sabato, settembre 20, 2008

Vedrò 2008: l'arte del dibattito


Alessandro Politi introduce la discussione del gruppo di lavoro "si può vivere senza petrolio" all'edizione del 2008 di "Vedrò."


Ci sarebbero molte cose che vi potrei raccontare sulla discussione che c'è stata alla manifestazione "Vedrò" a Riva del Garda questo Agosto sul tema "Si può vivere senza petrolio?" Mi limito qui a segnalarvi la presenza al tavolo di un bel gruppetto di persone (circa 25) esperte nel campo e che avevano, apparentemente, qualche peso decisionale nelle rispettive istituzioni/industrie.

Non vi so dire se questo gruppo in particolare aveva rilevanza statistica; vi posso dire che una certa consapevolezza della crisi strategica dell'energia si sta facendo strada, ma con una certa lentezza e con penetrazione molto diseguale. Purtroppo, non c'è ancora la piena comprensione di quella che è - a mio parere - l'estrema urgenza della situazione. Non sono mancati interventi di persone che in buona fede sembravano ritenere che le energie rinnovabili sono soltanto un giochetto per finanziare gli amici attraverso i sussidi ma che, in realtà, non producono veramente energia. Questa sui sussidi è stata una discussione interessantissima al tavolo, ma ve la riferirò in un altro momento.

Piuttosto, vi volevo raccontare di un'altra cosa; ovvero di come il dibattito è stato organizzato. Era un formato tipico delle discussioni stile "gruppo di lavoro" dove bisogna arrivare a prendere delle decisioni o, quantomento, chiarificare qualche punto specifico. I presenti sedevano tutti intorno a un tavolo; c'erano dei relatori che introducevano gli argomenti, ma per tempi brevissimi (strettamente proibito il power point). Poi, ognuno poteva dire la sua, prenotandosi. Era anche ammesso interrompere la sequenza dei prenotati quando uno pensava di avere qualcosa di particolarmente rilevante da dire. Il risultato è stata una discussione molto vivace con parecchi interventi interessanti. Il rischio era che divagasse senza arrivare a niente, cosa che è successa in parte il primo giorno. Ma il secondo giorno la discussione si è auto-organizzata sull'argomento "sussidi" che è stato sviscerato in grande dettaglio da vari punti di vista.

Confrontiamo ora con il convegno "standard" sull'energia. Che lo si faccia a un circolo ARCI di periferia, oppure in qualche prestigiosa sala del governo regionale; lo schema è sempre quello (probabilmente mutuato dalle riunioni del PCUS al tempo di Stalin). Pubblico seduto in platea in file ordinate, tavolo dei relatori sollevato almeno di mezzo metro dal pavimento. Spesso i relatori parlano da seduti, con il microfono davanti. Questo è un ottimo modo per perdere ogni contatto visivo con il pubblico che vede solo una fila di persone sedute e - dalle file un po' più distanti - non riesce nemmeno a capire chi è quello che sta parlando.

Prima parlano i politici che, bontà loro, di solito non si dilungano troppo. Ovviamente, appena hanno finito, se ne vanno; non sono ammesse domande e interventi da parte del popolo. Poi cominciano a parlare i tecnici; questo implica che si spengano le luci della sala e appaia la schermata del maledetto power point. I risultati sono quasi immediatamente soporiferi. Il pubblico non interviene quasi mai con domande per svariati motivi; incluso spesso la botta postprandiale aiutata dall'oscurità della sala.

Ma i motivi principali per la mancanza di un dibattito sono la maleducazione sia degli organizzatori come dei relatori. I primi tendono consistentemente a mettere in programma troppi oratori, ben sapendo che non ci sarà tempo per farli parlare tutti. I secondi, consistentemente debordando dai tempi assegnati senza che il moderatore (se c'è) si azzardi a prendere il microfono e dire "guarda che avevi 10 minuti e ormai sono tre quarti c'ora che sproloqui; non ti pare sia il momento di chiudere?".

Il problema del debordamento dei tempi è moltiplicato dallo stramaledetto power point. Dare un software del genere a un incompetente è come dare un kalashnikov carico a un Talebano in un negozio di televisori. Il power point, se avesse (vagamente) un senso, dovrebbe essere usato per far vedere immagini di cose che si descrivono male a voce. NON dovrebbe essere usato per scrivere paginate e paginate di testo che poi il relatore legge con voce monotona. Con in più i "bullet point", oddio mio.....

