Articolo
apparso su The Oil Drum il 26 Marzo 2012.
Traduzione di Massimiliano Rupalti.
Questo è un guest post di Dean
Fantazzini (Scuola di Economia di Mosca, Università di Stato Mosca, Russia),
Mikael Höök (Università di Uppsala, Svezia) e Andrè Angelantoni (Post-Peak
Living, San Francisco, California). Questo articolo è stato precedentemente
pubblicato su Energy Policy, Volume 39, numero 12 del Dicembre 2011, pagine
7865-7873.
Riassunto:
L'incidente
della Deepwater Horizon ha dimostrato che la maggior parte del petrolio rimasto
è in profondità e offshore o in altri luoghi difficili da raggiungere. Inoltre,
ottenere il petrolio rimasto negli attuali giacimenti richiede ulteriori
attrezzature e tecnologia per le quali i prezzi sono più alti sia in capitale
sia in energia. A questo proposito, le limitazioni fisiche sulla produzione
sempre maggiore di petrolio sono evidenti, nonché che la possibilità che il
picco della produzione avvenga in questo decennio. Viene discussa brevemente
anche l'economia della domanda e offerta di petrolio, mostrando perché
l'offerta disponibile sia fissata sostanzialmente a breve e medio termine.
Inoltre, viene suonato un campanello
d'allarme per la recessione economica quando l'energia diventa una quantità
sproporzionata della spesa totale del consumatore. In questo contesto, vengono
richieste le pratiche di mitigazione del rischio da parte di governi ed
aziende. In quanto ai primi, una tempestiva educazione alla cittadinanza sul
rischio di contrattura economica è una politica prudente per minimizzare la futura
potenziale discordia sociale. In quanto alle seconde, tutte le operazioni
aziendali dovrebbero essere esaminate con l'obiettivo di costruire resilienza
e prepararsi per uno scenario in cui capitale ed energia sono molto più costosi
che in quelli Business As Usual.