lunedì, settembre 15, 2008

Ecopunto



L'iniziativa detta "Ecopunto", pagare direttamente ai cittadini i rifiuti che portano a un punto di raccolta, ha sollevato un enorme interesse in Italia in questi giorni. E' un interesse che trovo giustificato, al punto che ho partecipato personalmente al meeting organizzato dai proponenti, la ditta Recoplastica, a Moncalieri, questo Sabato, il 13 Settembre 2008. (trovate una registrazione del mio intervento sul blog "movimento impatto zero"). Queste sono, per ora, note "a caldo" che risultano da quello che ho visto e ho sentito alla conferenza.

Per prima cosa, fatemi riassumere i concetti generali da cui parto, ovvero da quello che ASPO-Italia e io stesso personalmente abbiamo detto e sostenuto negli ultimi anni. Ci troviamo di fronte a una situazione di carenza produttiva di tutte le materie prime e in particolare delle risorse minerali. E' vero che esistono ancora risorse consistenti di petrolio e di tutto quello di cui abbiamo bisogno. Ma è vero anche che l'estrazione è sempre più costosa e che, pertanto, richiede investimenti sempre più grandi che il sistema industriale comincia ad essere in difficoltà a fornire.

Ne consegue che se vogliamo sopravvivere (economicamente ma, a lungo andare, anche fisicamente) dobbiamo prendere dei provvedimenti. Non ci sono strategie miracolose, ma ce ne sono di efficaci: si tratta di sostituire il petrolio e gli altri fossili con energie rinnovabili e riutilizzare sempre di più le materie prime riciclandole (non menziono nemmeno l'efficienza e il risparmio, che ne sono ovvie conseguenze). Queste cose hanno dei costi e richiedono lavoro, ma se non le facciamo saremo sempre di più in difficoltà.

Al momento, il sistema di gestione dei rifiuti solidi urbani è quanto di meno efficiente si possa immaginare. In massima parte, vengono mischiati insieme e buttati in discariche dalle quali il recupero di qualsiasi cosa è, per il momento, impossibile per ragioni pratiche e sanitarie. In parte vengono bruciati per recuperare una piccola quantità di energia, ma questo avviene al prezzo di distruggere in pratica ogni possibilità di ulteriore recupero dalla scoria fusa che è il prodotto finale.

Negli ultimi anni, la separazione e il recupero dei rifiuti si sta sviluppando rapidamente come alternativa ai primitivi metodi di incenerimento e di seppellimento. Ciononostante, i metodi di separazione proposti al cittadino sono inefficienti: i cassonetti per la differenziazione non sono minimamente protetti dal conferimento improprio, non c'è nessun incoraggiamento per chi si comporta bene e neppure, in pratica, sanzioni per chi si comporta male. La media della differenziazione del rifiuto domestico è oggi soltanto circa del 30% in Italia e inoltre la qualità del differenziato è spesso assai scarsa. Risultati molto migliori sia come qualità che come quantità si ottengono con la raccolta "porta a porta" che però stenta a diffondersi.

E' in questo quadro che si inserisce l'iniziativa "Ecopunto". L'idea è di creare dei piccoli "punti vendita" dove il cittadino può portare i propri rifiuti differenziati e ottenerne un corrispettivo in denaro. L'ecopunto provvede a compattare questi rifiuti e poi ad avviarli alle strutture che li riciclano. I vantaggi sono molteplici, perlomeno in teoria.

1. Incoraggiando con un compenso monetario diretto i cittadini a separare i rifiuti, si migliora la frazione di rifiuti differenziata.

