mercoledì, febbraio 25, 2009

Mucche? Macchè, bufale ...


Pochi giorni fa, sul sito di una nota rivista italiana di automobili, è comparso l'articolo

"LE MUCCHE EMETTONO PIÙ CO2 DELLE AUTO". Tra l'altro, proprio alla sezione attualità/ecologia, in cui di tanto in tanto vado a spigolare per rendermi conto dei contenuti che si vogliono far passare in "anteprima" (si fa per dire) al pubblico del web.

In questo articolo l'autore (ignoto) si lancia in un funambolico confronto tra le emissioni di autoveicoli e quelle dell'allevamento del bestiame, arrivando a constatare che i primi impattano meno degli animali. Non vengono tratte ulteriori conclusioni scritte, tranne il fatto che si potrebbe fare qualcosa agendo sull'alimentazione degli animali ( ! ).



Devo amaramente realizzare che la mamma delle bufale è sempre incinta, con parti frequenti e plurigemellari; si dicono sempre più spesso le stesse falsità scientifiche, travestendole di volta in volta. Purtroppo, mentre la falsità giuridica è punita dalla legge, quella scientifica è continuamente vituperata, con una leggerezza disarmante.

Tornando al nostro articolo, occorre ricordare ancora la differenza tra cicli fossili e cicli rinnovabili. I bovini rientrano nella biosfera e traggono il proprio sostentamento dai cicli rinnovabili da centinaia di migliaia di anni: acqua, erba, sole.

La CO2 che scambiano deriva dalle biomasse: i carboidrati che digeriscono i bovini (l'uomo non può nutrirsi esclusivamente di "erba", essendo sprovvisto degli enzimi che hanno invece gli animali) vengono trasformati dal loro metabolismo, tra le altre cose, in metano ed anidride carbonica.

Diverso è il caso per l'utilizzo dei distillati dell'industria petrolifera. La loro combustione completa produce in modo quantitativo anidride carbonica e acqua (oltre a piccole parti di idrocarburi incombusti e altre molecole); dunque, il carbonio in forma ridotta, che era sepolto da decine di milioni di anni sotto qualche chilometro di litosfera, viene estratto e ossidato in modo estremamente veloce.

L'atmosfera si ritrova così a dover "collocare" un esubero di CO2 , che è un gas serra; essendo questo un ciclo ecologico con tempi sulla scala dei secoli/millenni, prima che le piante e gli oceani abbiano di nuovo fissato o assorbito l'esubero di anidride carbonica, sarà l'anno 2500 e oltre.

Il secolo attuale sarà quello in cui verranno accumulate le "coperte" più spesse.
[ si veda a tale proposito il post "L'effetto coperta (già effetto serra)" di Ugo Bardi ]



PS E' chiaro che l'autore aveva le idee ben confuse; non sembra aver capito che il rapporto originale della FAO si riferisce alla filiera dell'allevamento nel suo complesso (non si parla di mucche contro maiali etc). Avere un kg di carne sulla tavola è estremamente energivoro, in termini di petrolio equivalente per alimentare la poco efficiente catena dell'allevamento. Per un approfondimento si veda il post di Marco Pagani "Carne, energia e riscaldamento globale" .

30 commenti:

Toufic ha detto...

Ma a quello lì nessuno ha detto che le mucche pascolano nei prati e che l'erba dei prati assorbe la CO2 ed altro emessi dalle mucche?

Paolo ha detto...

Vorrei capirci qualcosa di più: leggo QUI che:

...spulciando l’IPCC agricultural report si scoprono anche in questo settore fonti di emissioni trascurate. I fertilizzanti all’azoto, ad esempio, comportano emissioni pari a 2.318 Mt CO2: il 4,37% delle emissioni mondiali, più del trasporto pesante su gomma. Il metano prodotto dal bestiame invece è responsabile del 3,98% delle emissioni mondiali: più del doppio del trasporto aereo.

