mercoledì, settembre 24, 2008

Alitalia molto, molto postpicco


Anni fa, ero in coda a un banco dell'Alitalia, all'aeroporto di Fiumicino. Davanti a me, c'era un signore di aspetto somalo, o forse etiope. Quando è arrivato il suo turno, ho sentito che parlava un italiano più che discreto, ma l'impiegato allo sportello ha trovato qualche ragione per trattarlo male con una supponenza incredibile. Gli ha anche dato del "tu" come avrebbe fatto se invece che davanti a un passeggero si fosse trovato davanti a un venditore di tappeti sulla spiaggia. Mi venne voglia, quella volta, di intervenire e dire qualcosa, ma non sono scene che puoi fare in un aeroporto. Mi limitai a promettere a me stesso che non avrei mai più volato con Alitalia.

Una promessa che poi non ho mantenuto. Un po' per ragioni pratiche, un po' perché, ho ragionato, non sarà soltanto l'Alitalia ad avere un imbecille razzista fra i suoi impiegati. Negli anni, ho volato con tante compagnie. Dai miei ricordi, l'Alitalia mi è parsa nettamente peggiore delle altre in termini di ritardi, voli cancellati, cibo di plastica in cabina, e impiegati antipatici e maleducati. Ma ho avuto i miei guai anche con altre compagnie, e la mia esperienza non fa statistica.

Per quello che ne posso dire, le compagnie aree sono tutte uguali, più o meno. Le si distinguono per poche cose: i colori leggermente diversi degli aerei e gli slogan tutti ugualmente banali sulla loro pubblicità. Sulle linee orientali, le hostess ti fanno grandi inchini. Su quelle arabe, prima di partire, la hostess dice al microfono una piccola preghiera per la salute dei passeggeri. Su certe linee "low cost", dopo che è passata la hostess ti viene voglia di controllare se hai ancora il portafoglio in tasca, perché sembra che siano addestrate a portartelo via. A parte questi dettagli, mi è parso che la gente che lavora con le compagnie aeree siano semplicemente stressati e mal pagati e che cerchino di sbarcarsela come meglio possono. Alle volte sono molto gentili e, alle volte, quando non ne possono proprio più, trovano il modo di rifarsela su un passeggero.

Più che altro, ultimamente, quando volo mi viene sempre da pensare che il bestione che mi porta in giro è una macchina bella e sofisticata; ma viaggia solo perché è carico di kerosene, derivato dal petrolio. E il petrolio c'è per via di eventi che sono successi durante il Giurassico, al tempo dei dinosauri. Per continuare ad avere petrolio, ci vorrebbe un altro Giurassico, ma questo non arriverà così presto. Così, a meno che qualcuno non inventi qualche nuovo carburante miracoloso all'ultimo momento, le compagnie aree sono condannate all'estinzione; come i dinosauri. L'Alitalia si estinguerà forse un po' prima delle altre; ma è destino.

17 commenti:

roberto ha detto...

ma come siamo pessimisti oggi.

paolomot ha detto...

non è pessimismo, è la realtà, se leggi gli scenari di futuro "catastrofisti" ma abbastanza realisti rabbrividisci.

Frank Galvagno ha detto...

Secondo me il traffico aereo potrebbe anche non scomparire, a patto di ridurre il traffico aereo in modo demoltiplicativo (dividendolo ad es. per 50), in modo da renderlo compatibile con flussi bio-agricoli o di altre molecole "energetiche" ottenibili via Rinnovabile ...

[scusate le mie assenze, ho l'accesso internet solo dal lavoro ma non voglio usarlo da qui]

Anonimo ha detto...

Per Ugo che di Idrogeno dovrebbe saperne un po':

Perchè non può essere l'idrogeno il "carburante" dei futuri aerei?
Va bene che nonostante Rifkin probabilmente non avrà il ruolo importante che tutti si aspettano (per ovvie ragioni), ma anche se costerà produrlo e costerà di più viaggiare, e ci si perde dal punto di vista energetico, non credo che gli aerei resteranno a terra per forza.
Mi pare che esistano già aerei a idrogeno. O no?

JAS

den ha detto...

In tutto questo io resto basito per l'interesse internazionale verso gli slot Milano-Roma.

Capisco che politici e manager viziati godano di certi simboli di status, ma dal momento che tra 200g sarà pronta la AV Milano-Bologna, che senso ha quella tratta?

Parliamone: il volo Milano-Roma richiede un'ora e venti, imbarco incluso. Per quanto svelti e coordinati, un po' di margine checkin ci vuole - diciamo altri venti minuti. Poi bisogna arrivarci, all'areoporto, e di metropolitane non ce ne sono. Con Linate si va ancora, sono meno di 10km dal centro di Milano, anche se tutti conosciamo la velocità media dei taxi nelle ore di punta. Malpensa invece è - come si dice in gergo tecnico - in culo al mondo. Situazione analoga a Roma, con Ciampino più a portata e Fiumicino a 35km dal centro. In tutti i casi, calcolare meno di mezz'ora per spostamento sarebbe da sconsiderati, visto che si parla di viaggi in orari di punta.

