martedì, agosto 28, 2007

Il nuovo grande gioco

Di Eugenio Saraceno

Pochi in occidente hanno idea di cosa sia SCO e non è certo a causa di disattenzione, semplicemente sui nostri media non esiste. Eppure la Shanghai Cooperation Organization è un patto economico e militare che, per i geostrateghi atlantici, è problema ben più preoccupante del terrorismo islamico (che in un certo senso loro stessi hanno fomentato fin dai tempi dell'URSS in Afghanistan e di cui a mio avviso non hanno mai perso completamente il controllo) poichè è un gruppo di paesi (Russia, Cina, Pakistan, Kazakhstan, Uzbekistan e altri), quasi tutti muniti di arsenale nucleare e posizionati tra Europa e Asia proprio a ridosso della regione dove due secoli fa iniziò il "grande gioco" tra Russi e Britannici per il controllo dell'Asia Centrale. Il grande gioco sembra non essere ancora terminato ma oggi in luogo dei britannici sono subentrati quasi completamente gli Usa.

Tenere lontani gli Usa dall'Asia Centrale è lo scopo principale e nemmeno tanto nascosto di SCO, quindi non deve stupire il fatto che non siano stati invitati a partecipare alle operazioni militari se non come osservatori. Mentre del fallimento della strategia in Iraq si parla su tutti i giornali perchè comunque esiste una fazione politica americana (ripresa da moltissimi partiti europei, in particolare a sinistra) che ha idee diverse sul Medio Oriente, sulla debacle in Asia Centrale si tace perchè su quella tutte le fazioni politiche occidentali sono d'accordo, perfino in casa nostra dove con distinguo più o meno sottili e tranne un paio di senatori cocciuti tutti sono a favore della campagna d'Afghanistan, ultima roccaforte atlantista in asia centrale.

Dopo il fallimento del golpe attribuito ad islamisti "democratici" in Uzbekistan e della "rivoluzione dei tulipani" in Kirghizistan le cose in Asia Centrale si sono messe male per gli Usa e la Nato. Gli Uzbeki , subito dopo aver domato le squadracce paramilitari che cercarono di attuare il golpe nel 2005, sospettarono gli americani di aver eterodiretto la cosa e revocarono la concessione delle basi ex sovietiche Uzbeke agli Usa che le avevano ottenute dopo l'attentato delle torri gemelle. Così le uniche basi operative atlantiche in Asia Centrale sono quelle Afghane che vengono allestite e potenziate con priorità massima rispetto a qualsiasi altra infrastruttura del paese.

Tenere l'Afghanistan è vitale ma sempre più arduo perchè ogni rifornimento terrestre dipende dal Pakistan che è formalmente un alleato degli Usa, ma anche un membro di SCO, ha concesso una base navale alla flotta cinese e vi sono anche poteri molto influenti che supportano la guerriglia dei Taliban, insomma definire il Pakistan un alleato fedele dell'occidente è un puro eufemismo.

Le ragioni per cui il Patto Atlantico tiene tanto a rimanere con un piede in asia centrale si riconducono sostanzialmente al posizionare basi strategiche esattamente al centro dell'Asia da cui minacciare Russia, India, Pakistan, Iran e Cina. Da questa posizione di forza è anche possibile controllare alcune zone particolarmente ricche di fonti energetiche, ma questo, se ci si riferisce al solo Caspio è un obbiettivo secondario perchè l'Afghanistan non ha sbocchi al mare. Diviene non secondario se vi si saldano gli altri due pilastri della geopolitica Usa in Eurasia: Caucaso e Medio Oriente. Realizzando almeno uno di questi il dominio dell'Asia Centrale diviene effettivo e paga anche dal punto di vista delle risorse energetiche. Se Infatti fosse possibile controllare le repubbliche Centroasiatiche e rendere sicuro il corridoio caucasico (Georgia e Azerbaijan) le risorse energetiche centroasiatiche potrebbero fluire attraverso tale corridoio senza passare dal territorio russo. Ancor più efficace sarebbe chiudere il cerchio del golfo Persico controllando l'Iran; in tal modo, oltre a poter veicolare verso il mare l'energia del bacino del Caspio attraverso il corridoio più breve, si otterrebbe l'obbiettivo strategico maggiore di controllare completamente le maggiori riserve di idrocarburi al mondo e presidiare lo stretto di Hormuz dai due lati (Oman e Iran) Ciò è quanto più vicino al controllo totale delle riserve energetiche del pianeta si possa ottenere.