La notizia che avete citato era invece stata riportata anche dal Corriere:

Strano ma vero: inquina di più allevare mucche che guidare automobili. Lo dice un rapporto della Fao (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) e lo sostiene con la certezza dei numeri: il settore dell’allevamento di bestiame (bovini, maiali, pecore, piccoli ruminanti e volatili) produce più gas serra rispetto al sistema mondiale dei trasporti (il 18% contro il 14%), inserendosi tra i principali responsabili del riscaldamento globale del pianeta.

Più che un allarme, è un ultimatum: secondo Henning Steinfeld, funzionario della Fao, «l’allevamento costituisce un grande problema ambientale a cui va posto urgente rimedio».

ecc.

Dobbiamo forse distinguere tra allevamento industriale e 'familiare'?

Anonimo ha detto...

Fra un po' si accorgeranno che anche gli esseri umani emettono CO2, quindi magari proporranno stermini di massa per consentire ai suv di circolare.
Andrea De Cesco

gianluca ruggieri ha detto...

temo che ci sia un problema di nomenclatura

le mucche infatti emettono metano
e anche se il bilancio di carbonio è in pareggio
il metano ha un GWP maggiore dell'anidride carbonica
http://en.wikipedia.org/wiki/Global_warming_potential
e quindi è molto peggio avere un atomo di metano piuttosto che uno di co2 in atmosfera

anche se poi in prospettiva, avendo una vita più breve, potrebbe dare meno problemi

quindi le mucche non emettono più co2
ma danno un contributo molto importante al GWP

questo è uno dei tanti buoni motivi per ridurre la quantità di carne nella propria dieta

Frank Galvagno ha detto...

Ragazzi, secondo me la domanda fondamentale è: DA DOVE viene il carbonio scambiato? :-)

gianluca ruggieri ha detto...

ciao frank

o non ho capito
o non sono d'accordo

sul tema dei bovini
anche se il carbonio viene da fonte rinnovabile
collocarlo in atmosfera come metano ( e non più come CO2) moltiplica il suo potere di gas serra
per 72 volte se basato su un orizzonte di 20 anni
per 25 volte se basato su un orizzonte di 100 anni
per 7.6 volte se basato su un orizzonte di 500 anni
e quindi il bilancio NON è più in pareggio

cioè
ho una molecola di CO2 in atmosfera
viene fissata dalle piante
la pianta viene mangiata dalla mucca
la mucca la trasforma in metano e la riemette
adesso lo stesso atomo di carbonio presente nella molecola di metano (e non più nella molecola di anidride carbonica) pesa molto di più in termini di effetto serra

è più chiaro adesso?

Ugo Bardi ha detto...

Ragazzi, un attimo di attenzione. Il metano nell'atmosfera ha una vita media di una decina di anni, poi viene trasformato in CO2 dall'attività batterica. Quindi, il metano emesso dalle mucche è sempre "metano rinnovabile", viene riassorbito e scompare rapidamente.

Comunque, è anche vero che c'è un problema di metano quando si trasforma, per esempio, una foresta in una risaia. A quel punto, le emissioni sono continue e per lungo tempo e questo può avere effetti sul clima. Secondo Ruddiman, le emissioni dell'agricoltura umana, ancorché rinnovabili, hanno avuto un profondo effetto sul clima terrestre.

Ma questa è tutta un'altra cosa che non ha niente a che fare con quei rozzi ignoranti che ti vengono a dire, "beh, che male faccio con la mia SUV? Le mucche fanno più danni!"

Anonimo ha detto...

Rimane il fatto che il post è presentato assai male, ed è meglio essere prudenti invece che ritenere che solo la propria scienza sia quello giusta.
Giovanni

Anonimo ha detto...

Non credo che un pianeta senza uomini e con miliardi di mucche avrebbe gli stessi problemi... L'intelligenza però sarebbe la stessa!
Al massimo ci sarebbero più mosche. Quindi forse ad una mucca verrebbe in mente di dare la colpa del riscaldamento globale alle mosche, e lo scriverebbe pure sul "Il giornale delle mucche".