Ora, qual'è la somma? 1h20'+20'+30'x2 = 2h40'. Senza contare le beghe delle norme di sicurezza, i rischi di ritardi per nebbia e intermperie, e quant'altro.

Con la AV Milano-Roma, in tre ore nette si andrà dal centro pieno di milano a quello di Roma, con zero beghe, buoni spazi e ampia possibilità di lavorare (compreso telefonare e connettersi al web) durante il tragitto.


L'unico vantaggio dell'aereo è se la destinazione o partenza non è un punto interno alle città, ma da fuori: nel caso arrivare in auto direttamente in aereoporto resta più comodo di avventurarsi nei tristi mezzi pubblici dei forzati del pendolarismo. Ma ciò sta cambiando e continuando a cambiare, con l'aumento degli investimenti in direzione del trasporto pubblico e l'interscambio per chi arriva dalla periferia.


Insomma: meglio sarebbe proprio chiuderli, quegli slot, a scanso del proseguire di una infausta abitudine di volo, figlia di privilegi e costi pagati da altri.

Ugo Bardi ha detto...

Jas, non esistono aerei a idrogeno, perlomeno non aerei "normali" che possano portare la gente normale da qualche parte. Non si possono convertire gli aerei attuali a usare idrogeno. Ci vogliono serbatoi criogenici, ma questi non potrebbero stare nelle ali, dove sta il carburante oggi. Dovrebbero stare dentro la fusoliera, ma allora i passeggeri dove stanno?

Anonimo ha detto...

oh! parlo da assoluto ignorante in materia! mi pare di avere letto che aerei ad idrogeno stanno già volando come prototipi o simili.
Quindi è esclusa la possibilità in futuro?

JAS

Anonimo ha detto...

DA ECOBLOG:
mi piacerebbe un parere!

Il prossimo aereo? Si chiama “Lapcat” è un progetto europeo finanziato al 50 % dall’Europa e somiglia ad un missile senza finestrini. Sarà alimentato a idrogeno e lo sviluppa la REL (Reaction Engines Limited) . Sarà Lapcat l’aereo su cui si imbarcheranno 300 passeggeri che da Parigi arriveremo a Sidney 4 ore dopo.
Viaggerà a 25 km dal suolo a velocità MAC5 MACH 5. Grazie ai 4 motori che sfruttano la propulsione a idrogeno e al ramjet non immetterà nell’atmosfera la C02 e tutti gli altri gas responsabili dell’effetto serra. Il costo del biglietto? Assicurano i progettisti che sarà quello di una normale business class grazie all’uso dell’idrogeno, circa 4000 euro. Ovviamente, dicono alla REL che i costi dopo i primi esemplari sono destinati a scendere. La prima fornitura, nei prossimi 13 anni, sarà di cento aerei.

JAS

Ugo Bardi ha detto...

Infatti. Per usare l'idrogeno bisogna riprogettare gli aerei ex-novo. Ma un aereo dura 20-30 anni; per sostituire l'attuale flotta ci vogliono almeno 20 anni a partire dal momento in cui i nuovi arei fossero progettati, costruiti, testati e certificati. E per quello ci vogliono almeno altri 5-10 anni. Pensa da quanto tempo si sta lavorando all'Airbus A-380. Si cominciò a parlarne nel 1988. I primi aerei commerciali cominciano ad arrivare ora. Ci sono voluti vent'anni, il ciclo produttivo dell'A-380 dovrebbe durare, in teoria, almeno altri 30-40 anni. Gli A-380 dovrebbero continuare a volare ancora per ben oltre il mezzo secolo. Però, avranno bisogno di kerosene; non possono viaggiare a idrogeno.

Allora, se bisogna ricominciare da capo, prima che ci sia un aereo commerciale a idrogeno in vendita sul mercato devono passare minimo 15 anni. Prima che ce ne sia un numero sostanziale, almeno 30-40. Nel frattempo, le compagnie aree fanno ampiamente in tempo a sparire.

Anonimo ha detto...

ok, chiaro!

JAS

Anonimo ha detto...

Detto tra noi, si vola efficacemente da quanto? Sessant'anni? Ottanta? E prima come si faceva?

Volare è un'autentica snobberia. Quanto prima si smetterà, tanto meglio sarà.

P.S. Questa messa in scena di Alitalia e il suo contorno mi hanno davvero triturato gli zebedei. Una recita davvero ben congegnata, tuttavia non credibile e carica di doppiezze. Vergogna a tutti gli "attori".

den ha detto...

Aggiungo: quando la si finirà, in epoca di TLC sempre più potenti e reticolari, di macinare centinaia per fare riunioni di un paio d'ore?

Se si investitsse nelle infrastrutture di rete un centesimo di quel che si spende per il trasporto business (dalle BMW in autostrada ai voli Milano-Roma) potremmo agilmente fare videoconferenze con qualità cinematografica senza muoverci di un millimetro (e risparmiando abbondante quantità di risorse).

Terenzio Longobardi ha detto...

