lunedì, giugno 23, 2008

Non si può mangiare la torta e averla ancora

Ospitiamo qui un intervento di Alberto di Fazio, membro storico di ASPO-Italia e probabilmente il primo in Italia a interessarsi di picco del petrolio. L'unico Italiano che ha partecipato alla mitica conferenza ASPO di Uppsala, nel 2002, che dette inizio all'avventura di ASPO nel mondo.





Non si può mangiare la torta e averla ancora

created by Alberto di Fazio


Ad un membro della lista di discussione di ASPO-Italia che concludeva uno scherzoso intervento con la frase: "Poi io sono un sognatore come Asimov, spero sempre nella dispersione dell'umanità nello spazio, ma prima ci vuole una grossa paura (e energia) per spingere l'acceleratore verso lo spazio .. Nello spazio poi la crescita potrà continuare all'infinito.." ho pensato bene di rispondere - con qualche limatura di aggiustamento - così come segue:

Mahh, .... nello spazio.... Io penso più banalmente che la crescita, a patto di usare un buon lievito (tipo il lievito Bertolini, oppure il classico e mai dimenticato lievito di birra) potrà continuare anche qui, sulla Terra. Comunque, a scanso di eventuali "complicazioni", intanto propongo di modificare il programma di esame di laurea degli economisti, tramite inserimento del seguente pre-esame, il cui esito andrà naturalmente considerato dalla Commissione di Laurea la "conditio sine qua non" per procedere al resto dell'esame di laurea.

Questo "test per economisti" è stato da me derivato da una precedente versione di un analogo "test" ideato dal mio collega statunitense Jay Hanson. Premetto che ovviamente questo test sarebbe certamente approvato (e probabilmente inasprito) da quei – purtroppo rari – economisti di alto livello scientifico e preparazione multidisciplinare, come il famoso Herman Daly (autore di "Beyond Growth", "For the common Good", e "Valuing the Earth") che si battè strenuamente contro la teoria della crescita infinita nell'istituto per cui lavorava (la World Bank, organo UN) e che ne uscì poco più di dieci anni fa in una famosa polemica, e dall'altrettanto famoso Joergen Randers, co-autore, insieme a Dennis Meadows et al., dei tre lavori (1972, 1992, 2002) modellistici sui "limits to growth", il primo dei quali costituente il famoso Rapporto del MIT al Club of Rome.

DUNQUE, il candidato entra dinanzi alla Commissione di laurea, e comincia la PROVA TEORICA del pre-esame: gli viene assegnato il compito di scrivere 100 volte, sulla lavagna, la frase: "La Terra è un sistema finito, e quindi contiene soltanto una quantità LIMITATA di risorse", "La Terra è un sistema finito, e quindi contiene soltanto una quantità LIMITATA di risorse", "La Terra è un sistema finito, e quindi contiene soltanto una quantità LIMITATA di risorse", "La Terra è un sistema finito, e quindi contiene soltanto una quantità LIMITATA di risorse",.... etc, senza commettere errori.

Se il candidato dovesse superare questa fase, gli viene assegnato di ripetere ad alta voce, e senza esitazioni, 200 volte (e senza sbirciare sugli appunti) la frase: "Siccome la Terra contiene soltanto una quantità LIMITATA di risorse, il consumo di tali risorse - e quindi la crescita economica - può durare SOLTANTO per un tempo limitato: il rapporto del MIT al Club of Rome e Herman Daly avevano totalmente ragione", "Siccome la Terra contiene soltanto una quantità LIMITATA di risorse, il consumo di tali risorse - e quindi la crescita economica - può durare SOLTANTO per un tempo limitato: il rapporto del MIT al Club of Rome e Herman Daly avevano totalmente ragione",.... etc.

Se il candidato riuscisse a superare anche questa parte della prova teorica (senza pause o segni di tentennamento, e guardando sempre dritto negli occhi dei Commissari), egli viene ammesso a sostenere la PROVA PRATICA.