In ogni caso sono questi dibattiti che fanno spazientire il 95% della gente (e delle mucche), contribuendo alla confusione.
JAS

den ha detto...

Che gli automobilisti prendano le mucche come alibi è ovviamente risibili, contando tra l'altro che non ho mai incontrato un guidatore di SUV che si faccia remore alimentari.

Questo però non toglie l'effetto del metano come gas serra, sottoprodotto della digestione dei bovini. Il fatto che il metano non resti in eterno in atmosfera è certamente favorevole, ma i tempi di permanenza sono comunque tali da provocare un accumulo con effetto tutt'altro che trascurabile.

Va poi ricordato che le mucche non vengono alimentate solo a fieno, ma anche e in maggioranza con cereali e semi oleosi - fatto che accresce la produttività diretta ma anche la fermentazione intestinale e dunque produzione di metano.

Ma soprattutto, dall'associazione che dell'EROEI fa metro, mi lascia perplesso non si sottolinei come l'efficienza alimentare della carne bovina sia in assoluto la peggiore di tutti.

Ovvero: bistecche e hamburger sono il modo meno efficiente (come territorio ed energia) per sostentarsi, parallelamente provocando ulteriori emissioni di gas serra. E si parla di un ordine di grandezza.


Mi viene spontanea una punta di malizia: che nessuno, neppure l'ASPO, sia esente dal vizio di pesare eticamente un comportamento in funzione di quanto soggettivamente portati allo stesso...

luca ha detto...

sull'argomento mucche-auto c'è molta confusione e demagogia: ho avuto una discussione simile con un amico fornaio che pure ha messo su una buona iniziativa: http://www.panedimmidipiu.org/
ingenuamente ha usato proprio lo slogan delle mucche che emettono più delle auto, che in parte potrebbe anche essere vero ma detta così rischia di creare le solite contrapposizioni e scuse per "non agire" sul DIO auto.
e' vero infatti che secondo l'ultimo rapporto IPCC il conteggio delle emissioni per settore, a livello globale, vede l'agricoltura complessiva (quindi non solo mucche) superare i trasporti, anche questi nel suo complesso, mi sembra l'agricoltura con il 13.8 % delle emissioni e trasporti 13.1%, il che non significa che bisogna togliere (o cambiare cibo) le mucche ma che ogni settore deve fare la sua parte e nessuno deve tirarsi fuori, questo lo dico e lo ripeto di continuo.
Poi le realtà delle singole nazioni cambiano molto, per l'Italia l'agricoltura è un 6-8% (dovrei verificare quale esatto ma ora non ho sotto mano le statistiche) e i trasporti 27%, in australia invece l'agricoltura rappresenta il 18% delle emissioni, e il problema infatti è affrontato nel sito governativo sul cambiamento climatico in diversi rapporti
http://www.climatechange.gov.au/publications/index.html#agriculture

http://www.climatechange.gov.au/agriculture/publications/livestock.html
in conclusione insomma la notizia mucche - trasporti non è del tutto una bufala, ma viene usata a proprio vantaggio da alcune categorie per nascondere le loro magagne.
il problema vero è che ogni settore deve fare la sua parte, ma guai a toccare il mio dicono tutti.
Luca lombroso

Anonimo ha detto...

Ritengo il post veramente mal posto ed errato in alcuni suio passaggi.
1° l'uomo puo' vivere di sola "erba" ne sanno qualcosa i sempre piu' numerosi vegetariani al mondo
2° come gia' precisato da altri le mucche emettono metano e non anidride carbonica
3° un allevamento intensivo di mucche produce quantità di gas serra enormi pargonabili a quelle di una grossa città.

Se poi vigliamo dire che chiaramente si puo' vivere benissimo senza un'auto (sopratutto se molto inquinante) sono daccordissimo, ma non dimentichiamoci che possiamo vivere benissimo senza carne o quantomeno con pochissima carne rispetto a quella che produciamo oggi.

