giovedì, settembre 18, 2008

Ecopunto-II




La presentazione del progetto "Ecopunto" ha generato molta discussione e tante perplessità. Pur senza trascurare le varie obiezioni fatte, va detto a favore di Recoplastica che con la loro idea hanno mosso le acque in un mondo in cui il dialogo si riduce spesso alla stanca polemica "inceneritori si - inceneritori no". Quindi, bisogna discuterne. Ho cominciato con un commento precedente Vediamo di ora di approfondire un po'.

La grande rottura della proposta ecopunto sta nel mettere in discussione un fatto che sembrava assodato. Perché dobbiamo pagare per liberarci dei rifiuti? La risposta non è ovvia se pensiamo che il rifiuto, in se, ha un valore economico positivo: anche da una mela marcia ci si può sempre fare compost utile. Ovviamente, questo valore è sempre piuttosto modesto (altrimenti non sarebbe un rifiuto). Quello che costa è la gestione del rifiuto ed è questo costo che porta alla fine a far diventare negativo il valore economico del rifiuto. La scommessa di ecopunto è che se gestiamo bene i rifiuti, possiamo tirar fuori il loro valore positivo a vantaggio dei cittadini.

In un post su questo blog, intitolato "La spigolatura dei rifiuti" ho esaminato la questione di quali strutture economiche siano le più adatte per gestire i rifiuti. Trattandosi di risorse a bassa resa economica, ho sostenuto che occorrevano strutture "leggere", leggerissime se possibile. Ovvero strutture a livello individuale o di piccoli gruppi, con un'impalcatura burocratica ridotta al minimo o inesistente e, se possibile basate sull'autoconsumo per ridurre i costi di trasporto. Insomma, una struttura che somiglia all'antica tradizione della spigolatura nel mondo contadino.

Alcuni rifiuti si possono gestire a livello domestico; per esempio, dove possibile i rifiuti organici si possono compostare e poi utilizzare in giardino o nell'orto. Questa è una forma di "autoconsumo" che rappresenta la massima efficienza possibile. Ma non tutti i rifiuti domestici si possono gestire in questo modo. Plastica, vetro, metalli, carta. Sono tutte cose che richiedono attrezzature complesse per essere riciclate e devono essere gestiti a un livello industriale; non necessariamente su larga scala, ma ben oltre quello che si può fare a livello casalingo.

Ora, se ci pensiamo bene, tutta la difficoltà della gestione sta nel conferimento. Va da se che la "separazione" non è di per se un problema: i rifiuti non nascono mischiati; siamo noi che li mescoliamo insieme come risultato di pessime abitudini. Non c'è da fare nessun lavoro per separarli: basta non mescolarli. Quando poi sono arrivati alle industrie che li trattano, non c'è più nessun problema. Per plastica, metalli, vetro, eccetera, ci sono tecnologie di riciclo molto efficienti e di buona resa economica.

Allora, come dovremmo gestirci il conferimento? Sotto molti aspetti è simile alla vendita al dettaglio, soltanto che il flusso delle merci va al contrario. La logica vorrebbe che si sfruttassero le stesse strutture logistiche della vendita al dettaglio per riportare indietro quella frazione di merce che il consumatore restituisce, in maggior parte contenitori vuoti. Ovvero, così come è il consumatore che va al negozio a comprare quello che gli serve, dovrebbe essere altrettanto il consumatore a riportare al negozio i contenitori vuoti. Dopo di che, il negozio rimanda indietro al fabbricante i contenitori vuoti, se possibile, usando gli stessi veicoli che ha usato per ricevere i contenitori pieni.

Se ci pensate sopra un attimo, vedete che questo sistema non comporta quasi nessun costo aggiuntivo rispetto al sistema esistente. E' efficiente perché responsabilizza il cittadino che fornisce parte della manodopera necessaria. E' molto efficiente anche perché ottimizza naturalmente anche la produzione dei rifiuti. Se riportare al negozio un imballaggio non rende o rende troppo poco, il consumatore cercherà di non comprare prodotti che usano quel tipo di imballaggio. Questo porta automaticamente a migliorare l'efficienza degli imballaggi e a ridurre la quantità di rifiuti prodotta. Se invece si continua a far pagare ai cittadini una tariffa che non dipende dalla quantità di rifiuto prodotto, non ci riusciremo mai.