2. Con un controllo diretto all'interno dell'ecopunto si migliora la qualità della differenziazione.

3. Il compenso monetario ha un valore sociale in quanto aiuta le famiglie in una situazione economica di generale impoverimento

4. C'è un vantaggio "ufficioso" di recupero di cose che altrimenti nessuno recupererebbe. Dal punto di vista legale, si possono rivendere all'ecopunto soltanto rifiuti prodotti in casa propria. Tuttavia, una volta che fosse possibile per i cittadini privati rivendere cose come lattine o bottiglie di plastica, è probabile che non se ne vedrà più una per terra in un raggio di 10 km dall'ecopunto stesso. Questo forse non è del tutto legale, ma è anche una cosa buona per tutti.


Qui, ho elencato i vantaggi che vedo nel concetto di "ecopunto", tuttavia non si possono trascurare nemmeno le perplessità che nascono quando si esamina l'idea in dettaglio. Ecco quindi alcune mie riflessioni in proposito.


- Un problema tecnico. Ci sono molti dettagli da capire e sperimentare su cosa e come esattamente un ecopunto può riciclare. Per esempio, la plastica. Da quello che si è visto alla presentazione, l'idea è di compattare insieme tutto quello che arriva; ma questo non è la cosa più efficiente. L'ecopunto, poi, non può accettare il vetro, troppo ingombrante. Tutte cose da vedere.

- Un secondo problema tecnico. L'ecopunto deve conferire quello che raccoglie a qualcuno che ricicla. Se questo punto di riciclo non si trova a distanze ragionevoli dall'ecopunto stesso, i costi di trasporto vanificano i vantaggi dell'opera. Non è detto che questi punti non esistano, ma la cosa va vista e studiata. Va detto, comunque, che questo è un problema generale del riciclo dei rifiuti, indipendentemente dal metodo usato per la raccolta.

- Un problema di accettazione da parte del pubblico. Verrà veramente la gente a portare i propri rifiuti separati all'ecopunto sapendo che - per ben che vada - il ricavo è dell'ordine di 1 euro al giorno? Personalmente, credo di si se la locazione dell'ecopunto è ben scelta e conveniente. Ma se non si prova non è possibile saperlo.

- Un problema commerciale. L'ecopunto è concepito come una struttura privata che vive sul profitto della sua attività. Questi profitti sono, tuttavia, molto bassi; c'è poco margine a comprare e vendere rifiuti. Ce la può fare l'ecopunto a dare da mangiare a una persona che lo gestisce? Personalmente, lo vedo come possibile, ma non certo. Ci vorrebbero degli incentivi che, d'altra parte, sarebbero perfettamente giustificati in vista dell'opera socialmente utile che l'ecopunto fa. Ma per ora non ci sono.

- Un problema legislativo. I tecnici di Recoplastica si dichiarano convinti che l'attività di Ecopunto è legale e quindi è possibile con le adeguate autorizzazioni. Personalmente, credo che abbiano ragione, ma c'è un piccolo problema in un paese come il nostro in cui la certezza del diritto non lo è. Basti considerare la situazione di arbitrio legislativo in cui si trovano gli impianti di energia rinnovabile. Perfettamente legali a livello nazionale, sono tuttavia alla mercè degli amministratori locali che li autorizzano oppure no a seconda del loro umore. La stessa cosa potrebbe succedere agli ecopunto, legali rispetto alle leggi nazionali, ma non autorizzati rispetto a quelle locali.

- Un problema burocratico. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, presumo che il posto di leader mondiale della burocrazia inutile sia passato al nostro paese, che lo detiene tuttora. Da quello che ho capito, se un cittadino porta all'ecopunto materiale per venti centesimi, deve comunque riempire un modulo in quattro copie. E' possibile, ma leggermente scoraggiante.

- Un problema di efficienza. Siamo veramente sicuri che l'ecopunto sia più efficiente del sistema "porta a porta"? A mio parere, può esserlo, ma solo se è gestito e pensato bene. Nella raccolta porta a porta, c'è un camion che gira e si ferma davanti a tutte le abitazioni. Se il cittadino porta i suoi rifiuti all'ecopunto a piedi o in bicicletta il risultato è sicuramente più efficiente. Ma, se deve fare 10 km in macchina, non ha senso. Quindi, la localizzazione dell'ecopunto è un problema cruciale. Funziona se è in una zona commerciale dove il cittadino andrebbe comunque a fare la spesa e - senza spese energetiche in più - si porta dietro i rifiuti da restituire.