Anonimo ha detto...

Segnalo il nuovo post di climalteranti, su una incredibile e disgustosa operazione...
Qui ormai siamo nella dittatura delle balle. Il governo di Battaglia. Altro che mucche. Io sono basito.
Ma è possibile andare avanti cosi?
Mi fermo per non dire altro.

http://www.climalteranti.it/?p=127

e sugli incendi in Australia:
http://www.climalteranti.it/?page_id=44

JAS

Frank Galvagno ha detto...

Allora, provo a rispondere a un po' di questioni.

Il concetto meccanicistico di Gianluca è corretto, mi scuso se non ho trasmesso fin dall'inizio di condividerlo. Il C può confluire in CO2 e CH4 e la risposta-serra è diversa.

Più in generale, mi scuso se l'articolo ha dato un'impressione di giudizio o presuntuosità o saccenza; non lo cambierò, tuttavia, per correttezza con quel che è stato :-)

Giovanni, posso essere d'accordo sul fatto che il post sia presentato male, e che nessuno abbia la scienza infusa; solo, mi sembra ubn po' riduttivo asserire che "è meglio essere prudenti" :-)

JAS, il problema è proprio quello che osservi tu. Le dinamiche dei sistemi sono come un reattore chimico in cui avvengono più trasformazioni contemporaneamente, e in modo interdipendente. Il "capitale" di C della biosfera è veicolato essenzialmente dalla CO2 atmosferica, che a sua volta è in equilibrio con oceani (ioni carbonato e idrogenocarbonato), organismi viventi e -in minor misure- rocce.

Ora prescindo dai contributi fossili. Se aumenta la popolazione animale (uomini, mucche, maiali, fagiani, scolopendre ...) avverrà in dinamica una diminuzione del materiale legnoso e vegetale in generale. Al limite, si può arrivare a rendere "molto" piccolo il patrimonio vegetale, con grande rischio di megafeedback negativo (morie, estinzioni). Il carbonio in gioco è quello della biosfera, indipendentemente dalle contingenze (incendi, deforestazioni, scoregge ...).

Ora, noi abbiamo chiamato in causa il superpatrimonio fossile. Stiamo aggiungendo una ingente quantità esogena di "reagente" al nostro reattore. Prima che anche questa CO2 sia "fissata" come carboidrato, cellulosa e quant'altro occorreranni svariati secoli. Tra l'altro, dare all'Uomo l' "arma" dei combustibili fossili lo rende vittima del paradosso di Jevons, per cui tenderà parallelamente a "divorare" risorse agroalimentari con cinetiche sempre più veloci (a meno di un picco - HC)

Il punto è che mangiare molta carne e pochi vegetali è molto inefficiente. Un po' come andare in palestra con il SUV invece che in bicicletta

Ugo Bardi ha detto...

Ritorno sulla questione della durata di vita del metano per chiarire ulteriormente. Ci sono tre gas serra molto importanti: Acqua, metano e CO2. Di questi, l'acqua è nettamente il più potente ed è anche quello che è più concentrato nell'atmosfera. Questo ha dato origine a molte critiche fatte da ignoranti o da gente in malafede che non ci dobbiamo preoccupare della CO2 perché l'acqua è molto più importante. Sbagliato. La ragione è che il tempo di permanenza dell'acqua nell atmosfera è di pochi giorni. Quindi l'acqua non è una forzante, ovver non modifica il clima. Ne possiamo immettere quanta se ne vuole nell'atmosfera, ma ritorna allo stato liquido quasi immediatamente.

Il contrario vale per la CO2 che ha tempi di permanenza di migliaia o centinaia di migliaia di anni,a seconda dei cicli. Ovvero, la CO2 immessa nell'atmosfera rimane li' per tempi molto lunghi. Ergo, è una forzante, ovvero modifica il clima.

