giovedì, agosto 21, 2008

La grande profezia


C'è una vecchia barzelletta sui carabinieri che va più o meno così: "Appuntato, si sporga dal finestrino e mi dica se la freccia funziona oppure no." "Brigadiere, sto guardando: ora si, ora no, ora si, ora no......."

Il senso comico della storia sta nel fatto che il personaggio che osserva dal finestrino ha così poca memoria da dimenticarsi che, prima di essere spenta, la freccia era accesa e viceversa. E' l'esagerazione caricaturale di una storia vera che ci racconta lo psichiatra Oliver Sachs di un suo paziente che soffriva di amnesia per la memoria a lungo termine.

Se il paziente di Sachs era un caso patologico, l'atteggiamento di certi "esperti" petroliferi sembrerebbe alle volte meritare anche quello un'indagine clinica. Quando il prezzo va su per un po', tutti dicono che è un disastro irreversibile. Quando il prezzo va giù, che non c'è niente da preoccuparsi. Appunto, come la freccia della macchina dei carabinieri: "ora si, ora no....."

Per dare un esempio non recentissimo di questa amnesia patologica, mi ricordo sempre di un convegno di un paio di anni fa in cui un parlamentare della repubblica (per pietà, non faccio nomi), che parlava dopo di me, disse che era totalmente in disaccordo con la mia analisi dato che "i prezzi del petrolio si sono abbassati". A quel tempo, tutti consideravano altissimi prezzi intorno ai 60 dollari al barile e il fatto che fossero temporaneamente scesi sotto i 50 sembrava motivo sufficiente per il nostro parlamentare di ritenere che tutti i problemi fossero scomparsi. Non era in grado di ricordarsi - amnesia patologica, appunto - che un anno prima i prezzi erano ben sotto i 40. Avrei voluto ricordarglielo, ma era una persona talmente importante che non aveva tempo per sentire le repliche e dopo questo suo brillante intervento se n'è andato sulla sua auto blu.

Possiamo ipotizzare, forse, un attacco degli alieni che usano un raggio decerebrante come arma contro gli esseri umani? Solo così si può spiegare come - quest'estate del 2008 - il fatto che i prezzi del petrolio siano scesi sotto i 120 dollari al barile (dopo aver toccato i 150) venga considerato da moltissima gente come motivo sufficiente per non preoccuparsi più di quella strana cosa che certuni avevano chiamato "il picco del petrolio", anzi di negarne senz'altro l'esistenza.

Fortunatamente, sembra che alcuni di noi siano immuni a quest'arma decerebrante aliena o, forse, semplicemente non soffriamo di amnesia. Basta poco, in effetti, per rendersi conto che queste fluttuazioni dei prezzi sono un elemento ricorrente di una curva che è in netta crescita dal 2003. Sulla base dei dati storici che coprono un paio di anni, era facile aspettarsi che avremmo avuto delle oscillazioni importanti.

Leggete cosa scrivevo a Gennaio di quest'anno in un post che intitolavo "previsioni per il 2008":

I prezzi potrebbero aumentare ben oltre i 100 dollari al barile, ma continueranno ad essere estremamente volatili. Non ci sarebbe nemmeno da stupirsi di un crollo temporaneo, al che tutti diranno che la crisi del petrolio era solo una bufala. Per un po'.

Una notevole profezia, vero? Eppure non ci voleva tanto. Bastava guardare i dati storici (e portare tutti i giorni uno speciale elmetto anti-raggio decerebrante alieno).

Notate, comunque, che la profezia non si è ancora completamente realizzata. Il crollo lo do per "temporaneo". Vediamo cosa succede a fine anno, poi mi posso vestire da mago con il vestito blu con le stelle e tutto il resto.

21 commenti:

Anonimo ha detto...

Tutto dipende, come al solito, dal prezzo più conveniente di estrazione dell'ultimo barile. Siccome attualmente con le tar sands siamo a un costo di produzione per barile intorno ai 62 $, e dato che l'imbalance attuale domanda/offerta è superiore del 15% alla media degli ultimi 6 mesi, non ci sarebbe da stupirsi troppo se nei prossimi tre mesi si assestasse intorno agli 85-90 $. Sul dopo, ovviamente, non mi pronuncio. Btw, ottimo post sulla Russia, finalmente senza i soliti catastrofismi, fiesolismi, e conservanti aggiunti: bravo! Per quanto riguarda la futurologia cosmica, leggiti Woese e anche la RMP di Dyson del '79, ti dovrebbero confortare sulla possibilità di elaborare informazione anche a T = 0 ;-)... Ciao guru, saluti da Calgary. Fabrizio

Frank Galvagno ha detto...

Che tristezza quel politico.

Giusto per non fare nomi, se hai tempo crea un indovinello senza darne la soluzione :-)

Il nemico va conosciuto

Redarrow ha detto...

ora sta a 120, dopo aver toccato i 122, ieri a 112... per tornare a 140 in teoria bastano altri 2 giorni così... ma anche se ce ne mettesse 6 o 12, dove starebbe questo mitico calo?

Gianni Comoretto ha detto...

Anche l'anno scorso, ad agosto, scese a 55-60 dopo aver sfiorato i 75 a fine luglio. E a fine agosto riprese a salire, inesorabile.

Qualche effetto estivo? Scadenza di qualche contratto annuale? O semplicemente le vacanze estive con la chiusura delle fabbriche? O un caso?

mauriziodaniello ha detto...