La prova pratica inizia, e viene fatto entrare un cameriere che porta al candidato un vassoio con sopra una bella fetta di torta di mele, con un coltello e un cucchiaio. La Commissione chiede al candidato di tagliare a metà la fetta di torta e di mangiare una delle due metà. Se il candidato ci riesce, la Commissione poi chiede al candidato se se la sente di rispondere al volo alla domanda: "avendo lei appena mangiato metà della fetta di torta, quanta parte di fetta è rimasta sul piatto?" Se il candidato non se la sentisse, è bocciato, e deve ripetere sia l'esame, sia la tesi di laurea. Se invece se la sente, la Commissione lo esorta dunque a rispondere senza alcun timore (se qualcuno suggerisse al candidato la risposta, il candidato è bocciato, e il suggeritore cacciato in malo modo, a pedate nel sedere, ed esposto al pubblico ludibrio). Se invece il candidato dovesse rispondere in maniera esatta ("ne è rimasta metà fetta"), la commissione procede, e chiede al candidato se ora lui sia in grado di prendere dal piatto e di mangiare più di metà dell'iniziale fetta di torta. Se il candidato rispondesse di sì, è bocciato e interdetto a vita da ulteriori esami. Se rispondesse di no, la Commissione esorta il candidato a mangiare anche la rimasta metà dell'iniziale fetta di torta. Se il candidato lo fa senza esitazioni (altrimenti è bocciato) la Commissione procede a chiedergli quanta torta è ora rimasta sul piatto. Solo nel caso in cui il candidato eventualmente riuscisse a rispondere correttamente "zero" (è ammessa anche la risposta "una frazione circa pari a zero, considerando le briciole cadute sul piatto"), il candidato viene ammesso a proseguire l'esame. Se il candidato dovesse invece rispondere frasi del tipo "dipende, perchè attendendo abbastanza tempo e investendo nelle corrette tecnologie, la fetta – e anche più di una fetta – può ricomparire da sola sul piatto come per magia" o similari, non solo viene bocciato e interdetto a vita da ulteriori esami, ma viene anche condannato a farsi fare una perizia giurata da un ragioniere iscritto ad apposito albo ogni volta che nella vita dovesse trovarsi costretto ad eseguire un calcolo di qualsiasi sorta. Il candidato, inoltre, nell'eventualità appena considerata, e prima di essere cacciato dalla sala lauree, viene dichiarato dalla Commissione "individuo dalla elevata pericolosità per il genere umano", gli viene rilasciato apposito tesserino e gli vengono interdetti a vita tutti i mestieri, tranne quelli manuali, nel rango di sotto-manovale.

Penso che un tale pre-esame garantirebbe la formazione di economisti – non dico certo come Herman Daly e Joergen Randers – ma almeno all'altezza della situazione che si sta delineando nel mondo, ... anche se purtroppo, così facendo, di economisti... ne rimarrebbero pochini.

Beh, che ne dite? Lo proponiamo al Parlamento per fare un ddl, oppure al Governo per un decreto legge? Visti i peggiori scenari di global change in atto e previsti, l'urgenza ci sarebbe e penso che il Presidente Napolitano non si opporrebbe... Il problema è che tale legge dovrebbe essere varata anche da tutti gli altri circa 180 paesi aderenti alle UN... E l'Assemblea Generale dovrebbe anche – di conseguenza – sciogliere la WB (la Banca) e lo IMF (il Fondo
Monetario)...

P.S.: non propongo un analogo test per politici, non perché i politici comprendano già i dilemmi dell'umanità connessi alla crescita illimitata e alle sue conseguenze, ma molto più banalmente perché come noto essi non devono sostenere alcun esame, e la loro "preparazione" è nelle mani del fato…..

Saluti, Alberto Di Fazio

Dr. Alberto Di Fazio
senior scientist,
National Institute of Astrophysics/Astronomical Observatory of Rome
member of the CNR/IGBP Italian National Commission on Global Change
Italian Focal Point of the IGBP/AIMES Core Project (ex-GAIM)(Analysis,
Integration, and Modeling of the Earth System)
president Global Dynamics Institute
permanently accredited to the COP under the UNFCCC as observer scientist

15 commenti:

Anonimo ha detto...

a parte la discutibilita' dello sviluppo , la storiella e' veramente carina.
roberto de falco

Loris ha detto...