Il metano è una cosa intermedia ma più vicina all'acqua che alla CO2. Ha tempi di permanenza intorno a una decina di anni. Questo vuol dire che se immettiamo nell'atmosfera del metano "rinnovabile", ovvero emesso dalle mucche, questo viene riassorbito in tempi abbastanza rapidi e l'effetto è piccolo nonostante il suo alto potere di assorbimento IR. Lo vedete anche dagli scenari dell'IPCC, il metano viene preso in considerazione, ma ha un effetto molto piccolo

raimondo ha detto...

Per me si tratta di uno scherzo di carnevale fatto a o da qualche giornalista

Anonimo ha detto...

Secondo i dati Unacoma, le immatricolazioni di trattori in Italia tra il 2007 ed il 2008 sono state comprese nel range 24.000 - 28.000. Le masse usuali sono di 3 - 7 t.

Si rammenti che l'Italia è un grande produttore agricolo, con un comportamento particolare: importa una quota di granaglie ed esporta volumi enormi di frutta e verdura.

Secono l'ACI le autovetture (auto + furgoni leggeri) immatricolate nel 2007 sono state circa 2.514.905, a cui si devono sommare almeno altri 500.000 veicoli tra motocicli, vetture immatricolate come autocarri, furgoni pesanti etc.

I due ordini di grandezza di differenza fanno capire bene dove stia il problema.

fausto

luca ha detto...

non si tratta di uno scherzo di carnevale, la notizia si rifà a un comunicato FAO che già era passato sui giornali tempo fa
http://www.fao.org/newsroom/en/news/2006/1000448/index.html

da quel che ho letto ora, ma vorrei trovare l'intero rapporto, si arriva a questo 18% considerando lìintero LCA degli allevamenti e non solo delle mucche, includendo quindi il contributo di emissioni di cambio uso del suolo e deforestazione, non so però se questo è tenuto conto anche nel 13% delle emissioni delle auto.
Il problema non è la fondatezza della notizia ma il modo in cui viene usata a proprio vantaggio da uno o dall'altro.
dicendola a un allevatore ormai mi inforcava, così come quando dissi a un camionista che il suo camion inquinava...
Luca Lombroso

luca ha detto...

evidentemente dormivo, ecco l'intero report, buona lettura
ftp://ftp.fao.org/docrep/fao/010/A0701E/A0701E00.pdf

Frank Galvagno ha detto...

Grazie Luca per il chiarimento. Il punto è proprio questo. Il discorso FAO è legato alla FILIERA dell'allevamento: reandimenti della catena alimentare, energia elettrica per le stalle, farmaci, meccanizzazione, movimentazione ,...

Come ipotizza Raimondo potrebbe essere uno scherzo. Per me è probabile una combinazione tra scherzo e informazione parzializzata per "discolpare" il comparto auto, il tutto condito con il giusto grado di ignoranza

Anonimo ha detto...

Bardi ha scritto riguardo l'acqua: "Ne possiamo immettere quanta se ne vuole nell'atmosfera, ma ritorna allo stato liquido quasi immediatamente."
La concentrazione dell'acqua in atmosfera dipende da condizioni di equilibrio termodiniamico (temperatura e pressione). Se ce n'è meno di quello che dovrebbe (cioè l'ambiente è secco), il vapore emesso non ritorna immediatamente allo stato liquido, ma se ne sta buono in atmosfera.
Certo, il nocciolo del discorso non cambia: la concentrazione di vapore acqueo nell'atmosfera dipende dall' equilibrio termodinamico e non dalle "nostre emissioni" (come per CO2, metano e gli altri gas serra minoritari). Però è sempre meglio essere precisi (e "prudenti", nel senso di scrivere quello che si sa che è giusto, altrimenti c'è chi legge in modo frettoloso e trae conclusioni 'emotive').
Giovanni

Claudio Costa ha detto...

@ Ugo Bardi

“Questo vuol dire che se immettiamo nell'atmosfera del metano "rinnovabile", ovvero emesso dalle mucche, questo viene riassorbito in tempi abbastanza rapidi e l'effetto è piccolo nonostante il suo alto potere di assorbimento IR.”