Tuttavia le azioni intraprese dagli Usa per perseguire questi obbiettivi, lungi dall'aver ancora risolto la situazione a proprio favore, hanno avuto come effetto il consolidarsi di SCO cosa che in assenza della comune minaccia non sarebbe mai avvenuta. Secondo il mio parere l'unione di Russia, Cina e repubbliche centroasiatiche in qualcosa di simile ad un patto di Varsavia, con l'aggiunta eventuale di altri paesi quali Iran e l'India è una minaccia geostrategica severa per l'egemonia Usa, ed anche per l'Europa se ne verrà vista come satellite accondiscendente, in particolare per la prossimità geografica.

In pratica se per gli Usa il rischio è perdere l'occasione per egemonizzare definitivamente il pianeta, per noi c'è quello di rimanere isolati con vicini ostili ed un alleato che non è più forte come prima e non ha nè voglia nè possibilità di supportarci. Pensate a tutto questo con in mente la geopolitica del dopo peak oil con la guerra più o meno strisciante per le risorse. L'Europa sovrappopolata, priva di risorse e senza la supremazia tecnologica di un tempo, non ha speranza di avere alcuna rilevanza strategica in un simile contesto. Verremmo schiacciati da orde in cerca di quel che ci è rimasto, un pò di terra coltivabile e qualche infrastruttura ancora utile.

Se veramente l'obbiettivo geostrategico degli Usa è contrastare la crescente potenza Cinese prima che sia troppo tardi (10-15 anni secondo gli analisti) l'aver provocato l'abbraccio Russo/Cinese è uno degli errori più clamorosi che si potessero fare; A quanto pensava Brezinsky infatti Cinesi e Russi dovevano liquidarsi a vicenda come effettivamente stava per succedere 30 anni fa.

Come rimediare? Penso che la soluzione per noi Europei è cercare di rendere i Russi meno ansiosi di riarmarsi facendo più sicure le loro frontiere e quindi meno importanti i loro rapporti di alleanza strategica con la Cina. Questo significa prendere le distanze gentilmente ma fermamente dalla geopolitica Usa (via dal centro Asia, no basi Usa in est europa e no basi russe sul Baltico, accordo euroasiatico sull'energia e politica di riduzione dell'uso di combustibili fossili). Puntare quindi ad una struttura di cooperazione politica economica e militare con i Russi e gli altri paesi ex sovietici che abbia buoni rapporti sia con gli Usa sia con Cina e India, che superi la UE e le pur meritevoli direttive sulla lunghezza dei cetrioli e guardi verso est, da dove viene la nostra unica speranza di non rimanere senza energia e materie prime. Una specie di ago della bilancia.

Oggi abbiamo ancora qualche attrattiva, domani ci rideranno in faccia e ci diranno di rivolgerci a Washington.

Eugenio Saraceno

6 commenti:

Walterino ha detto...

Per colpa di politicanti beoti facciamo parte della NATO..una vera disgrazia! I nostri alleati naturali non sono certo gli USA!

Anonimo ha detto...

"Chi non ricorda la storia è condannato a ripeterla........"
Non dimentichiamoci che senza i ragazzi americani morti da noi nel '44 , oggi tutta l'Europa camminerebbe col passo dell'oca sotto la croce uncinata.
Pace , se possibile.

Anonimo ha detto...

E' il secondo pezzo firmato Eugenio Saraceno che leggo e che condivido in larga parte. Noto tuttavia che lui stesso afferma: "...il consolidarsi di SCO cosa che in assenza della comune minaccia non sarebbe mai avvenuta". Quanto può durare una "coalizione" che vede insieme Russia e Cina, Russia e repubbliche ex-sovietiche e un domani Pakistan e India? O meglio: quante possibilità ci sono che una tale "coalizione" si mantenga unita anche di fronte a una futura smisurata crescita della potenza cinese? Ad ogni modo, sulla conclusione, mi trovo assolutamente daccordo. Anzi, più che mettere su una "struttura di cooperazione politica economica e militare con i Russi", sembrerebbe cosa naturale che la Russia entrasse a far parte della UE.