- Un secondo problema di efficienza. L'ecopunto è strutturato per riciclare. Ma riusare è una strategia normalmente più efficiente. Per esempio, in Germania, le bottiglie di plastica si riusano parecchie volte prima di riciclarle. Questo l'ecopunto lo potrebbe fare, ma ci vuole un altro tipo di approccio, di accordi e di attrezzature.

- Un problema di concorrenza. L'ecopunto è un'inizativa privata che si pone in concorrenza a quella che potrebbe essere una legislazione di "resa obbligatoria." In Germania e in altri paesi il lavoro che da noi dovrebbe fare l'ecopunto lo fanno per legge i punti vendita. Se il supermercato si mette a ritirare le bottiglie che vende, si mette in concorrenza con l'ecopunto e, ovviamente, l'ecopunto perde. In pratica, la cosa migliore sarebbe se l'ecopunto si configurasse come un fornitore del supermercato; solo che invece di fornire merce, la porta via.

- Un problema politico. Se, teoricamente, la politica esiste per il bene dei cittadini, nella pratica esiste per il bene delle lobby (per usare un termine gentile per descriverle). Le varie lobby sono riuscite ad accaparrarsi il mercato dei rifiuti ottenendo finanziamenti consistenti dallo stato per gestirli in modo costoso e inefficiente. Ora, si sta prefigurando una situazione in cui la quantità di rifiuti prodotta comincia a diminuire. E' chiaro che siamo in una classica situazione tipo "tirar via il pesce dalla bocca del coccodrillo". La cosa non è per niente ovvia.


Questo elenco di problemi non vuole demolire l'idea dell'ecopunto. Sono problemi risolvibili, come dimostrato dal fatto che in Germania già li hanno risolti. Laggiù sono anni che ti pagano se riporti indietro bottiglie e lattine vuote e nessuno lo trova una cosa folle o impossibile. Ma come mai da noi certe cose sono così difficili? Beh, a questo punto non resta che concludere che è perché non siamo tedeschi....



Sul concetto di "ecopunto" potete vedere anche il post di Paolo Marani che esprime molte perplessità sull'idea.

19 commenti:

Anonimo ha detto...

Molti spunti di riflessione molto interessanti sicuramente da approfondire.
Ma come ogni cosa in Italia, bisogna vedere chi ci guadagna...

Credo che il metodo migliore tra quelli che ho avuto modo di analizzare, sia il porta a porta limitato a indifferenziato e organico. Con ovvi costi e problemi ridotti rispetto al porta a porta spinto a tutti i materiali.
Si raggiungono percentuali dell'ordine 60/70%.
Si raggiungono percentuali da record (poco sotto il 90%), semplicemente dando in dotazione ad ogni famiglia (con la tariffa TIA), in base a certi criteri, un numero adeguato di sacchetti per l'indifferenziato. Chi produce più rifiuti, si compra altri sacchetti, ad un prezzo dell'ordine di 40/50 centesimi l'uno.
(chi più produce, più paga).
Chi è abituato a differenziare, sa che non produce più di 20 sacchetti/anno da 70 litri (in due), cioè i normali sacchetti della spazzatura.
Ovviamente l'azienda che gestisce i rifiuti porta via solo i sacchetti trasparenti dati in dotazione o acquistati.
Lo svantaggio è che una certa quantità fisiologica finisce nei fossi oppure nei cassonetti di carta e plastica (attorno al 5%). Quindi è necessario anche aumentare i controlli.
Nei piccoli centri si raggiungono percentuali dell'ordine del 90%, con il massimo dell'efficienza e dell'efficacia. E i costi totali diminuiscono con risparmio per tutti (non sempre, dipende dai costi di smaltimento e raccolta).
Si potrebbe addirittura evitare il porta a porta dell'organico, ma il lavaggio dei cassonetti stradali è un costo notevole... mentre con il porta a porta non esiste.
Il metodo inoltre spinge a RIDURRE la quantità totale di rifiuti, mentre il metodo a pagamento di ECOPUNTO potrebbe fare aumentare i rifiuti (migliorando però la pulizia dei fossi!).
Il riciclo dell'organico è una delle cose più intelligenti che si possa pensare.
Ma la gente è ormai anestetizzata da quelli che ripetono che la raccolta differenziata è una cosa bischera, e che il massimo della vita è produrre una quantità ridicola di energia bruciando tutto, "preservando l'ambiente" e facendo guadagnare i soliti ignoti. Cosi va il mondo.
Il passo successivo, in un mondo ideale (ovviamente non in Italia), sarebbe posizionare un laboratorio universitario di fianco ad un TMB (impianto di trattamento meccanico biologico), per studiare i materiali che rimangono dopo la raccolta differenziata spinta e il TMB. Qualche soluzione, per eliminare anche quel 10% si può trovare. Ma per molti professori universitari ho capito che è più semplice prendere soldi per magnificare gli inceneritori.
Come non dargli torto.