Finalmente un po’ di chiarezza professore guardi cosa dobbiamo affrontare noi
Ci sono anche i confronti tra le diete

http://alternativenergetiche.forumcommunity.net/?t=17612437
http://alternativenergetiche.forumcommunity.net/?t=17704330


@ Luca Lombroso

Su: metano zoogenico

Gli scienziati dell’IPCC calcolano l'emissione di metano zoogenico sia di origine enterica, sia originata dai reflui sul totale degli animali zootecnici. Il calcolo è qui nelle linee guida :

http://www.ipcc-nggip.iges.or.jp/public/2006gl/

Vol 4 agricoltura capitolo 10 bestiame cioè qui

http://www.ipcc-nggip.iges.or.jp/public/2006gl/pdf/4_Volume4/V4_10_Ch1_Livestock.pdf

Penso sia un errore:
- Se il numero di animali da allevamento resta costante, anche il metano atmosferico di origine zootecnica resta costante, tanto ne entra in atmosfera e tanto ne esce; si chiama stato stazionario, (relativamente a quello zoogenico)
- Se il numero di animali cresce, dovrebbe aumentare anche il metano residente in atmosfera, almeno per 12 anni (8,7 +/- 1,3 anni)
Nel capitolo 10 del volume 4 delle linee guida, sulla CO2 si esprimono chiaramente dicono che bilancio del carbonio è nullo, mentre il metano dicono che è da considerarsi diversamente.
Hanno ragione perchè se c'è una crescita zootecnica le emissioni di metano vanno considerate aggiuntive nell’atmosfera, ma solo per 12 anni.
Il metano dopo 12 anni in atmosfera è scisso in H2O e CO2 che rientra nel ciclo del carbonio captato dai vegetali (la CO2 che deriva dal metano zoogenico non è una perturbazione aggiuntiva). Esempio: Un allevatore ha 300 vacche dal 1960 le emissioni di metano di queste vacche sono zero nel bilancio di massa, se aumenta la mandria a 350 le emissioni di metano sono da calcolare su 50 vacche per 12 anni.”

Primo errore: gli scienziati dell’IPCC calcolano le emissioni di metano sul totale degli animali senza contare che gran parte di questo numero di animali era già presente 12 anni fa e che il metano zoogenico del 2008 di questi animali va a sostituire il metano emesso nel 1996 dallo stesso numero di animali. Perché il metano del 1996 si è ormai scisso in CO2 che assorbita dalle piante nel 2008, è emessa come CH4 dagli animali del 2008.
Una stima da proporre in alternativa è un accumulo di quote per 12 anni sull’incremento zootecnico per specie e tipologia, anno per anno. La somma delle quote diviso il periodo di tempo preso in considerazione, dovrebbe dare la quota annua di metano zoogenico aggiuntivo.

Secondo errore:sommano il metano zoogenico a quello antropogenico. Ma il metano antropogenico, cioè quello industriale, o le perdite di estrazione e trasporto, quando si scinde in H20 e CO2 determina un aumento della concentrazione della CO2, il metano zoogenico NO!
La CO2 che dopo 12 anni deriva dal metano è la stessa che è captata dai vegetali, non altera la concentrazione della CO2 atmosferica.

La componente zoogenica del metano in atmosfera dovrebbe essere poco significativa, in quanto la concentrazione è stabile dal 90

http://homepage.mac.com/williseschenbach/.Pictures/world%20methane%20concentration.jpg

Fonte CDIAC, mentre i ruminanti zoogenici sono in forte crescita, dal 90 non c’è nessuna correlazione con il metano atmosferico.

http://www.oar.noaa.gov/research/papers07/greenhouse1.gif

Nei grafici delle forzanti radiative dati noaa, l’azione riscaldante del metano è in evidente decrescita. Da notare il picco del 1991 (pinantubo) e 1998 (el super nino). Picchi non antropogenici.
Invece nel rapporto AR4 IPCC 2007
(http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar4/wg1/ar4-wg1-chapter7.pdf)
si afferma che l’incremento di metano è solo antropogenico.

