lunedì, settembre 22, 2008

Non si può estrarre uranio dall'acqua di mare

Questi ricercatori Giapponesi hanno provato a estrarre uranio dal mare; ma con scarsi risultati

Esce oggi su "The Oil Drum" un mio articolo che esamina in dettaglio la possibilità di estrarre minerali dall'acqua marina. La cosa risulta molto difficile: in pratica sarà impossibile rimpiazzare le miniere convenzionali con materiali estratti dal mare.

Purtroppo, molta gente si fa illudere dai calcoli che indicano la presenza di grandi quantità di minerali presenti nella crosta terrestre o negli oceani. Ma continua a valere il principio che ho espresso con il concetto della "macchina mineraria universale" (anche quello pubblicato su The Oil Drum); ovvero non è la quantità assoluta che conta: è la concentrazione. Risorse a concentrazione molto bassa, sia nella crosta terrestre come negli oceani, richiedono per l'estrazione quantità di energia superiori a quanto ci possiamo permettere oggi e che ci potremo permettere nel futuro.

Questa conclusione è valida in particolare per l'uranio, dove l'estrazione dal mare viene spesso descritta come la panacea che risolve tutti i problemi di scarsità di uranio minerale. In realtà, anche nella migliore delle ipotesi, l'energia necessaria per estrarre uranio dal mare è all'incirca pari a quella che poi si potrà ricavare dall'uranio stesso come combustibile nucleare. Quindi, l'acqua di mare non è una sorgente di uranio utilizzabile come combustibile.

5 commenti:

Lorenzo M. ha detto...

Premetto che non sono un esperto di nuclare, ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensa dei reattori CANDU dove si potrebbe utilizzare anche il torio (le cui riserve sono maggiori dell'uranio) e che sono comunque attualmente utilizzati (anche se non so se vengono alimentati a uranio o torio). Non potrebbe risolvere (almeno per un po') il problema della scarsità di uranio?

Ugo Bardi ha detto...

Guarda, non mi sento nemmeno io competente a sufficienza per rispondere. Sembra che si possa usare il Torio nei Candu, ma per ora non si fa. E' sempre la solita questione: ci sono tante belle tecnologie sulla carta, ma bisogna andare a farle funzionare. E se vuoi un reattore nucleare, per il momento ti devi contentare della tecnologia tradizionale

Anonimo ha detto...

professore, scusi la domanda da profano: l'uranio marino dunque non possiamo utilizzarlo... e il metano?

(ANSA) - LONDRA, 23 SET - Lo scioglimento dei ghiacci nell'Artico sta liberando nell'atmosfera milioni di tonnellate di metano che si trovano sotto il fondo marino. Lo affermano scienziati che stanno monitorando i ghiacci polari, avvertendo che il metano e' assai piu' potente - circa 20 volte - dell' anidride carbonica nel provocare il riscaldamento globale. Il metano e' normalmente imprigionato dal fondo marino ghiacciato, ma a causa dello scioglimento delle masse glaciali in superficie, si creano 'camini', o piccole aperture, nel fondo, e il metano fuorisce e va in superficie. Orjan Gustafsson, dell'universita' di Stoccolma, che si trova sulla nave scientifica russa 'Jacob Smirnitskyi', ha dichiarato all'Independent: ''Ieri per la prima volta abbiamo visto un campo dove il rilascio era cosi' intenso che il metano non aveva tempo di sciogliersi in acqua ma arrivava in superficie sotto forma di bolle''.

Gianni Comoretto ha detto...

C'e' chi pensa di usare il metano dei clatrati. Ma mi fa venire un po' i brividi. La quantità di metano che c'è lì sotto, se venisse rilasciata (e andarla a scavare non e' proprio la cosa migliore da fare se si vuole rimanga li') provocherebbe un effetto serra, in tempi rapidi, da far impallidire le peggiori ipotesi dell'IPCC. La vita sarebbe possibile solo in poche aree vicino ai poli. Quella umana forse neppure lì.

Anonimo ha detto...

sì, in effetti ho letto che l'estrazione presenterebbe non poche difficoltà. Ma... siamo davvero vicini al collasso ambientale?