martedì, settembre 09, 2008

La dipendenza dal petrolio come problema culturale




created by Carlo Zintu





Perché di più non è mai abbastanza?

La maggior parte degli studi e degli interventi pubblicati sui siti e sui blog che trattano del petrolio e dell’energia sono focalizzati sull’individuazione della quantità totale delle risorse disponibili, sulla più probabile data del picco di produzione dei combustibili fossili, sui possibili sostituti, oppure sui problemi ambientali relativi all’inquinamento.
Si discute poco o nulla in merito ai comportamenti umani che sono alla base dello sfruttamento sempre crescente delle risorse naturali.

Alla luce della storia dell’evoluzione umana e delle più recenti scoperte nel campo delle neuroscienze, è possibile affermare che i meccanismi neurochimici innati del nostro cervello, evolutisi nel corso di milioni di anni in un ambiente completamente diverso da quello delle moderne società industriali avanzate, vengono spesso dirottati da numerosi stimoli della società attuale, prodotti artificialmente, e attivano comportamenti impulsivi non più funzionali alla nostra sopravvivenza.

La ricerca delle novità e delle ricompense, nonché la cultura, che seleziona gli obiettivi da perseguire e i simboli di status sociale da sfoggiare, sono gli elementi alla base della crescita economica. Inoltre il cervello umano ha difficoltà sia a limitare consciamente i propri desideri che a rendersi conto dell'esistenza di tale difficoltà.

I modelli di comportamento e i simboli di status attualmente in voga (redditi milionari, auto e barche di lusso, ville e case signorili, ecc.), sono impossibili da realizzare per la stragrande maggioranza degli abitanti del pianeta Terra, ma ciononostante stimolano negli esseri umani desideri e voglie da inseguire con tutte le proprie forze. Tali desideri, insieme a quelli prodotti da innumerevoli altri stimoli moderni (pubblicità, moda, ecc.), attivano i percorsi cerebrali della dopamina (un neurotrasmettitore che regola le sensazione di piacere e di ‘carenza’) e danno origine a brame sempre crescenti di nuovi prodotti e servizi a prescindere dalla loro reale necessità/utilità. Si genera così negli esseri umani un’escalation di comportamenti impulsivi inconsci e incontrollabili, che sempre più spesso risultano dannosi sia per le singole persone che per la società, l’economia e l’ambiente.

La conclusione è che siamo dipendenti dalle sensazioni e dai servizi creati dall’uso sempre crescente dell’energia (per ora fornita dai combustibili fossili) a causa dell’interazione tra la dotazione genetica degli esseri umani e la nostra cultura: sempre più persone competono per una quantità crescente di oggetti materiali, ma non possono mai raggiungere uno stato di soddisfazione stabile a causa del funzionamento dei meccanismi mentali che guidano i loro comportamenti, selezionati dall’evoluzione precedente. Perfetti nell’ambiente naturale preistorico per assicurare la conservazione e la propagazione degli individui e della specie, adatti a provocare la spettacolare crescita economica dell’era dei combustibili fossili, ma controproducenti nello stato attuale delle cose.
Quindi la competizione umana andrebbe indirizzata verso ambiti energeticamente ed ecologicamente sostenibili, per evitare che l’umanità si scontri violentemente con i limiti imposti dalla natura oppure diventi dipendente da qualcos’altro, proseguendo inconsciamente con i comportamenti che l’hanno guidata, nel bene e nel male, nell’era del consumismo e del mercato globale.

Il saggio che trovate qui, scritto da Nate Hagens del Gund Institute dell’Università del Vermont, che approfondisce i cenni su riportati, è stato pubblicato sul sito TheOilDrum il 7 luglio 2008 ed è stato da me tradotto in italiano.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Frank: "Si discute poco o nulla in merito ai comportamenti umani che sono alla base dello sfruttamento sempre crescente delle risorse naturali."

