martedì, marzo 27, 2007

La soluzione letale


George Monbiot non ci va con mano leggera nel suo articolo sul Guardian del 27 Marzo dedicato ai biocombustibili, intitolato "La Soluzione Letale".
Qui di seguitoi, ecco alcuni passaggi tradotti per rendere l'idea.


In teoria, i combustibli fatti dalle piante possono ridurre l'ammontare di biossido di carbonio emesso da automobili e veicoli commerciali. Le piante assorbono il carbonio quando crescono, lo rilasciano di nuovo quando il combustibile viene bruciato.


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Cosa c'è di sbagliato? Una cosa è che questi programmi (per i biocombustibili)sono la formula per un disastro ambientale e umanitario. Nel 2004, questa colonna aveva avvertito che i biocombustibili avrebbero dato luogo a una competizione per il cibo fra le automobili e la gente. La gente avrebbe perso per forza. Quelli che possono permettersi di guidare sono, per definizione, più ricchi di quelli che sono in pericolo di morte per fame. Porterebbe inoltre alla distruzione della foresta pluviale e di altri importanti habitat.

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Dall'inizio dell'anno scorso, il prezzo del mais è raddoppiato. Il prezzo della farina ha anche raggiunto il suo massimo negli ultimi 10 anni e le scorte globali di tutte e due i cerali hano raggiunto i livelli più bassi degli ultimi 25 anni. <..> Secondo la FAO, la principale ragione è la richiesta di etanolo come combustibile, che può essere fatto sia dal mais come dalla farina.

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L' ONU ha appena pubblicato un rapporto secondo il quale il 98% della foresta pluviale in Indonesia sarà degradato o scomparso al 2022. Solo cinque anni fa, la stessa agenzia non lo prevedeva fino al 2032. Ma non avevano fatto i conti con le piantagioni di olio di palma che producono biodiesel per il mercato europeo.

Leggi tutto nell'originale

Può darsi che, se usati con criterio, i biocombustibili non siano una cosa così terribile come dice Monbiot; comunque il dubbio resta che non abbia tutti i torti. Per approfondire, andate a vedervi la campagna contro i biocombustibili a www.biofuelwatch.org.uk.




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1 commento:

Matteo Civiero ha detto...

I biocombustibili dovrebbero essere prodotti solamente da scarti agricoli o da piantagioni non alimentari, su terreni marginali.
Sicuramente è una questione da regolare a livello internazionale e porta con sè diversi rischi. Finchè il governo americano continuerà a ritenere non negoziabile il livello di consumi a cui ha abituato i suoi cittadini (e lo stesso vale per europei ed italiani) ci sarà una crescente competizione per accapparrarsi spazio e prodotti alimentari. E' un discorso che vale anche per popolazioni ad alto consumo di carne.