lunedì, agosto 18, 2008

Siamo azionisti della guerra in Ossezia ?



Anche la guerra in Ossezia, tanto per essere originali, ha radici energetiche.

Il territorio ha terre molto fertili, ha riserve petrolifere inattaccate (seppur non si tratti di giacimenti giganti) e, cosa molto importante, è zona di transito per un oleodotto di enorme importanza strategica per il petrolio che dal Caspio arriva all'Europa, il Baku-Tbilisi-Ceyhan. La Russia ha cercato di bombardarlo, e afferma che ci sono le basi giuridiche per un massiccio intervento militare contro la Georgia.

Naturalmente quando succedono questi eventi l'attenzione del pubblico è fortemente polarizzata su singoli episodi (generalmente cruenti, a forte impatto emotivo) e su meccanismi parziali che inducono una visione incompleta e distorta della realtà: presenza di frange terroristiche da eliminare, rappresaglie di una parte o dell'altra, interventi "giusti"...
Gli aspetti economici e politici fanno la parte del leone e quasi "accompagnano" a pensare che la soluzione dei conflitti possa essere ricercata solo in essi.

Il Papa ha fatto il suo ennesimo appello a deporre le armi. Non che sia sbagliato, ma la sua efficacia è paragonabile a quella di un uomo in mezzo a una tempesta che grida "fermati ...".

E' pur vero che gli uomini al contrario della natura recepiscono e possono guidare, entro certi limiti, il corso degli eventi; tuttavia in un sistema dinamico complesso dobbiamo trovare la via per gestire il cambiamento. Sperare, disperare o usare la forza bruta sarà perfettamente inutile quando non controproducente.

La mamma di tutte le guerre è la fame di petrolio e di risorse in genere che ci prende in una morsa terribile di dipendenza, impedendoci di vedere il suo vero volto.

P.S . Il titolo non vuole essere soltanto psico-provocatorio. Chiunque abbia delle azioni su mercati internazionali, di qualunque settore, avrà tempo e modo di vedere quanto il loro valore sarà influenzato dalla presenza o dall'assenza dei flussi petroliferi dell'oleodotto di cui sopra.

15 commenti:

Palomar ha detto...

Secondo il punto di vista di Giulietto Chiesa, in un'intervista di Antonella Marrone su "Liberazione" del 12 agosto, questa volta il petrolio che attraversa il territorio georgiano, non avrebbe niente a che fare con la situazione nelle regioni in questione:

«Non ci sono anche questioni economiche importati. Per esempio il petrolio?



No. Ho letto delle sciocchezze clamorose tipo che i russi non hanno bombardato l’oleodotto. Certo, l’oleodotto è assolutamente fuori dall’area di interesse ed è la prova provata che si stanno mantenendo nei limiti del ritorno alla linea precedente. Se avessero voluto bombardare avrebbero bombardato Tiblisi. Non c’è una sola prova di un intervento militare russo al di fuori dei confini dell’Ossezia del Sud.» (12/08/08)

http://www.giuliettochiesa.it/modules.php?name=News&file=article&sid=327

Certo è che l'interesse di Washington per la Georgia dipende dal petrolio. Non voglio fare l'avvocato del diavolo ma, come suggerisce il mio nomignolo, osservo l'universo circostante e cerco di capirci qualcosa.

Pippolillo ha detto...

Io cambierei la frase nell'articolo "Naturalmente quando succedono questi eventi l'attenzione del pubblico è fortemente polarizzata" in "Naturalmente quando succedono questi eventi l'attenzione del pubblico è fortemente polarizzata, da parte dei mass-media,".

L'informazione in Italia è fatta soprattutto da giornalisti-zerbini, spetta a noi cercarci le notizie ed andare oltre a quello che ci dicono il Corriere, Repubblica, TG1 ecc.

Poco tempo fa ad una mia telefonata indignata ad un giornalista di una testata locale, questo mi rispose:"Ma se scrivo la verità poi il Sindaco mi chiama dicendomi che ce l'ho sempre con lui".
Ecco, zerbini a tutti i livelli.

Anonimo ha detto...

E' interessante che il papato (nelle vesti del gerarca di turno, quale che sia), che è uno dei corresponsabili primari del picco-di-tutto che stiamo vivendo, spenda con tanta frequenza parole apparentemente accorate contro le conseguenze delle sue stesse azioni.

Anonimo ha detto...

Non è che la Russia ha cercato di bombardarlo. La Russia lo ha mancato di poco, ed era un messaggio molto chiaro, come quando in un western si spara vicino ai piedi di un tizio. Come quando gli americani bombardarono "per errore" l'ambasciata cinese a Belgrado.
Dire che "l'oleodotto è fuori dall'area di interesse" come fa Chiesa è una grande sciocchezza. La Russia ha voluto affermare il fatto che la Georgia tutta è un suo satellite, perché può prendersela con la forza quando e come vuole. Per ora la Nato continua a dichiarare di volerla inglobare, ma alla fine sarà la Russia a spuntarla.