Den, credo che l'interesse di Air France e Lufthansa per Altalia non dipenda dagli slot sulla Roma - Milano, per le stesse ragioni che proponi tu. L'AV ferroviaria sarà un formidabile e quasi imbattibile concorrente. Se funzionerà (?) come negli altri paesi europei i voli aerei saranno letteralmente sbaragliati. Ma ricordiamoci che i grandi vettori aerei già stanno cominciando a investire e a entrare nella gestione dell'AV ferroviaria. Credo invece che l'interesse strategico del mercato italiano sia più legato ai voli intercontinentali, in particolare verso i paesi del sud del Mediterraneo. Anche in questo senso appare anacronistico e privo di logica industriale puntare a un aeroporto come Malpensa. Ma la Lega, Moratti, Formigoni e i sindacati hanno interessi che vanno verso questa direzione e probabilmente verrà preferita questa scelta sbagliata per gli interessi nazionali.

Anonimo ha detto...

Attualmente si raggiunge Roma da Milano in treno in 6-7 ore. In aereo, come osservato ce ne vogliono circa 3. Anche senza alta velocità, davvero quelle tre ore in più (o in meno, a seconda dei punti di vista) sono una iattura tanto tremenda? Ma siamo pazzi? Piuttosto chiediamoci: davvero c'è tanto bisogno di correre in continuazione da Milano a Roma e viceversa? Nel mio mondo dei sogni è un'altra snobberia: un tragitto un po' più realisticamente difficoltoso (attenzione! non costoso, ma difficoltoso) probabilmente farebbe piazza pulita di tanta mobilità inutile.

Pilotadelladomenica ha detto...

sono d'accordo con il primo intervento circa l'eccesso di pessimismo. Molte compagnie aeree non sopravviveranno, ne sono convinto, ma non tutte. Se sparissero tutte sarebbe sparita anche la nostra civiltà. Tutti, i pochi sopravvissuti, a coltivare patate nel campo con aratri in legno come 3000 anni fa...
Il Kerosene (o meglio JET A1) si può facilmente sostituire con biocarburanti o con derivati del carbone. Ma probabilmente nell'arco della vita degli A380 di cui leggo sotto, al massimo si dovrà ricorrere a miscele, un po' di petrolio ci sarà e l'uso aeronautico sarà prioritario, proprio perchè viene male fare aerei elettrici con batterie al litio.

C'è da dire che gli A380 li vedo particolarmente inadatti al dopopicco, grandi e capaci come sono. Ma se i 747 volavano già nel 1970 probabilmente gli A380 (superstiti dopo il collasso di molte aerolinee) voleranno nel 2020. E ci saranno nuovi aerei che consumeranno il 20 o il 50% meno degli attuali, magari con strane eliche che spunteranno dai motori e velocità di poco ridotte (già allo studio oggi).

Spariranno invece le low cost sia perchè poco compatibili con carburanti high cost, e per la concorrenza dei molto più efficienti TAV sotto i 1000Km.

In pratica per la nostra vecchiaia prevedo una aviazione civile simile a quella della nostra infanzia, solo per ricchi; Poi forse, quando noi non ci saremo più, ci saranno solo gli aerei ad idrogeno ma solamente se ci sarà ancora la civiltà industriale e se avranno trovato finalmente una buona fonte di energia (la mitica fusione nucleare?); ma magari i biocarburanti derivati dalle alghe copriranno tutte le necssità...

Pilotadelladomenica ha detto...

..aggiungo che l'idea del Dott. Bardi che gli A380 dovrebbero, ovviamente nelle teste dei costruttori, continuare a volare tra mezzo secolo mi sembra non corretta. Già oggi aerei come DC10 o B747-100 praticamente non volano più se non in aerolinee di terza classe, ed hanno circa 30 anni. E' emblematico il caso degli MD80 AZ, ma anche American Airlines, che dopo 20-25 anni, sono probabilmente destinati in gran parte allo smantellamento. E altrettanto emblematico vedere la compagnia italiana AirBee che è partita comprando vecchi MD80 da AZ e si è già fermata dopo pochi mesi.
E' più corretto ritenere che un aereo oggi, anche per i non peak-believers, abbia una vita attesa di 20-30 anni al massimo. E magari, ma ci credo poco, tra 20 anni ancora sforneranno A380 nuovi di fabbrica ma certamente con motori radicalmente diversi dagli attuali. Come è successo per esempio ai B737 nei 40 anni di loro vita produttiva fino ad oggi, in un contesto meno dinamico come sarà quello futuro.

Ugo Bardi ha detto...

Mah.... caro Pilota, mi risulta che alcune versioni del 747 siano ancora in produzione, mentre il primo della serie è entrato in servizio, mi sembra, nelo 1969. Quindi, abbiamo già 40 anni di servizio e gli aerei fabbricati oggi devono ancora durare una ventina d'anni. Certo, il 747 non è più il "top" degli aerei passeggeri, ma quando l'ultimo sarà smantellato avrà volato per più di 50 anni. Ma non è importante se l'aereo vola 50 annni o solo 30. Il punto è che l'investimento su una struttura rende necessario ammortizzare gli investimenti su tempi di almeno svariati decenni. Al 380 si potranno cambiare i motori per renderli più efficienti, ma non lo si potrà comunque mandare a idrogeno.