Paolo ha detto...

quale che sia la causa, attualmente il metano nell'atmosfera è di nuovo in aumento:

http://www.sciencedaily.com/releases/2008/10/
081029141043.htm

Claudi Costa ha detto...

@ Paolo

Ti ringrazio della segnalazione, se ti interessa questo è il commento degli Idso

http://www.co2science.org/articles/V11/N49/C1.php

Paolo ha detto...

Segnalerei anche quest'articolo su Nature:

Methane - A sleeping Giant

Claudio Costa ha detto...

@ Paolo

Ti ringrazio dell'articolo molto interessante.

Condivido un certo dubbio espresso anche nell'articol,o che riguarda i periodi molto più caldi di ora, ad es. Eemian dove però il metano non era 10 volte la concentrazione di ora, quindi non è detto che succeda ora.
Del resto non mi sembra un indizio una crescita di concentrazione ( nel grafico ) di un centesimo di ppb cioè una crescita infinitesimale in un gas presente in tracce infinitesimali in atmosfera.
Poi l'autrice parla di cause antropiche dell'aumento del metano e cita gli allevamenti ahimè l'errore è proprio radicato.

OT: avevo già letto degli idrati di metano in libri di fantascienza "Stato di paura" di Crikton e " Il quinto giorno " di Schatzing un libro che consiglio

Enzo da Gela ha detto...

Le stupidate sul GW che si leggono ogni giorno, trovano terreno fertile tra la tanta gente "ignorante" sull'argomento trattato. Il tutto permette di coprire ai nostri politici i problemi reali ed ottenere consensi che non riescono ad ottenere in altri modi. Anche Obama si sta muovendo nella stessa direzione e non credo che sia ignorante, ma è uno dei modi per avere consensi e prendere nello stesso tempo in giro il mondo intero.

Claudio Costa ha detto...

L'ISPRA HA FATTO LA STIMA DELLE EMISSIONI ZOOGENCIHE PER L'IPCC: TUTTO SBAGLIATO

Qui c’è la lettera che ho mandato al dottor DeLauretis dell’ISPRA

http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind...single&ide=480

Qui c’è l’allegato

http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind...single&ide=486

Qui c’è la risposta di De Lauretis

Gentile dottor Costa,
il nostro lavoro di stima delle emissioni dovute alle attività antropogeniche, incluso l'allevamento di animali per la produzione di prodotti diari e carne, non ha l'intenzione di valutare il peso delle emissioni di una attività o processo produttivo sull'incremento delle concentazioni di CO2, bensi di valutare le quantità emesse ogni anno da un elenco di attività definite appartenenti a diversi settori come quelli relativi ai consumi energetici, i processi industriali di produzione, l'agricoltura o la gestione dei rifiuti.
In relazione agli accordi intrapresi a livello internazionale nell'ambito della Convenzione sui Cambiamenti Climatici e successivi Protocolli di riduzione delle emissioni, come il Protocollo di Kyoto, è stato concordato l'elenco di sostanze di cui calcolare le emissioni e con quali valori convenzionali potenziali di riscaldamento globale (21 per il metano e 310 per il protossido di azoto) al fine di poter confrontare tali emissioni con quelle calcolate di anidride carbonica. In relazione agli assorbimenti delle emissioni derivanti dai cambiamenti di uso del suolo, dal suolo e dalle foreste, è stato concordato che le Parti del Protocollo potessero utilizzare solo parte delle quantità assorbite, calcolate con riferimento alle ultime metodologie disponibili, ed in particolare le GPG LULUCF dell'IPCC, al fine della verifica del rispetto degli impegni di riduzione intrapresi.