Dissento dall'anonimo che dice che i prezzi possano scendere temporariamente sotto i 100$, "non ci sarebbe da stupirsi troppo se nei prossimi tre mesi si assestasse intorno agli 85-90 $"
Infatti deve calcolare i guadagni e le spese d'investimento di tutta la filiera per avere i prezzi finali.

Ciao

Carlo Stagnaro ha detto...

Ugo, credo che il crollo degli ultimi mesi non possa essere ricondotto alla mera volatilità dei prezzi. Neppure, in verità, alla presenza o assenza di un picco. Quanto meno, esso dimostra che avevano torto quelli che negavano l'esistenza della speculazione (da Giavazzi a Krugman), e avevano torto quelli che ritenevano la speculazione uno strumento solamente o principalmente rialzista (alla Tremonti); avevano torto, infine, tutti quelli che ritenevano estremamente rigida la domanda di petrolio: l'intipeidimento della domanda, che è il principale movimento sui fondamentali, è il frutto di qualche anno di barili alle stelle. Questo non significa che il greggio non possa tornare a salire, soprattutto se ci saranno disruptions (attuali o attese) geopolitiche. Detto ciò, a me pare che, picco o non picco, i livelli attuali restino sovraquotati, e quindi mi aspetto, nel medio termine, una riduzione significativa dei prezzi.

Ugo Bardi ha detto...

Caro Carlo, credo che l'esistenza degli speculatori (e della speculazione) sono fatti ben assodati. Nessuno sano nella testa vorrebbe o potrebbe negarlo. Io di speculatori petroliferi ne conosco personalmente più di uno!

D'altra parte è quello che ho sempre detto io: la speculazione può essere sia rialzista che ribassista, Quindi si creano delle "spikes" di prezzo - sia in su che in giù, Ma rimanel'aumento MEDIO dei prezzi che non è dovuto alla speculazione. C'era anche chi diceva che il mercato del petrolio era completamente anelastico, per cui il prezzo sarebbe continuato a salire all'infinito, o quasi. Era un'ovvia fesseria, infatti.

Il punto, secondo la mia visione, è che i prezzi sono dominati da fattori correlati alla disponibilità fisica del bene. Secondo i dati IEA, il "barile marginale" costa oggi circa 80-90 dollari. Quindi, il prezzo "giusto" del petrolio dovrebbe essere invero intorno ai 100 dollari al barile (Farbizio arriva a valori simili sulla base dei costi di produzione delle tar sands. Va bene, ma, attenzione, la capacità produttiva delle tar sands è molto limitata e non può influenzare più di tanto il mercato). Le oscillazioni ce lo possono portare molto più in su, o anche far scendere sotto il costo di produzione. Questa è la "distruzione dell'offerta". La MEDIA dei prezzi, tuttavia, continuerà a salire in modo esponenziale finchè rimaniamo in condizioni di libero mercato - cosa che potrebbe cambiare nel futuro.

Il punto che vorrei fare e che non si può determinare la data del picco dalle variazioni di prezzo. Il mercato è troppo volatile, reagisce a perturbazioni anche minime. Ma la produzione è molto più "robusta". E'dai dati sulla produzione che si può determinare (approssimativamente) la data del picco. Dovremmo esserci, più o meno. Magari abbiamo ancora un anno o due di respiro, ma non molto di più.

Anonimo ha detto...

Gli esempi! Credo che nella docenza siano fondamentali. Questo del camino che riscalda la stanza mi è piaciuto. (Ancor più quello della moto in curva che cade per effetto di una 'trascurabile' quantità di olio sull'asfalto).
Grazie, Mimmo.

Carlo Stagnaro ha detto...

Ugo,

Sono d'accordo che bisogna pulire i prezzi dal rumore. E sono d'accordo - stupido sarebbe negarlo - che da inizio anni 2000 i prezzi medi, al netto di speculazione e dintorni, sono circa quadruplicati. Ma è ugualmente vero che sono intervenuti, nel frattempo, cambiamenti imprevisti (la crescita della domanda, la guerra in Iraq che ha polverizzato per anni la produzione del paese, casini geopolitici vari) e prevedibili ma inevitabili (la carenza di investimenti dovuta alla lunga fase post-86). In questo senso, tenderei a vedere quella del picco (nel senso "picchista": ovvio che quando troveremo fonti più economiche la produzione e il consumo piccheranno, ma per ragioni economiche e non geologiche, spero di essermi spiegato), quanto meno, come un'ipotesi limite, perché gli altri fattori che ho detto forniscono già una spiegazione, credo, piuttosto robusta.

La teorica del peak oil si basa, al fondo, su un'assunzione piuttosto pessimistica: che da qui a 20 anni (assumendo che abbiamo consumato al 2008 circa la metà di tutto il greggoi esistente e che ci sia una domanda abbastanza anelastica da restare in crescita), non ci sarà alcun breakthrough tecnologico. Mi pare un'ipotesi abbastanza azzardata.

luca pellarini ha detto...