Tanto è logico questo sistema che, infatti, è il modo con cui si sta cercando di gestirsi i rifiuti domestici in Germania. E' anche il modo con cui si gestivano i rifiuti da noi qualche decennio fa: le bottiglie vuote si riportavano al negozio. Alla fine dei conti, questo è quello che viene proposto con il concetto di "ecopunto", sebbene in questo caso si proponga una struttura parallela di conferimento, ma cambia poco.

Allora, se questo sistema è logico e conveniente, perché non lo stiamo già facendo? La risposta la troviamo nelle tendenze generali dell'economia; in particolare nella diffusione di quello che possiamo chiamare "esternalizzazione" dei servizi. Nel periodo di espansione economica degli ultimi decenni, i cittadini hanno trovato conveniente esternalizzare, ovvero affidare a ditte esterne, certe attività che una volta si facevano in casa.

Molto spesso, un servizio esternalizzato costa più caro di uno fatto in casa. Uno potrebbe pensare di farsi il sapone in casa, di coltivare gli ortaggi nell'orto, di cucirsi i vestiti, rammendarsi le camice le tovaglie e tante altre cose che si facevano una volta ma che oggi non si fanno più. Questo è dovuto semplicemente al fatto che si guadagna di più lavorando fuori casa di quanto non si possa risparmiare rammendando le proprie tovaglie e camice. Si ottimizza la resa economica del proprio tempo; lo si è sempre fatto. Lo stesso succede per i rifiuti. La gente ha trovato conveniente esternalizzare il servizio alle aziende municipalizzate. Tutto tempo guadagnato: vi do il sacchetto con dentro tutto quello che voglio buttare via. Io vi pago, voi fatelo sparire. Non voglio sapere altro, ho altre cose più importanti di cui preoccuparmi.

Ma le cose cambiano sempre è la società ricca di soli pochi anni fa sta diventando rapidamente un ricordo. Ci stiamo impoverendo; è inutile nasconderlo. E con l'impoverimento si comincia a ripensare agli arrangiamenti che una volta erano ottimizzati, ma che ora non lo sono più.

Stanno succedendo una serie di cose; la principale è che con la crisi delle materie prime, i rifiuti valgono di più. Quindi, comincia a diventare interessante recuperarli per ottenerne anche solo un piccolo vantaggio economico: se le famiglie che non ce la fanno più ad arrivare a fine mese anche gli spiccioli che si recuperano rendendo indietro le bottiglie fanno comodo. Allo stesso tempo, ci accorgiamo che i servizi esterni che erano stati creati per gestire i rifiuti sono un carrozzone di stile sovietico: E' un sistema statalizzato, dove non esiste nessuna libera concorrenza. Non c'è da stupirsi se il risultato finale è estremamente inefficiente e costoso. Basti pensare alla fesseria che sono stati (e sono) i cassonetti pubblici per la raccolta differenziata: Nessun incentivo ai buoni comportamenti, nessun disincentivo (in pratica) per chi si comporta male; un sistema che produce poco rifiuto differenziato e quello che produce è spesso di scarsa qualità. Sembra che siano stati creati apposta per scoraggiare la raccolta differenziata (e si può sospettare che sia esattamente così). Per non parlare poi degli abbondanti sussidi statali che favoriscono sistemi inefficienti come gli inceneritori.

Quindi, vedete come mai la proposta "ecopunto" ha avuto tanto successo e ha creato tanto interesse. La gente si rende conto che i tempi sono cambiati e, di conseguenza, tante cose vanno cambiate anche nel modo in cui gestiamo i rifiuti. Ci sono tantissimi problemi pratici e legislativi nella proposta, come ho dettagliato nel mio post precedente. Non è detto che la cosa sia fattibile nella forma in cui è stata proposta e probabilmente dovrà essere integrata con altri sistemi, come la raccolta porta a porta, per gestire quei rifiuti, tipo l'umido, che non possono essere restituiti al punto di raccolta. Ma certamente va nella giusta direzione.