Grande post. Un tempo io, povero idealista, pensavo che sarebbe stato un grande passo avanti far superare obbligatoriamente a tutti i laureati (compresi economia e scienze politiche) un esamino di fisica riguardante il secondo principio della termodinamica.
Ma mi rendo conto che esageravo, la proposta di Alberto di Fazio è più semplice e purtroppo altrettanto irrealizzabile.
Comunque bravo, vediamo di semplificarla ancora un pò e poi forse ci siamo.
Loris Gonella

Anonimo ha detto...

E che sarebbe il "Global Dynamics Institute"? Secondo google non esiste.

MicheleR ha detto...

Salve a tutti. Sono uno studente di Scienze Politiche, indirizzo economico, dell'Università degli Studi di Padova, in procinto di discutere la tesi di laurea specialistica. Ho avuto il grande onore di aver studiato statistica con il Prof. Renato Guseo che da anni cerca, con grande fatica, di far emergere l'assurda contraddizione pratica di una crescita economica infinita basata su risorse assunte anch'esse come infinite proposta dalla teoria economica neoclassica. Ho apprezzato la provocazione della prova pre-esame di laurea, ma è di professori come il Prof. Guseo e il Prof. Ugo Bardi che le Università italiane, e non solo, hanno bisogno. Penso comunque che di grandi economisti illuminati ve ne siano anche nel nostro paese, peccato che i loro pensieri e le loro "anticipazioni" vengano spesso ignorate. A tal proposito vi segnalo questa intervista a Franco Bernabè apparsa su Forbes www.forbes.com/forbes/1998/0615/6112084a_print.html esattamente 10 anni fa: gli eventi descritti dal manager italiano si stanno verificando ora sotto i nostri occhi. Possibile che la nostra classe politica sia così cieca? Grazie.

Pippolillo ha detto...

Prof. di Fazio, mi scusi, ma qui in Italia abbiamo cose più importanti a cui pensare, cioè:
- salvare Rete 4, che non sia mai che vada sul satellite;
- risolvere l'emergenza rifiuti;
- risolvere l'emergenza ROM;
- bloccare le intercettazioni telefoniche;
- bloccare i processi che danno fastidio a qualcuno;
- togliere l'ICI che era una tassa veramente federale e forse con una logica;
- detassare gli straordinari in modo che si lavori di più e che aumentino gli infortuni sul lavoro.

Allunghi lei la lista a suo piacere, altroché cambiamento climatico, la torta che non c'è più, non sono cose da uomini!

Sono sempre più convinto che se esistono delle civiltà extraterrestri, queste ci osservino da tempo, vedendo come stiamo autodistruggendoci, si stanno facendo delle grasse risate alle nostre spalle.

Frank Galvagno ha detto...

Caro MicheleR, grazie per il tuo intervento.
L'articolo che linki è più che mai interessante. Te la sentiresti di tradurlo con qualche piccolo commento & confronto con l'odierno AD ENI ?

Alessandro ha detto...

Io non penso che il problema siano gli economisti (anche se quelli + vecchi continuano ad insegnare teorie e modelli vetusti di crescita meramente quantitativa), ma di un sistema economico consolidatosi in 140 anni di capitalismo nel quale ognuno è immerso fino alla testa. La pluralità di attori che formano qs sistema fa si che un cambiamento radicale sia praticamente impossibile, finchè non si arrivi ad una crisi acuta, ma a quel punto credo sarà troppo tardi perchè il punto di non ritorno sarà bello che superato.
La situazione andrebbe affrontata, come dice Lester Brown, nello stesso modo come gli USA affrontarono la II guerra mondiale dopo Pearl Harbour: riconvertirono tutto il loro apparato industriale per la produzione di armamenti e per 4 anni non venne + prodotta nemmeno un automobile. Uno sforzo che permise una produzione tutt'oggi incredibile e che gli permise di vincere la guerra sia in Europa che nel Pacifico.
Il cambiamento è esclusivamente politico, ci vuole una volontà chiara di dove si vuole andare.
Ma se si vuol dare un colpo al cerchio ed uno alla botte governando sempre in funzione delle scadenze elettorali, è difficile attuare qualcosa di significativo.
Ogni Paese industrializzato dovrebbe affrontare la situazione col piglio dell'emergenza imminente ed alcuni sono sulla buona strada.
La classe dirigente italiana ed i suoi industriali, invece, pensano di vivere ancora negli anni '80 e tutti i loro ragionamenti si basano su un modello di sviluppo stravecchio con questa ossessione della ripartenza dell'economia... Ma che significa? Ciclicamente si aiuta l'industria automobilistica ad aumentare le proprie vendite drogando il mercato e poi puntualmente arriva una nuova crisi, non capendo che è un settore la cui domanda è satura e che i cittadini hanno invece bisogno di trasporto collettivo efficente e decoroso.
L'industria italiana e le sue grandi famiglie dopo aver preso scoppole sul mercato dove esiste il piede invisibile, si sono riciclate nel business dell'incenerimento dei rifiuti con recupero (poco) energetico dove si gestisce localmente in regime di monopolio (senza concorrenza) con lo Stato (tutti noi contribuenti) elargisce mugnifici e generosi incentivi (che alterano la percezione del reale costo di smaltimento dei rifiuti nei contribuenti).