Ciao a tutti ..la risposta è:" the end of the world as we know it.".Le tempeste "perfette" sono 1°: il picco d'estrazione del petrolio..già raggiunto?(2006) o prossimo venturo...(2010) 2°: La crisi economico-finanziaria globale recessiva..3°:Il cambiamento climatico globale. Tutti e tre questi eventi ormai ineluttabili hanno evoluzioni (equazioni) esponenziali a base 2 o oltre; il che significa che se nella prima parte della curva l'aumento è piuttosto lento nella seconda parte è inversamente proporzionale, molto rapido..vedasi documenti acclusi ..Rapporto I.P.C.C. novembre 2007, cercatelo in rete, documento che ha come esplicito referente la classe politica mondiale ,fornito come strumento decisionale...(quanti quadri politici italiani l'hanno letto.?? forse si contano sulle dita di una mano...)
Sono una persona che cerca di pensare in modo positivo e costruttivo ma attenta alla realtà oggettiva del mondo(catastrofica...) purtroppo viviamo in un paese disastrato sotto molti punti di vista e con la peggiore classe politica (mai esistita...? per inciso di questi temi ,al momento e da anni, dibattuti ed affrontati praticamente ovunque fuori d'italia (www.transitiontowns.org www.cat.org solo per citarne alcuni, ma le realtà di questo tipo sono moltissime..) ,non c'è neanche l'ombra di un..dibattito.. per esempio alla :FESTA INTERNAZIONALE DELL'AMBIENTE che si è tenuta ,come da anni ormai a Rispescia (GR)
In un momento storico ,in rapida evoluzione ,che vedrà rivolgimenti epocali per l'intera umanità. paradossalmente la grave crisi che ci troveremo ad affrontare (ed i cui effetti nessuno sà per certo ,ma il documento IPCC delinea alcuni scenari di tendenza, anche se la letteratura è vastissima e vanta picchi d'eccellenza anche italiani; vedi i vari :Club di Roma , o "il Medioevo prossimo venturo"di Vacca..etc) sarà più "dura" per noi paesi ricchi che non per chi da sempre vive in miseria..anche se carestie in Africa ,Corea...o inondazioni in Bangladesh...docet.Ma saremo noi a cadere da più in alto...
Con la presente vi accludo tra gli altri anche un articolo apparso sulle colonne del New York Times l'11 Agosto 2008 del Professore di economia della Harvard University Nouriel Roubini è una mia traduzione ... ma potete trovarlo in rete facilmente(in inglese. repubblica del 15/8/2008 dovrebbe averpubblicato questo od un altro suo intervento ma purtroppo l'ho perso.) ..come tutto il resto! tra l'altro sui principali quotidiani di oggi 20/8/2008 trovate la notizia dell'ennesimo crollo di borsa ,che riuscirete meglio a contestualizzare leggendo l'articolo del prof. Turco-Americano ,a riprova che anche nel nostro paese qualcosa si sta muovendo,fuori dalla pesante cappa...
Detto questo:
1° Don't Panic!
Esistono al mondo una serie variegata e multiforme di reazioni ben organizzate ,quasi sempre movimenti dal basso,che pur essendo minuscole cellule rappresentano la futura evoluzione del genere umano.(se ce la faremo..)
E' vero esistono tanti idioti ,ci sono i poteri forti...( non ve li elenco li conoscete già..) ma...ma..abbiamo sempre la possibilità di organizzarci dal basso c'è chi lo sta già facendo in maniera stupenda! ---> www.transitiontowns.org .
Per parte mia sono nel belmezzo della costruzione di un azienda agricola che dovrà divenire nel tempo un azienda-comunità in PERMACULTURA---> www.permacultura.it www.permacultura.org per raggiungere ,speriamo ,un giorno un rapporto ecosostenibile con questo nostro unico pianeta di cui siamo figli ..ingrati...e distruttori...
Collaboro inoltre con il primo nucleo di TRANSIZIONE italiano, in particolare nel gruppo che sta traducendo il libro di---> Rob Hopkins "The Transition Handbook" del quale è prevista l'uscita in italiano nel prossimo autunno.ma nel frattempo se siete interessati potete averlo a casa ordinandolo in rete ...in inglish of course..costa 18 Euro spedizione compresa.
Spero che questa mia "sconclusionata" lettera possa,in qualche modo servirvi da sprone(non certo al professor Bardi ...) solo assumendoci le nostre responsabilità e imparando a cooperare ,forse riusciremo...d'altra parte ,vedrete, l'alternativa è tornare all'età della pietra...quite soon in termini storici.
Alcuni link:
http://www.earthship.net/ !!!
http://www.wecansolveit.org/content/solutions/ sono americani..ma è comunque molto interessante
http://www.genitronsviluppo.com/
http://ioelatransizione.wordpress.com/ questo è il primo sito italiano sulla transizione
http://transitionculture.org/
http://www.cat.org
http://www.neweconomics.org/ documento "A Green New Deal"

un saluto a tutti ed un grazie grande come un palazzo al prof. BARDI per il suo immenso lavoro . La prego , se non l'avesse già fatto (ma credo lei sia già in contatto con Cristiano Bottone ,organizzatore del primo gruppo di transizione italiano) di procurarsi il magnifico libro di --->Rob Hopkins "The transition Handbook"
un caro saluto
Luca Pellarini

luca pellarini ha detto...