19 commenti:

Anonimo ha detto...

Il post centra perfettamente il problema e tocca tutti i punti cruciali.
Il fattore "tempo" e "voglia" sono importanti: è ovvio che la gente preferisce spendere 200-300 euro l'anno piuttosto che impiegare parte del proprio tempo a fare il compostaggio domestico, a riflettere dove mettere il singolo rifiuto, a differenziare nel modo giusto ecc.. Lo stesso succede quando si chiama l'imbianchino a fare un lavoro che non abbiamo tempo/voglia/capacità di fare.
E cosi che si mantiene il PIL...
Ovviamente la strada giusta sarebbe in parte quella del riutilizzo tramite reso. Ma se questo è fattibile per parecchi articoli (detersivi e bottiglie ad esempio), dubito che sia gestibile un sistema in cui io arrivo alla cassa del supermercato con un paio di vasetti di yogurt, 10 cotton fiok, un videoregistratore rotto e 7 giornali vecchi (e me li scalano dalla spesa). Diventerebbe un po' complicato e direi antieconomico.
Inoltre vediamo i numeri:
-almeno il 10% è materiale non è riciclabile (almeno per ora).
-almeno il 40% è organico

il resto è materiale facilmente o quasi riciclabile (vetro, carta, plastica, metallo)

Quindi il 50% dei rifiuti non è gestibile come "reso" o come ECOPUNTO... e rappresentano il vero problema, perchè richiedono soluzioni impiantistiche notevoli (discariche, compostaggio...) e i costi non si limitano alla "raccolta" (conferimento).

Del 50% riciclabile, come dicevo, non tutto può essere facilmente, comodamente ed economicamente gestito come "reso", anzi direi ben poco (bottiglie, alcuni flaconi, alcuni elettrodomestici o RAEE...)

Inoltre direi che non tutti possono dedicarsi ad una organizzazione del genere.
La vecchietta avrà difficoltà ad andare al supermercato o all'ECOPUNTO con un carico di rifiuti.
Difficilmente il manager metterà sui sedili in pelle del SUV bottiglie sporche di detersivo, e cosi via.
Ma poi la gente sa che è meglio non fare fatica e avere i termovalorizzatori, altro che balle.

I costi di raccolta sono solo una parte dei costi di un consorzio di smaltimento. Il grosso sono costi fissi (stipendi, mezzi...) e soprattutto lo "smaltimento": a tonnellata, 150/300 euro in discarica o inceneritore, 50/100 per l'organico in compostaggio.
Il ricavo dal riciclo di carta, vetro e plastica compre "quasi" i costi di raccolta. (a spanne).

L'ecopunto o similare (il reso) può essere un "aiutino", ma non basta di certo, e comunque non può sostituire una organizzazione di gestione generica dei rifiuti.

JAS

den ha detto...

Un ottimo aiuto a ridurre i rifiuti, specie nella componente mal riciclabile, potrebbe venire nel rivedere l'approccio al packaging.

In particolare, molti prodotti potrebbero tornare ad essere distribuiti sfusi, a peso, direttamente versati nei contenitori dell'utente. Per il vino da pasto si fa ancora, anche se sempre più di rado, ma sui prodotti non alimentari sarebbe ancora più semplice (nessun problema di igiene/conservazione): penso ad esempio ai detersivi.

Al solito il peggior nemico è la pigrizia, e basta osservere il contenuto dei carrelli del supermercato per vederlo.

Caso emblematico: i detersivi per lavastoviglie. Le tavolette costano il doppio del prodotto in bottiglioni e portano con sè sia un spreco di packaging (di solito sono impacchettate singolarmente), nonchè l'impossibilità di dosare la quantità e le componenti (detergente, brillantante, sale) in base alle esigenze di lavaggio. Peggio ancora, non consentono di utilizzare i cicli economici,che in genere si basano su un prelavaggio con poco detersivo in una vaschetta separata.