P.s.: il mio sacchetto di indifferenziato dura circa 20 giorni (in due). quindi sono 18 all'anno, circa 50 kg/anno in due, contro una media 500 kg/pro capite anno (chi non differenzia niente e se vanta, come il grande Franco Battaglia). Ognuno deve pensare se fa parte del problema o della soluzione.


JAS

Anonimo ha detto...

Forse ho spiegato in modo confuso.
Con il solo porta a porta limitato a indifferenziato e organico si raggiunge il 70% (più o meno).
Aggiungendo nella TIA il pagamento degli ulteriori sacchetti (oltre la piccola dotazione annuale) si schizza al 90%. (dati reali alla mano).
Penso che sia il metodo migliore.
Chi produce di più, paga di più.

Inoltre è ovvio che bisognerebbe come in Germania togliere ogni sovvenzione agli inceneritori, cosa che farebbe esplodere la raccolta differenziata, a causa dei costi di smaltimento...
(e farebbe tornare i soldi alle energie rinnovabili)

Opsss.... mi sa che qualcuno non è d'accordo! Che ingenuo.
non succederà mai.
Meglio lo spot con Pino Daniele che dice "io differenzio!". Molto più utile.


JAS

Pippolillo ha detto...

Domenica mattina, ore 10 circa, RADIO 3 della RAI. Trasmissione sulle energie rinnovabili. Bellissima, l'ascolto, interventi interessanti, poi ad un certo punto non ricordo il nome, una voce maschile intervistata (Direttore, Ingegnere o che altro) parla dell'inceneritore come ottimo modo per recuperare energia dai rifiuti, pertanto è una fonte rinnovabile... grazie servizio pubblico!

Dai dubbi emersi dal suo incontro di sabato, si capisce ancora una volta come la gestione dei rifiuti sia complessa. Però a volte basta imparare dal passato. Anni '70, le bottiglie di acqua minerale erano di vetro, i bottiglioni del vino anche, si portavano indietro al negozio, il famoso "vuoto a rendere" e questo ti faceva uno scontrino con del denaro che poi potevi sottrarre dalla spesa fatta nello stesso punto vendita.
Anni '70 del '900, non eravamo nell'Impero Romano o nel Medioevo.

Frank Galvagno ha detto...

Si tratta, a mio avviso, di un'iniziativa privata che vuole fare del business intercettando lo "stream" di quei "rifiuti" urbani che sono valorizzabili. Si dà qualcosa al cittadino che è il proprietario, e si lucra man mano che si rimonta al grande impianto di riciclaggio.

La parte buona è che la cosa va in diretta competizione con inceneritori e discariche.