Articolo sul" Newyork Times"11 Agosto 2008
di Nouriel Roubini Professore di Economia alla Harvard University.
La Tempesta Perfetta della Recessione Globale
Esiste al momento una sempre più elevata probabilità che l'economia globale,e non più solo quella statunitense,possa sperimentare una grave e protratta recessione.Macro sviluppi nelle ultime settimane suggeriscono che al momento tutte le economie dei G7(il gruppo dei paesi a maggior sviluppo economico,U.S.A.,U.K,Giappone ,Germania,Francia,Italia e Canada) sono già in recessione o prossime ad entrarci.Altre economie sviluppate o mercati emergenti (il resto dell'Eurozona incluso Spagna.Irlanda ed il resto dei paesi aderenti all'Europa;Nuova Zelanda,Islanda,Estonia,Lettonia ed alcune altre economie del sud est Europa) sono ugualmente vicine ad un duro crollo recessionario.
E quando questo gruppo di oltre 20 economie entra in recessione ci sarà una rapida ripercussione e conseguente decrescita nel BRIC's (Brasile, Russia,India e Cina) ed in altre economie di mercato emergenti. L'I.M.F. definisce una recessione globale come un tasso di crescita globale al di sotto del 2.5% mentre le economie di mercato emergenti crescono normalmente molto più rapidamente(6%) delle economie avanzate dove la crescita media è circa del 2%. Per esempio,un paese come la Cina
-che perfino con un tasso di crescita maggiore del 10% ha ufficialmente migliaia di rivolte e proteste ogni anno - ha bisogno di spostare 15 milioni di contadini poveri verso le industrie nelle città che offrono paghe più alte ogni anno solo per mantenere la leggittimità del suo regime; Quindi per la Cina un tasso di crescita del 6% sarebbe l'equivalente di un grave crollo recessivo.A questo punto sembra probabile che,per la fine dell'anno o i primi del 2009, l'economia mondiale entrerà in una recessione.

Vediamo di entrare nel dettaglio sui perchè una recessione globale è al momento probabile...

Questa recessione globale è stata alimentata da una serie di fattori:l'esplosione della bolla speculativa del mercato immobiliare in molte economie (U.S.,U.K,Spagna,Irlanda ed altri.Membri dell'Eurozona);l'esplosione dell'enorme bolla creditizia in paesi dove il costo del denaro e l'accesso al credito è stato troppo facile e per troppo tempo e la supervisione e regolamentazione del credito troppo liberalizzato; la grave erosione nei crediti e nella liquidità consequente la crisi dei mutui e del debito statunitense;la più grave crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione (non tanto grave quanto la G.D. ma seconda solo a quest'ultima);l'erosione della ricchezza e l'effetto degl'investimenti sulla caduta degli stock markets (che sono già caduti globalmente di più del 20%);l' aggravio dell'alto prezzo del petrolio e delle derrate alimentari per le economie fondate sulle loro importazioni;l'effetto globale sui collegamenti commerciali della recessione statunitense (dato che gli USA contano ancora per il 30% sul pil globale); la debolezza del dollaro che stà riducendo la competitività di quei paesi che esportano largamente negli USA;gli effetti della stagflazione sugli alti prezzi del petrolio e delle materie prime che forzano le banche centrali ad aumentare i tassi d'interesse per combattere l'inflazione in un momento nel quale ci sono gravi rischi di decrescita e nella stabilità finanziaria.
Negli USA i dati suggeriscono che l'economia è entrata in recessione nel primo trimestre di quest'anno dato che i 5 indicatori usati per definire uno stato di recessione (PIL,occupazione,produzione,stipendi e vendite) hanno tutti raggiunto il picco e quindi hanno cominciato a contrarsi tra Ottobre 2007 e febbraio 2008. L'economia è rimbalzata in una recessione - a doppia w - nel secondo trimestre, stimolata dall'effetto temporaneo sui consumi del taglio delle tasse per 100 miliardi di $.
Ma questi effetti svaniranno a fine estate mentre i fattori più radicati colpiranno il consumatore statunitense impossibilitato nel fare acquisti,risparmiare,ed oberato di debiti: il valore degli immobili crollerà ;il valore dei titoli crolleranno;l'erosione del credito nei mutui e nei debiti del consumatore( carte di credito,finanziamenti per auto,prestiti per studenti);aumento del debito e del debito rapportato alla fornitura come mutui ed altri tassi d'interesse per il debito al consumatore si stanno reimpostando verso l'alto; aumento della benzina e dei beni alimentari; crollo della fiducia del consumatore; e cosa più importante, una caduta dell'occupazione per 6 mesi di fila.
Fattori similari sono in gioco in UK,Spagna ed irlanda dove la bolla immobiliare sta per esplodere insieme con l'eccessivo debito creditizio dei consumatori che porterà quindi alla recessione.Ma anche in Italia,Francia,Grecia,Portogallo,Islanda e nelle economie del Baltico i sopravvalutati mercati immobiliari stanno cominciando a sgonfiarsi. Più in generale e infaustamente tutta la Eurozona è ormai indirizzata verso la recessione incluse le tre maggiori economie dei G7:Germania ,Francia ed Italia.L'esplosione della bolla immobiliare;gli effetti dell'erosione sul credito e la liquidità che ha colpito anche i mercati finanziari Europei limitando le possibilità delle aziende Europee nell'accesso al credito,negli affitti e negli investimenti;la caduta del export verso i traballanti USA;elevati prezzi del petrolio e delle derrate;la perdita di competitività nell export dall'Eurozona a causa della sopravvalutazione del Euro;e la politica da usuraio della BCE che -al contrario della US Fed.che ha un'aggressiva politica nel taglio dei tassi d'interesse- ha da prima trattenuto i tassi e li ha recentemente rialzati per contenere l'inflazione.Non c'è quindi da meravigliarsi se la produzione,le vendite e la fiducia di consumatori ed aziende stanno tutti crollando nell'intera Eurozona.E quindi la crescita nel secondo trimestre del PIL Eurozona sarà ancora peggiore-vicino allo zero- che negli USA, mentre la futura crescita a venire si prospetta anche peggiore.
Delle rimanenti economie G7 il Giappone è già in contrazione.Il Giappone cresce in maniera modesta per 2 ragioni: forti esportazioni verso gli USA ed uno yen debole.Al momento le esportazioni verso gli USA stanno crollando mentre lo yen non è più debole come prima.In cima a questi 2 traumi 2 altri traumi stanno spingendo il Giappone verso la recessione:Alti prezzi del petrolio per un paese che importa tutto il petrolio che consuma; e crollo dei lucruosi affari speculativi e della fiducia.
L'ultima delle economie del G7,il Canada dovrebbe aver beneficiato dagli alti costi dell'energia e delle derrate;ma il suo PIL si è già contratto nel primo trimestre.Con 1/4 del suo PIL esportato verso gli USA ed essendo questo 3/4 del suo intero export ,l'economia del Canada è completamente dipendente dalla malata economia USA già in contrazione.
Quindi letteralmente ogni singola economia del G7 è al momento avviata verso un duro atterraggio recessionario.Ed ora altre minori economie (gran parte dei nuovi membri della UE che hanno tutti grandi conti in deficit) sono a rischio di un improvvisa interruzione di capitali e sul flusso delle rimesse di capitali che potrebbe innescare un atterraggio duro.Un simile atterraggio duro sta già avvenendo in Lettonia,Estonia,Islanda e Nuova Zelanda.Questa recessione nel G7 porterà prossimamente ad una rapida decrescita nelle emergenti economie di mercato trascinando probabilmente l'intera economia globale in una recessione.Questo rallentamento nella crescita delle economie di mercato emergenti poggia su una serie di fattori.Quelle economie dipendenti dal export verso gli USA ed Europa aventi conti in positivo ( come Cina, gran parte dell'Asia e molte altre mercati emergenti) soffriranno per la recessione dei G7; quelli con un largo deficit sull'import ( India,SudAfrica e venti altre economie nell'Est europa dal Baltico alla Turchia ) potranno soffrire della stretta creditizia globale e dell'improvvisa mancanza di capitali; Quelli che sono esportatori di materie prime (Russia,Brasile ed altri simili esportatori nel Medio Oriente,Asia,Africa ed America Latina ) soffriranno per il grosso calo dei prezzi dell'energia e delle materie prime le quali cadranno probabilmente di un 30% rispetto al picco raggiunto a seguito della recessione dei G7 e del rallentamento della crescita globale;Quelli che hanno permesso alle loro valute la sopravvalutazione rispetto al dollaro sperimenteranno una rapida decrescita nelle esportazioni ; quelli che stanno avendo aumenti dell'inflazione ed ora hanno inflazione a due cifre (più di 30 economie di mercato emergenti ) dovranno alzare i tassi d'interesse per combattere la decrescita inflazionaria;e quelli che hanno lasciato -con una politica fallimentare del credito e monetaria- che l'inflazione salisse troppo sperimenteranno una perdita di competitività nelle esportazioni dato che l'inflazione porta ad un aumento reale dei tassi di scambio.