In più, avere fra le mani una presentazione in power point ti mette in grave difficoltà se devi cambiare qualcosa. Se è necessario accorciare la presentazione, non si sa come fare. Una volta, con i lucidi in forma di fogli fisicamente maneggiabili, alcuni si potevano mettere da parte e la presentazione si poteva "smazzare" prima di arrivare all'intervento. Ma ora, quando l'organizzazione ti chiede la tua presentazione definitiva in power point con giorni di anticipo, sei letteralmente in gabbia.

Una volta mi è capitato di fare il moderatore e di dire a un oratore che aveva debordato di parecchio e che doveva accorciare. Il tale, poveretto, mi ha guardato con l'aria di un topo in un angolo e mi ha detto con voce smarrita, "non posso; devo far vedere i lucidi". Tapino; mi ha fatto veramente pena. Meglio così, comunque, della strategia più comune per accorciare la presentazione che è di leggere più velocemente quelle super-maledette pagine di testo. Questo per gli spettatori è come vedere un film accellerato come al tempo delle comiche in bianco e nero. Per fortuna (dell'oratore) di solito sono troppo rintronati per mettersi a ridere.

In queste condizioni, c'è poco da stupirsi se non c'è il tempo di avere domande dal pubblico. Non c'è nemmeno da stupirsi se il convegno che doveva concludersi alle 5 del pomeriggio finisce alle 8 di sera con l'ultimo oratore che parla di fronte al moderatore, alla propria moglie, e al custode della sala con il mazzo di chiavi in mano.

Quindi vedete che l'esperienza di "Vedrò" come minimo mi ha fatto capire che bisogna svecchiare, fluidificare, e velocizzare i convegni imbalsamati che si fanno comunemente. Ci vuole una certa cautela, ovviamente. C'è sempre il rischio dello scalmanato di turno che non smette più, che divaga, o che parte con le scie chimiche o con il complotto delle torri gemelle. Questo, d'altra parte, è un rischio che si corre sempre quando si da la parola al pubblico. Ma la vita è piena di rischi e, in fondo, si può dare un po' di spazio anche alle frange estreme posto che il moderatore tenga in pugno la situazione.

Esiste un "arte del dibattito" che è parte del campo più vasto della retorica. Come si sta perdendo l'arte della retorica, sembra che si stia perdendo anche l'arte del dibattito. Credo però che si possa provare a fare qualcosa per migliorare.


Per Vedrò 2008, ringrazio gli ottimi Massimo Nicolazzi, Alessandro Politi e Carlo Stagnaro che hanno condotto la discussione. Il gruppo dei relatori includeva anche il modesto sottoscritto che ha molto abbassato il livello del dibattito ripetendo in continuazione con voce cavernosa "arriva il picco del petrolio, arriva il picco del petrolio, arriva il picco del petrolio....."

6 commenti:

Carlo Stagnaro ha detto...

In verità, grazie all'esperienza maturata il primo giorno quando non so il petrolio, ma abbiamo subito il picco del buffet, nel secondo giorno siamo arrivati ai tavoli nella fase eroica dei wildcatters. Si chiama learning by doing :-)

Pippolillo ha detto...

Do la mia testimonianza per confermare quanto descritto nel post. In un convegno sulla mobilità sostenibile nei centri urbani, partecipavo come spettatore come molti altri. Dopo appunto numerosi interventi di relatori, peraltro interessanti a dir il vero, arrivammo alle 16 dove vi era uno spazio per le domande.
Dal convegno emerse che nei centri urbani si andrà sempre più verso un controllo intelligente del traffico, tramite sensori, visioni satellitari ecc.
Io feci una domanda/affermazione di questo tipo:"Ma nessuno ha cercato di capire perché tutte queste migliaia di persone ogni giorno devono entrare in città? Molti lavori oramai potrebbero essere svolti da casa tramite la rete internet a dei costi inferiori sia per le aziende e sia per i singoli".
Mi guardarono come fossi un marziano, mi sedetti, ed alla mia come ad altre domande non venne data alcuna risposta.
Ecco, non vado più a convegni, ora impegno il mio tempo in miglior modo, magari anche solo dormicchiando :-)

paolomot ha detto...

Beh ci sono convegni e convegni, tipo nel caso in cui organizzasserò ancora Aspo3 cercherò di esserci visto che al 2 non ho potuto....

Anonimo ha detto...

...a vedere come ci si infila sempre di più le cuffie - in modo passivo... tutto programmato - lavoro - tempo libero.... ma forse in passato non era così diverso - forse c'è semplicemente una presa di coscienza - spero.Le crisi sono anche una chance! E di crisi ne avremmo in abbondanza mi pare.
Maria

Anonimo ha detto...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e