Dunque, si affronta una parte del complesso problema dei "rifiuti", un po' nel verso della "spigolatura" che Ugo ha spiegato.

Per chiudere il cerchio ci vorrebbe uno Stato serio che promuova il riuso degli imballaggi finchè si può (come auspicato da PippoLillo) e faccia una serie di interventi strutturali, non ultimo una revisione del concetto di "tassa rifiuti", aritmeticamente inconsistente.

Anonimo ha detto...

sono un imprenditore del settore dei rifiuti differenziati, vi posso garantire che e' una grossa fesseria quella proposta dalla societa'. Serve solamente per farsi una pubblicita' e spillare qualche soldo ai creduloni. Io gestisco gia' 7 isole ecologiche i cittadini vengono gratis a conferire e mi da un contributo il comune, il tutto serve per coprire i costi di gestione. due giorni fa' e' venuto un mio conoscente imprenditore di un'altro settore mi ha chiesto dell'iniziativa, gli ho spiegato il tutto e ha capito della bufala. Risultato che adesso gli amministratori dove aver capito che non si puo' sostenere l'iniziativa, si convinceranno sempre di piu' che conviene bruciare il tutto. Io povero illuso che continuo da 20 anni a credere nella raccolta differenziata dei rifuti e dei vantaggi ambientali. non inseriscono il mio sito perche' non ho bisogno di farmi pubblicita'. Ma rimane il mio rammarico che sto' sprecando il mio tempo e vedo che purtroppo il collasso si avvicina e non che si allontana. Comunque, domani continuero' a riciclare perche' la speranza e l'ultima a morire. Nel 2007 i miei impianti hanno riciclato circa 40.000 tonn. penso di aver dato un piccolo contributo reale. e non chiacchiere

Anonimo ha detto...

Secondo me il problema andrebbe capovolto. Intendo dire che oltre a fare raccolta differenziata (lodevolissima) bisognerebbe puntare soprattutto a non produrli i rifiuti - e quindi disincentivare l'industria dal utilizzare imballaggi. Oggi siamo cosi presi da una nevrosi igienista che impacchettiamo tutto in modo esagerato per "preservarlo" da contagi batterici vari (la cosa piu' ridicola sono i guanti dei supermercati ... ma non la lavereste la verdura a casa? ) - torniamo alla merce sfusa, ne trarra' benrficio il nostro ambiente, il nostro portafoglio - e anche la nostra linea.

Walter

Alessandro ha detto...

Non è detto che esista solo un metodo ottimale per lo smaltimento dei rifiuti e bisogna essere realisti.
Sistemi come quello del sacchetto a pagamento vanno benissimo in Svizzera o in Lombardia, ma vi assicuro che nel Meridione creerebbero un gigantesco fenomeno di abbandono dei rifiuti indiscriminato, cosa che tra l'altro già avviene in maniera diffusa.
Il Porta a Porta è veramente un ottimo metodo in realtà dimensionali per le città fino a 100.000 abitanti o situazioni provinciali omogenee come la Provincia di Treviso.
In città molto grandi il PAP diventa problematico ed un sistema come gli ECO PUNTI potrebbe essere una soluzione efficace soprattutto in quei quartieri poveri e socialmente difficili dove è impossibile sviluppare una raccolta differenziata decente con i classici cassonnetti o campane stradali.
Concorso sul fatto che sarebbe meglio riusare che riciclare, ma a volte bisogna creare artificiosamente delle situazioni che creino cmq un indotto occupazionale e facciano business nel senso buono del termine.
Ma sicuramente meglio il riciclaggio che l'incenerimento o il seppellimento in discarica

Anonimo ha detto...