Mentre il prezzo del petrolio e delle materie prime - al momento in discesa del 15% rispetto ai recenti picchi - ridurranno in qualche modo le forze della stagflazione nell'economia globale, l'inflazione
è per ora sempre più trincerata - attraverso un circolo vizioso di aumento dei prezzi,degli stipendi e dei costi - in molti mercati emergenti nella trappola dell'aspettativa di alti tassi d'inflazione. Cosi questa alta inflazione tratterrà l'abilità, di rispondere al rischio di diminuzione della crescita,da parte delle banche centrali. Nelle economie avanzate l'inflazione diverrà un problema senza fine per le banche centrali mentre l'indebolimento nei mercati dei beni ridurrà il potere d'acquisto delle aziende; cosi come un indebolimento del mercato del lavoro - con un aumento della disoccupazione - terrà il costo del lavoro e degli stipendi alla corda; cosi come la rapida caduta dei prezzi delle materie prime smorzerà questa sorgente inflattiva.

Al momento tutte le banche centrali dei G7 sono preoccupate del temporaneo aumento del titolo inflattivo.Cosi per ora tutte loro stanno trattenendo o minacciando d'intraprendere politiche dei tassi miranti a contenere potenziali rischi d'inflazione. Ma nel tempo gravi rischi di recessione ed un rischio di grave crisi bancaria e finanziaria - con perdite nel credito al momento stimate al meno da 1 trillione di $ fino alla possibilità di arrivare a grandezze dell'ordine di 2 trillioni di $ con centinaia di banche in fallimento - forzerà la banche centrali dei G7 a tagliare ulteriormente i tassi.Ma questa politica sarà probabilmente troppo lenta e ritardata, specialmente fuori dagli USA,ed accadrà solo quando la recessione globale e dei G7 sarà ben radicata.
Quindi, la politica attuata in risposta a questa tempesta perfetta che ci stà arrivando addosso sarà troppo debole ed in ritardo per prevenirla.

Nouriel Roubini

luca pellarini ha detto...

