giovedì, marzo 22, 2007

Ancora sul picco dell'uranio

Arriva una discussione interessantissima sul "picco dell'uranio" su "The Oil Drum". La figura qui sopra aggiorna alcuni dati che erano già stati presentati sul blog ASPOItalia da Pietro Cambi.

Come vedete, siamo in presenza di un deficit di uranio minerale che continuerà almeno fino al 2020 anche nelle ipotesi più ottimistiche. E anche se si riuscira a far pari con la domanda nel 2020, questo avrà in ogni caso breve durata. Il picco è previsto verso il 2040.

Notate anche come, con tutta la buona volontà, il "reference scenario" della IEA non mostra niente che potrebbe essere considerato come un'espansione della produzione di energia nucleare a livelli tali da avere un'effetto sulla probabile futura carenza di petrolio. Come si era già detto più volte su ASPO-Italia, le risorse di uranio estraibili consentono di mantenere l'attuale parco reattori, al meglio espanderlo leggermente. Si può considerare l'energia nucleare come una risorsa utile per passare li periodo di transizione, si può pensare che il picco si possa spostare in avanti con uno sfruttamento migliore delle risorse, ma non si può pensare di sostituire il petrolio con l'uranio. (o, perlomeno, non per dare energia a tutti ai livelli attuali)

E' istruttivo anche leggere i commenti sul sito di TOD: i nuclearisti hanno reagito molto male, nel senso di scortesia e insulti, alla presentazione di questi dati. Sembra che per molti sia un articolo di fede che le risorse di uranio siano "infinite" o comunque basteranno "per millenni". Apparentemente hanno un approccio calcistico al problema energetico; tifano per l'uranio come si potrebbe tifare per una squadra di calcio. C'è chi è di fede giallorossa, c'è chi di fede semplicemente gialla (come il colore dello "yellow cake", l'ossido di uranio).



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2 commenti:

Frank Galvagno ha detto...

Quando leggo notizie sulla volontà dei capi di stato di continuare a sfruttare risorse non-rinnovabili, dal petrolio al carbone&metano, al nucleare, una paura mi assale: CE LA FAREMO a fare la transizione in modo "ordinato" se ci troveremo tra un 50 anni circa ad avere riserve energetiche fortemente in declino? Avremo bisogno di ingenti quantità di energia (e un bel po' di intelligence da pianificazione)per predisporre le nuove tecnologie:
- impianti eolici / KiteGen
- pannelli fotovoltaici
- impianti sottomarini
[...]

Ognuno di questi ha bisogno di energia si "ignizione"... le nuove techno saranno in grado di "automantenersi"?

Dietro tutto c'è sempre l'industria metallurgica... senza fossili come faremo a far lavorare altoforni (almeno come li conosciamo noi) ? A legna?

E gli altri materiali? Ceramici, vetri...

Come sintetizzeremo i chemicals? Sostituiremo i monomeri [C-C] con [Si-O] ??

Riusciremo a "non disperdere" i metalli e i minerali vari in modo da allontanare idealmente all'infinito i vari picchi?

Per quanto ne capisco io sarebbe già un problema se cominciassimo ad essere operativi tutti e 6,5 MLD QUESTA SERA STESSA... ma se partiamo tra qualche decennio rischiamo davvero che ne riparlerà una frazione sparuta dell'Umanità... nell'era di Olduvai...

Perdonate questa ondata di ottimismo... (non è uno scherzo! non ho infatti fatto cenno alla variabile "climate change" da gestire in simultanea)

Salutoni a tutti e complimenti per il Blog

Ugo Bardi ha detto...

Purtroppo, in effetti il problema non è di risorse ma di gestione di risorse. Ci manca la visione necessaria per lavorare tutti insieme verso uno scopo. E' un problema intrattabile: la stupidità uccide