....forse bisognerebbe andare ad indagare un po' in Giappone.Mi sembra che là le misure imposte ai produttori siano più severi.
La misura più interessante che avevo osservato in Germania erano contenitori all' uscita dei supermercati che riprendevano l'imballaggio di troppo. Quindi si devono fare loro carico e avranno un interesse di evitare o guadagnarci sopra quindi riciclare. Il consumatore invece si chiede immediatamente
di che cosa è veramente utile e di che cosa puo disfarsi. Questo diventa un processo di presa di coscienza indispensabile per un vero cambiamento.
In passato il discorso del "guadagnare tempo" e la formula magica in conseguenza dell'uso e getta comincia a vacillare.Qualcuno comincia a capire che la qualità della vita sta forse in qualcos'altro.
Riqualificare significa anche la bellezza dell' acqua come simbolo (e non solo) di sorgente di vita in bottiglie di vetro (invece di plastificarla) - da riutilizzare. E tanto altro in questa direzione.... Saluti Maria

JAS ha detto...

Ovviamente sistemi diversi possono adattarsi meglio a realtà diverse.
Io sottolineo, dati alla mano di realtà che ovviamente conosco bene, che il Pap limitato a infifferenziato e organico permette tranquillamente di arrivare al 70%.
Il sacchetto a pagamento ulteriore è il metodo più semplice, economico e meno tecnologico per schizzare al 90%.
Per il restante 10% ci vorrebbe la buona volontà di cercare una soluzione definitiva a monte, diversa da incenerimento e discarica.

Che non siamo la Svizzera è palese.
La Lombardia ha 13 inceneritori "più belli del mondo" quindi non mi sembra affatto un esempio da seguire. Brescia detiene il record di rifiuti/pro capite, il record negativo di RD (perchè è finta), e il record di consumi elettrici, proprio per la presenza del "Magnifico" (discorso interessantissimo, ma troppo lungo...)

Il Piemonte ne ha due... fin troppi (per me).

In meridione non sarebbe possibile? Terzo mondo? mi sembra l'argomento perfetto che giustifica tutti i disastrosi provvedimenti presi fino a oggi.
Bisogna essere realisti, ma attenzione a questi discorsi.
Forse è ora che il meridione si elevi, se non vuole essere sempre fregato. Il problema è generale e complesso.
La raccolta differenziata è sempre stata letteralmente sabotata ovunque perchè è un business per piccoli, con una piccola filiera che crea posti di lavoro, e fa risparmiare energia.
Ma in Italia si fanno solo i grandi business, quasi sempre con risvolti negativi.

Le aziende che si occupano di raccolta, sanno che guadagnarci solo con il riciclo è impossibile.
Altrimenti non esisterebbe la Tarsu o la TIA. Ci sono costi fissi esorbitanti.

Casualmente la TIA (che è una tariffa) è stata bloccata politicamente in gran parte d'Italia, perchè avrebbe permesso di arrivare a sistemi come quello che ho descritto (chi più ne produce, più paga).
Molto più conveniente lasciare la Tarsu (che è una tassa), che permette il business dell'incenerimento insieme al CIP6.

In ogni caso l'ECOPUNTO andrebbe in concorrenza con il Consorzio provinciale, che si vedrebbe sparire una parte sostanziale di introiti derivanti dal riciclo e dai contributi CONAI, COREPLA ecc... Gli rimarrebbe la parte brutta di spazzatura, quella più costosa da smaltire. I costi di raccolta sarebbero direttamente dei cittadini.
Non so, mi sembra che qualcosa non quadra.


JAS

Anonimo ha detto...

Per ugo Bardi

Il "guadagno" stimato di 1 euro al giorno mi sembra alquanto esagerato.
365 euro anno è quello che più o meno pago io di TIA, cioè una enormità, tenendo conto che tra compostaggio domestico, riduzione, riutilizzo e raccolta differenziata riduco al minimo i miei rifiuti. Abitando in campagna poi quasi sempre li porto direttamente al centro di raccolta, senza guadagnarci un centesimo.
Ma a me piace essere parte della soluzione, non del problema.
Tecnicamente quindi sono un vero stupido, visto che pago un'enormità per un servizio che praticamente non uso (mi arrangio da solo). Pago per gli altri, i furbi e intelligenti espertoni.

