sabato, febbraio 21, 2009

La verità sul clima


created by Giorgio Nebbia

[Professore emerito di Merceologia, Università di Bari



[articolo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 20 gennaio 2009]



Una verità scientifica, scoperta da qualcuno, resta tale fino a quando qualcun altro, per motivi ideologici o di denaro, non dice che non è vera. Il revisionismo, la negazione di fatti accertati, è uno dei diffusi sport praticati da opinionisti, intellettuali, "scienziati", anche per ottenere consensi e approvazioni da chi è disturbato dalla verità. Pensate a Charles Darwin (1809-1882; cade quest'anno il bicentenario della nascita), questo biologo che gira il mondo a bordo della nave "Beagle", visita terre lontane, ne osserva e descrive piante e animali e, dopo averci pensato su, nella sua casa di campagna, per una ventina di anni, finalmente pubblica, esattamente 150 anni fa, il suo principale libro "L'origine delle specie". In esso Darwin spiega che ogni essere vivente, uomo compreso, è il risultato di una lenta evoluzione da organismi semplici a organismi più complessi. Il suo libro sarebbe finito confinato nelle biblioteche universitarie se qualcuno non si fosse accorto che metteva in discussione il racconto dell'origine dell'uomo contenuto nella Bibbia. La chiesa cristiana del tempo, negando il contributo di Darwin, non ha però evitato che l'evoluzione diventasse uno dei pilastri della cultura e della scienza moderna.

Ci sono moltissimi altri esempi di inutili negazioni delle verità scientifiche. A proposito di ecologia mi viene in mente il libro "Primavera silenziosa", pubblicato nel 1972 da Rachel Carson (1907-1964), una biologa del Ministero dell'Agricoltura americano. Il libro spiegava che, se si fosse continuato nell'uso indiscriminato di pesticidi persistenti come il DDT, queste sostanze sintetiche, disperdendosi in tutto l'ambiente, avrebbero compromesso la sopravvivenza di animali terrestri e marini e un giorno non ci sarebbero più stati uccelli a cantare nel cielo; alla lunga i pesticidi sarebbero arrivati con la loro tossicità nel corpo umano. Dopo la pubblicazione i potenti gruppi dell'industria chimica si sono scatenati a negarne la verità, preoccupati perché la contestazione dei pesticidi comprometteva la vendita dei loro prodotti e i loro affari; la verità è prevalsa e l'uso del DDT e di altri pesticidi è stato vietato e ne ha tratto giovamento la salute umana e dell'ambiente.

Tutto questo mi viene in mente ascoltando le recenti polemiche sull'effetto serra e sui cambiamenti climatici dovuti alle attività umane. Nel 1895 un chimico svedese, Svante Arrhenius (1859-1937; quest'anno cade anche il 150° anniversario della sua nascita; quante ricorrenze in questo 2009!), aveva pubblicato, in una rivista scientifica, un articolo in cui spiegava che l'aumento della concentrazione dell'anidride carbonica nell'atmosfera avrebbe fatto aumentare la temperatura terrestre. Alla fine dell'Ottocento si era nel pieno nella rivoluzione industriale basata sull'uso del carbone (la cui combustione provoca appunto una immissione di anidride carbonica nell'atmosfera) ed era appena cominciata l'era del petrolio. Passano i decenni e dal 1958 cominciano ad essere pubblicati i risultati di misure dettagliate della concentrazione dell'anidride carbonica nell'atmosfera effettuate in un osservatorio nell'isola di Mauna Loa, nelle Hawaii, in pieno Oceano Pacifico, lontano da città, fabbriche e altri disturbi. I dati sperimentali mostrano un costante aumento di tale concentrazione in diretta correlazione con l'aumento dell'uso dei combustibili fossili. Nello stesso tempo l'analisi delle statistiche sulle variazioni del clima nell'ultimo secolo ha mostrato che l'aumento della immissione nell'atmosfera di vari gas, principalmente l'anidride carbonica di origine antropica, sta provocando, proprio come aveva previsto Arrhenius, un lento graduale aumento della temperatura "media" --- va sottolineato "media", non quella di quest'estate o di quest'inverno a Bari o Bologna --- del pianeta Terra.

Un riscaldamento planetario che provoca fusione di parte dei ghiacciai permanenti, fa aumentare la frequenza delle tempeste in alcune zone e della siccità in altre, con prevedibili crescenti danni e costi economici per la nostra e le future generazioni. L'avvertimento è stato raccolto dalle autorità internazionali che, da alcuni anni a questa parte, hanno deciso che occorre limitare le emissioni di gas nell'atmosfera e rallentare il riscaldamento planetario, anche se questo impone di limitare il consumo dei combustibili fossili, di modificare radicalmente i mezzi di trasporto, i processi produttivi e l'organizzazione delle città, e comporta minori profitti per le industrie più inquinanti. Le quali in questi anni hanno organizzato una campagna di contro informazione per negare l'evidenza dei fatti.

