha detto...

Quella della speculazione è una farsa, neppure un complotto da film di fantascienza potrebbe reggere una manovra speculativa a così lungo termine su un mercato di quelle proporzioni.

La questione è piuttosto che i Paesi produttori non aumentano l'offerta con il crescere della domanda. Perchè? Si dice perchè fanno cartello, ma è solo una piccola parte della verità.

La questione è invece prettamente economica. Aumentare la produzione significa aumentare gli investimenti (passività) generando come effetto una riduzione dei prezzi (altra passività). Questo può diventare economicamente redditizio grazie a due effetti: il maggiore volume di vendita, e l'effetto apprendimento (o economia di scala) che riduce i costi unitari di produzione con l'aumentare del volume complessivo prodotto. E' questo che succede di solito con beni e servizi.

Ora però la situazione petrolifera è molto diversa sull'ultimo fattore: i costi di estrazione aumentano man mano che i giacimenti si scaricano, e non si scoprono più giacimenti "semplici" come quelli attuali.

Aumentare la produzione ora significherebbe quindi spendere di più, per vendere a meno, e producendo domani costi ancora maggiori. E' quest'ultimo punto quello cruciale, quello che invalida il modello economico standard; o meglio, il modello resta valido, solo che il feedback dell'economia di scala ha in questo caso segno invertito.

In un contesto del genere diventa conveniente contrarre la produzione, mantenendola al minimo necessario per coprire le necessità economiche. Ovvero: il petrolio che resta nei giacimenti non costa (positivo) e aumenta di valore (positivo) - perchè mai spendere per tirarlo su ora? L'unica ragione sarebbe il rischio di perdere tutto non facendolo... ma com'è che si può perdere il petrolio, visto che è una risorsa del sottosuolo? Guardacaso, perdendo il controllo del suolo, ovvero la sovranità sullo stesso. Che forse chi ci racconta la favola del petrolio infinito sappia già da tempo quanto finito è, guardacaso perchè la sua famiglia nel settore opera da sempre? Chi ha orecchie per intendere...

Anonimo ha detto...

Beh, mentre dal 1999 fino alla fine del 2007 il trend del prezzo cresceva in media al tasso del 2% su base mensile, adesso dall'inizio del 2008 sembra che il trend sia al 6% su base mensile (e se si mantiene così significa 200$ alla fine dell'anno).

Con un tasso iniziale già triplicato non mi aspetto nulla di buono, penso che quest'anno sia proprio arrivato il picco della nostra società. Se è così allora nel 2009 ci sarà un netto declino.

Antonello

Anonimo ha detto...

alcuni nostri usi e costumi, oltre che stupidi, sono autodistruttivi sia dal punto di vista ambientale, economico che mentale.

forse è ora che l'uomo torni nella sua giusta dimensione: la preistoria ;)..beh.. con la differenza di stare in un mondo meno incontaminato...molto meno...
:(

tra pochi anni balleremo la "zappa" dance, altro che suv o ferrari o viaggi ai caraibi...il tempo degli sboroni sta terminando.

con poco petrolio disponibile la nostra civiltà avrà 5 miliardi di persone in eccesso... cosa farà la cgil? hahahahahaha

carlo

Anonimo ha detto...

Puo' essere che non si comprenda che la maggior parte dell'energia e' spesa al solo fine di accrescere i profitti dei soliti?
Guardate questa notizia:
http://qualenergia.it/view.php?id=687&contenuto=Articolo

Il problema non e' solo l'esaurimento delle risorse fossili e la sovrappopolazione, ma e' soprattutto questo stupido e disumano sistema economico. Assoggettare l'economia ad un piano di specie è la soluzione.

http://www.quinterna.org/pubblicazioni/rivista/00/patologieinvest.htm