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sabato, gennaio 09, 2010

Cantando dietro i paraventi: armonia e omeostasi nella dinamica dei sistemi



Nel 1935, Jorge Luis Borges aveva raccontato per primo in Occidente la storia della vedova Ching, piratessa cinese del diciottesimo secolo. Nel 2003 Ermanno Olmi ha rivisitato la stessa storia in un film che ricorda la prosa di Borges per l’intensità e la profondità, accoppiata alla semplicità.

Quando il pirata Ching muore avvelenato, la sua vedova giura vendetta e si imbarca in una guerra mortale contro l’impero cinese. Ne seguono scontri, disastri e sofferenze. Alla fine, l’imperatore celeste in persona interviene a restaurare l’armonia e la vedova Ching, sconfitta, accetta il perdono che le viene offerto.

Il film è così carico di simboli e di significati che gli strati di idee e di storie si intersecano a volte rinforzandosi e a volte sfumandosi vicendevolmente come un tramonto sul fiume giallo. La storia non lascia spazio alla pietà spicciola. Chi tiene il legame fra il cielo e la terra è tenuto a amministrare la giustizia, ma non è immune da errori e pertanto da commettere ingiustizie. Questo distrugge l'armonia e chi subisce l’ingiustizia ha diritto di ribellarsi e di combattere. Ma il risultato è la guerra, suprema disarmonia.

Ma chi ha le armi più potenti non è tenuto a usarle, chi cerca la vendetta può rinunciarvi, chi ha il legame con il cielo può perdonare. Il perdono è più importante anche della giustizia. E' l'essenza dell'abbandono a Dio che è detto essere misericordioso e benevolo.

Già Borges aveva colto il messaggio universale della storia della vedova Ching. Olmi lo riprende e lo espone nuovamente in un film dai colori chiari e dai paesaggi immensi. Un film che si muove in una sua lenta sensualità, splendido e languido come la vedova Ching stessa. Interpretata da Jun Ishikawa, è una sensuale, bellissima pirata di una Cina che forse non è mai esistita ma che riverbera di mondi in cui tutti, forse, abbiamo vissuto.

A volte, - come la vedova Ching - tutti riceviamo degli aquiloni messaggeri dal cielo, ma il nostro sguardo spesso è diretto verso il basso e non riusciamo a vederli.

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Si deve a Jay Wright Forrester negli anni '60 l'invenzione del concetto di "Dinamica dei Sistemi" un metodo per calcolare l'evoluzione di sistemi complessi dominati da interazioni di feedback. Sulla base del lavoro di Forrester, possiamo vedere la storia di "Cantando dietro i paraventi" come una perturbazione in un sistema dinamico. La perturbazione - l'assassinio del pirata Ching - cambia i valori delle costanti delle equazioni differenziali che descrivono il sistema. Di conseguenza, le variabili cambiano di valore: crescono e si contraggono; c'è una guerra, ci sono scontri e saccheggi, chi vive e c'è chi muore. Ma alla fine, i sistemi tendono naturalmente all'omeostasi, che in altri contesti si dice armonia.

A Forrester si deve anche l'invenzione del concetto di "punti critici" di un sistema. Ogni sistema, ci dice Forrester, ha dei punti critici - o "punti leva" dove si può agire efficacemente per modificarne l'andamento; in bene e in male. Sempre Forrester ci spiega che nella maggior parte dei casi la gente si rende conto molto male di quali siano questi punti critici e tende ad agire su quelli sbagliati ottenendo risultati opposti a quelli voluti. Ne è un buon esempio il film "Cantando dietro i paraventi" dove il tentativo di fermare la vedova Ching mandandole contro flotte sempre più potenti si risolve con un fallimento. Non serve fare ancora più guerra per fermare la guerra - si agisce sui punti critici sbagliati. Nel film, la guerra si interrompe soltanto quando l'imperatore promette alla vedova Ching il perdono. Il perdono agisce direttamente sui punti critici del sistema. Il perdono è la suprema armonia.