Per riassumere il nostro compito è quello di stimare le emissioni annuali dei settori e di compararle tra loro nel tempo, individuare le potenziali misure di riduzione di tali emissioni e verificarne gli incrementi e le riduzioni; non è nostro compito invece quello di stabilire se le emissioni di un settore incidono più o meno sui cambiamenti climatici.
Le serie storiche delle emissioni annuali sono poi input, insieme a tante altre informazioni e parametri, dei modelli indipendenti sviluppati nel mondo che cercano di prevedere i potenziali effetti nel medio-lungo periodo dei cambiamenti climatici in atto, il peso delle attività antropogeniche su tali cambiamenti, gli eventuali danni e costi relativi.

Non esiti a contattarmi per ulteriori chiarimenti

Riccardo De Lauretis
ISPRA
Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
via C. Pavese 313
00144 Roma

tel 06 50072543
fax 06 50072657
delauretis@apat.it

E qui c’è la mia replica

Dott De Lauretis

la ringrazio dell'attenzione e della risposta.
Quello che ho cercato di spiegare nell'allegato è che ritengo un errore stimare il metano prodotto dagli animali zootecnici sia per ruminazione, sia per fermentazione reflui, come una emissione.
L'emissione di metano zoogenico è uguale a zero, come l'IPCC considera uguale a zero le emissioni di CO2 zoogeniche dovute sia alla respirazione, sia alla fermentazione dei reflui ! Perchè il metano zoogenico è esattamente uguale al captato dai vegetali.
Quindi le metodologie GPG LULUCF dell'IPCC, se dicono che il metano prodotto dagli animali zootecnici è da considerarsi come una emissione: sono sbagliate.
Non è un puntiglio, perchè le conseguenze di questi errori sono che gli allevatori per ottenere l'AIA ( senza la quale non si può allevare) devono e dovranno abbattere le emissioni, con costi enormi, mentre quelle zoogeniche non sono emissioni, ma gas immessi in cicli rinnovabili!

Claudio Costa

Claudio Costa ha detto...

http://www.climatemonitor.it/?p=4830
La zootecnia è responsabile del 50% delle emissioni antropogeniche? Prima parte.
Direi accuse campate in aria senza riscontri nei dati reali e senza riferimenti scientifici vagliati dalla revisione scientifica "peer review".
Insomma conticini della serva!

Matteo ha detto...

L'assurdo è considerare anche le "Deiezioni" come fattore inquinante, secondo alcuni la fermentazione rilascerebbe una quantità enorme di CO2 e metano. Eppure il letame è da sempre considerato l'alimento delle flora, chiunque ha seguito anche il più elementare corso di Agricoltura, sa che il terreno agricolo ideale è quello di "medio impasto" e che il letame ha una funzione fondamentale nel conservare nel tempo le condizioni ideali, distribuito nella quantità di 300-400 quintali ad ettaro apporta le quantità ideale di elementi nutritivi (principali: azoto, fosforo e potassio) ed allo stesso tempo migliora e conserva le qualità fisiche del terreno, quindi ritengo che cosiderare il letame inquinante sia un insulto all'intelligenza umana.
Anzi penso che esso dovrebbe essere considerato come elemento che contribuisce a ridurre la CO2 in quanto favorisce un notevole l'incremento della massa verde capace di assorbire la CO2.
Inoltre il rapporto FAO da cui prende spunto la vicenda è assai corposo e tende mettere in evidenza i danni causati dagli allevamenti intensivi contro natura(animali tenuti in spazi molto ristretti) e dalla deforestazione la cui somma algebrica con l'afforestazione mette in evidenza una perdita annua netta di superficie verde(boschi e foreste) di circa 7.300.000 ettari, praticammente tutti gli anni al Pianeta Terra gli viene aumputata un'area alberata pari a: Sicilia più Sardegna e più Piemonte. Non credo sia possibile andare avanti ancora per molti anni con questo sistema. Però di tale questione nessuno ne ha parlato, forse non genera interessi pari ai SUV.