Nonostante questo, e nonostante il risparmio di tempo sia davvero irrisorio, hanno preso largamente piede a discapito della versione in polvere.

roberto ha detto...

se nasce veramente un negozio che paga i rifiuti io ce li porto e se paga bene raccolgo pure quelli che trovo per strada e vado a fregarli anche nei cassonetti del riciclaggio lungo la strada . il problema e' esiste tale negozio?

se sono rose fioriranno se sono cardi ....

roberto de falco

Anonimo ha detto...

Den: "Nonostante questo, e nonostante il risparmio di tempo sia davvero irrisorio, hanno preso largamente piede a discapito della versione in polvere."

Il che dimostra, se ce ne fosse bisogno, che una campagna pubblicitaria strutturata in modo astuto può fare miracoli...

Peccato che siano i miracoli sbagliati!

Anonimo ha detto...

Il problema è che non solo Roberto andrebbe a fregare i rifiuti dal cassonetto, ma un sacco di altra gente... compreso il titolare dell'ECOPUNTO.
I cassonetti alla fine sparirebbero...

E poi tutti comprerebbero, a partità di prezzo, il prodotto con più imballaggio, cosi poi lo rivendono!
Mi sa che il problema è più complesso di quello che sembra!

JAS

Pippolillo ha detto...

A proposito di informazione mal fatta (arriverei a dire disinformazione bell'e buona) nell'ambito rifiuti, ieri verso le 18 nella trasmissione di RAI 3 Geo&Geo hanno parlato di inceneritori, ops! li hanno chiamati Termovalorizzatori naturalmente.
Chi c'era in studio a parlarne? Un ingegnere ambientale di Federambiente cioè l'associazione che riunisce i gestori degli inceneritori.
E' come chiamare Marchionne a parlare della Fiat, ne metterà in luce i difetti e le incongruenze secondo voi?
Il servizi pubblico RAI mi stupisce sempre di più.

Alessandro ha detto...

Allora ho fatto due conticini della serva al volo per rendermi conto se l'idea è buona.
Dunque, una lattina di alluminio da softdrink pesa 13,30 grammi.
Mettiamo che in una famiglia di 4 persone se ne consumino 2 al giorno, fanno 60 in un mese, quindi 798 grammi di alluminio.
Attualmente l'alluminio secondario viene pagato 1606,71 euro a tonnellata.
Ponendo il margine di guadagno dell'ECOPUNTO al 20%, la famiglia diligente intascherebbe a fine mese 1,03 Euro... quindi se l'EP è a 10 km da casa e devo fare 20Km per conferire il saccone di lattine, nemmeno si recuperano i soldi della benzina...
Se l'ECOPUNTO avesse un bacino di utenza di 500 famiglie (cioè circa 20.000 persone che non sono poche) ricaverebbe ogni mese 7.693 Euro, ma dovrebbe cmq avere una location adeguata per stoccare momentaneamente sto flusso di 30.000 lattine mensili.
Se l'alluminio secondario fosse quotato 2630,00 euro a tonnelllata come era a giugno, il guadagno per la famiglia sarebbe 1,68, mentre per l'EP a 12.592 Euro.
Se l'alluminio secondario, a causa di un dollaro meno debole sull'Euro, salisse a 3.000 Euro a tonnellata, il guadagno per la famiglia sarebbe 1,92 e per l'EP di 14.364 Euro.
Non conoscendo la struttura dei costi, mi sembra cmq che l'affare lo farebbe colui che apre l'ECOPUNTO, ma la famiglia integrerebbe ben poco.
Ovviamente c'è pure la plastica, ma il margine di guadagno è ancora + basso perchè una tonnellata di pet credo sia pagata 400 Euro a tonnellata. Inoltre la plastica è concorrente con l'alluminio per il packaging nei soft drinks, quindi o prendo la lattina di coca o la bottiglietta.
Il grosso sono le bottiglie di acqua minerale, ma cmq i margini sono bassi sulle modeste quantità prodotte da una famiglia: con un alluminio secondario a 10.000 (!) Euro a tonnellata, la famiglia intascherebbe 6,38 Euro!!!
Ma con un alluminio secondario a 10.000 Euro a tonnellata (il che significherebbe circa 11.400 euro a tonnellata per il primario) tutta la nostra economia salterebbe in aria, con la gente che dovrebbe fare la guardia armata alle proprie persiane di casa in alluminio. Si tratta dunque di importi per una singola famiglia europea irrisori. L'unico modo per guadagnare qualcosa sarebbe letteralmente saccheggiare le campane della RD comunale...