Anonimo ha detto...

Approvo in pieno l'analisi perfetta di Alessandro.
Che la festa è finita è chiaro.
L'Italia è nella sala ristorante del Titanic che continua a caviale e champagne...
e fa tutto il contrario di quello che andrebbe fatto...
o meglio si fa quello che fa guadagnare i soliti noti.
Riscaldamento globale, riduzione CO2, energie rinnovabili, gestione corretta dei rifiuti, risparmio energetico, decrescita?
macchè... tutte balle (Battaglia docet)
aumento CO2, riduzione delle accise, energia nucleare (!), termovalorizzatori (!), speculazione edilizia, crescita del PIL e dei consumi, consizionatori a manetta.
siamo pazzi.
Il Tinanic non affonderà mai.

ANDREA

Pippolillo ha detto...

da Alessandro [...]La situazione andrebbe affrontata, come dice Lester Brown, nello stesso modo come gli USA affrontarono la II guerra mondiale dopo Pearl Harbour: riconvertirono tutto il loro apparato industriale per la produzione di armamenti [...]
[...]Il cambiamento è esclusivamente politico, ci vuole una volontà chiara di dove si vuole andare.[...]

Con tutto il rispetto per Lester Brown, voi pensate che anche in quel periodo tutto sia stato voluto per esclusivo interesse politico?
No, l'interesse era comunque economico, non hanno chiuso le fabbriche, le hanno riconvertite.
Che gli importava ai capitalisti se produrre auto o armamenti? Nulla. L'importante era produrre.
Vi dò atto che se ci fossero degli statisti adesso e non dei politicanti dell'urna, una forte volontà politica assecondata dalle multinazionali, potrebbe cambiare la nostra economia.
Per questo ho una piccolissima speranza in Obama, se diventasse Presidente degli USA potrebbe dare una sterzata al loro sistema economico ed essere motore del cambiamento per tutto il pianeta.

Anonimo ha detto...

Di Fazio: "[...] il consumo di tali risorse - e quindi la crescita economica - può durare SOLTANTO per un tempo limitato [...]"

Bocciato pure di Fazio. L'enunciazione corretta è: "[...] il consumo di tali risorse - e quindi la crescita - può durare SOLTANTO per un tempo limitato [...]".

Se non scorgete alcuna differenza, bocciati anche voi.

Di Fazio ha detto...