Questo è invece un piccolo assaggio di un paragrafo estratto dal "Transition Handbook" di Rob Hopkins ,in corso di traduzione,chiunque sia interessato a capire la situazione e ad avere una visione "satellitare" può documentarsi su ciò che stanno facendo in inghilterra ed altrove..tranne che in italia....

ALCUNE CHIAVI INDICATIVE PER CAPIRE QUANTO SIAMO VICINI AL PICCO DI ESTRAZIONE DEL PETROLIO

Come possiamo fare per sapere se siamo al picco o molto vicini a raggiungerlo? Per prima cosa, c'è un modello osservabile che ci fornisce un indicazione.Molte nazioni produttrici di petrolio seguono lo stesso modello - il picco nelle scoperte di nuovi giacimenti tende ad avvenire 30-40 anni prima del picco della produzione.Chiaramente bisogna scoprire un giacimento prima di poterlo sfruttare produttivamente,e la tendenza è di sfruttare per primi i giacimenti più grandi e facilmente raggiungibili.Questo modello è stato già visto in Inghilterra, negli USA,Russia e molte altre nazioni produttrici di petrolio al momento in declino produttivo (vedi scheda).Dato che le scoperte di nuovi giacimenti hanno raggiunto il picco nel 1965,noi potremmo,se applichiamo lo stesso modello, immaginare che siamo arrivati ,o siamo molto vicini, al picco della produzione.Tutto questo fu osservato per primo dal geologo M.King Hubbert, che predisse già nel 1956 il raggiungimento del picco per gli USA nel 1970 (il picco nelle scoperte era stato raggiunto attorno al 1930) fu ridicolizzato,ma la predizione risultò corretta.(15)
Un'altro indicatore è che fin dal 2005 la produzione mondiale di petrolio si è stabilizzata tra 84 e 86 milioni di barili al giorno (mbd) a dispetto di un alto prezzo pagato in termini di danni ambientali.(16)Mentre l'economia mondiale cerca disperatamente di aumentarne il consumo (L'Agenzia Internazionale dell' Energia ha predetto che la produzione mondiale raggiungerà i 120 mbd,un numero che pochi nell'industria prendono seriamente in considerazione),e il prezzo del greggio è passato dai 12$ a barile nel 1988 ad oltre 100$ al 1 Gennaio 2008.L'incapacità di tener testa all'incremento della domanda (vedere fig. 4 p. 29) è una forte indicazione che sono sempre più in gioco problemi geologici piuttosto che problemi politici od economici.(17)
Le scoperte di nuovi giacimenti sono crollate a partire dal picco del 1965. Questa tendenza alla diminuzione delle scoperte è inoltre dovuta al fatto che sebbene si scoprano sempre nuovi giacimenti la loro grandezza media è in diminuzione. Nel 1940 la grandezza media dei giacimenti scoperti fino a 5 anni prima era di 1.5 miliardi di barili , nel 1960 era crollata a 300 milioni di barili , nel 2004 era soltanto di 45 milioni di barili, e continua a crollare.(18) Infatti durante l'Età del Petrolio sono stati trovati 47.500 giacimenti tuttavia i 40 giacimenti maggiori hanno fruttato il 75% di tutto il petrolio scoperto.(19) Come mostra la fig.2(pag.21) il crollo delle nuove scoperte è stato accompagnato da un incremento dei consumi. Il 1981 è stato l'anno nel quale questa divaricazione e partita, ed è andata aumentando stabilmente fin d'allora, fino ad arrivare al momento attuale nel quale consumiamo circa 4 barili contro 1 barile nuovo scoperto. In pubblico le multinazionali del petrolio parlano di grandi giacimenti e di un ricco futuro.B.P. dichara che "non c'è un problema di riserve".Exxon che" non c'è segno di picco".E la Aramco che "non esiste il problema delle riserve". Nel retroscena, tuttavia, tutte loro sono sempre più consapevoli della natura del problema. Nel Novembre 2006, si è tenuta una riunione a Colorado Spring detta "Hedberg Research Conference su: Lo stato delle riserve mondiali". La conferenza era esclusivamente ad inviti e riuni' insieme manager del industria del petrolio da tutto il mondo,oltre ad istituzioni come l'Agenzia Geologica di Rilevamento USA(USGS), l'Agenzia Internazionale dell'Energia e l'Amministrazione per l'Energia e l'Informazione. I media non erano ammessi, e le tesi presentate non erano scambiate. La manifestazione vide una franca e aperta discussione su temi quali :"la mia compagnia dice questo,ma i dati ci dicono quest'altro."
L'intenzione della conferenza era di riconciliare l'enorme differenza nella stima della somma dei probabili giacimenti da scoprire, tra chi da una parte, come l'Agenzia Geologica di Rilevamento USA(USGS),sosteneva gli scenari più ottimistici, e dall'altra parte, i dati contrastanti portati dalle altre Agenzie. Le Multinazionali produssero i dati in loro possesso, i quali non sono mai stati resi pubblici,e tutti insieme cercarono di vedere se un modello chiaro emergesse. I risultati di questa riunione: " Ti mostrerò i miei dati se tu mi mostri i tuoi" furono impressionanti. L'Agenzia Geologica di Rilevamento USA aveva una previsione di 650 miliardi di barili ancora da scoprire, ma alla fine la conferenza raggiunse un accordo su una misura di 250 miliardi. Argomentò inoltre che i giacimenti di petrolio non convenzionale (Sabbie catramose,giacimenti in acque profonde etc.) non avrebbero prodotto mai più di 4 - 5 milioni di barili al giorno, e comunque a caro costo,una cifra molto al disotto di quella fornita dall'USGS. Questo tipo di riunione confidenziale dietro le scene fu anche strumentalizzata agli inizi della discussione sul cambiamento climatico , che avrebbe poi portato alla formazione del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (I.P.C.C.).