Alessandro ha detto...

Errata Corrige 500 famiglie = 2000 persone

Alessandro ha detto...

Scusate ma a causa di una cella biricchina di Excel i ricavi dell'ECOPUNTO sono completamente sballati.
I ricavi sono di gran lunga molto + modesti.
Con l'attuale quotazione dell'alluminio secondario un ECOPUNTO con un bacino di utenza di 4000 famiglie ricaverebbe 1.025,72 Euro, mentre con una quotazione dell'alluminio di 2.630,00 E/t (come a giugno 2008), i ricavi sullo stesso bacino di utenza sarebbero 1.678,99 Euro.
Cmq sotto le 4.000 famiglie bisogna avere costi quasi nulli per tirare avanti la baracca.

Anonimo ha detto...

un affarone! se mettiamo nel totale la benzina di 4000 auto, otteniamo un sistema davvero efficiente...
Mi chiedo come mai non esista già!

Anonimo ha detto...

C'è ancora una cosa più efficiente che riportare gli imballaggi al produttore. Si tratta riportare i propri contenitori da casa al supermercato e riempirli da sé in appositi distributori (cosa che già attuano in Germania). I produttori in questo modo si fanno rimandare al mittente imballaggi più grandi dai supermercati, contenitori quindi più ottimizzati per ridurre i costi di trasporto, al posto di tante bottiglie.

Anonimo ha detto...

Si fa anche in Italia. In certe catene. COOP e Auchan ad esempio.
Ma finchè la gente non li compra, perchè non sono di marca, è difficile che si diffondano.

JAS

Anonimo ha detto...

Anonimo: "Si tratta riportare i propri contenitori da casa al supermercato e riempirli da sé in appositi distributori [...]"

Potrebbe anche essere [ri]portare i propri rifiuti (gli imballaggi) al supermercato e mollarglieli là, nudi e crudi, magari sul piazzale del parcheggio. Dovendo far fronte in proprio alle spese di raccolta e smaltimento, probabilmente troverebbero il modo di ridurre il rapporto imballaggio/merce netta.

Anonimo ha detto...

Sono l'imprenditore del settore dell'altro post. se veramente dalla vendita si ricavano tanti soldi che mi coprono tutti i costi. Non pensiamo tutti che io che lavoro nel settore da 20 anni. Non l'avrei gia' fatto? e tanti come me. In germania il contributo che dano i consorzi di filiera e molto piu' alto, tale da poter sostenere raccolte piu' spinte. qui in italia invece, nascontiamo tutto sotto il tappeto e non inseriamo nei bilanci inceneritori, discariche i costi ambientali e energetici. Tanto del futuro interessa a pochi....purtroppo.

Ugo Bardi ha detto...

Vedo che ci sono molti commenti sul concetto che "il ritorno dell'ecopunto economico non è sufficiente per farlo stare in pied". Ci credo, soprattutto se vengono da persone che lavorano nel campo specifico. Infatti, io sostengo che l'idea va nella direzione giusta, ma ho l'impressione che siamo ancora lontani dalla meta. Il problema del ritorno economico del riciclaggio è esattamente il concetto che avevo sviluppato nel mio post sulla spigolatura. Se cerchiamo di gestire il ritorno dei rifiuti come se fosse un'attività industriale; non ce la facciamo: troppa burocrazia, troppe tasse, troppo di tutto. Pensate solo a dover fare un documento in quattro copie ogni volta che uno riporta una lattina: non ha senso. Allora, per rendere la cosa fattibile ci vorrebbe un intervento legislativo che azzerasse tasse e burocrazia. A mio parere, potrebbe forse anche bastare da solo. Ma ti pare possibile?? Nel paese dove per retrofittare un veicolo elettrico devi ri-immatricolarlo? Pazzia.