Sono così apparsi e continuano a moltiplicarsi migliaia di articoli e di "blog" (quelle specie di lettere che appaiono su Internet, in cui chiunque può scrivere quello che vuole) di carattere negazionista; essi sostengono che non è vero che le attività umane fanno aumentare la temperatura "media" del pianeta e perciò che non è necessario cambiare la produzione delle merci o limitarne i consumi. Un riflesso di questo negazionismo si è avuto nella recente posizione assunta dal governo italiano al fine di ostacolare gli accordi europei per la limitazione delle emissioni di anidride carbonica. La voce dei negazionisti si è fatta più alta in occasione dell'attuale inverno freddo che smentirebbe chi sostiene l'esistenza di un riscaldamento planetario di origine antropica; anzi essi sostengono chel'osservazione della superficie terrestre dai satelliti artificiali indicherebbe che i ghiacciai stanno di nuovo aumentando. Per quel poco che può valere la mia modesta opinione, faccio presenteche il gioco del negazionismo non giova a nessuno; una corretta analisi mostra che il volume dei ghiacciai continua a diminuire, la crescente siccità e le sempre più frequenti alluvioni sono, purtroppo, realtà. Negare, per interessi di affari, le verità scientifiche alimenta il chiacchiericcio ma danneggia la conoscenza del mondo e diffonde l'impressione che non c'è da fidarsi di nessuno. E, fra l'altro danneggia anche coloro che alimentano il negazionismo perché impedisce loro di affrontare con coraggio e rapidità gli inevitabili mutamenti tecnico-scientifici e sociali necessari perché la Terra diventi più umana da abitare.

8 commenti:

stefano ha detto...

come non essere d'accordo..
e pensare che a me molte persone 'rinfacciano' il fenomeno del 'global warming' per il 'freddo' di questo inverno..
poi faccio notare dove sia la neve (in appennino è solo sopra i 1300 in maniera rilevante..) che indica indubbiamente un inverno 'vecchio stile' anche con precipitazioni molto abbondanti, ma con zero termico comunque elevato..
senza scordare che all'Abetone (siamo a 1400 tondi tondi) ha anche piovuto diverse volte..
ma che inverno sarebbe stato senza influenza antropica? secondo me almeno con 'zero termico' molto più in basso..
ai posteri -negazionisti- l'ardua sentenza..

Anonimo ha detto...

Quante tristi banalità!
1) La teoria dell'evoluzione è l'unico mezzo scientifico di cui oggi disponiamo per spiegare le varie speci viventi sulla terra ma non è esente da critiche e punti deboli! (non pare che l'evoluzione sia lenta e continua ma piuttosto caratterizzata da stasi dove non succede niente ed esplosiani improvvise).
2) Molti allarmismi della Carson sono ormai notoriamente ingiustificati. Il DDT ha salvato la vita a tantissime persone e vietarlo è stato un crimine dalla malaria ed è stato vietato solo perchè noi - occidentali opulenti - avevamo dubbi e ne abbiamo riscontrato "tracce" nei nostri organismi con tecniche sempre più sofisticate. Oggi, per fortuna, siamo tornati sui nostri passi e il DDT non è più vietato.
3) E il Global Warming? Veramente si crede che sia una teoria esente da dubbi? Da necessità di approfondimenti? Andiamo! Lo scenario più cautelativo dell'IPCC - quello che prevede nessun aumento delle emissioni di CO2 dal 2000 - mostrava comunque un aumento delle temperature. Ebbene da allora le temperature sono calate (o sono rimaste pressochè costanti) sebbene le emissioni di CO2 siano aumentate drammaticamente. E pensate che tutto sia chiaro? Che abbiamo compreso i fenomeni e sappiamo prevederli?
Che tristezza tristezza tristezza quando l'ideologia vince anche la minima razionalità scientifica.
Giovanni

Paolo ha detto...

@ Giovanni

2) il DDT purtropo ha ormai perso efficacia in vaste aree del pianeta (il che non impedisce di trovare sempre nuovi modi per avvelenarci);

3)rimane per me un mistero come si possa dire che le temperature siano calate, quando sappiamo bene che i dieci anni più caldi dal 1880 sono compresi in quelli che vanno dal 1997 ad oggi.

stefano ha detto...

@Giovanni
di ideologico ho ben poco..visto che studio il clima da 25 anni; mi sono fatto tante idee ma ideologie nessuna..
Lo scenario di cui parli (che è stato ampiamente sforato) mostra la T in aumento perché le emissioni accumulate nei passati 80-100 anni non permettono più ormai l'arrestarsi dell'aumento termico..

Anonimo ha detto...

@Paolo

Se gli anni più caldi fossero disposti in questo modo:
1998 anno più caldo
1999 secondo
....
2008 11° +caldo

è ovvio che l'andamento è in calo...in che modo avere i 10 anni più caldi dopo il 1998 descrive un trend?
Il trend lo si vede filtrando i dati:
http://lwf.ncdc.noaa.gov/img/climate/research/2008/ann/global-jan-dec-error-bar-pg.gif

Paolo ha detto...

@anonimo

In realtà è il 2005 il più caldo, ma anche se fosse il 1998, è il trend che ci interessa. Il 2008 è risultato relativamente più fresco (ma sempre tra i primi dieci) per effetto de La Nina.

Ivan ha detto...

Io continuo a pensare che il riscladamento è dovuto all'attività del sole...

Paolo ha detto...

@Ivan

Considera Venere: dista dal Sole poco più di cento milioni di km, circa il 70% della distanza Terra-Sole: questa maggiore vicinanza comporta un irraggiamento solare doppio rispetto al nostro pianeta. Tuttavia l’atmosfera di Venere è talmente densa che riflette circa il 70% dell’energia solare ricevuta: in superficie, quindi, arriva meno energia che sulla Terra. Stando così le cose, la superficie di Venere dovrebbe essere meno calda di quella terrestre; ma il notevole effetto serra generato principalmente dalla CO2 (che compone circa il 96,5% dell'atmosfera) porta invece la temperatura a oltre 460°C: se non fosse per una così alta percentuale di CO2, sarebbe di poco superiore a quella terrestre.