Anonimo ha detto...

Dimenticavo: l'altro pezzo che ho letto è: "Come interagiscono ambiente, risorse, politiche economiche ed organizzazione sociale", nel quale è esposto "il tentativo di teorizzare un un sistema economico che garantisca un minimo vitale a tutti sterilizzando l'inflazione ma PREMI I MERITI DEI LAVORATORI, le capacità imprenditoriali e l'innovazione". Ora, noto che il premio al merito dei lavoratori va bellamente a farsi fottere nel momento in cui: "L'alloggio diviene un diritto, ogni nucleo familiare che non ne possiede ne riceve uno in usufrutto, a tal scopo vengono alienati i patrimoni immobiliari". In pratica le seconde e terze case, per le quali i suddetti lavoratori hanno sudato una intera vita, con il sogno di assicurare un tetto e/o una rendita ai figli, vengono alienate. A meno che non si faccia coincidere tale "premio" con il "piccolo indennizzo per ogni immobile alienato" che "gli ex padroni ricevono". Insomma, a me piacciono, a grandi linee, le proposte di Saraceno, ma non condivido certi eccessi e forzature nelle idee di redistribuzione delle risorse. Considero il "Período especial" cubano come un modello ideale per il mondo futuro, ma al tempo stesso faccio notare che il comunismo reale non è stato da meno del capitalismo nell'implementare modelli esemplari di sviluppo insostenibile. Sempre con riferimento a Cuba, la monocoltura della canna pre-1991 ne è un caso lampante. Poi, diciamolo: chi in questa era di vacche grasse, ha sperperato il suo reddito in viaggi, macchinoni e divertimenti, è bene che domani si rimbocchi le maniche più degli altri. Dubito infine che si possa mai verificare una completa de-globalizzazione o il passaggio una economia di pura sussistenza. Si pensi, per assurdo, a flotte di "neo-clipper", costruiti con il know-how e la tecnologia velica attuale.

Eugenio Saraceno ha detto...

Rispondo ai commenti che pur se anonimi sono stimolanti.
All'anonimo che invita a ricordare la storia per non ripeterla vorrei far notare solamente che proprio dalla storia del secondo conflitto mondiale possiamo apprendere che al momento dello sbarco in Normandia le divisioni di Hitler erano posizionate per oltre due terzi sul fronte orientale e per meno di un terzo sul cosiddetto vallo atlantico in previsione di una invasione anglo americana.
La buona riuscita della successiva campagna alleata di Francia si può anche imputare al coordinamento tra anglo americani e sovietici; questi ultimi infatti sferrarono contemporaneamente da est un massiccio attacco (anche di questo sui nostri media ci sono poche tracce) impegnando il grosso delle forze tedesche corazzate attestato sul fronte orientale ed impedendogli di sguarnire ad est per andare a sventare l'invasione anglo americana ad ovest.
Per cui nel conto di quelli che sono morti per consentire all'europa di non marciare al passo dell'oca può tranquillamente metterci i 20 milioni di russi, bielorussi, ucraini, kazaki etc. caduti nel conflitto contro il nazismo.

All'altro anonimo rispondo su SCO che secondo me i presupposti per la durata ci sono, Russia e Cina sono economie complementari, i primi sono focalizzati nelle materie prime, l'agricoltura e nella ricerca teorica ma non dispongono di grandi capitali, i secondi nella trasformazione industriale e fanno progressi nella ricerca applicata, dispongono di grandissimi capitali ma non dispongono di sufficienti materie prime e sono sempre più in difficoltà per la produzione alimentare.