Un ulteriore indicatore che ci suggerisce la vicinanza del picco è la natura delle nuove scoperte per le quali il mercato si eccita in questi giorni, le quali sono viste come quelle che appianeranno la situazione di deficit creato dalla produzione di petrolio convenzionale che inizia a diminuire. Una delle nuove riserve di petrolio "non convenzionale" che stà creando eccitazione è quella delle sabbie catramose in Alberta, Canada. Il problema delle sabbie catramose è che il petrolio e molto denso e viscoso più simile all'asfalto che al petrolio. Ci sono due modi per estrarlo. Il primo e di scavarlo con enormi escavatori, spostarlo con l'aiuto di camion grandi quanto una casa, e lavare le sabbie nell'equivalente di una enorme lavatrice. Circa il 20% è prodotto in questo modo. Il resto è estratto "in situ" pompando vapore ad alta pressione nel giacimendo e poi succhiandolo fuori.(22) Quello che viene fuori è petrolio di bassa gradazione il quale viene poi raffinato in prodotti petroliferi commercializzabili. Se le sabbie catramose dell Alberta sono il meglio che abbiamo a disposizione, allora siamo veramente messi male. In Alberta la stima dei giacimenti è di 175 miliardi di barili , che fanno del Canada uno dei 4 o 5 maggiori produttori mondiali di petrolio. Il petrolio contenuto nelle sabbie catramose è molto più costoso da prudurre rispetto ad altri giacimenti di petrolio, ma con il prezzo del greggio in aumento, questi giacimenti difficili da estrarre diventano sempre più finanziariamente convenienti. Le multinazionali del petrolio si stanno muovendo verso la zona, e Fort McMurray la principale citta della zona, stà diventando una città del boom.Clive Mather,CEO della Shell Canadese,descrive le operazioni della Shell nell'area come l'impresa più imponente che abbia visto fare dalla sua compagnia. Gente da tutto il mondo si stà spostando là per la "nuova corsa dell'oro".(23)
L'estrazione del petrolio dal catrame sabbioso è qualcosa di molto simile al cercare di estrarre tutta la polvere di cacao da una torta al cioccolato. Greenpeace ha stimato che per il 2011 le emissioni di biossido di carbonio risultanti dalla lavorazione del catrame sabbioso saranno superiori ad 80 milioni di tonnellate di CO2 equivalente ,maggiore di quella attualmente emessa dall'intero parco macchine del Canada.(24) Lo sfruttamento dei giacimenti di catrame sabbioso richiederanno inoltre l'abbattimento di vaste aree di antica foresta boreale.Le 2 principali debolezze del processo di produzione sono : in che modo è prodotto il vapore che serve a separare il petrolio dalla sabbia, e da dove arriva l'acqua per fare tutto quel vapore.
Si prende del gas naturale , prezioso e pulito (una risorsa anch'essa in diminuzione) (25) e lo si brucia per ottenere vapore per produrre "synfuel" un petrolio di bassissima qualità. Questa è follia. Non la "corsa all'oro". Infatti Matt Simmons un banchiere del settore investimenti nell'industria energetica una volta lo ha descritto cosi: "Amici , abbiamo solo trasformato oro in piombo" (26). Stiamo letteralmente grattando il fondo del barile, e piuttosto che negare l'evidenza del picco del petrolio - come quelli che dicono " guarda ce n'è ancora una montagna" propongono - tutto questo conferma la tesi del picco del petrolio: e cioè che abbiamo raggiunto il punto mediano dell'età del Petrolio e che l'era del petrolio a basso costo e chiusa per sempre.
Un solo copertone per uno degli enormi camion costa più di 40.000£. L'estrazione di petrolio dai giacimenti di catrame sabbioso è conveniente solo se il prezzo del petrolio rimane ad alti livelli, ma dobbiamo anche chiederci quanto debba aumentare il prezzo del gas naturale prima che la produzione di petrolio dal catrame sabbioso torni ad essere sconveniente. L'altro fattore limitante in questo tipo di produzione assieme al basso prezzo del gas naturale,è l'acqua. E' stato stimato che ci vogliono dai 2 ai 4 barili di acqua per ogni barile di petrolio prodotto da catrame sabbioso. (27) La quantità di acqua che può essere estratta dal fiume Athabaska è finito, ed è uno dei maggiori fattori limitanti questo tipo di produzione. Malgrado l'estrazione di petrolio dal catrame sabbioso sia ,evidentemente, una pazzia ,grandi quantità di denaro vi si stanno riversando , e questo è dovuto, in parte, anche al fatto che è uno dei pochi posti al mondo rimasto aperto agli investimenti privati nel campo della produzione di petrolio.
Potremmo a questo punto fare un analogia con un pub(bar). La perforazione convenzionale di un pozzo di greggio come accade in Arabia Saudita, è come essere seduti al banco mentre un gentile cameriere vi spilla il bicchiere direttamente dal barile in cantina. Il catrame sabbioso e qualcosa di simile al arrivare al bar e scoprire che tutta la birra è finita, ma voi siete cosi' disperatamente alla ricerca di una bevuta che cominciate a fantasticare sul fatto che nei 30 anni passati da quando il bar ha aperto al pubblico, l'equivalente di 5.000 litri di birra sono stati sparsi sui suoi tappeti, quindi voi progettate un processo attraverso il quale, bollendo i tappeti ,riuscirete ad estrarre la birra versata. Questa è la disperata, futile azione di un alcolizzato incapace di immaginare la propia vita senza l'oggetto della sua dipendenza, ed è percorribile solo perchè il prezzo del petrolio è alto e quello del gas naturale è più basso ( essendo l'alto prezzo del petrolio l'unico dei due sul quale possiamo fare affidamento).
Un'altra storia recente ci fornisce un'indicazione sulla natura poco rassicurante delle ultime nuove scoperte. Fà riferimento a supposti nuovi enormi giacimenti scoperti nel Golfo del Messico nel 2006, "tra i 3 ed i 15 miliardi di barili" stando alle sovraeccitate notizie di stampa (28)