La voglio proprio vedere l'azienda che mi da 365 euro all'anno, solo perchè risparmia le spese di raccolta.
Ho visto i bilanci del consorzio, e mi pare davvero fuori dal mondo.

Tenendo conto poi che il 35/40% dei rifiuti è organico, il cui trattamento richiede enormi investimenti impiantistici.

In definitiva ritengo che l'ECOPUNTO sia una favola (ma da verificare, può essere che i miracoli accadano).

JAS

Pippolillo ha detto...

A volte qualche buona notizia, o solo demagogia?
La Francia dichiara guerra all'«usa e getta». La parola d' ordine è «riciclaggio». Nel senso del consumo più accorto e della «punizione» di tutto ciò che non è smaltibile. È di ieri l' annuncio della «taxe pique-nique», imposta ecologica che andrebbe a colpire imballaggi e confezioni di materiale plastico utilizzate nella catena alimentare e fast food.

L'articolo completo sul Corriere
http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre
/15/Parigi_inventa_tassa_picnic_Piu_co_9_
080915132.shtml

Ugo Bardi ha detto...

Caro JAS, è molto difficile fare un calcolo preciso di quanto potrebbe rendere all'anno restituire i propri rifiuti a un ecopunto. Al convegno, si è parlato di "fino ai 300 euro l'anno per famiglia", che io avevo arrotondato come "al massimo un euro al giorno". A qualche ragionamento spannometrico, non mi sembra una cifra fuori dal possibile; ma è una cosa che andrebbe calcolata sulla base di qualche dato.

Comunque, è perfettamente vero che nessuna azienda di recupero ti sconterà 300 euro sul servizio perché differenzi bene i tuoi rifiuti. In effetti, quello che succede quando i cittadini differenziano bene è che il comune guadagna il premio di "comune riciclone" ma di sconti ai cittadini proprio non se ne parla. Un po' è perché la raccolta differenziata con le campane è inefficiente ma, più che altro, è per via del monopolio. Se la differenziazione fosse fatta in un regime di libera concorrenza, continuerebbero a prenderci in giro in questo modo?

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo che meglio approfondire, sicuramente.

Però è pericoloso far credere alle famiglie che invece di guadagnare 300 euro all'anno li spendono in TIA o TARSU! C'è qualcosa che non funziona... Viene da pensare che qualcuno si freghi tutto (questo discorso l'ho già sentito!!!)

Per quanto riguarda il fatto che in ogni provincia c'è un consorzio che opera in regime di monopolio, questo è vero, e ci sono consorzi efficienti e altri meno.
Ma in ogni caso il sistema è cosi oneroso che è difficile far coesistere più soggetti.
Gli impianti TMB e di compostaggio (lasciamo stare gli inceneritori!) sono dei costi enormi che devono essere ammortizzati.
Se il consorzio investe nel compostaggio, non spingerà più di tanto il compostaggio domestico, perchè perderebbe materiale per il suo impianto. Come chi investe nella termovalorizzazione boicotterà la raccolta differenziata (e fornirà dati finti).
JAS

Anonimo ha detto...

E' l'ora dei sogni. Pazientate un momento leggendo queste poche righe.

Davvero è impossibile per uno Stato imporre degli standard produttivi che limitino la generazione di rifiuti? Un esempio scemo (ma chiaro); davvero non è possibile imporre per standard che le scatolette di sardine non possano essere contenute in scatole di cartone? che il tubetto di maionese non possa essere contenuto in una scatola di cartone? che i sacchetti di plum cake non possano contenere un rinforzo interno in cartone? e così via cianciando.

Ma non mi fermo qui: davvero è impossibile imporre per legge che i pezzi che costituiscono quegli aggeggi che sempre più somigliano a veri e propri usa-e-getta di lusso (elettrodomestici, automobili, ecc.) siano uniformati per misure e funzioni, tanto da diventare intercambiabili tra modelli e marche e magari addirittura prodotti da terze parti? e, con lo stesso principio, ogni oggetto d'uso comune (l'intercambiabilità garantisce durevolezza).