Se è per questo, si discute poco o nulla anche in merito al legame diretto che esiste tra il crescente sfruttamento delle risorse naturali e la crescente quantità degli sfruttatori. Circa un'ottantina di milioni in più ogni anno a livello globale; 488.000 in più in un singolo anno (2007) a livello di sola Italia. In che modo e in che misura avere una mezza milionata di persone in più ogni anno può aiutare a ridurre lo sfruttamento delle risorse del sistema Italia? Questo continua a sfuggirmi...

Anonimo ha detto...

In un libro di Mercalli c'era una lista di oggetti di cui si può fare sicuramente a meno...
(e che sono sintomo del collasso...)

Ieri ho visto la pubblicità di un apparecchio elettronico Nintendo che guida passo passo a cucinare, una specie di "navigatore satellitare" per cuochi!!!

Mai più senza!

JAS

Frank Galvagno ha detto...

Anonimo: ok, sono d'accordo.

Solo una precisazione, il post è scritto (created by)da Carlo Zintu

ciao

Ugo Bardi ha detto...

Un bellissimo saggio quello di Nate Hagens. Consiglio a tutti di leggerlo e ringrazio Carlo Zintu per averlo tradotto in Italiano

Anonimo ha detto...

Infatti da mettere in discussione un sistema - molto interessante le discussioni intorno al " FATTORE 4 " - un nuovo modo di pensare e fare.
E bene andare oltre una visione puramente strumentale . L'impatto sulla nostra vita delle scelte sono evidente - poco sono messe in correlazione e poco anche sono discusse. C'è necessità di capire il paradigma attuale e necessità di cambiamento! Riflessioni importanti in questo articolo. Maria

Marc ha detto...

Avevo letto quel post tempo fa su TOD e mi aveva fatto veramente riflettere!!
l'avevo linkato pure in questa discussione sul forum di Crisis aggiungendoci un po' di farina del mio sacco...

http://forum.crisis.blogosfere.it/viewtopic.php?f=5&t=471&st=0&sk=t&sd=a&start=10#p5084

Sarebbe veramente un altro mondo se tutti ci rendessimo conto che non abbiamo bisogno di più di 1500€ al mese per vivere più che dignitosamente (poi ci sono i casi particolari ;)).
che ne pensate?

stefano ha detto...

due anni fa cercai di convincere alcuni colleghi che usavano lo scooter a comprarne uno elettrico. Nella mia città gli scooter sono diverse decine di migliaia e i transiti giornalieri sia sui viali che nel centro storico sono numeri a 6 cifre..
mi sembrò di fare una cosa normale nell'illustrare i vantaggi dello scooter elettrico, visto sopratutto i chilometraggi che i colleghi dovevano affrontare (tutti tra i 7 e i 15km a/r).
Scettico, qualcuno mi domandò di più e sembrò quasi interessato.
Risultato fu che nessuno acquisto un motorino elettrico ma ripiegò sul vecchio termico, con giustificazioni tipo 'non è comodo', 'non ci sono punti di ricarica', 'costa troppo'.
Quindi è un problema anche culturale il passaggio alle nuove fonti o almeno al tentativo di inquinare un pò di meno.
D'altronde come diceva Pelù “Si può vincere una guerra in due e forse anche da solo [...] ma è più difficile cambiare una idea"
stefano

Giuseppe ha detto...

Ne avevo fatto una breve riduzione anche io qualche mese fa:
http://lostendino.wordpress.com/2008/02/04/sono-un-uomo-un-americano-un-drogato/
Quello che mi sento di aggiungere e' che, se e' vero che l'uomo desidera per sua natura sempre di piu', non e' naturale che tali bisogni siano esasperati da un bombardamento continuo di pubbblicita'. E inoltre, ci sono una miriade di attivita' che possono tenerci impegnati piacevolmente senza dissipare immani quantita' di combustibili fossili: il gioco (nell'accezione piu' ampia del termine), l'amore (e il sesso), l'amicizia, lo sport, la cultura ecc. ecc.. Che sono poi le cose che ci rendono pienamente umani.

Oggi siamo ridotti a vivere cosi':
http://video.google.com/videoplay?docid=-2138416794381091301