luca pellarini ha detto...

scusate gli eventuali errori d'ortografia ma è una bozza ...redatta questa notte...

Pippolillo ha detto...

Ma pensando a qualcosa di ottimistico e positivo, qualcuno ha studiato il picco d'installazione dei pannelli fotovoltaici in Italia e nel mondo?

A lume di naso penso che in Italia avverrà verso il 2650 vista la nostra situazione disastrosa, nella Provincia di Bolzano forse un po' prima.

Attendo con fiducia l'entrata in funzione di quelle 4 centrali atomiche di cui il nostro attuale governo si sta facendo promotore, chissà dove andranno a prendere l'uranio e dove vorranno stoccare il combustibile irraggiato... di sicuro quel politico con l'auto blu citato nell'articolo avrebbe avuto la risposta pronta.

Ugo Bardi ha detto...

CAro Luca, questi commenti sono un po' lunghi e si finisce per non apprezzarli in questa sede che non è adatta ad ospitarli. Ti suggerisco di metterli in forma di un post e di passarli a Franco Galvagno. Per me sono da pubblicara.

Ugo Bardi ha detto...

Caro Carlo, il breakthrough tecnologico ci potrebbe anche essere, anche se io non lo vedo all'orizzonte. Però non cambierebbe la curva di produzione del petrolio; anzi, renderebbe il picco molto più vicino. Ma non ce ne accorgeremmo perché saremmo tutti contenti con il nostro impianto a fusione fredda in cantina. Io sono, però, un zinzino scettico.... :-)

MaRaNtZ ha detto...

Ravviso nell'analisi dell'andamento dei prezzi del petrolio lo stesso rischio concettuale che si corre nell'analizzare i cambiamenti climatici. Un tema così complesso come i meccanismi che governano i prezzi di un bene così indispensabile, non si può ridurre ad una linearizzazione o una estrapolazione semplice, un modello insufficiente non sarebbe in grado di rilevare e registrare correttamente le volatilità del mercato, che appaiono assolutamente casuali. Questo non succede però, analogamente ai cambiamenti climatici, se si esaminano scenari futuri e si estrapolano dei "trend" di lungo periodo. Quanto succede da un mese all'altro (come anche da un anno all'altro) è assai poco rilevante, conta la proiezione nel lungo periodo, ed i prezzi sono TUTTORA in proiezione ESPONENZIALE, checchè se ne possa dire analizzando gli odierni ribassi. Quest'anno è stato fresco rispetto ai primi anni del secolo, ciò non significa che il pericolo dei cambiamenti climatici sia scongiurato.. Il tasso di CO2 infatti avanza, così come avanzano anche i consumi energetici... e pertanto il petrolio salirà, salirà, salirà ....

SolarTime ha detto...

La cosa triste è che fino a quando il prezzo del petrolio non raggiungerà livelli insostenibili, e così tutti i prodotti ad esso collegati (energia e trasporti su tutti), i grandi uomini d'affari e petrolieri non faranno nulla per invertire la tendenza...

Dovremmo arrivare a 500$ al barile? Io spero che ci si fermi prima, o che almeno questo dannato petrolio termini una volta per tutte e si passi decisamente alle rinnovabili.

Carlo Stagnaro ha detto...

Caro Ugo, quasi per definizione il breakthrough lo si vede a posteriori ;-) E' ovvio che un grande balzo in avanti :-) porterebbe a un picco dei consumi petroliferi, ma avrebbe determinanti meramente economniche (perché il petrolio diventa man mano meno competitivo) e non fisiche,quindi si tratterebbe di un fenomeno molto diverso - per cause e conseguenze - da quello immaginato dai peak oilers, no?

Riccardo Gallottini ha detto...

Secondo me il petrolio è presente in abbondanza.
L'unico modo per valutare picchi sarebbe lavorare e studiare un eventuale picco tecnologico, cosa assai + complicata di un eventuale peak oil standard.
Se la tecnologia c'è lo permetterà credo che il 2020 sia una data troppo vicina per rimanere a secco di oil

luca pellarini ha detto...

come ha detto il ministro per l'energia saudita (o qualcuno del genere,non ricordo esattamente) "l'età della pietra non è finita per mancanza di pietre"...è forse troppo ingenuo pensare ad una riconversione prima che sia troppo tardi?