Sul discorso delle seconde case concordo con lei sul fatto che non sarebbe bello vedersi togliere la seconda o terza casa, ma lei ha anche omesso la fine della frase "..a cominciare dai patrimoni immobiliari più grandi"; le assicuro che non pensavo al pensionato che acquista un appartamento per i figli ma ai vari furbetti del quartierino, alle grandi immobiliari che hanno rilevato i patrimoni edilizi un tempo pubblici ed ora costringono gli affittuari a ricomprarglieli a prezzi di mercato pena lo sfratto o l'aumento spropositato del canone.
E comunque se il sistema teorizzato prevede un tetto per tutti, ciò vale anche per i figli cui era stata destinata la seconda casa acquistata dal nostro pensionato. Dunque egli non la perderebbe.
Tenga conto inoltre che, almeno in Italia il problema è limitato in quanto i proprietari della abitazione in cui vivono sono ormai oltre l'80% dei nuclei familiari ed il numero di unità abitative disponibili eccede il numero di nuclei familiari esistenti dunque ci sarebbe spazio anche per un certo numero di casette vacanza, in particolare quelle molto piccole che non potrebbero ospitare una famiglia stabilmente. A patto che con la grande crisi del peak oil e delle risorse vi siano ancora sufficienti redditi per permettersi una vacanza come la intendiamo oggi.
Le ricordo infatti che tutto il brano che lei ha letto (e la ringrazio per la pazienza) è scritto pensando ad una situazione di grave crisi dell'economia dei consumi, con iperinflazione dei generi di prima necessità e iper disoccupazione derivata dalla riduzione dei consumi non necessari. In una situazione del genere se lei fosse proprietario di due appartamenti, disoccupato per via della crisi, preferirebbe ricavare dal secondo immobile un reddito monetario che si svaluta ad un tasso superiore alla capacità dell'affittuario di pagarle degli aumenti sul canone mensile o un vitalizio in natura (farina, legumi, zucchero..), il "piccolo indennizzo" dato agli ex proprietari di immobili alienati?

Infine sulla globalizzazione, sono d'accordo che il commercio internazionale non si fermerebbe; sappiamo che è sempre esistito e che in epoca antica venivano dall'Oriente spezie e sete; ma erano appunto beni che gli importatori non potevano produrre a casa propria. Non ci si sarebbe mai sognato di importare mobili o pentole come avviene oggi a causa del differenziale dei costi di produzione e del basso costo dell'energia. L'aumentare del costo del trasporto a lunga distanza (navigare a vela costa più che a petrolio o a carbone) ci riporterà semplicemente alla situazione in cui a viaggiare erano i beni di lusso e quelli impossibili da produrre ovunque (ad es. caffè, cotone etc) oppure che non si è in grado di produrre in quantità sufficienti e che dovranno essere importati da chi ne ha in surplus.

Saluti

Anonimo ha detto...

Grazie. Mi ha convinto: accetto il vitalizio. Però, visto che sono anonimo, a farina, legumi e zucchero aggiungerei anche la figlia dell'affittuario.
Per quanto riguarda il commercio, mi pare che neanche nell'epoca carolingia, delle ville e dei mansi, le uniche merci che viaggiavano erano "i beni di lusso e quelli impossibili da produrre ovunque". Tantomeno la situazione che lei prospetta può assimilarsi, per esempio, all'impero coloniale inglese dell'epoca immediatamente precedente al vapore (inizio dell'uso massiccio dei combustibili fossili) e alla rivoluzione industriale. O pensa, faccio i dovuti scongiuri, che ci aspetti una nuova età della pietra, stile teoria Olduvai? Tenga presente che frasi del tipo: "navigare a vela costa più che a petrolio o a carbone" sono vere qui e ora e rischiano di essere improvvisamente capovolte, per esempio, da una determinata soluzione tecnologica. Più in generale, ritengo che azzardare previsioni su quanto costa questo o quel bene, o se conviene o no quella determinata attività, divenga estremamente problematico nel momento in cui si immagini completamente stravolta l'economia mondiale. Basterebbe, a Prodi l'intera manovra 2007 a finanziare la costruzione di un complesso architettonico identico a quello di piazza dei Miracoli a Pisa? E allora come ci riuscì la piccola repubblica marinara di Pisa, con i mezzi e le energie di cui disponeva? Immaginiamo un futuro in cui i nostri figli e nipoti non potranno godere del nostro livello di vita. Non dimentichiamoci che quel futuro in larga parte è già qui. C'è già un'infinità di cose che i nostri nonni, o avi, poveri e affamati, avevano, o potevano, ma non più noi. Dovessimo subire una nuova invasione di barbari, stavolta non potremmo sistemarli nelle terre del fisco. Non abbiamo più terre neanche per noi. E allora, secondo lei, quante speranze abbiamo di tirare avanti senza più neanche una intensa rete di scambi commerciali, anche a lunga distanza?
Ricambio i saluti.