Giovanni Galanti ha detto...

Inserisco alcune considerazioni, nello spazio disponibile per un commento, ma ci vorrebbero lunghe riflessioni. Il 18 c.m. ho partecipato alla riunione della Commissione per Qualità Urbana del Comune di Firenze. Tema: la riduzione del consumo e dei rifiuti degli imballaggi in plastica. Presenti oltre agli esperti che gratuitamente offrono le loro consulenze, i rappresentanti della grande distribuzione (Esselunga, Pam, Lidl, ecc.). Questa sorta di audizione ci ha permesso di comprendere come il problema sia sempre interrelato: la riduzione dell'uso della plastica è indispensabile per la riduzione dei rifiuti, tanto quanto una più efficiente gestione dei rifiuti stessi. Potremmo dire che se la plastica non esistesse, non si porrebbe il problema di costruire inceneritori (ovvero il problema maggiore è la gestione del ciclo della plastica). I grandi distributori già fanno la loro parte: tutto l'imballaggio primario (dal fornitore al distributore) viene gestito nei punti vendita (con selezione e compattazione, compresa la parte organica di scarto), uniche escluse le piccole catene di microstores del centro storico, per ovvi motivi di mancanza di spazio. Poichè il sistema di gestione fiorentino non distingue tra rifiuti domestici e rifiuti commerciali (con ricaduta sulla tariffa), tale azione è particolarmente meritoria, altrimenti saremmo già al collasso da tempo. Anzi, bisogna riconoscere che la grande distribuzione è la più impeganata in tal senso..(segue)

giovanni galanti ha detto...

L'obiettivo della Commissione, però, non è quello di cercare di eliminare la plastica, cosa troppo grande per i suoi compiti. Semmai di analizzare i possibili spazi di collaborazione. Il problema per la qualità urbana di Firenze si suddivide in almeno tre questioni: 1 i rifiuti abbandonati in città (= degrado urbano, elevati costi di pulizia, immagine screditata della città ), 2 il contributo della città alla riduzione dei rifiuti in particolare la plastica, 3 la responsabilizzazione delle comunità (quartieri, strade storiche o luoghi di aggregazione sociale, mercati, giardini, ecc.) sulla gestione localizzata dei rifiuti (cosa nuova, visto che nessuno ci aveva mai pensato). Sul punto 1 il problema non è di facile risoluzione e riguarda i comportamenti dei singoli (tuttavia esiste il regolamento di polizia urbana e la disponibilità della municipalizzata a ritirare gratis i rifiuti ingombranti). Resta un problema di informazione, di attrezzature per il conferimento dei rifiuti (numero di contenitori, tipologia, immagine dei contenitori stessi) e, se vogliamo dirla tutta, di "cura" dell'ambiente urbano da parte dei più diretti interessati (negozianti, fruitori dei giardini, ecc.)... se le strade fossero consdierate come gli ingressi di casa propria, coloro che vi esrcitano un'attività potrebbero benissimo organizzarsi per "tenerle pulite" a tutto loro vantaggio. (segue)

Giovanni Galanti ha detto...