Frank Galvagno ha detto...

caro anonimo,
posso capire la tua disappovazione verso un'organizzazione che parla molto bene, sa agire anche bene ma spesso in un modo solo puntuale (buona volontà di singoli sacerdoti), e da un punto di vista macro non si oppone, almeno a mio avviso, in modo sufficientemente forte a BAU e altre "perversioni fossili" che esacerbano problemi che stanno diventando più grossi di noi (competizione & guerre per le risorse; disoccupazione galoppante; differenze abissali tra nord e sud; inquinamento e clima)

Anonimo ha detto...

Date una sbirciata a Georgia/Ossezia su maps.google.com...

...bianco, zero data, niente...
Completamente oscurato.

???

massimo nicolazzi ha detto...

Due precisazioni, se posso.

La prima è che il tubo non passa in Ossezia, e per controllarne un pezzo bisogna controllare territorio georgiano in senso stretto. Controllarlo poi per che cosa? Per qualche milione di dollari di diritti di transito? Per ricattare il mondo minacciando di chiuderlo, che francamente mi parrebbe una versione russa del dottor Stranamore?
La seconda è che il Baku-Ceyan è andato in fiamme il 6 Agosto in territorio turco e l'incendio l'hanno spento l'11. I curdi dicono che sono stati loro, i turchi smentiscono e il silenzio è d'oro. Non ho comunque trovato annunci di data di ripristino(ma magari non ho cercato abbastanza). Durante l'attacco russo era insomma già fermo di suo.

In definitiva, forse è vero che il petrolio non c'entra, o comunque c'entra poco (però non dite che sono d'accordo con Giulietto Chiesa, che sennò poi mi avvilisco...)

mauriziodaniello ha detto...

Su google funziona tutto !

mauriziodaniello ha detto...

"Controllarlo poi per che cosa? Per qualche milione di dollari di diritti di transito? "

Bè ci sono in gioco miliardi se calcoli tutto.

Ciao

Ugo Bardi ha detto...

Mi risulta che dal BTC (Baku-Tiblisi-Ceyan) passi circa un milione di barili al giorno. Non è poco, è oltre l'1% del petrolio totale prodotto in tutto il mondo, ed è ancora di più se consideriamo il totale esportato. Ma è vero che l'oleodotto non è che una pedina nel grande gioco: bolshoya ikra, si usa ancora dirlo in Russo.

Immagino che il piano della Russia sia di riprendersi il Caspio, Baku, e tutto il resto, il grande gioco, appunto. Per la Russia (e una volta l'URSS) quella è zona strategica, non è solo questione di un particolare oleodotto. Già Hitler aveva provato a occupare i pozzi del Caspio, ci riusci' quasi, ma il risultato finale fu Stalingrado. La storia si ripete.

Palomar ha detto...

Ai commentatori dei post:

sarebbe utile che quando si muove una critica o si fanno affermazioni di un certo interesse, si riportasse la fonte (sorgente) o, in mancanza di questa, almeno il riferimento (giornalistico, biblio-sito-grafico, …) da cui i propri dati sono tratti.

Ciao, grazie.

Ugo Bardi ha detto...

Eh, beh, si dovrebbe. Però i commenti sono cose che scriviamo un po' alla svelta - mettersi a citare le fonti sarebbe cosa un po' lunga e che probabilmente ci farebbe passare la voglia. Per il BTC, comunque, cercando su Google si trovano un sacco di dati e figure. Per esempio, il discorso del milione di barili al giorno l'ho citato a memoria. Ora mi è venuto il dubbio e sono andato a cercare. Sembra che si approssimatiamente giusto ma, in realtà, può darsi che trasporti di meno nella pratica.

massimo nicolazzi ha detto...

Il BTC è in effetti in progettata espansione sino a 1,2 milioni di barili/giorno. Il mio punto era solo che controllare qualche chilometro del tubo non serve a granchè; ma magari ne riparliamo (e con piacere) un'altra volta. Tra l'altro un pezzo del tubo era pure russo (nel senso che una quota era di Lukoil); ed è poi stato venduto da Lukoil ai giapponesi insieme alla quota Lukoil nel giacimento di Azeri-Chirac-Guneshli (che è il giacimento nell'off-shore azero che oggi riempie quasi per intero la capacità del BTC).
Chiedo scusa a Palomar se non ho citato fonti. In realtà la mia fonte è la Reuters e la notizia dell'"incidente" è uscita su quasi tutte le agenzie.Poi da noi non è stata ripresa, ma era Ferragosto...
Per Lukoil, la fonte sono io (nel senso che lavoravo per loro quando hanno venduto)

Palomar ha detto...

Vi ringrazio.

Frank Galvagno ha detto...

Grazie a Massimo Nicolazzi per la tua precisazione. In effetti da una cartina l'oleodotto sembra essere tangente all'Ossezia del sud [http://www.theoildrum.com/node/4396]; in questo articolo sul Times si è più precisi
"... Around 249km of the route passes through Georgia, with parts running only 55km from South Ossetia. " [http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/europe/article4484849.ece]

Come evidenziate tu e Ugo, il discorso è ampio su tutta una zona geografica cruciale su cui qualcuno "deve" avere il controllo