All'amico Anonimo ch eha scritto:Di Fazio: "[...] il consumo di tali risorse - e quindi la crescita economica - può durare SOLTANTO per un tempo limitato [...]" Bocciato pure di Fazio. L'enunciazione corretta è: "[...] il consumo di tali risorse - e quindi la crescita - può durare SOLTANTO per un tempo limitato [...]". Se non scorgete alcuna differenza, bocciati anche voi.
rispondo... EEEHH, SI CHE LA SCORGIAMO, LA "DIFFERENZA", ma purtroppo per lei, la differenza tra "crescita economica" e "crescita" è soltanto vera per quanto riguarda quella che noi fisici del global change chiamiamo la "parte SWATTATA" della crescita economica, che è una miserella frazione dell'economia del terziario/servizi, e ripeto una piccola parte di tale settore: INFATTI, le crescita economica, se andate ad analizzare da cosa dipende - con condizione necessaria e sufficiente - è TOTALMENTE LINKATA alla crescita in unità fisico-equivalenti. Ossia, le unità di prodotto industriale generalizzato - proprio come fanno Meadows, Randers et al. - sono necessariamente, in definitiva, proporzionali ad unità fisiche-equivalenti, cioè di potenza, o energia per unità di tempo, belli miei. Il WIP (World Industrial Product), variabile usata da tutte le versioni di LTG, per esempio, è il prodotto industriale equivalente in unita' fisiche, ossia di energia per unità di tempo. In definitiva, in media mondiale (con differenze nelle varie società più o meno industrializzate) il prodotto industriale è "swattato" solo per meno del 5%, dovuto a PARTE di sotto-settori dei servizi, e ciò dominantemente nelle società del "nord" del mondo, mentre nelle società in via di sviluppo la parte swattata è ancora meno. In definitiva, il sogno di distinguere la crescita fisica dalla crescita economica.... è appunto un SOGNO.... degli economisti che non hanno passato il pre-esame... eh eh he he he... In parte, è un po' lo stesso sogno - anche se più avanzato e praticato da molti ambientalisti con buona dose di wishful thinking -di applicare lo "sviluppo qualitativo" al posto di quello quantitativo (o crescita), riconoscendo che quest'ultimo non è possibile ma quello qualitativo si.... dimenticando che -anche se in frazione forse maggiore rispetto alla "economia swattata" - purtroppo anche lo sviluppo "qualitativo" ha in frazione dominante bisogno della crescita. Quindi potremo si fare dello sviluppo "qualitativo" senza crescita, ma poco poco, con l'infrastruttura industriale in collasso, il crollo del prodotto agricolo e i riallocamento di risorse per tamponarlo, la feroce e disperata lotta per riallocare e redistribuire le risorse in calo, (e il cibo anch'esso in calo), e poi, purtroppo, i conflitti militari scatenati dai diversi picchi attesi nei prossimi 5-20 anni... Ritornando a "crescita" e crescita economica", non pensate alla definizione che di quest'ultima danno molti economisti: essa è fallacemente svincolata dalle sue precondizioni fisiche.... che in media nel tempo sono ESTREMAMENTE solide e inscindibili. Eh he eh he he, caro Anonimo, pensavi di averla trovata, la magagna, eh? Ma invece .... era proprio il contrario.
Alberto Di Fazio

Di Fazio ha detto...

Caro altro Anonimo, ... sai, google non è .. onnipotente.... he he eh eh he! Può trovare solo siti che.... ESISTONO! Il nostro NON esiste.... Siamo un gruppo di ricercatori e professori di universita italiane ed enti di ricerca italiani, come l'istituto nazionale di astrofisica, il servizio meteorologioco dell'AAMM (SMAM), diversi istituti cnr come l'IFSI, l'istituto nazionale di statistica ISTAT etc etc. E siamo solo ricercatori senza personale ne segretarie, e usiamo fondi nostri, non datici dalle istituzioni di apparteneza, e inoltre non abbiamo tempo per fare un sito (a meno che qualche volontario non ricercatore ci dia il suo tempo a fini non di lucro, come e' loa nostra organizzazione) Il Global Dynamics Institute è un organismo non governativo, a fini non lucrativi, accreditato come observer organization - caratterizzato come scientific observer organization - presso la Conferenza delle Parti sotto la UNFCCC (Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici).... e presso i Subsidiary Bodies, come p. es. il SBSTA (Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice), il tutto, per statuto delle UN e della UNFCCC in particolare, senza fini di lucro (significa spendendo un sacco di soldacci nostri...) Niente sito, non ci serve, e preferiamo dedicare tempo ai modelli e all'analisi dati, ed utilizzare i canali UNFCCC+IGBP+IPCC, per cui.... mi spiace per il tuo google.... Puoi invece trovare il nostro riferimento di accredito se vai sul sito UNFCCC: www.unfccc.int poi clicchi su "parties and observers" (i parties sono i governi, gli observers sono divisi in IGOs (Intergovernativi, come l'OCSE, la IEA, il G77and China, l'OPEC etc) e NOGs (Non governativi, divisi in scientifici, ambientalisti, economico-industriali, politici etc) poi li clicca su non-governmental organizations, e poi su "G" e li scrolla fino a trovare il Global Dynamics Institute, con il nome del responsabile accreditato (il pres.) i telefoni e l'e-mail
Spero che sia stato esaustivo.... e ricordate.... google non può tutto... può solo trovare i siti esistenti.... Ma comunque, avresti avuto più successo cercando con google "global dynamics institute unfccc cop Di Fazio", magari trovi pure la registrazione di qualche nostra conferenza alle UN, come p. es COP5... he he he
Beh, basta cosi... se no, se perdo ancora tempo, faccio quasi a tempo a fare un nostro sito e a risparmiare tempo.... :-)))
saluti adf