Sul punto 2, il problema è quello degli accordi tra i vari soggetti coinvolti, anche in vista del divieto di uso di sportine in plastica dal 2010 (salvo proroghe di un governo poco incline a risolvere i problemi). La grande distribuzione fa la sua parte da tempo, come detto (ad esempio Esselunga offre 1 punto fragola a chi si presenta alla cassa con la sporta durevole del marchio esselunga e rinuncia alle sportine, e invita i consumatori alla restituzione delle vaschette in polipropilene). Il comune di Firenze in questi giorni ha organizzato "Ricomincio da me" un'iniziativa rivolta alle famiglie in cui il tema dei rifiuti è ricondotto in percorsi per un cambiamento degli stili di vita e di consumo. Nella commissione si è posto il problema: Firenze può bandire la plastica? Basta un attimo di riflessione, per non cadere in facili slogan, per ammettere che è impossibile. Ma può fortemente disincentivare la produzione (di cui non sono principali responsabili i distributori) e il consumo della plastica, in campagne esplicite, con evidenziazione progressiva dei risultati pe collaborando alle inziative della distribuzione (es: rinuncio alla sportina o restituisco la vaschetta o il flacone o la bottiglia e ottengo un punto su una tessera per la riduzione della tariffa rifiuti; oppure, tutte le confezioni, le sporte, gli imballaggi non polimerici godono di un'attestazione di "Firenze Pulita" e godono in misura corrispondente di una seppur limitata riduzione della tariffa). Sulle grandi quantità, se ci si concentra sulla riduzione dei rifiuti a monte e non a valle è forse possibile trarre i vantaggi delle diseconomie della gestione dei rifiuti.

giovanni galanti ha detto...

Tutto questo considerando anche le possibilità tecnologiche che si affaciano (il PLA e i biopolimeri andranno a sostituire gran parte dei contenitori e film plastici?). Ma soprattutto, credo, analizzando le differenze di contesto nell'ambiente urbano: gestire il centro storico è diverso da gestire le aree che lo circondano (dove tra l'altro si stanno accumulando enormi quantità di rifiuti ingombranti ed elettronici). E qui arriviamo al terzo punto. Una Commissione qualità urbana credo che dovrebbe concentrarsi sulle relazioni tra i diversi soggetti istituzionali, economici e di aggregazione sociale. Per fare un esempio, sul problema della raccolta differenziata non è sufficiente il ruolo del Quartiere, se poi i cittadini nei giardini pubblici, ai chioschi della trippa, davanti ai bar, ecc. non gettano i rifiuti nei contenitori o li gettano tutti nello stesso contenitore (si parla di quantità giornaliere considerevoli, visti gli stili di vita della popolazione). Adrebbe calcolata la quantità di lattine di alluminio consumate all'aperto, verrebbero delle sorprese. Accenno solo ad alcune idee: il centro storico potrebbe essere sede di una "politica" dal basso molto efficace, con i negozianti organizzati (già esistono i negozi ricicloni). A monte, è possibile ragionare sui distributori automatici di prodotti non alimentari alla spina (per i costi ridotti di gestione), anche affiancati - con attenzione al trend delle quantità - a macchine automatiche compattatrici per la restituzione di lattine e bottiglie, in cambio di pochi centesimi o buoni sconto. Ma ciò dovrebbe essere unito alla presa di coscienza dei negozianti, alla loro organizzazione luogo per luogo, strada per strada, a incentivi comunali per l'apertura di punti vendita della filiera corta, all'idea di una eco-flotta (mezzi elettrici) a servizio della fornitura e recupero dei rifiuti commerciali quartiere per quartiere e quindi, infine di un'assessorato all'eco-logistica a livello comunale. Nelle aree circostanti al centro possono nascere gli eco-punti di raccolta, negli spazi residuali del tessuto urbano se la politica di saturazione edilizia avrà un freno e se si cominciasse a parlare di stazioni di raccolta provvissoria di condominio o di gruppi di condomini, come esistono in Germania (modifica del regolamento edilizio). Consideriamo che Firenze ha una sola eco-stazione e San Donnino! In più, visto che i giardini e i chioschi rappresentano luoghi di aggregazione, rafforzandone l'identità si potrebbe proporre di organizzarli per la raccolta differenziata in cambio di alcuni vantaggi o di iniziative gratuite rivolte ai bambini (festa del riciclaggio a premi, es.). Oppure, soprattutto, con iniziative che evidenzino la relazione tra recupero dei rifiuti pregiati e diminuzione del carico della tariffa urbana dei rifiuti. Finisco qui, anche perchè ho preso troppo spazio... ma ce ne sarebbero da dire. Grazie a tutti gli autori e commentatori del blog, che vedrei bene come consulenti nella Commissione Qualità Urbana.