Insomma, lo Stato siamo noi. Non vedo perché non dovremmo poter imporre quello che è nell'interesse dei più. Dove sta scritto che l'interesse del "produttore" deve sempre prevalere su quello del "consumatore"? Stante che i "consumatori" (pessimo lemma) sono sempre più numerosi dei produttori, in una democrazia dovrebbero poter imporre il proprio interesse anche per legge. E gli standard possono essere imposti.

P.S. Vedrei di buon occhio anche un ridimensionamento per legge del ruolo, delle possibilità e dei metodi di una delle più potenti fabbriche di rifiuti: la pubblicità.

Grazie per la pazienza. Sognare non costa niente.

Anonimo ha detto...

la risposta è intrinseca...
Nel mondo ideale che descrivi il PIL crollerebbe!
E probabilmente sarebbe meglio...
Ma i prodotti seguono la domanda,
quindi è possibile influenzare i prodotti semplicemente non comprandoli...

Però non sempre l'imballaggio in plastica è la scelta peggiore.
Legno o cartone spesso pesano di più a parità di resistenza e si consuma più energia a traportarli.

paolomot ha detto...

OT: grande ugo che sei riuscito anche li ad accennare al peak oil....

alessandro ha detto...

Da meridionale ribadisco che il deficit socio-culturale del mezzogiorno non permette l'adozione di sistemi di raccolta che presuppongono un senso civico molto elevato come in Svizzera.
E badate bene non è arretratezza culturale da ceto sociale, ma è proprio generalizzata con a volte discorsi sui rifiuti fatti da laureati (ingegneri, medici, avvocati) da far cascare le braccia...
Nel meridione ci sono punte di evasione fiscale sulla TARSU pazzesche e nessuno fa niente per ridurle, anche perchè ci sono situazioni sociali di indigenza che sono insormontabili se si imposta il discorso sul lato della riscossione.
Un meccanismo invece premiante cash e contestuale potrebbe spingere ad un maggiore raccolta differenziata anche al Sud.
Quando ero piccolo passava un tizio con un ape piaggio a raccogliere i cartoni dei negozi alimentari e non. Vi assicuro che, dopo il suo passaggio, non trovavi una scatola di cartone da nessuna parte. Era una persona umile, non era certo diventata ricca con quel lavoro, ma gli permetteva di vivere. Se il prezzo del petrolio continuerà a raddoppiare ogni biennio e se il prezzo dell'acciaio e dell'alluminio continuerà a crescere del 100% ogni semestre, secondo me un'idea come l'ECO PUNTO potrebbe essere fattibile sul piano economico.

Anonimo ha detto...

Alessandro, siamo d'accordo sull'essere realisti.
Ma forse è l'occasione di cambiare e migliorare (almeno come tendenza), non di adeguarsi come al solito.
Se non parte dall'alto (e ormai...), che parta dal basso.
Mi va anche benissimo il discorso "spigolatura" (a proposito, l'altro giorno ho visto un tizio che spigolava il mais...),
ma che si vada anche avanti, culturalmente e civilmente.
A Napoli la prima cosa da fare era dividere organico e secco. Metà problema risolto immediatamente.
Altrimenti lasciamo fare agli inceneritoristi... é quello che vogliono!
Ma poi non lamentiamoci.


JAS

zio ha detto...

dopo varie telefonate,concordo con un amico....credo che questo ecopunto chiamato RECOPLASTICA,sia solo una bufala per rubare soldi a malcapitati. Difatti se provate a telefonare...tutti i numeri sono irraggiungibili o fuori uso.Se provate a chiamare qualche responsabile di località,se rispondono..vi diranno che nella località da voi prescelta in quel momento hanno problemi !!!!