
L'altro giorno ho avuto il privilegio di sentire Luca Mercalli parlare dal vivo per un'oretta buona, non nei soliti 2-3 minuti che gli vengono concessi su RAI3 tutti i giorni. Bene, vi posso dire che Mercalli è uno che veramente "sfonda" l'udienza e che non si fa scrupoli di parlare esplicitamente delle tematiche ASPO (incidentalmente, Mercalli è un membro "della prima ora" di ASPO-Italia). Ovvero, niente giri di parole: siamo nei guai e lo saremo sempre di più nei prossimi anni a meno che non prendiamo provvedimenti drastici in tempi brevi.
Vi riassumo rapidamente la presentazione che Mercalli ha fatto a Siena il 21 Dicembre di quest'anno a una riunione dedicata all'ampiamento dell'aeroporto di Ampugnano. Fra le altre cose era il giorno del solstizio di inverno, cosa che dava all'occasione un particolare significato di momento di rinnovamento, di fine di un ciclo e di inizio di un altro.
Mercalli, come dicevo, non ha avuto remore a parlare esplicitamente dei problemi gravissimi che ci troviamo davanti: il cambiamento climatico per prima cosa; che è il suo campo di specializzazione. Ma anche il progressivo esaurimento delle fonti energetiche fossili, la tematica principale di ASPO. Soprattutto, Mercalli si è soffermato su una cosa di cui non si parla molto ma che è forse la più fondamentale: la graduale cementificazione del territorio italiano che distrugge l'humus fertile creato nei millenni e che è irreversibile su tempi di interesse per gli esseri umani. Una volta che un centro commerciale è caduto in rovina, prima di poter piantare il grano di nuovo in quell'area ci vogliono perlomeno mille anni.
Secondo Mercalli, tutto questo è parte di un generale imbarbarimento dell'intelletto umano. La nostra tendenza a rapinare e distruggere per sempre le ricchezze naturali di un intero pianeta ci ha reso ciechi a quella che è la bellezza del mondo che ci circonda. Una civiltà che distrugge la campagna per farci capannoni industriali e centri commerciali non è degna del termine "civiltà". Se si perde la percezione della bellezza, allora si perde tutto; non importa quanti centri commerciali abbiamo.
Un paio di esempi che Mercalli ha fatto sono stati particolarmente efficaci. Ha fatto vedere la curva di ASPO della produzione di petrolio, domandandosi: "ma se questo è l'andamento che ci aspettiamo, gli aerei fra pochi anni non avranno carburante. Allora, che senso ha costruire un nuovo aeroporto?" Ha raccontato di aver posto la domanda a un assessore ai lavori pubblici in un dibattito pubblico. Dopo essere stato sollecitato più di una volta, alla fine l'assessore ha risposto "io non posso pensare a un mondo diverso dall'attuale." Un'ammissione esplicita e chiarissima dell'atteggiamento ottuso di un'intera classe politica che, purtroppo, al momento si trova a occupare tutti i posti decisionali e che si rifiuta semplicemente di ammettere che qualcosa al mondo sta cambiando.
Su questo punto, il rifiuto culturale al cambiamento, Mercalli ha fatto un esempio particolarmente calzante. Ha parlato della soceità dei Walser sulle Alpi. I Walser, originari del nord delle Alpi, si erano stabiliti sul versante sud a partire dal 1200 circa. Avevano tecnologie sociali e ingegneristiche molto evolute. Avevano stufe in ceramica o in terracotta che erano molto più efficienti dei caminetti aperti. Praticavano un controllo sociale delle nascite non violento e non coercitivo. Il risultato era una società prospera e in armonia con l'ambiente. In contrasto, i loro vicini, per esempio delle Alpi cuneesi, usavano il caminetto aperto e non riuscivano a controllare le nascite. Il risultato era una povertà diffusa, carestie ricorrenti, necessità di emigrare. La cosa interessante è che in tanti secoli di vicinanza, non siano riusciti ad adottare le tecnologie e il modo di vivere dei Walser. Un'indicazione, fra le tante, di come la stasi culturale faccia dei danni immensi. L'incapacità di adattarsi uccide.
La platea è parsa chiaramente sorpresa dalla presentazione di concetti che sarebbero impensabili da leggere o ascoltare nei media standard, giornali o TV. Si è sentita qualche esclamazione di "mamma mia!" Era anche, tuttavia, una platea ricettiva a certi concetti. Chi aveva spento la TV e si era mosso da casa per andare a parlare dell'aeroporto di Lampugnano era, chiaramente, già "intonato" con certi concetti. A chi aveva preferito stare a casa e sorbirsi il telegiornale, certe cose sono state risparmiate - per ora.
Sicuramente qualcuno definirà come "il partito del no" il gruppo che si era riunito a Siena il 21 Dicembre per protestare contro l'ampiamento dell'aeroporto di Ampugnano. In effetti, in alcuni degli interventi del pubblico si è sentito un certo atteggiamento "nimby" (non nel mio giardino). Ma, a parte la questione specifica, il fatto che almeno duecento persone si siano affollate nella sala è un indicazione che certi problemi vengono percepiti profondamente. La maggior parte delle persone presenti, chiaramente, non avevano una visione quantitativa esatta della situazione delle riserve petrolifere, dell'estensione di territorio cementificata, o della rapidità del cambiamento climatico. Tuttavia, è chiaro che il loro interesse sull'argomento andava ben al di là del semplice rifiuto di un altro - del tutto inutile - aeroporto in Toscana. E' un atteggiamento che ci potrebbe portare ad adattarsi al cambiamento prima che questo ci arrivi addosso in tutta la sua violenza.
Purtroppo, finché avremo ai posti di comando persone che "non possono pensare a un mondo diverso dall'attuale", non vedremo nessun cambiamento e continueremo a sprecare le poche risorse che ci restano in opere non solo inutili, ma dannose.
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