Anche questa volta non ho resistito a giocare con le parole e intitolo questo articolo parafrasando un famoso cartone animato per bambini. In effetti intendo parlare dell’ultima trasmissione di Report, il meritorio programma di Rai 3, che domenica scorsa ha affrontato il tema delle energie rinnovabili in Italia.A mio parere, questa volta però, il programma della Gabanelli, è stato abbastanza deludente e molto al disotto dello standard medio di qualità dei servizi in genere offerto.
In Italia, persino il mio giovane nipote sa che è in atto da parte di settori industriali con il sostegno trasversale della politica, una precisa strategia per rilanciare l’uso dell’energia nucleare. Questa strategia, si avvale spesso di informazioni e dati tecnici sbagliati o imprecisi, per cercare di dimostrare la convenienza economica e industriale degli enormi investimenti richiesti per costruire nuove centrali nucleari e utilizza campagne denigratorie nei confronti delle possibili alternative strategiche al nucleare, cioè le energie rinnovabili.
Tra gli argomenti spesso usati c’è quello di una presunta marginalità del potenziale contributo al bilancio energetico nazionale, un discutibile impatto paesaggistico, una supposta spregiudicatezza degli investitori in rapporto alla reale produzione energetica delle rinnovabili.
Ho già confutato queste argomentazioni in diversi precedenti articoli, l’ultimo consultabile qui. Mi dispiace però che di questa strategia si faccia inconsapevole veicolo una trasmissione degnissima e insospettabile come Report.
Ho già confutato queste argomentazioni in diversi precedenti articoli, l’ultimo consultabile qui. Mi dispiace però che di questa strategia si faccia inconsapevole veicolo una trasmissione degnissima e insospettabile come Report.
I presunti illeciti amministrativi e i possibili interessi mafiosi al Sud nella costruzione degli impianti che producono energia rinnovabile, mostrati nel servizio di domenica scorsa, devono essere giustamente combattuti e denunciati, ma fanno parte dei rischi di illegalità che corrono tutti gli investimenti industriali in Italia e, in particolar modo, nel meridione. L’energia eolica, grazie anche al particolare regime incentivante è oggi particolarmente remunerativa e non ci si deve stupire se qualche imprenditore senza scrupoli cerchi di approfittarne.
Ma ciò non deve essere il pretesto per mettere in discussione la necessità per il nostro paese di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, piuttosto dovrebbe indurre ad aumentare e migliorare i controlli di legalità.
Ma ciò non deve essere il pretesto per mettere in discussione la necessità per il nostro paese di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, piuttosto dovrebbe indurre ad aumentare e migliorare i controlli di legalità.
E, purtroppo, proprio questa dimensione informativa, legata al possibile ruolo delle energie rinnovabili nel panorama energetico nazionale, è stata carente o è mancata nella trasmissione. Con l’aggravante di marchiani errori tecnici, come quello della confusione tra potenza e produzione energetica (kW contro kWh) nel confrontare le energie rinnovabili con quelle convenzionali, o di messaggi confusi sull’utilità delle incentivazioni economiche alle rinnovabili.
Più volte nel servizio è stato detto che tutti gli impianti eolici e fotovoltaici istallati in Italia non hanno prodotto alcuna riduzione di potenza delle centrali termoelettriche. E' stato fatto cioè intendere agli spettatori che le fonti rinnovabili intermittenti in Italia siano del tutto equivalenti a quella delle centrali termoelettriche e quindi che la mancata riduzione di quest'ultime possa essere un danno per i contribuenti.
Né Report, né alcuno degli intervistati, ha provato a spiegare che le fonti rinnovabili intermittenti, senza accumulo, non sostituiscono la potenza convenzionale, ma sono indispensabili per risparmiare i combustibili fossili, cioè gas e petrolio e carbone. Una trasmissione come Report avrebbe dovuto invece dimostrare che l'immissione in rete dei kWh rinnovabili produce in effetti proprio un calo del consumo dei fossili.
Sia chiaro, ritengo che questo approccio un po’ superficiale e impreciso al problema energetico sia solo un errore di valutazione, dovuto probabilmente a carenza di competenze specifiche nel settore energetico. Per questo, come Aspoitalia, mettiamo a disposizione della trasmissione tutte le nostre conoscenze nella speranza di poter contribuire alla indispensabile pianificazione energetica strategica e per affrontare adeguatamente le conseguenze del picco petrolifero. Pianificazione che, come ha giustamente affermato la Gabanelli, non potrà che essere di livello nazionale, superando l’assurda e inopportuna delega operata dallo Stato alle Regioni.