Di Fazio ha detto...

Ah... dimenticavo: un mio collega, che sta facendo tardi qui con me, mi fa notare che non ho messo il nostro fine istituzionale del GDI: Il Global Dynamics Institute è un istituto di ricercatori italiani che lavorano sul global change e in particolare sul cliamte change, sia come modellistica di sistemi complessi, elaborazione ed interpretazione dati (nelle guidelines e canali IGBP/AIMES) e - nei limiti del possibile, con il poco tempo che abbiamo - anche dediti alla divulgazione scientifica dei temi del global change (eufemismo diplomatico delle UN che sta per "grandi crisi ambientali globali"). Collaboriamo - tra gli altri - con Global Commons Institute (Londra), UKMO, NCAR, CDIAC, D. Meadows, T. Wigley, il CRU di UEA, etc. Il tutto interfacciati con IGBP projects (AIMES in particolare) e accreditati alla COP/UNFCCC.
Stop. Fine trasmissioni. Saluti Alberto Di Fazio

Anonimo ha detto...

Di Fazio, mi sa che in merito alla distinzione tra "crescita economica" e "crescita" è completamente fuori strada. La mia impressione è che sua linea prenda in considerazione gli effetti, non le cause. Provo a fornirle un indizio: esistono tanti generi di crescita.

Comunque vada, grazie per essere stato bonariamente al gioco. Per ora la rimando a settembre! :)

Alessandro ha detto...

Roosvelt (Discorso sullo stato dell'unione, 6 gennaio 1942), disse "Produrremo 45.000 carri armati, 60.000 aeroplani, 20.000 pezzi di artiglieria e 6 milioni di tonnellate di navi". Nessuno aveva mai sentito cifre come queste in precedenza, ma ciò che lui e i suoi colleghi in amministrazione capirono era che in quel periodo la grande concentrazione del potere industriale nel mondo apparteneva all'industria automobilistica americana. Così dopo il suo discorso convocò i dirigenti delle industrie e disse loro: "Poiché voi rappresentate una fetta così grande della nostra capacità industriale, dipendiamo fortemente da voi per raggiungere questi obiettivi nella produzione delle armi". E loro dissero: "Bene, Signor Presidente, faremo tutto il possibile, ma sarà duro produrre sia le armi che le macchine", e lui disse: No, non avete capito: proibiremo la vendita delle macchine private negli Stati Uniti". Dall'inizio dell'aprile del 1942 fino alla fine del 1944, per quasi tre anni non venne prodotta nessuna automobile negli Stati Uniti. E non ci volle molto per la riorganizzazione, una questione di mesi per passare dalla costruzione delle macchine a quella di carri armati. E alla fine furono raggiunti e superati tutti gli obiettivi di produzione di armi. L'economia fu totalmente e molto velocemente riorganizzata; gli USA lo fecereo perché avevano paura delle forze dell'Asse, il cui scontro era fortemente ideologico, rappresentando un modello di sviluppo alternativo al capitalismo liberale.
La chiave del discorso è proprio la paura, ma attualmente i pericoli prossimi vengono esorcizzati spostandoli irrealisticamente in avanti nel tempo.
Il picco del petrolio ne è un classico esempio: si tira in ballo la speculazione (il nulla di fatto nell'ultima riunione dell'OPEC dovrebbe far capire che la produzione estrattiva non può essere aumentata semplicemente perchè si è raggiunto il limite fisico della risorsa), si arriva a parlare di estrazione dalle sabbie bituminose pur di postergare ancora la III rivoluzione industriale...